4/23/2006

Speciale granelli e rischi

Statistiche web e counter web

Speciale granelli e rischi

Un amico di ritorno dagli States, mi ha portato un libro stimolante: Ubiquity, Why catastrophes Happen di Marck Buchanan. Non credo verrà mai edito in italiano, per cui gli dedico questo Speciale perchè serve a capire la complessità dei mercati, anche se non parla direttamente di investimenti, piuttosto concerne la teoria del caos e dei livelli critici, e perchè porta a comprendere meglio la gestione dei rischi.

Tutti ricordiamo quando da bambini ci divertivamo a giocare sulla spiaggia con la sabbia: con secchiello e paletta, a fare costruzioni in sabbia fino a quando non cadevano...
Immaginiamo, scrive Buchanan, di mettere un granello di sabbia sopra l'altro su un tavolo. Dopo un pò si fornerà un mucchio, finchè un singolo granello addizionale ne provocherà la caduta a valanga.
Bene, nel 1987 tre fisici (Per Bak, Chao Tang,Kurt Weisenfeld)iniziarono a simulare il gioco dei granelli nel loro laboratorio a New York. In realtà mettere uno sopra l'altro i granelli di sabbia è un processo lento, così elaborarono un apposito software per farlo: non divertente, ma molto più veloce. Naturalmente non erano interessati ai granelli di sabbia, bensì a quelli che sono chiamati "sistemi di non equilibrio".
Ed impararono alcune cose interessanti. Qual'è la dimensione tipica che crea una valanga? dopo un enorme numero di tests con milioni di granelli di sabbia, trovarono che non esiste un numero tipico, a volte poteva essere un singolo granello, altre volte dieci cento o mille. In alcuni casi furono cataclismi coinvolgenti milioni di granelli a far cadere la montagnola giù.
In realtà si tratta di un evento completamente caotico nella sua imprevedibilità.
Ora traduco un passo che è importante comprendere perchè aiuta a creare un immagine mentale che serve a capire l'organizzazione dei mercati finanziari e dell'economia mondiale.

"Per trovare perchè una simile imprevedibilità si mostrava nella loro simulazione sui granelli di sabbia, Bak e colleghi adottarono un trucco con il loro computer. Immaginarono di far scorrere sulla pila di granelli dall'alto un colore da modificare in funzione della altezza della pila. Finchè la pila era relativamente piatta e stabile, di verde; dove inizava ad innalzarsi e a sembrare instabile, di rosso. Trovarono che man mano che la pila cresceva il verde iniziava a mescolarsi con il rosso, man mano sempre di più. Con più granelli, il colore rosso cresceva fino a divenire dominante. Qui osservarono un comportamento peculiare: un granello in caduta quando ormai la pila era rossa, poteva con effetto domino, causare la scivolata di altri granelli colorati di rosso; se il network dei rossi era sparso , cioè i granelli rossi erano ben isolati l'uno dall'altro, allora il singolo granello poteva avere ripercussioni solo limitate. Ma quando i rossi erano infittiti, le conseguenze del successivo granello divenivano imprevedibili, potendo provocare solo un pò di cadute, o potendo invece innescare una reazione a catena coinvolgente milioni di grnaelli.
La pila di sabbia sembra essersi configurata in una ipersensibile e instabile condizione in cui il prossimo granello può innescare una reazione di qualsiasi dimensione. Dopo che la pila arriva nello stato critico, molti granelli restano sul limite della caduta, senza cadere, ma questi granelli vengono a formare protuberanze di instabilità di tutte le possibili lunghezze. Mentre molte sono corte, altre attraversano la pila da una parte all'altra, così la reazione a catena innescata da un singolo granello può portare a una valanga , a secondo se il singolo granello aggiuntivo cade su una protuberanza di instabilità corta, media o lunga."

Giungiamo così al punto chiave nella discussione sui livelli critici (da leggere avendo in mente i mercati):

"In questo modello semplificato sui granelli, la conclusione sorprendente è che perfino il più grande degli eventi può non avere cause eccezionali o speciali. Dopo tutto, ogni valanga grande o piccola comincia nello stesso modo, quando un singolo granello cade e rende la pila appena un pò troppo alta in un punto. Ciò che rende una valanga più grande di un altra non ha nulla a che fare con la sua causa originaria, e niente a che fare con qualche sistuazione speciale nella pila di sabbia . Piuttosto ha a che fare con l'organizzazione perpetuamente instabile del livello critico, che rende sempre possibile per il successivo granello innescare una valanga di qualsiasi dimensione."

Nel precedente paragrafo Buchanan si riferisce a qualcosa che i tecnici chiamano un "power law", cioè una legge di potenza. Mentre la forza delle valnghe nelle simulazioni sui granelli di sabbia è di base casuale, vi è una certa uniformità tra loro.
Volendo fare un esempio reale, se un terremoto di grado A sulla scala Richter rilascia il doppio dell'energia rispetto a quello di livello B, allora il livello A succede quattro volte meno frequentemente. Questa semplice relazione - una legge di potenza- vale per le scosse in un vasto spettro di casi. Non vi è modo di sapere se il prossimo terremoto, sia nella simulazione con i granelli di sabbia che nel mondo reale, sarà il Big One o solo un evento minore. Non abbiamo il modo di misurare o calcolare lo stress della terra; tutto dipende da quale livello di criticità ha il sistema, cosa che non possiamo notare a priori.
Queste leggi di potenza si mostrano in tante situazioni: gli incendi forestali, la distribuzione della ricchezza, la dimensione delle città, il numero di morti in una guerra, l'importanza di una particolare ricerca
scientifica, tutti i tipi di fenomeni fisici, e .... sì, i mercati finanziari.

Quello che ci suggerisce questa analisi è che vi è un livello critico dietro a ciascuno di questi eventi, qualcosa di molto simile a quanto visto nella pila di granelli di sabbia.
Cosa comincia una rivoluzione? Perchè la morte di un arciduca può divenire importante? perchè un fumetto in un oscuro settimanale danese solleva proteste nel mondo quando altri eventi molto più gravi non vengono neppure notati?

La teoria della complessità ci indica chiaramente che vi è qualche sorta di livello critico nell'organizzazione umana che costruisce protuberanze di instabilità nel mondo. Ciò di cui possiamo essere certi è che un livello critico si va formando cointinuamente nel nostro sistema economico, e questo ci porta alla gestione del rischio.

