9/15/2016

PROPOSTA PER UNA RIFORMA CONCETTUALE DEL SISTEMA

ONCE UPON A TIME...
C'era una volta una nazione al centro del mediterraneo dotata di un bel territorio e di abitanti allegri e intraprendenti.
In quella nazione lo Stato assicurava loro fin dalla nascita tre cose gratuite uguali per tutti: la sanità dalla nascita alla morte, l'istruzione fino ai venti anni, ed una congrua pensione a partire dai sessant'anni, a prescindere dalla carriera lavorativa di ciascuno.
Queste tre certezze  consentivano un clima sociale ed economico talmente positivo da essere il vero vantaggio competitivo della nazione. La cosa più originale era il sistema pensionistico che aveva ottenuto 4 grandi effetti collaterali:
- un clima di ottimismo durante la vita lavorativa che consentiva a ciascuno di esprimersi al massimo;
- un vero e proprio esercito di "nonni" in grado di aumentare la produttività economica dei figli, che a loro volta più facilmente prolificavano, assicurando una efficace formazione anche affettiva ai nipoti;
-un minor onere sanitario degli anziani, perchè i sessantenni liberati dalla preoccupazione economica potevano occuparsi di e stessi in modo molto pù salubre, riducendo così l'incidenza delle patologie tipiche della terza età;
- maggior disponibilità occupazionali per i giovani che trovavano molti posti liberati dai sessantenni.

In questa nazione  il bilancio dello Stato finanziava senza fare alcun deficit la sanità, l'istruzione e le pensioni, attingendo ai redditi dei lavoratori e delle imprese  nella misura di un terzo senza sconti nè prevaricazioni, attraverso un sistema fiscale così semplice da essere inevadibile. Solo una imposta sui redditi onnicomprensiva  del 33% cui si aggiungeva un aliquota IVA del 17%, nessun altro contributo o gabella di alcun genere.
Del resto nessuno si sognava di evadere, dal momento che riceveva dallo Stato quanto gli serviva, e soprattutto la impagabile certezza psicologica della pensione a 60 anni in una misura che ai tempi nostri potrebbe essere quantificata in un potere d'acquisto pari a duemila euro netti mensili procapite (per cui una coppia di sessantenni riceveva quattromila euro al mese).
Inoltre quella nazione non impediva a coloro che durante la loro vita lavorativa avevano avuto successo ed erano arrivati a guadagnare ben di più, di organizzarsi previdenze private integrative, oppure di continuare a lavorare dopo i sessantanni se lo desideravano. Era una nazione felice proprio perchè l'iniziativa privata e la libertà individuale erano incentivate e favorite al massimo grado. Così che i cittadini più volenterosi, capaci e meritevoli, potevano esprimere pienamente il proprio potenziale. Al contempo però, i più sfortunati, i disagiati e gli incapaci, non venivano abbandonati a se stessi per le cose essenziali, ed avevano tutto l'incentivo di arrivare comunque al traguardo dei sessantanni.
Non a caso lo chiamavano il Belpaese....

Bella favola vero? eppure non irrealistica:

