2/24/2007

Speciale Eroinomia

ECONOMIA= EROINOMIA
Nonostante l'inflazione americana abbia sorpreso al rialzo, con il tasso annuo dell'indice dei prezzi al consumo al netto di petrolio ed alimentari salito al 2,7% i mercati hanno sostanzialmente fatto finta di niente. D'altronde è ancora fresca la previsione di Bernanke, ribadita nei verbali della fed, di un prossimo calo dell'inflazione.
Invece, per quanto riguarda il disastro dei subprime (vedasi la scorsa Nota), proprio venerdì dopo l'ennesima notizia in merito, si è manifestato qualche segno di attenzione: l'indice delle banche ha perso l'1% e quello dei broker/dealers il 2%.
Nel frattempo i bond sono saliti, il dollaro sceso e l'oro è andato fino a quasi 690, in reazione all'intervista rilasciata dal vice di Bush circa un possibile bombardamento dell'Iran (ne parlerò in seguito).
Comunque gli ottimisti possono dire che Wally nel complesso continua a tenere bene.
Ovvio, i mercati sono inclini a fare orecchie da mercante pensando che la crisi dei subprime non si estenderà al mercato primario e dunque non creerà un significativo restringimento del credito per i consumatori. Sarebbe troppo aspettarsi pessimismo nel pieno della liquidità e con i cori inneggianti allo scenario ideale, e alla protezione della Fed.
Dopo tutto, il sistema creditizio, nonostante i subprime, continua a pompare a tutto vapore. Semmai, nella misura in cui qualche preoccupazione filtra sui rendimenti obbligazionari, che scendono, e con la prospettiva di una Fed alla bisogna più generosa, paradossalmente i subprime diventano un incentivo a continuare senza esitazioni.
Ci può volere qualche tempo prima che il virus dei subprime infetti significativamente l'intero organismo. Ma dovrebbe essere già sufficiente ad accusare la Finanza contemporanea: la potente macchina di creazione di titoli e distribuzione dei medesimi è direttamente responsabile per avere spinto milioni di persone a indebitarsi più di quanto potessero ragionevolemnte fare. La questione non è se aveva senso per un singolo debitore partecipare all'orgia del credito facile; piuttosto è se simili prestiti potevano essere accorpati e strutturati in modo da attrarre le frotte di investitori in cerca di rendimenti più alti. Vedremo adesso se la gioiosa macchina da guerra finanziaria sarà capace di distribuirne le insolvenze senza provocare panico; e se sarà capace di ripartire con un nuovo filone.
La Fed dal canto suo, inizialmente se ne è infischiata perchè il grosso è avvenuto fuori dal sistema bancario. Proprio per questo la debacle dei subprime è anche un atto di accusa verso la Fed. Greenspan ha voluto spingere la bolla ipotecaria, ed ha promosso i mutui a tasso variabile : l'industria finanziaria ne ha beneficiato, ma molta gente si ritrova adesso distrutta finanziariamente.
La scusa teorica della Fed e dei suoi difensori è sempre stata che il vero rischio era la deflazione, e che era meglio salire al 2% di inflazione per scongiurarne l'eventualità; da qui la "bontà" di politiche espansive che hanno creato la massa di credito, speculazione a leva, eccessi e distorsioni di vario genere, oggi sotto gli occhi di chi vuol vedere.
Financo la perdita di controllo sul deficit con l'estero, ovvia conseguenza, è stata difesa come qualcosa di buono, dovuta all'eccesso di investimenti (piuttosto che alla carenza di risparmi), una sorta di benedizione della globalizzazione che consente di aumentare il tenore di vita senza provocare inflazione.
Eppure, a parte il citato indice dei prezzi al consumo tenacemente nei pressi del 3%, le commodities stanno a testimoniare che l'inflazione è in crescita: l'oro è quasi a 700, il petrolio a 60, ma anche le materie prime agricole si stanno involando. E nonostante nei loro verbali si legga che esistono anche spinte rialziste sui salari e sul mercato del lavoro, i membri della Fed quando intervengono (questa settimana, Fisher ed Yellen) tendono a rassicurare e dunque ad incentivare l'ottimismo sui mercati. Questo andazzo è loro gradito, anche perchè la Fed è in ostaggio dei mercati: se dovesse realmente accennare all'ipotesi di una restrizione, provocherebbe un crollo tale che poi dovrebbe correre in direzione opposta. Questo succede in un sistema in cui la crescita economica diviene una derivata della finanza alla Ponzi.
Wally crea (tramite l'espansione dei prestiti) liquidità, e la Fed fa finta di contenere tale azione con la politica dei piccoli aumenti di tassi (ora neanche più quelli), o delle paroline , ottenendo in realtà l'effetto opposto (si rilegga lo Speciale Medicina ed Economia).
Così, ogni settimana che passa, il disordine monetario aumenta sempre più, provocando disordine economico: scende l'immobiliare, ma sale il prezzo degli alimenti, si accumulano tensioni sul mercato del lavoro perchè i salari in realtà non coprono l'inflazione,etc..
A differenza di quando le banche centrali, controllando il sistema bancario, potevano in qualche modo controllare crescita e prezzi,
oggi essendosi il potere monetario trasferito alla finanza in senso lato, hanno perso tale controllo, o quanto meno se lo vedono molto ridotto.
Ma, soprattutto, più si protrae questa situazione, più tutti ne diventano dipendenti. Ormai l'Economia possiamo definirla Eroinomia.