Su questo argomento andrebbe letto Peter Bernstein : Contro gli dei, la rimarchevole storia del rischio (solo in inglese- Against the Gods: the remarkable story of risk).
Se non si comprende come siamo arrivati fin qui, non possiamo capire dove siamo. Bernstein ha scritto la storia di come gli uomini sono evoluti nella gestione del rischio.
E' difficile da immaginare, ma Leonardo da Vinci avrebbe problemi con le equazioni di terzo grado. Se un matematico moderno si trovasse di colpo nel Medio Evo,sarebbe il primo matematico del mondo di quell'epoca. Gli scommettitori non capivano la teoria della probabilità, piuttosto attribuivano a Dio o agli dei la loro fortuna. Un probabilista moderno avrebbe fatto fortuna anche solo qualche centinaio di anni fa,avendo un vantaggio enorme sui suoi concorrenti.
Come dice Bernstein, la singola cosa più rivoluzionaria che definisce il confine tra l'epoca moderna ed il passato è proprio la padronanza del rischio: la nozione che il futuro è più che un capriccio degli dei e che uomini e donne non sono loro giocattoli.
Nella Storia vi è sempre stato un conflitto tra coloro che credono che le migliori decisioni sono basate su numeri e quantificazioni, determinati dai comportamenti passati; e coloro che basano le loro decisioni su gradi soggettivi di fede circa il futuro incerto. E' una controversia che non è stata mai risolta. La questione si comprende meglio se ci si pone di fronte alla domanda: in che misura il passato determina il futuro? Non possiamo quantificare il futuro, perchè è sconosciuto, ma abbiamo imparato come usare i numeri per scrutinare ciò che è successo nel passato. Ma in che misura possiamo fidarci del passato per immaginare come sarà il futuro? Cosa conta di più quando affrontiamo un rischio, i fatti come li vediamo o la nostra soggettiva convinzione su ciò che si nasconde nel futuro? La gestione del rischio è una scienza o un arte? possiamo anche solo definire con precisione dove sta la linea divisoria tra questi due approcci?

Una cosa è impostare un modello matematico che sembra spiegare tutto; altro è, quando affrontiamo le lotte della vita quotidiana,fatte di tentativi continui ed errori, l'ambiguità dei fatti così come il potere del cuore umano di adottare il modello in breve tempo. La controversia tra le quantificazioni basate sull'osservazione del passato e i soggettivi gradi di convinzione, ha un significato più profondo. L'apparato moderno per la gestione del rischio, gestito matematicamente, contiene i semi della disumanizzazione e della tecnologia auto-distruttiva. Il Premio Nobel kenneth Arrow ha avvisato:
"La nostra conoscenza del modo in cui le cose funzionano, nella società o nella natura, si porta dietro nuvole di dubbi. Vasti malanni sono seguiti alla fiducia nella certezza.Nel processo di liberarci dal passato possiamo esser divenuti schiavi di una nuova religione, che è implacabile ed arbitraria quanto la vecchia religione."

Dai tempi antichi, trasportare per mare era un affare rischioso: se la nave affondava o veniva catturata dai pirati, la perdita era totale. I Lloyd's di londra sono nati in un bar , dove i proprietari di navi compravano l'assicurazione contro il caso di perdita totale. Il commercio internazionale potè crescere perchè il rischio iniziò ad essere condiviso.
Oggi compriamo assicurazioni per un ampio spettro di rischi. Se la casa va a fuoco, se la macchina viene investita, se abbiamo una malattia, se perdiamo il lavoro, etc. possiamo coprirci con qualche tipo di assicurazione che ci aiuta nel caso previsto.
L'assicurazione non elimina il rischio, semplicemente spalma i danni ad altri partecipanti a fronte di un premio pagato. I derivati sono una forma di assicurazione: il coltivatore che vende il suo grano sul mercato dei futures fissa il prezzo di oggi, rinunziando a un eventuale maggior aumento ma assicurandosi da un eventuale calo; e troverà come controparte in acquisto la Kellogg's per cui vale la logica opposta. Gli speculatori possono entrare nel gioco, se pensano di trarne un profitto in acquisto o in vendita, e se hanno ragione acquisiscono quella porzione cui hanno rinunziato il produttore o il consumatore.
Lo stesso vale per i credit swaps e tutta l'infinità di derivati che sono stati creati: la logica è sempre la stessa, un partecipante vuole coprirsi dal rischio mentre un altro se lo vuole prendere.
Tutti , cioè, provano a trasformare la propria particolare porzione della pila di sabbia in una isola di stabilità, proteggendola dalle protuberanze di instabilità che imperversano sui mercati. Il rischio complessivo è diminuito? No. Ma la propria personale esposizione al rischio, sì.
Questa forma di assicurazione è negli ultimi anni cresciuta a ritmi vertiginosi. Non solo per gli investimenti di portafoglio; sempre più imprese usano sofisticate tecniche per stabilizzare i loro flussi di cassa, riducendone la volatilità e gestendone il rischio. I derivati sul credito sono raddoppiati ogni anno durante gli ultimi deici anni e sono stimati oggi oltre 12 trilioni di dollari di valore nominale; complessivamente la Banca dei regolamenti internazionali, stima in oltre 100 trilioni il mercato dei derivati mondiale.
Se si compra un assicurazione contro gli uragani, cambia il rischio effettivo che ci sia un uragano? No, e allo stesso modo, l'assicurazione da un incendio o da una malattia non cambia le probabilità di ammalarsi o di aver bruciata la casa. Nè comprare forme di assicurazione sui crediti riduce il rischio di una sofferenza, semplicemente spalma l'impatto finanziario presso più soggetti.