De Pensionibus
       PROPOSTA PER UNA RIFORMA CONCETTUALE DEL SISTEMA
Viviamo tempi grami, economie in stagnazione permanente. Una delle cause non secondarie di questa situazione è la colpevolizzazione del sistema pensionistico occidentale.  Oggi chi è in pensione si sente una specie di ladro, parassita che vive sulle spalle dei più giovani  i quali, poveracci, mai potranno andare in pensione come lui. Tutto ciò, non solo è profondamente ingiusto, bensì anche praticamente sbagliato. Allungare sempre più l'età pensionabile, riducendo al contempo il potere d'acquisto delle future ed attuali pensioni, è la classica via lastricata che conduce all'inferno. Ed è un idiozia se si confronta al trend della robotizzazione. Oggi non è più fantascienza immaginare quanto Keynes auspicava e prevedeva: un mondo in cui il lavoro, specie manuale, lo fanno le macchine e noi umani ce ne stiamo comodamente ai Caraibi. Eppure mentre tutto ciò si avvicina sempre più dal punto di vista tecnologico, da quello politico si allontana drammaticamente. Perchè le elites al potere non intendono condividere i dividendi dell'automazione e vogliono che la massa sempre più colpevolizzata, perchè non lavora (disoccupata o pensionata), se ne stia buona buona con il tozzo di pane che le verrà lasciato. Errore! Cento anni sono passati invano, le elites si apprestano a prendere la medesima cantonata che sprofondò in grande depressione i nostri bisnonni. Perchè se manca il potere d'acquisto ai consumatori la moderna economia non funziona. In pratica si scatena la famosa divaricazione sociale per cui l'1% è sempre più ricco, ed il restante 99% sempre più povero, frutto di una mentalità feudale, leggermente anacronistica.
Che c'entrano le pensioni in questo discorso?
C'entrano, c'entrano, ma per ben capirlo occorre fare un passo indietro, e provare a guardare le cose in modo diverso da come ce le mostrano. Ad esempio: chi l'ha detto che le pensioni devono essere il frutto di contributi versati durante la vita lavorativa, che poi si spendono apppunto dopo?
In realtà, così come i contributi coattivamente versati sono per il bilancio statale una delle varie entrate fiscali, così analogamente le pensioni sono una delle varie uscite o spese che dir si voglia. Per cui nessuno impedisce ad uno Stato di stabilire che , ad esempio, si riducono alcuni tipi di uscite, e se ne aumentano altre. Conosco l'obiezione: poichè la vita media si allunga e la natalità diminuisce, non è sostenibile un regime di spesa pensionistica che non ne tenga conto. Vero, e non vero allo stesso tempo. Dipende dal punto di vista. Anche perchè occorre guardare la società nel suo insieme. Ad esempio, chi lo dice che la spesa pensionistica è improduttiva?  a ben guardare, i nonni che consentono ai figli di meglio lavorare perchè loro pensionati si occupano dei nipoti, rendono o no, un servizio produttivo al sistema economico e sociale? specie se si guarda in prospettiva, perchè al contempo "formano", istruiscono le nuove risorse, e le dotano di una dimensione affettiva indispensabile alla loro buona riuscita futura. Quindi se si considera tale valore aggiunto, il discorso della spesa pensionistica improduttiva cambia radicalmente. Senza considerare che, viceversa, privarsi di tale valore aggiunto, per mantenere al lavoro gente anziana che occupa posti altrimenti disponibili per i più giovani ha un effetto collaterale negativo ben quantificabile e certamente non di poco conto. Non solo: facendoli lavorare sempre più, si impedisce anche che possano fare una vita più salubre, per cui essi vanno a pesare maggiormente sulle spese sanitarie. E' intelligente tutto ciò? Assolutamente no, anche perchè esiste un sistema alternativo come passo a dimostrare sinteticamente  premettendo che il suo grande valore aggiunto sta proprio nel riconoscerlo fin dall'inizio della propria vita evitando così l'incertezza esistenziale che è il nemico numero uno dell'efficienza economica di ogni sistema.
Allora, schematizzando e semplificando, partiamo dall'attuale vita media maschile pari a circa 80 anni. Ebbene la visione di società che propongo si basa su questa partizione vitale per ogni individuo : 25% (0-20 anni) dedicato alla formazione; 50% (20-60 anni) dedicato al lavoro; 25% (60-80 anni) dedicato al pensionamento. Schema di base che assolutamente, in una società liberale quale da me auspicata, non impedisce che poi i singoli facciano diversamente. Cioè si può smettere di studiare a 18 anni, oppure a 28; si può continuare a lavorare fino a cento anni se si vuole e ce la si fa; etc. Così sarebbe auspicabile che esperienze lavorative part time si facciano fin dai 15 anni, e accompagnino anche