8/05/2006

La nota sui mercati 5.8

La settimana 31 luglio-4 agosto 2006

ECONOMIA: la partita sui tassi
La BCE ha fatto un altro passetto sui tassi, portandoli al 3%.
Troppo poco e troppo tardi, comunque meglio di niente. In termini reali, cioè al netto dell'inflazione ufficiale che è al 2,5% siamo sempre ad un misero mezzo punto; ed infatti Trichet nella conferenza stampa ha fatto capire che si procederà ancora. Non si capisce perchè non si sia proceduto a rialzi di almeno mezzo punto alla volta che adesso significherebbe avere un tasso ufficiale al 4%, cioè in linea con la crescita dei PIL nominali europei, e dunque appena neutrali e ben inferiori a quelli inglesi ad esempio che proprio questa settimana sono stati portati al 4,75% (Australia al 6%), SE non si tiene in mente quello che scrivo da tempo: fanno finta, in realtà perseguono una politica inflazionistica per togliere risorse ai risparmiatori e trasferirle ai debitori(in primis governi e multinanzionali). Non a caso i mass-media (di proprietà dei grandi debitori) si sono affrettati a mettere in evidenza il maggior costo sui mutui a tasso variabile, facendo passare il rialzo dei tassi come un impoverimento delle famiglie. Niente di più falso. Le famiglie, come aggregato macroeconomico, sono ampiamente creditrici nette: la quantità di mutui a tasso variabili e di prestiti al consumo sono di gran lunga inferiori ai depositi bancari e ai titoli di Stato in loro possesso, per cui ogni rialzo dei tassi ha per le famiglie effetti ben positivi. Ma appunto questa disinformazione, fa parte della partita sopra descritta.

Sul fronte americano, la settimana ha visto evolvere le attese dei mercati sul prossimo meeting della Fed verso la convinzione che la Banca cemtrale USA si fermerà sui tassi. In realtà i primi dati relativi a luglio non vanno in questa direzione, a ben guardare: il settore manifatturiero ha sorpreso al rialzo, quello dei servizi resta in espansione con prezzi pagati in crescita, la spesa per costruzioni è salita; ed il dato più atteso - sul mercato del lavoro - ha mostrato una crescita lievemente inferiore alle attese ma sempre superiore alle cento mila unità, ed un trend crescente dei salari orari che viaggiano ormai al 5% annuo. L'interpretazione ufficiale è che quest'ultimo aspetto (pericoloso per l'inflazione da costi) non è grave perchè la produttività continua a crescere (cosa in realtà tutta da verificare); ed invece l'incremento costante di oltre centomila unità al mese di nuove buste paga non è sufficiente a sostenere la crescita, dunque attesa decelerare e con ciò -automaticamente, secondo la credenza di bernanke- contenere l'inflazione futura.

Le reazioni sui vari mercati sono state sostanzialmente improntate a questo modo di ragionare, e la manifestazione più irrazionale si è avuta nel comparto obbligazionario che ha visto i rendimenti sul decennale bucare quota 5% arrivando fino al 4,9%. Poichè i tassi a 3 mesi rendono il 5,5% adesso la curva si è invertita in modo signifcativo e manda il suo messaggio inequivocabile: chi compra decennali al 4,9 (e trentennali al 5%) ritiene che non solo la Fed si fermi sugli attuali livelli del 5,25% bensì anche che nel prossimo futuro li abbasserà tanto da rendere nell'arco dei dieci anni più conveniente investire al 4,9% già oggi quando è invece possibile spuntare oltre mezzo punto in più sulle scadenze brevi.
Inutile dire che questo significa non soltanto prevedere una recessione prossima venutura, bensì anche un calo corposo dell'inflazione.
Per me si tratta di una cantonata, destinata a rientrare, per cui mantengo la posizione in vendita del decennale; ma -avendo coscienza di quanto è drogato il mondo obbligazionario- rispetterò senza esitazioni la stop-loss prestabilita.
Meno irrazionale il comportamento di Wall Street dove gli indici azionari hanno cercato di salire festeggiando la fine del ciclo di rialzo dei tassi, di cui sono tutti arci convinti, ma non ce l'hanno fatta perchè come ho più volte ricordato se anche fosse vera l'idea dei bond, e cioè di una recessione prossima ventura, questo significa utili aziendali in calo nel prossimo futuro.
Perfettamente logico invece il comportamento del dollaro che è stato venduto soprattutto contro sterlina ed euro, riflettendo le divergenti attese sui tassi d'interesse; ed altrettanto logico quello dei metalli al rialzo, perchè sentono odore di tassi reali nulli.