Uno dei fenomeni odierni sulla scena finanziaria è l'apparente calo della volatilità e il coevo aumento dell'appetito per il rischio.
Da ciò sta derivando l'uso delle leve finanziarie per aumentare i profitti che è invece un modo per aumentare in assoluto il grado di rischio, e un modo per farlo crescere più velocemente dei primi.
C'è chi sostiene che il mondo oggi può affrontare crescenti ammontari di debito e di leva senza accrescerne il rischio come sarebbe stato nel passato. La logica sottostante è basata sul ruolo delle banche centrali: in caso di disastro si conta sul fatto che intervengano, e questa ciambella di salvatagio rende tutti più sfrontati.
Ma così si ignora proprio la lezione dei granelli di sabbia, e cioè che esiste sempre una linea del livello critico.
Non è possibile eliminare il ciclo economico, così non si può bloccare il processo di formazione di uno stato critico, ben mostrato nell'immagine della pila dei granelli di sabbia. Gli uomini si organizzano, da millenni, cercando di stare in isole di stabilità ma inevitabilmente le protuberanze di instabilità si sviluppano. Il dubbio è relativo solo al dove e al quando.
Di tempo in tempo, la natura delle regole cambia, ma un nuovo set di regole per un altro stato critico sorge. E di tempo in tempo, vediamo i risultati della rottura di uno stato critico: basti pensare al nasdaq 2000-2002, o al crash del 1987, oppure ancora al crollo da 14 a 12 dell'argento giovedì scorso in meno di 5 minuti.

L'imperativo chiaro per me che opero sui mercati è quello di lavorare per creare la mia propria isola di stabilità, di imparare a riconoscere i segni della rottura di uno stato critico. Sopravvalutazioni, manìe, "questa volta è diverso",etc., sono tutti segnali di un problema imminente.
Siamo in un epoca in cui gestire l'incertezza è importante quanto gestire il rischio. Il che non significa che ci si astiene dall'operare, significa piuttosto farlo guardando alla propria situazione personale per essere sicuri che la propria esposizione alle protuberanze di instabilità sia limitata.

4/22/2006

La nota sui mercati 22.4

La settimana 17-21 aprile 2006

ECONOMIA: Cina e G7
Il pompaggio monetario e creditizio dell'economia mondiale prosegue.
Questa settimana abbiamo avuto conferma che a fine marzo l'inflazione ufficiale americana è al 4,3% (a marzo infatti vi è stata una crescita dello 0,4% che sommata a quella di febbraio e gennaio,e moltiplicata per 4 su base annua dà appunto questa cifra, molto più realistica della sommatoria degli ultimi 12 mesi che fa 3,4%); tra l'altro ha sorpreso al rialzo anche il tasso al netto di petrolio ed alimentari (+0,3%).L'inflazione europea è stata contabilizzata al 2,2%(somma degli ultimi 12 mesi).
Pertanto i tassi d'interesse reali (nominale -tasso d'inflazione ufficiale) sono rispettivamente allo 0,45% ed allo 0,3%; in Giappone sono poi negativi dello 0,5%.
I rendimenti sui decennali reali sono rispettivamente allo 0,7% all'1,9%
ed all'1,4%.Nel frattempo le rispettive M3(quantità di moneta e credito) viaggiano rispettivamente a circa il doppio, il triplo ed il quadruplo dei rispettivi PIL reali (e dunque sovrastimati se si considera l'inflazione ufficiale sottostimata). Negli USA M3 hanno iniziato a non renderla più nota pubblicamente, e mi riferisco all'ultimo dato conosciuto ai primi di marzo, probabile che nel frattempo sia aumentata in misura maggiore.
In queste poche cifre sta il senso di quello che è in corso, e che produce il pompaggio globale delle bolle sugli asset, con l'unica novità che un pò di aria si è trasferita da quella immobiliare a quella sulle materie prime e da quella obbligazionaria a quella azionaria.
In realtà tutta l'economia mondiale è in bolla, nel senso che il suo tasso di crescita dipende dall'inflazionamento degli asset, il quale a sua volta dipende dal riciclaggio del deficit commerciale estero americano.Fino a quando i paesi in avanzo (asiatici e petroliferi) continuano a non investire al proprio interno i dollari in eccesso, bensì a riversarli su case, azioni,obbligazioni e materie prime, l'economia globale resterà in bolla.
Naturalmente i paesi occidentali potrebbero intervenire autonomamente con una restrizione monetaria che portasse i tassi d'interesse reali almeno al 3% (quindi nominali al 7-8%) , ma non lo fanno perchè i loro governi sono iperindebitati, e ai politici non pare vero poter continuare a fare debiti a costo zero.
Certo, sanno che hanno imboccato una strada senza precedenti storici, in fondo alla quale intuiscono esserci il disastro per le generazioni future. Ma l'oggi è oggi, e del diman non v'è certezza, magari succede qualche miracolo, chissà.
Su queste tematiche la settimana registra due importanti eventi:
da un lato la visita del presidente cinese a quello americano (ricorda l'incontro tra quello inglese ed Hitler nel 37); dall'altro il G7 semestrale.
I cinesi si sono presentati all'appuntamento americano con una crescita nel primo trimestre superiore alle previsioni, circa il 10%, e con un piano quinquennale appena varato in cui pianificano una modifica nel modello di sviluppo(vedasi Speciale cambiamenti cinesi); per prima cosa sono andati a comprarsi gli aerei della Boeing, e a fare accordi con Bill Gates;
poi a Bush hanno fatto capire che è inutile intestardirsi sulla rivalutazione dello yuan (avverrà nel tempo, molto lentamente), perchè il dollaro e il costo del debito USA sono nelle loro mani; e che al momento preferiscono dare priorità allo sviluppo interno, piuttosto che fargli concorrenza sul piano geopolitico mondiale, fatto salva la questione Taiwan per loro non negoziabile. Bush dal canto suo, ha dovuto incassare, e ha offerto il posticipo dei dazi doganali, ha assicurato su Taiwan, ha sorvolato sul rispetto dei diritti umani. L'imperatore decadente pieno di debiti e con la testa alle guerre vecchie e nuove (iraq,iran) in buona sostanza si è inchinato all'impero emergente.
Sul piano macro e dei mercati ciò che più conta è la questione dollaro.
Il biglietto verde ha messo a segno la maggior perdita mensile degli ultimi tempi, perchè al venir meno delle attese sui tassi innescate dalle ultime dichiarazioni fed e dalla interpretazione data ai verbali dell'ultima riunione, si è unito il tema della diversificazione delle riserve valutarie da parte di vari paesi (la Svezia ha appena annunciato di aver ridotto i suoi dollari dal 37 al 20% delle riserve valutarie nazionali); e la settimana si chiude con un G7 da cui potrebbe trasparire un accordo politico per la svalutazione pilotata e graduale del dollaro, tutto da verificare, ma nel comunicato ricompare la famosa "flessibilità" che nel 2004 scatenò un ondata di vendite di dollari. L'accordo ci vuole perchè come noto, nessuno vuole accollarsi la rivalutazione della propria moneta: non gli europei, nè i giapponesi o i cinesi. D'altro canto per i politici è meno difficile cercare di arginare il crescente squilibrio commerciale globale, passando attraverso la manipolazione dei cambi, piuttosto che attraverso la restrizione monetaria e fiscale interna come sarebbe giusto.
Questa settimana i mercati hanno mostrato molte delle caratteristiche tipiche di un punto di svolta. Alta volatilità, ricoperture spettacolari, euforia palpabile; vi sono anche indicazioni che le mani forti sono sempre più nervose e iniziano ad alleggerire alcune posizioni, soprattutto sul dollaro. E' già successo, ed anche questa volta potrebbe essere un falso allarme. Infatti, resta sempre sorprendente come la maggioranza creda che siamo in una fase aurea di permanente prosperità globale, che l'onnipotente Fed abbia tutto sotto controllo, e che energia e materie prime a livelli record siano il segno di quanto in salute sia l'economia globale (ignorando, per contro, che siamo immersi nella bolla creditizia più grande della Storia).