i percorsi di studio più lunghi, e poi dopo i 60, ma è inutile per ora perdersi in questi dettagli. Il punto è che  lo Stato, in quanto entità coordinatrice e garante dei diritti essenziali, così come deve offrire sanità di base gratuita per tutto il corso della vita, ed istruzione fino ai venti anni, deve pretendere tassazione del reddito fino ai 60 e poi erogare una pensione di base per il resto della vita (che per alcuni non arriverà a 80 e per altri arriverà ben oltre), lasciando liberi gli individui di organizzarsi come vogliono durante quest'ultimo periodo. Tale pensione di base tanto vale darla netta, perchè tassarla equivale ad una partita di giro inutile. Poi naturalmente coloro che durante la propria vita si sono industriati per guadagnare ben più della pensione base si saranno costruite le proprie pensioni integrative, ed avranno altri redditi tassati come da norma vigente. Ma qui non voglio entrare in queste specifiche, è più importante comprendere la rivoluzione concettuale che propongo.
Una pensione base garantita a tutti i cittadini, indipendente dalla loro carriera lavorativa ed erogabile a partire dal compimento del 60esimo anno di età (la reversibilità della medesima resta solo per i superstiti minorenni, fino ai 18 anni). Non solo, questa pensione base deve essere sostanziosa per avere effetti macroeconomici importanti: ai valori attuali duemila euro netti al mese per dodici mensilità. Importante: non verrebbero erogate in nessun caso pensioni di importo superiore, che sono a carico dei piani previdenziali privati che ciascuno si è eventualmente organizzato durante il proprio corso lavorativo. Vengono pertanto aboliti i contributi previdenziali, i lavoratori pagano solo le imposte sul reddito lordo.
Così, lo Stato offre la facoltà agli individui di ritirarsi dal mercato del lavoro con una pensione sufficiente ad un dignitoso tenore di vita, lasciandoli liberi di dedicarsi alla tutela della propria salute e alle tante attività collaterali (incluso consulenze, assistenze ed altre forme con cui la propria esperienza viene messa a frutto) a libera scelta. Altro che andare in pensione il più tardi possibile e con meno soldi possibile, dovrebbe essere proprio l'opposto. Di ciò beneficerebbe il sistema economico, finirebbe la  stagnazione.
Resta il punto chiave. Come si finanzia questo sistema?
Il finanziamento della pensione di base per tutti a 60 anni è dato dal bilancio statale, a sua volta finanziato dalle tasse sul reddito dei 20-60 enni, e naturalmente delle imprese e delle imposte indirette). Avendo eliminato i contributi, saranno maggiori le aliquote fiscali, in modo da mantenere inalterato il gettito ma semplificando il sistema.
Allora facciamo un esempio numerico, tanto per capirci. Ipotizziamo che n Italia su 60 milioni di abitanti ci sono 15 milioni di persone in formazione (fino a 20 anni), 30 milioni di persone in attività lavorativa (fino a 60 anni) ed altri 15 milioni di over 60. Largo circa, cioè queste cifre possono essere calcolate con più precisione e naturalmente sono dinamiche, cioè vanno cambiando anno dopo anno, ma quello che qui mi interessa , ripeto, è spiegare il concetto. Allora quanto costa dare 24 mila euro netti annui  a 15 milioni di persone over 60 a titolo di pensione base, che grarantisce un decoroso  tenore di vita ed una buona capacità di spesa?
360 miliardi di lire (oggi la spesa pensionistica si avvicina ai 300 miliardi, dunque l'aumento sarebbe solo di un 20%, perchè quanto si spende in più sulle pensioni basse, si recupera in parte dalle pensioni alte, talvolta scandalose, e ciò cesserebbe). E a quanto ammontano le entrate fiscali in Italia? a circa il doppio, se detraiamo la partita di giro sulle pensioni (che oggi vengono erogate lorde, ma poi ci si riprende le tasse).
 Al bilancio statale resterebbero a disposizione almeno 360 miliardi per pagare sanità (110), istruzione e altri servizi statali, depurandoli si spera di corruzione e sprechi politici. Dunque? fattibile, niente di irrealistico, e niente deficit. Si otterrebbe però un fortissimo impulso alla domanda aggregata, e alla produttività del sistema paese. Nel lungo termine il vantaggio aumenta a dismisura, perchè ogni nuova persona cresce fin dalla nascita sapendo cosa lo aspetta, e sapendo che - a prescindere dalla famiglia cui il destino lo assegna, sia essa benestante o sfortunata, ed a prescindere dal tipo di lavoro che sarà in grado di fare- arriverà all'ultimo quarto di vita attesa con una accettabile dimensione socio economica, specie se si sarà creato una casa e una famiglia nel frattempo. Sono le aspettative razionali, a beneficio della collettività.
Scusate se è poco.