Indipendentemente dalle eventuali complicazioni geopolitiche di cui nel recente Specialino sulla Guerra, la mia idea è che durante agosto-settembre i dati macro americani sorprenderanno al rialzo e soprattutto l'inflazione continuerà la sua implacabile ascesa, e ciò perchè il credito continua a essere sovrabbondante.
Pertanto prima o poi si riformeranno attese di rialzo dei tassi USA e le conseguenti reazioni sui mercati (borse e bond al ribasso soprattutto) saranno più intense , perchè i fatti smentiranno Bernanke, e la fiducia nella Fed risulterà sempre minore.

MATERIE PRIME : Tra Chris e Libano
Sul mercato energetico, ha tenuto banco soprattutto l'evoluzione di Chris partito come uragano minaccioso per la zona caraibica e dunque petrolifera; ciò ha portato ad un impennata del gas naturale arrivato fino a 8,3 e del crudo a 76; poi Chris ha perso forza ed è stato classificato semplice depressione, così il gas è ridisceso a 7,3 dove conclude e il crudo è ridisceso sotto 75 (entrambi scad. settembre).
Naturalmente sullo sfondo resta sempre la guerra in corso, anche se al momento il mercato pare non vi faccia gran caso; solo un coinvolgimento dell'Iran e/o eventuali attentati agli oledotti la riporteranno in cima ai pensieri di tutti. Il Petrolio infatti dopo l'iniziale shock che lo portò a sfiorare quota 80 a inizio luglio ha poi subìto un corposo ripegamento tornando fino a 72, ed adesso oscilla a metà strada. Il trend resta rialzista, e nelle fasi di ripiegamento conviene sempre comprarlo, cosa che mi appresto a fare fin dalla prossima settimana.
Nel settore dei metalli vi è stato un profilo analogo, espressosi ad esempio sull'oro con puntata a 680 allo scoppio della guerra, successiva violenta caduta a 616 e nuova fase rialzista adesso in corso favorita dalla poltica inflazionistica annunciata da Bernanke e conseguente svalutazione del dollaro; si conclude con il rame (settembre) a 363; l'oro(dicembre) a 656 l'argento(settembre) a 12,5 il platino(ottobre) a 1256 e il palladio(settembre) a 327.
L'indice generale CRB(settembre) a 351.
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla

CAMBI: dollaro ai minimi
L'eurodollaro scad. settembre ha avuto il vento in poppa grazie alla dinamica delle attese sui relativi tassi d'interesse (a proposito, la Banca d'Italia- meglio tardi che mai- ha annunciato una riduzione delle riserve in dollari dall'84 al 63% a favore della sterlina inglese, che è stata la star della settimana anche grazie all'inatteso aumento dei suoi tassi)per tutta la settimana facendo il primo massimo già lunedì a 1,283, alternato da lievi storni, cui sono seguiti un altro massimo giovedì dopo la BCE a 1,287 e poi quello finale di venerdì dopo i dati sull'occupazione a 1,294 (conclude a 1,291). Finora comunque è restato nel range in essere degli ultimi tre mesi(1,25-1,30) e che durante luglio è stato percorso due volte prima al rialzo e poi al ribasso ed ora infine nuovamente al rialzo. Per la prossima settimana si profila , dopo la decisione Fed, la possibilità di un test sui massimi dell'anno sopra 1,30 (casi 2)-3) delle Previsioni), che proietterebbe in una nuova fascia (1,34-1,29).Ma data la mia idea sui dati di agosto-settembre, anche se resto profondamente ribassista sul dollaro a lungo termine, non penso la manterrà a lungo.
Lo yen pur avendo guadagnato come tutti sul dollaro scendendo sotto 115, è restato più debole delle altre valute, e con l'euro è tornato oltre quota 147 a seguito delle dichiarazioni nipponiche tese a smorzare aspettative di nuovi rialzi dei tassi a breve (a differenza della BCE). Ciò nonostante, si avvicina il periodo di chiusura dell'anno fiscale (settembre) quando in genere avvengono rimpatri di capitali, ed inoltre resta sempre probabile una rivalutazione dello yaun cinese.
L'indice generale del dollaro a 84,4(settembre)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: dollaro laterale
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: crollano i rendimenti
Il future sul tasso a tre mesi scad.dicembre è sceso di 2 cts. al 5,43% negli USA , e come saldo settimanale, il 2 anni scende di 7 cts. al 4,91%
il quinquennale di 8 cts. al 4,83 il decennale di 9 cts. al 4,90 come il trentennale al 5.
In Europa il Bund decennale resta invece al 3,90% mentre in Giappone il decennale scende al 1,87% ed il tasso sul debito dei paesi emergenti è sceso di circa 10 cts mediamente.
Dal punto di vista tecnico il prezzo del bond decennale è proiettato a salire ulteriormente; solo il sorpasso però di quota 107,20 mi obbligherebbe a stoppare con l'1% circa di rendimento di perdita.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: venduto decennale