MATERIE PRIME : settimana record
Nuova impressionante sfilza di record storici:
Il petrolio(giugno) tocca proprio nel finale quota 75,1 nuovo record;
Il rame (luglio) tocca proprio nel finale quota 309 nuovo record;
L'oro(giugno) tocca quota 644, nuovo record, e dopo una brusca ma fugace correzione fino a 612 conclude a 638;
L'argento(maggio) arriva a 14,4 nuovo record, crolla poi a 12,3 e conclude a 13,1;
non fanno nuovi record storici, ma restano sui massimi dell'anno il platino(luglio) a 1136 e il palladio(giugno) a 360;
continua a salire, e conclude a 8,27 il gas naturale(giugno).
L'indice generale CRB(giugno) fa il nuovo record a 359 guadagnando il 6% in una settimana.
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: al rialzo
Posizione asset: nulla

CAMBI: punto di svolta?
L'eurodollaro scad. giugno è sempre salito fino a raggiungere mercoledì sera quota 1,244 massimo degli ultimi 6 mesi; poi ha subìto uno storno fisiologico fermandosi a 1,233 da dove poi ha consolidato i guadagni concludendo poco sotto 1,24.
Il finale di settimana è stato però appannaggio dello yen, il grande ritardatario in questa fase di dollaro debole, che in attesa di eventi legati all'incontro cinese ed al g7 , si è rinforzato arrivando a 116,5 con dollaro e a 144 con euro.
Tecnicamente ci troviamo proprio sulla linea di confine, dove entrambi gli scenari sul dollaro (cioè rientro in range o rottura al ribasso) sono egualmente probabili; decisiva sarà pertanto la volontà politica di procedere verso la svalutazione, oppure di rimandarla ancora per un pò.
La prossima settimana parleranno sia Trichet che soprattutto Bernanke in audizione al Congresso, e se hanno ricevuto un mandato preciso dal G7sul dollaro dovrebbero farlo capire.
L'indice generale del dollaro scende al minimo dell'anno a 87,7 (giugno)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: sulle resistenze
I rendimenti hanno avuto difficoltà a procedere sopra le resistenze, da cui anzi sono stati lievemente respinti, dopo la recente corsa.
Negli USA , come saldo settimanale, il 2 anni scende di 6 cts. al 4,89
il quinquennale di 6 cts. al 4,91 il decennale di 4 cts. al 5,01 ed il trentennale di 2 cts. al 5,09.
Come si vede, nel ribasso la curva ha continuato la recente tendenza a irripidirsi seppur per pochi centesimi, e il 2 anni è adesso di 12 cts. sotto al 10 anni).
In Europa Bund decennale fermo al 3,95% ( il differenziale a 106 cts.) ed il differenziale tra Btp e bund è salito a 35 cts.
Anche in Giappone il decennale ha perso 6 cts. all'1,91% dopo aver scatenato i timori del governo nipponico per un rendimento sopra al 2%; anche il debito dei paesi emergenti ha espresso dei ribassi nell'ordine del 10 cts.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione asset: nulla

BORSE: in bolla
Il Nasdaq100 scad. giugno dopo un minimo lunedì (in scia alla caduta del venerdì precedente) appena sotto 1700 è risalito fino a toccare 1750 giovedì, per poi ridiscendere e concludere a 1719(-0,2% settimanale). Tecnicamente resta in piedi l'ipotesi di lateralità. Dal punto di vista dei fondamentali, la stagione dei risultati aziendali nel comparto tecnologico relativi al primo trimestre sta procedendo in modo misto e dunque le maggiori probabilità sono che si resti nel trading range ormai in essere da 5 mesi.
Situazione diversa invece per gli altri indici, ed il saldo settimanale a WALLY è stato infatti positivo per il Dow a 11390(+1,9%) per lo sp500 a 1317(+1,7%) solo il nasdaq fermo a 2342. Tra i settori, salgono: trasporti (+1,3%) le utilities(+3,6%) le banche (+1,6%) il Russell (+2,8%).
La bolla si espande ovunque, a Tokyo si gonfia del 2,5% a 17460 di nikkey ed in Europa procede senza esitazioni con il dax tedesco a 6095(+2,8%) il footsie inglese a 6132(+1,8%), il cac francese a 5250(+3%) l'Italietta senza speranze: l'SPmib a 38495(+2,3%) ed il Mibtel a 29935(+2,4%).
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: venduto il nasdaq100

PREVISIONI: si chiude il mese
Lunedì vedremo se ci saranno reazioni sul comparto valutario al comunicato del g7; usciranno inoltre dati tedeschi su produzione ed ordini, ma soprattutto parlerà Trichet. Martedì si osserveranno in Europa l'IFO tedesco e i prezzi al consumo di aprile, riparlerà Trichet, mentre dagli USA arriveranno l'andamento della fiducia dei consumatori ad aprile e le vendite di case esistenti a marzo. Mercoledì sarà il turno della, produzione industriale europea , e dagli USA delle vendite di nuove case e degli ordini di beni durevoli, nonchè in serata del Beige Book della fed(importante, perchè l'ultimo prima del prossimo Fomc del 10 maggio).
Giovedì dopo la disoccupazione tedesca ad aprile, momento cruciale alle 16 con la testimonianza di Bernanke al Congresso, seguito nella notte da un nutrito pacchetto di dati giapponesi tra cui i prezzi al consumo di marzo. Venerdì , ultimo giorno del mese, una massa di dati tra cui dall'europa le vendite al dettaglio tedesche, M3 europea e vari indicatori di fiducia su aprile; poi dagli USA la prima stima del PIL relativo al primo trimestre 2006 seguito dall'indice del Michigan e da quello di Chicago.