9/13/2016

Un Ape confusa

Un Ape confusa

 Che Dio salvi l'Italia. L'approssimazione, la furbizia e l'incapacità vigenti sono veramente fuor di misura. Prendiamo il caso di questa povera APE.
 Un anno fa avevo dato al governo un idea semplice e chiara.

La pubblicai qui, vari siti la ripresero, a cominciare da Italia e co, per finire a Wall Street italia che però sbagliò il titolo, perchè lo storpiò in "Anticipo della pensione a costo zero" che già induce in confusione specie chi si ferma ai titoli (la maggioranza).
 Il governo Renzi che fece? copiò l'idea, ma se ne impossessò a suo modo, cioè volendo farsi sopra pubblicità a breve termine, danneggiandosi a lungo termine (stile 80 euro,  dove dopo si è scoperto come i più poveri li devono restituire). Il solito Renzi e collaboratori vari. Non conosco Nannicini, che si è fatto alfiere di questa proposta, ma certo devo tirargli le orecchie. Invece di presentare questa libertà in più offerta a una piccola platea di esodati a costo zero per la finanza pubblica,  ha voluto presentarla come una specie di riforma della Fornero (che non è assolutamente, altrimenti non otterrebbe il placet europeo), con il risultato di iniziare un lunghissimo traccheggiamento con i sindacati, mentre per mesi e mesi l'opinione pubblica è stata tratta in inganno come se ci fosse in ballo la possibilità di andare in pensione prima, salvo poi scoprire che c'è un "costo" per il pensionato anticipato, allora si ritrae disgustata di essere finita in mano alle solite banche strozzine
Un disastro, che ora passerà addirittura come una "sperimentazione" biennale. Ma che si deve sperimentare??? Tutto cade nel ridicolo, mentre invece la mia idea originaria era così semplice e indiscutibile. Tanto da poter essere copiata da molti altri paesi. Di che si tratta? andatevela a rileggere nel mio blog.http://michelespallino.blogspot.it/2015/08/prestito-sulla-pensione-costo-zero-per.html
 Alla fine, anche se con rimborso ventennale, sempre di prestito si tratta! E solo questo è, perchè anche oggi qualsiasi individuo può dimettersi dal lavoro, se una banca gli concede un prestito garantito dalla pensione futura, più assicurazione in caso di premorienza. E' come un mutuo immobiliare, solo che invece dell'immobile il sottostante è la pensione già maturata e che lo Stato dovrà comunque erogare. Dunque il titolo scelto dal governo (APE) è sbagliato: non è un anticipo di pensionamento, è un mutuo sulla pensione, che farà presumibilmente solo chi è esodato o chi se lo può permettere. Attiene alla sfera delle libere situazioni individuali, lo Stato tramite l'INPS semplicemente facilita ed intermedia rispetto a banche ed assicurazioni. Prevedibile che saranno ben pochi (io calcolo al massimo 10 mila l'anno) coloro che ne usufruiranno. Troppo poco per governi iper politicizzati e che pensano ai milioni di voti? senz'altro. Per cui fra due anni il prossimo governo lascerà perdere. Povera Italia, se per una cosa così semplice si fa tutta questa confusione, come meravigiarsi poi di tutto il resto?

ps:
appena visto il testo finale del governo, c'è un errore macroscopico, vale a dire un buco nel periodo del prestito che può essere anche triennale e più: se la persona muore durante questo periodo chi paga??? e gli interessi su questo periodo???