BORSE: Wally ferma
Nonostante tutta la volatilità e il clima ottimistico Wally conclude la settimana poco variata.
Il Nasdaq100 scad.settembre, che avevo lasciato a fine giugno in area 1600, dopo la caduta della prima metà di luglio fino a 1460 ha recuperato fino a 1536 toccati proprio venerdì dopo i dati sul lavoro, concludendo però a 1516 che equivale a -0,4% rispetto a sette giorni prima.
Il Dow a 11240(+0,2%) lo sp500 a 1279(+0,1%) il nasdaq a 2085(-0,3%).Tra i settori, trasporti (-0,8%) le utilities(+0,1%) il Russell (+0,2%) i semiconduttori(-0,3%) le telecomunicazioni (-2,5%)
i broker/dealer(+2,2%) le banche(+0,9%).Il finanziario continua dunque a sovraperformare(vedasi quanto scrivevo nella Nota post-ferie).
Tokyo invece incassa l'1% e sale a 15500 di nikkey, ed anche in Europa si sale di circa l'1% con il dax tedesco a 5723 il footsie inglese a 5890, il cac francese a 5040 e l'Italietta senza la benchè minima speranza, che per salvare quattro politici corrotti ha varato l'INSULTO: l'SPmib a 36900 ed il Mibtel a 28258.
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: nulla

PREVISIONI: Tocca alla Fed
Adesso la Fed ha tre possibilità nella sua decisione delle 20,15 di martedì prossimo, in cui comunque sosterrà quanto già anticipato da Bernanke : i rischi su crescita ed inflazione sono bilanciati ed equivalenti.
1) Aumenta ancora una volta i tassi al 5,5%, dicendo però che ritiene concluso il ciclo di rialzo(anche se dovrà tenere conto dei prossimi dati, numerosi prima del 22 settembre data del prossimo meeting). In questo caso vi sarà una delusione momentanea dei mercati che hanno scommesso sullo stop immediato ai tassi, ma poi tenderanno a resistere scommettendo che la Fed abbia ragione, e che dunque questo è l'ultimo rialzo; naturalmente ciò significa che tutto dipenderà dai dati futuri.
2)Si ferma , lasciando il tasso al 5,25%, dicendo anche che ritiene concluso il ciclo di rialzo, a meno di sorprese sui dati futuri. In questo caso vi sarà un festeggiamento sui mercati, ma non credo che andrà molto in là: in parte perchè è già scontato, ed in parte perchè ci si renderà conto che la Fed si sta giocando la faccia e se poi verrà smentita, saranno dolori.
3)Si ferma, ma dice che potrebbe essere una pausa momentanea e che molto dipenderà dai dati futuri. In questo caso le reazioni potrebbero essere ancor più limitate, perchè l'incertezza resterebbe sovrana.

Naturalmente esiste una quarta possibilità, e cioè che alzi i tassi continuando a dire come in passato che ulteriori rialzi possono essere necessari, ma è da escludere non tanto perchè si tratterebbe di una clamorosa ennesima smentita a Bernanke (è già successo), quanto perchè la Fed sa bene che ciò provocherebbe un crollo delle azioni, un impennata dei rendimenti e del dollaro.
Sia come sia, dunque, la vera partita nei prossimi due mesi si giocherà sui dati; come la penso l'ho già spiegato all'inizio, e dunque mentre resterò comunque in vendita di decennale, mi appresto anche a vendere la Borsa, nei casi 2) e 3).
La settimana quindi verterà sulla decisione fed, ed in agenda vi sono molti dati nipponici, e pochi americani ma importanti: martedì la produttività e il costo del lavoro, giovedì il deficit commerciale di giugno, e venerdì le vendite al dettaglio di luglio.

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
venduto un bond decennale scad. settembre a 105,9 chiude a 106,6(minus 700$);
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, dopo aver pagato le commissioni, è a +5650 euro (con 19 operazioni effettuate su eurodollaro+ 2 sul nasdaq+1 su gas naturale+1 su eurosvizzero+2 su oro+1 su argento+1 su bond+1 su euroyen); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +6,15% ed equivalente al +10,5% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 0,5% ed il 99,5% è in conto corrente al 3% lordo (tasso iwbank).