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
venduto 1 mini-nasdaq 100 scad. giugno a 1705 chiude a 1719 (minus di 280$);
comprato a 6,7 e venduto a 7,4 un gas naturale(maggio) con +1750 $.
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, comm.ni incluse, è a +2600 euro (con 17 operazioni effettuate su eurodollaro+ 1 sul nasdaq+1 su gas naturale); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +3% ed equivalente al +9% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 3% , il 97% è in conto corrente al 2,5% lordo (tasso iwbank).

4/21/2006

Speciale Profitti

Speciale Profitti

Greenspan si è guadagnato il titolo di "serial bubble blower":
dopo lo scoppio della bolla sul nasdaq creò una bolla sui rendimenti che a sua volta diede vita alla bolla immobiliare, ed infine alla bolla sulle materie prime. Le quattro bolle oggi continuano a godere di ottima salute, e le autorità sono soddisfatte perchè hanno evitato la recessione ed ora la crescita sembra ben solida.
Ma se si va a ben guardare l'economia reale sottostante, ed in particolare la performance dei redditi reali (salari e profitti), la situazione non è affatto positiva. Dei salari e stipendi anemici ho già scritto in abbondanza, qui mi concentrerò sui profitti delle aziende, motivazione ufficiale per la bolla azionaria.
Ogni valutazione deve partire dall'enorme lassismo fiscale e monetario di governi e banche centrali: negli USA, ad esempio, i tagli alle tasse hanno ridotto le entrate governative di 870 mld. di dollari; mentre i tassi reali restano negativi in tutto il mondo.
Queste poltiche però non sono state in grado di aumentare investimenti ed occupazione in relazione al PIL.
L'esperienza storica e la teoria economica non lasciano dubbi circa il ruolo cruciale che investimenti ed occupazione hanno nell'alimentare una crescita economica che sia sana ed in grado di autosostenenrsi.
L'attuale crescita economica rimane pienamente dipendente dalla bolla immobiliare che sostiene i consumi. Questo vale soprattuto per gli USa e per le nazioni anglosassoni. Negli ultimi anni tutte queste economie si sono basate sull'inflazionamento dei prezzi immobiliari per fornire il collaterale ai consumatori indebitati. Ed inoltre tutte loro presentano ampi deficit statali, risparmi ai minimi e grandi deficit esteri.

In breve, sono economie-bolla, termine con il quale si indica proprio il fatto che la politica monetaria agisce sull'economia soprattutto tramite l'inflazionamento dei prezzi degli asset, che a loro volta stimolano e facilitano i consumi finanziati dai debiti.

Il problema di tutte le bolle creditizie è che distorcono il modello di crescita dell'economia. Una domanda distorta nel tempo inevitabilmente distorce anche l'offerta. Ed infatti in tutte queste economie-bolla i consumi interni hanno crescentemente sorpassato la produzione interna; e dall'altro lato il basso risparmio interno e conseguente basso livello di investimenti, hanno frenato la crescita della produzione. Il risultato inevitabile è stato quello di produrre cronici e crescenti deficit esteri.Oggi nessuno può negare che questi ultimi sono divenuti un dato strutturale, non più un semplice fenomeno ciclico.

Alla fine però, tutte le bolle scoppiano, e questo è quello che succederà.
La domanda non è SE bensì QUANDO e con un intensità che sarà proporzionale all'entità dello squilibrio accumulato, che come noto è il massimo storico.

IL consensus vede l'economia USA forte, grazie alla tenuta delle vendite al dettaglio; ma se si calcolano i consumi al netto dell'inflazione, si vede una realtà ben diversa; vi sono ampie fluttuazioni nei beni durevoli, ma si può osservare un chiaro trend ribassista. Come tutti sanno, o almeno dovrebbero sapere, i forti cambiamenti nella spesa hanno la loro causa principale nell'andamento altalenante delle promozioni sulle automobili (e nei dati trimestrali sul PIL vengono perfino annualizzati). Ma se si paragonano i dati, si vede che la ripresa negli ultimi 3 mesi è molto più debole di quella osservata nel precedente ciclo, nonostante dosi di eroina monetaria e creditizia ben più grandi.
Ogni valutazione sull'economia USA naturalmente prende le mosse dalla tenuta della bolla immobiliare, da tutti ritenuta essenziale per la tenuta dei consumi. Ma non vi sono preoccupazioni perchè si ritiene che una loro eventuale flessione verrà compensata dall'incremento degli investimenti, dato per scontato dal consensus sulla base dei profitti in crescita.

Ma è vero che i profitti stanno crescendo in modo sano e sostenibile?
NO , perchè innazitutto gli stimoli record monetari e fiscali si sono esauriti; poi perchè, nonostante le tecniche edoniche, gli investimenti negli USA oggi sono al minimo storico dell'11,5% del PIL; terzo, se calano i consumi calano le vendite e dunque i fatturati , per cui i profitti potranno solo che scendere se si considera inoltre che veniamo da anni di tagli selvaggi nei costi e che la produttività sta scendendo; ed infine gli investimenti non residenziali sono già calati al 2,6% nella parte finale del 2005 rispetto al 10% della prima metà.

L'argomento comune a favore , si basa sull'elevata liquidità delle imprese disponibile; peccato che quest'ultima sia derivata dagli incentivi fiscali e che sia utilizzata come mostrano le cronache per riacquisti di azioni proprie o per acquisizioni e fusioni: nessun investimento. E' vero che i nuovi ordini per macchinari sono in crescita, ma a un ritmo che non è sufficiente a far pensare che si stia sviluppando un boom degli investimenti, tale da poter compensare una caduta dei consumi (che sono l'80% dell'economia).
Inoltre, poichè si viene da anni di prevalenza degli investimenti di breve termine, ci vuole un sempre maggiore livello di nuovi investimenti solo per rimpiazzare i vecchi in obsolescenza, come riflesso negli ammortamenti crescenti.Vi sono tutte le ragioni per ipotizzare che la crescita nei nuovi ordini di beni capitali a stento rifletta i crescenti ammortamenti(cioè la perdita di valore di quelli vigenti).