8/26/2015

PRESTITO SULLA PENSIONE A COSTO ZERO PER LO STATO

Flessibilità in uscita
PRESTITO SULLA PENSIONE
A COSTO ZERO PER LO STATO
E' altamente auspicabile nella prossima legge di stabilità siano previste tipologie di flessibilità in uscita. L'Inps ed il governo hanno già da tempo fatto circolare varie ipotesi,
con un minimo comun denominatore: onerosità, più o meno alta per lo Stato. Ciò pone ovviamente il problema di trovare le coperture finanziare, il che rischia di diventare un ostacolo a vari livelli. Diviene quindi probabile che il governo, pressato su vari fronti, alla fine non faccia niente, oppure partorisca il classico topolino.
Qui si presenta invece una proposta caratterizzata dall'assenza di costi per lo Stato, che offre la possibilità al lavoratore esodato di autofinanziare (nella misura e per il periodo da lui prescelti, entro certi limiti) l'eventuale fabbisogno vitale nel periodo antecedente il pensionamento.
La proposta:
introduzione dell'obbligo per l'INPS di concedere un prestito (nella forma tecnica della scopertura di conto corrente bancario) all'esodato, nella misura massima di un terzo annuo della pensione lorda maturata, attivabile con anticipo non superiore a cinque anni prima della data di pensionamento, e rimborsabile con gli interessi entro i successivi cinque anni dall'inizio del pensionamento, tramite ritenuta di un terzo annuo della pensione. Lo Stato emetterà Btp addizionali della durata massima decennale a fronte delle richieste pervenute. Il tasso fisso dell'emissione sarà recuperato nel rimborso addebitato ai richiedenti.
Il richiedente dovrà accollarsi inoltre il costo della polizzavita caso morte, durata massima decennale, per l'importo pari al massimo della scopertura da lui chiesta, pignorabile dall' l'INPS (nella misura necessaria a saldare la scopertura e gli interessi). Poichè si parla di neo sessantenni, e di importi comunque limitati, tale costo - pur dipendendo dalle condizioni di salute del soggetto - sarà nell'ordine di alcune centinaia di euro l'anno. Nei dieci anni avrà comunque un suo peso che, unito all'onere degli interessi, garantisce la richiesta venga fatta solo da chi ne ha veramente bisogno. E consente in caso di prematura
scomparsa di non arrecar danni nè al titolare della reversibilità (resterà intatta), nè allo Stato che rientrerà di quanto prestato con gli interessi.
Pertanto è possibile affermare che lo Stato non ha oneri nè corre rischi. Per contro, consente agli esodati che decidano di usufruirne una forma di finanziamento del periodo pre pensione. La scopertura di conto corrente consente la massima flessibilità: si può utilizzare solo al momento del bisogno, ed anche ripianare in anticipo se si viene a disporre di nuove entrate. Unico vincolo: occore restare nel limite del fido (un terzo annuo della propria pensione, per massimo cinque anni prima della pensione).
La platea interessata è probabile non sia molto ampia, nè gli importi in questione molto elevati. Se anche vi fossero centomila richieste per un plafond di 50 mila euro ciascuna mediamente, si tratterebbe di emettere Btp addizionali per 5 miliardi di euro, un inezia rispetto alle emissioni annuali dello Stato, interamente ripagati interessi inclusi alla scadenza (quindi una tantum). Per questa ragione nessuna obiezione può essere mossa in sede europea, ad una misura che consente di aiutare sia chi ha bisogno di attingere alla propria pensione futura per crearsi una entrata vitale nel periodo di attesa, sia chi -pur essendosi organizzato una sussistenza- si trova colpito da spese impreviste (mediche, etc.).
Il proponente chiede scusa per i propri limiti intellettuali, ma non riesce ad immaginare quale possa essere la motivazione per rifutare l'adozione di tale proposta.
p.s.:
naturalmente il governo può poi prevedere di destinare risorse a questa forma di flessibilità, ad esempio rinunziando alla polizza assicurativa oppure abbuonando gli interessi; e ciò può fare per scaglioni di importi e limiti temporali. Ma, se non vuole destinare un euro, può comunque aiutare una categoria in difficoltà applicando la proposta qui presentata a costo zero.
Esempio numerico
(si ipotizza venga usato il massimo plafond disponibile, e per tutto il periodo; ma la scopertura di conto consente, più realisticamente, utilizzi anche minori o nulli durante parte del periodo).
Esodato di 62 anni, pensione già maturata incassabile a 67 anni: 30 mila euro lordi(2500 mese).
Domanda per scopertura massima: 1/3 della pensione futura per cinque anni=10milax5=50 mila euro. Tasso BTP decennale vigente=2% Costo polizza ass.va 600 euro anno.
In questo caso, l'esodato si troverà ad avere una entrata mensile di circa 800 euro per tutti i 5 anni. All'entrata in pensione, l'INPS su base annua gli tratterrà 10mila euro lordi annui per 5 anni, e gli interessi maturati a scalare, per cui il soggetto avrà una pensione ridotta di circa mille euro al mese (percependo 1500 mensili) per cinque anni, alla fine dei quali percepirà la pensione intera (2500 euro al mese).
Conclusione: invece di dovere affrontare 5 anni in condizioni magari insostenibili psicologicamente e materialmente, l'esodato potrà contare su 800 euro mensili e cavarsela, per poi passare a 1500 euro nei primi 5 anni di pensione, ed infine ricollocarsi al livello maturato di 2500 euro per il resto della vita.
Perchè lo Stato non deve offrire questa possibilità ad unaplatea non molto ampia ma importante, non costandogli niente?