Ma fa impressione soprattutto l'andamento della voce Profitti.
Per il settore non finanziario, erano di 400 miliardi nel 1995 e di 413 nel 2000. Tra il 2001 e il 2005 sono poi passati da 322 a 868, facendo impazzire Wally, che si è beata entusiasticamente. Ma se si va a ben guardare si vede che la crescita è tutta centrata sotto la voce "altri", che in pratica comprende il settore immobiliare, per cui è sempre frutto dell'omonima bolla (servita anche a sostenere l'occupazione). Inoltre si vede che il grande salto dei profitti avviene tra il 2004 e il 2005 : passano da 534 a 863 miliardi di dollari. Vi sono due ragioni facilmente identificabili.
La prima è la brusca caduta degli ammortamenti (da 804 a 668): poichè gli ammortamenti sono un costo per le imprese, se queste non fanno nuovi investimenti, si ottiene automaticamente un aumento dei profitti, ma è difficile sostenere che sia un aumento sano dal momento che avviene a spese del capitale investito.
La seconda causa dell'incremento improvviso è stato l'incentivo fiscale che ha indotto le imprese a rimpatriare una larga parte dei profitti esteri, che sono dunque divenuti profitti interni.

Anche lasciando da parte la distorsione dei dati sui profitti del 2005, se si osserva il periodo 1997-2004, si vede che il picco dei profitti fu proprio nel 1997, ed alla fine dei sette anni - che includono il famoso boom tecnologico- sono ancora inferiori, in termini reali.

Inoltre vi è da considerare l'enorme differenza tra i vari settori:
i produttori di beni manufatti o di trasporto, hanno avuto un risultato disastroso nei sette anni, di continuo calo. Invece i settori commerciali , all'ingrosso e al dettaglio, hanno avuto profitti crescenti, a cui si aggiungono quelli del settore costruzioni ed agenti immobiliari.

Tutto questo significa che non vi è alcuna ragione per un boom della borsa, perchè i profitti sono cresciuti meno del PIL, e soprattutto perchè le prospettive sono per un ulteriore collasso.

4/09/2006

La nota sui mercati 9.4

La settimana 3-7 aprile 2006

ECONOMIA: ennesimo ribaltone
Le aspettative sui tassi subiscono nel finale di settimana l'ennesimo ribaltone. Era iniziata con la convinzione sul fronte europeo di una BCE aggressiva, e sul fronte americano di una Fed prossima a fermarsi.
Invece giovedì è arrivata la grande sorpresa: la BCE rimanda il rialzo dei tassi a giugno, e soprattutto mostra chiaramente che la sua priorità è frenare l'ascesa dell'euro. Sul fronte americano,poi, si conclude con le dichiarazioni di Poole della Fed che portano a dubitare che si fermi al 5,25%.
L'effetto più vistoso di questo ribaltone si è avuto come al solito sul cambio eurodollaro che dopo aver guadagnato nei primi 3 giorni circa 3 figure, in scia anche alle voci di ricomposizione delle riserve valutarie asiatiche ed arabe, le ha poi riperse quasi interamente nell'arco di 24 ore. Sul fronte americano vi sono stati effetti pesanti sul comparto obbligazionario con un finale nettamente al rialzo per i rendimenti che sono arrivati a toccare il 5% sul decennale un livello che non si vedeva dal giugno 2002; e tale impennata ha colpito anche Wally che si è quasi rimangiata i guadagni accumulati nei giorni precedenti.
E dire che l'attesissimo dato sul mercato del lavoro di marzo negli USA, non ha fornito alcuna sorpresa, risultando anzi misto: le nuove busta paga sono risultate esattamente in linea con le previsioni tenendo conto della revisione negativa apportata al mese precedente; il tasso di disoccupazione è sceso al 4,7% (ma è un dato molto dubbio, al quale sono state tra l'altro apportate nuove modifiche nei criteri di calcolo),
i salari medi orari sono aumentati solo dello 0,2% (il mese precedente però è stato rivisto al rialzo e quindi nella media si è in linea con lo 0,3% atteso), arrivando a quota 16,5 dollari l'ora con una settimana da 38,8 ore lavorate (quindi 640 dollari a settimana), un incremento su base annua del 3,4% che resta in crescita (anche se nullo in termini reali).
Nel complesso un mercato del lavoro apparentemente tonico, ma senza strappi particolari, soprattutto se si considera la quantità di droga creditizia iniettata nel sistema. Nei giorni precedenti i sondaggi nazionali si erano discostati poco dalle attese: lievemente inferiore quello manifatturiero , lievemente superiore quello dei servizi.Insomma una situazione classica da bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto che lascia aperte tutte le possibilità circa la Fed. Ed infatti da quest'ultima sta emergendo una sorta di cacofonìa: a inizio settimana alcuni esponenti avevano lasciato intendere di essere a fine corsa; venerdì, come sopra ricordato, invece, è apparsa una voce totalmente diversa.
La novità,dunque, è stata quella europea: i mercati non si aspettavano che vi fosse una presa di posizione così netta, tutta tesa a frenare le attese sui tassi, all'evidente scopo di frenare l'euro. D'altro canto i recenti record della valuta europea soprattutto sullo yen ma anche sul franco svizzero, e i livelli elevati con la sterlina, devono avere inciso ben più del recupero ancora modesto sul dollaro. Se ne è avuta una conferma venerdì con i "brindisi" dei ministri europei, per la decisione della BCE e soprattutto per la reazione ribassista dell'euro sui mercati.
In conclusione appare dunque probabile che il cambio resti nei prossimi uno-due mesi ingabbiato nel range in essere ormai da 6 mesi (1,18-1,24) oscillando in funzione soprattutto dei dati americani, e di eventuali manovre sulle riserve valutarie da parte delle banche centrali asiatiche, che potrebbero incidere pesantemente anche sui rendimenti dei bond USA da cui appare iniziata una specie di fuga, i quali a loro volta risulteranno essenziali per il comparto immobiliare e in definitiva per la borsa azionaria che deve confrontarsi con valutazioni sempre più estreme in un contesto oltretutto di petrolio al rialzo.

MATERIE PRIME : sempre ai massimi
Il petrolio continua a salire, e conclude a 67,6(maggio); fa eccezione il gas naturale, che continua invece a scendere, e conclude a 6,7(maggio).
A nuovi massimi dell'anno i metalli,nonostante lo storno di venerdì, con l'oro a 593(giugno); l'argento a 12(maggio) il rame a 264(maggio) il platino a 1077(luglio) il palladio a 353(giugno).
Quest'onda rialzista è arrivata prima di quanto prevedessi, e mi è dunque sfuggita. Resto però dell'idea che tra aprile e maggio verrà ancora offerta l'opportunità di ingresso da un ritracciamento che potrebbe essere anche corposo.
L'indice generale CRB(giugno) a 338(+1%).
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: neutrale
Posizione asset: nulla

CAMBI: su e giù
L'eurodollaro scad. giugno è sempre salito fino a raggiungere poco prima della BCE quota 1,2386, appena sotto i massimi dell'anno; poi il comunicato della BCE lo ha fatto ridiscendere a 1,2220 da dove infine venerdì sulle dichiarazioni di Poole si è ulteriormente contratto concludendo la settimana a 1,2147 cioè poco sotto la chiusura di 7 giorni prima. L'euro aveva guadagnato soprattutto con lo yen arrivando al massimo da quando esiste, sfiorando quota 145 e solo nel finale è tornato verso 143. Lo yen è continuato a essere poco mosso con dollaro, perdendo un pò e risalendo sopra 118.
Sull'eurodollaro , nel non entrare in asset, non ci si è persi dunque niente, ma resta confermato l'appuntamento con fine maggio e/o con eventuali discese in area 1,19.
L'indice generale del dollaro resta fermo a 89,3 (giugno)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: neutrale
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: nuovi massimi
I rendimenti hanno avuto un altro rialzo, determinatosi soprattutto nel finale di settimana.
Negli USA , come saldo settimanale, il 2 anni sale di 8 cts. al 4,9
il quinquennale di 10 cts. al 4,91 il decennale di 13 cts. al 4,98(il livello più alto dal giugno 2002) ed il trentennale di 16 cts. al 5,05.
Come si vede, nel rialzo la curva ha continuato la recente tendenza a irripidirsi seppur per pochi centesimi, e il 2 anni è adesso di 1 cts. sotto al 5 anni).
In Europa Bund decennale continua a salire arrivando al 3,88% ( il differenziale a 110 cts.), in misura inferiore a causa della BCE; da notare che il differenziale tra Btp e bund è ai massimi da molto tempo sopra i 30 cts.
Anche in Giappone il decennale continua a salire ed arriva all'1,88% ; anche il debito dei paesi emergenti ha espresso altri incrementi tra i 15 e i 25 cts.
Sui rendimenti dunque è partito quel movimento rialzista che preconizzavo dall'anno scorso, ma che non mi aspettavo in questa fase e con questa intensità.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione asset: nulla

BORSE: miste
Il Nasdaq100 scad. giugno si è mosso sempre al rialzo, e sta ora sovraperformando gli altri indici, recuperando il terreno che aveva perso nei mesi precedenti: dopo un minimo a 1720, è arrivato fino ad un massimo in area 1765, da dove però è caduto pesantemente nelle ore finali, chiudendo a 1740(+1% nella settimana). Tecnicamente i prossimi giorni saranno decisivi: a 1765 infatti transita una trend-line di resistenza, che non dovrebbe più essere insidiata per mantenere in piedi l'ipotesi di lateralità che invece verrebbe confermata se la caduta di venerdì avesse un prosieguo verso i 1700. Dal punto di vista dei fondamentali, sarà decisiva la stagione dei risultati aziendali relativi al primo trimestre e conseguenti previsioni per quello in corso, che sta per iniziare.
Il saldo settimanale a WALLY è stato sostanzialmente nullo per il Dow a 11120 per lo sp500 a 1295 e per il nasdaq a 2339. Tra i settori, situazioni miste: trasporti (+2,7%) le utilities(-0,9%) le biotech (-4%) le banche (+0,5%) Russell (-1,2%).
Tokyo invece continua a salire con quasi +3% a 17560 di nikkey nuovo massimo annuo; in Europa situazioni miste con il dax tedesco a 5950(-0,4%) il footsie inglese sale a 6026(+1%), il cac francese scende a 5175(-0,9%) in rialzo l'Italietta alla vigilia delle elezioni: l'SPmib a 37990(+0,2%) ed il Mibtel a 29480(+0,6%).
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: venduto il nasdaq100

PREVISIONI: settimana prepasquale
Lunedì dati nipponici e francesi, mentre dagli USA parlano altri due membri della Fed. Martedì esce il bollettino mensile della BOJ, e dall'Europa l'indice Zew di aprile, dagli USA parla un altro membro Fed. Mercoledì sarà il turno del deficit commerciale USA di febbraio, che potrebbe presentare un miglioramento(in quel mese vendite al dettaglio deboli e petrolio in calo), e delle scorte petrolifere. Giovedì, si conclude con la giornata più importante della settimana: le vendite al dettaglio americane di marzo, unite ai prezzi import-export ed alle scorte delle imprese, oltre che ai sussidi settimanali ai disoccupati, e seguite dall'indice del michigan di aprile ed infine da altri 3 interventi di membri Fed.Venerdì infine, la gran maggioranza dei mercati sarà chiusa per le festività pasquali.

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
venduto 1 mini-nasdaq 100 scad. giugno a 1705 chiude a 1740 (minus di 700$)
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, comm.ni incluse, è a +1170 euro (con 17 operazioni effettuate su eurodollaro+ 1 sul nasdaq); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +0,95% ed equivalente al +3,75% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 3% , il 97% è in conto corrente al 2,5% lordo (tasso iwbank).
Situazione non brillante, appesa al momento al nasdaq100. Come asset- asset ci vuole pazienza, l'anno è ancora lungo. Ci vorrebbe un pò di asset-trading, e sto testando possibili sistemi utilizzabili, resi difficili però dalla necessità primaria di consentire a chi segue di operare con i miei stessi prezzi, senza disguidi dovuti a ritardi vari (è questo criterio che mi sono imposto, a fare la differenza rispetto all'anno scorso).