6/30/2015

Quantitative Easing for Tunisia

Quantitative Easing for Tunisia

Tunisia is under attack. The economic consequences of this attack will be high, and will create huge social and political consequences.
Therefore, Tunisia need also an economic reaction.
As FED, Bank of England, Bank of Japan, Bank of Switzerland, and recently BCE, The Central Bank of Tunisia may implement a Quantitative Easing.
In this short note, we don't analyse the tecnicalities: there are many ways and several amounts in which doing the QE.
Here we are interested only to expose the idea and its benefits.
The tactical goal must be to devalue the Dinar on the foreign exchange market, at least 50%, to obtain the strategical goal: mantaining at least, if not improving, GNP and employment.
For this reason we suggest to adopt the Bank of Switzerland model of QE: creating Dinars to buy euro, dollars, sterlings, etc..The internal monetary circulation of Dinars, thus, will remain stable.
Pro:
- creating a very strong economic incentive for tourism and foreign residents to come in Tunisia; an incentive capable to offset the very strong disincentive caused by terrorism.
- substaining the export, and then employment and income generated from. Prices in Dinar remain the same, and therefore salaries, costs and profits.
- reducing the import, beginning to improve the external balance.
Against:
- there is only one big negative effect: the price of imported energy is likely becoming higher. But the indirect effects on the cost of living are manageable: e.g. Tunisia may reduce the taxes on the final price, and may finance this via QE.
Of course, there are always collateral effects, but often exist countermeasures.
The most important thing is giving to Tunisian people the correct message: help yourself, and God will help You!

7/26/2014

Una mia semplice idea


       ABBASSARE Il DEFICIT/PIL CREANDO UN
       MILIONE DI NUOVI POSTI DI LAVORO

Sembra impossibile? invece è facile. E' sufficiente varare una legge in cui si abolisce totalmente l'IRAP. Unica condizione: per essere esentata dall'IRAP l'azienda deve assumere, a tempo indeterminato, nuovi dipendenti per un costo del lavoro pari all'IRAP risparmiata.

Subito un esempio: piccola impresa che paga 120 mila euro di IRAP all'anno. Viene esentata dall'IRAP, se assume 4 nuovi dipendenti dal costo medio di 30 mila euro l'anno (stipendi più contributi).

E' possibile che qualche azienda non aderisca, ma sarebbe veramente strano: a parità di costi, perchè non avere del personale in più? qualsiasi imprenditore, se gli offrissero gratis nuovi dipendenti saprebbe bene che farsene, per migliorare il prodotto/servizio offerto.

L'IRAP dà al bilancio dello Stato un gettito di 30 miliardi.  Per semplicità espositiva, ecco adesso delle cifre facili, l'importante è capire il concetto: se tutte le aziende esistenti aderissero alla nuova legge, a 30  mila euro di costo medio, avremmo un milione di nuovi occupati.

Tutto ciò premesso, andrò ora a dimostrare perchè contro intuitivamente si abbasserebbe il rapporto deficit/PIL.
Partiamo dal deficit: nel bilancio dello Stato verrebbero meno 30 miliardi di entrate alla voce IRAP.

MA:
- ipotizzando che almeno la metà dei nuovi occupati siano disoccupati che beneficiano di indennità varie a carico dello Stato, con un costo medio di 10 mila euro a persona, nel bilancio di quest'ultimo si avrebbero minori uscite per 5 miliardi( se fosssero tutti, sarebbero 10 miliardi).
- dei 30 miliardi di nuovo costo del lavoro creato , la metà circa rientra nelle casse dello stato tra IRPEF e contributi, quindi 15 miliardi.
- dei 15 miliardi di stipendi netti nuovi distribuiti nell'economia, il 20% circa rientra nelle casse dello Stato dall' IVA (sulle spese effettuate).

Mi fermo qui, ma vi sono certamente altre entrate indirette. Dunque - coeteris paribus- al numeratore del DEFICIT/PIL la voce deficit aumenterebbe di 7 miliardi= -30+5+15+3.

Passiamo al denominatore. Il PIL aumenterebbe direttamente di  15 miliardi  (per stipendi netti addizionali, mi tengo basso per semplificare con cifre rotonde). Pertanto: +7/+15 = il DEFICIT/PIL scenderebbe .
Ciò, senza considerare gli effetti indotti, quelli che in economia si definiscono "da moltiplicatore". Ma è facile immaginare come la maggior domanda derivante dall'1% di PIL addizionale così creato, provochi a sua volta ulteriore crescita del PIL.
Questo benefico effetto , consentirebbe quindi di abolire l'IRAP per le aziende di nuova costituzione, così consentendo una riduzione del cuneo fiscale, dando un netto impulso alla competitività del sistema economico nazionale, favorendo anche nuovi investimenti dall'estero.
Non male, vero?
So bene che la nuova legge andrebbe corredata da una serie di paletti, per evitare aggiramenti della normativa (ad esempio chiusura di società esistenti e apertura di nuove per beneficiare della non-Irap senza nuove assunzioni); oppure adattamenti per i settori che usano contratti stagionali; oppure ancora mettere a fuoco le eccezioni alla regola dei contratti a tempo indeterminato.
MA una cosa è sicura: ognuna di queste ed altre problematiche può ben essere risolta.