4/02/2006

La nota sui mercati 2.4

La settimana 27-31 marzo 2006

ECONOMIA: la velocità di circolazione
La fed ha alzato per la quindicesima volta portando i tassi al 4,75% e dal comunicato si evince che a maggio alzerà ancora al 5%. E poi? i mercati, come i bimbi nel sedile di dietro durante un lungo viaggio in macchina, chiedono: siamo arrivati? aspettano lo stop da un momento all'altro, se non al 5 al 5,25. E nel frattempo comprano tutto ciò che possono, nonostante le banche centrali asiatiche non sostengano più i bond, i cui rendimenti stanno arrivando anche loro nei pressi del 5%. L'oro che storicamente sale quando i tassi d'interesse reali scendono, è quasi arrivato a 600 cioè ai massimi da 25 anni. Lo stesso dicasi per argento, rame e naturalmente per il petrolio che si è riavvicinato a quota 70. Dunque commodities ed energetici al rialzo, ma anche l'occupazione ufficiale è in rialzo, così come la capacità produttiva utilizzata, gli indici di fiducia un pò ovunque, per non parlare dei mercati azionari.
L'inflazione degli asset c'è, e certamente ci sono le condizioni affinchè il potenziale aumenti le pressioni inflazionistiche. Ma allora, perchè la fed dovrebbe fermarsi al 5-5,5% nominale(che equivale a un 1,5-2% scarso in termini reali, già con l'inflazione ufficiale attuale)?
Dal punto di vista storico, tra il 1946 ed il 2000 il tasso medio ufficiale della Fed , nominale, è stato superiore al 6%, ed era al 6,75 al culmine della precedente bolla del duemila. I tassi inoltre non sono tutto, quello che anzi conta di più è la liquidità globale, corretta per la quantità di effetto leva del sistema: banche, consumatori, imprese, fondi d'investimento, tutti stanno spremendo liquidità il più velocemente possibile e questo lo si vede dalla velocità della moneta, che misura quanto la moneta giri nel sistema(il numero di volte , nell'anno, che l'unità monetaria passa di mano).Sono tre anni che la velocità della moneta sale, come si evince dal rapporto tra PIL nominale e quantità di moneta(M2) esistente; ma ancor più interessante è il rapporto tra liquidità e velocità:
si trova ora al punto più basso degli ultimi 13 anni, e ha superato i picchi raggiunti al top della bolla asiatica nel 1997 e al top della bolla internet del 2000. Il motivo è la sempre maggiore fame di leva finanziaria (occorre tenere presente che il fenomeno della leva finanziaria oggi si presenta in varie forme che investono un pò tutto: dai mutui a tasso variabile, alle carte di credito, agli hedge funds, etc.) a sua volta provocata dal fatto che imprese, investitori e consumatori oggi si comportano come se non ci fossero rischi, per cui se li assumono a fronte di remunerazioni sempre più basse, in molti casi vicini allo zero.
Ma la Storia insegna che i periodi di azzeramento del premio per il rischio, finiscono male, molto male. Oggi siamo al paradosso che le obbligazioni dei paesi emergenti rendono praticamente lo stesso di quelle dei paesi sviluppati, che a loro volta non coprono neanche l'inflazione ufficiale. Insomma siamo all'irrazionalità bella e buona, e ci si è arrivati seguendo il ciclo classico: abbassamento dei rendimenti, abbassamento della volatilità,e dunque spostamento verso gli investimenti più rischiosi(emergenti,azioni, commodities,etc.), aumento progressivo del grado di leva finanziaria, che a sua volta provoca un aumento della domanda di capitale.
Allorquando nel mondo reale compare l'inflazione e le banche centrali sono costrette ad alzare il costo reale del capitale, inizia la catena inversa, perchè a un certo punto tale costo(tasso d'interesse reale) diviene superiore al profitto (rendimento reale delle varie classi di investimento). Ed è quello il momento in cui la bolla si sgonfia dapprima lentamente, poi drasticamente, precipitando nel panico finanziario, quando tutti corrono verso l'uscita all'insegna del si salvi chi può.
La scommessa attuale dei mercati è che la fed non andrà oltre il 5,5% al massimo, la Bce non oltre il 3,5%, il Giappone -se e quando- non oltre l'1-2%. Tassi nominali cioè che manterranno i tassi reali schiacciati all'1-2% (con una generosa valutazione dell'inflazione), se non prossimi allo zero, e dunque renderanno sempre conveniente l'attuale struttura degli investimenti, a premio per il rischio nullo o quasi. Tale scommessa si basa sull'assunto che l'inflazione ufficiale resti sotto controllo, così come nell'interesse dei governi (che infatti la sottostimano contabilmente).
Ma non appena dovesse trasparire - nonostante tutto - che il genio inflazionistico è uscito dalla lampada.....

MATERIE PRIME : ai massimi
Il petrolio si impenna,in scia alla questione iraniana, e conclude a 66,6(maggio); fa eccezione il gas naturale, che risente delle buone condizioni climatiche, sceso a 7,2(maggio). L'Iran ha rigettato la richiesta ONU di abbandonare l'arricchimento dell'uranio, ed ha annunciato una settimana di "war games" con migliaia di truppe nel golfo persiano per preparare le sue forze armate ad eventuali minacce. Nonstante il consiglio di sicurezza dell'ONU abbia specificato che il suo ultimatum, in cui dà 30 giorni di tempo all'Iran, non sia un impegno definitivo perchè firmato solo dai membri permanenti; e nonostante l'insistenza con cui Russia e Cina hanno fatto escludere una clausola in cui si cita il ruolo dell'ONU per mantenere la sicurezza internazionale anche con l'uso di azioni militari, l'escalation di questa settimana non poteva lasciare insensibile il mercato petrolifero. La guerra delle parole continuerà probabilmente a lungo, perchè USA e Gran Bretagna a causa dell'Iraq non sono in grado di agire da soli, mentre Cina e Russia certamente non supporteranno alcuna azione militare.
Ai massimi dell'anno i metalli, con l'oro a 588(giugno); l'argento a 11,5(maggio) il rame a 246(maggio) il platino a 1070(luglio) il palladio a 337(giugno). Il primo trimestre dell'anno si conclude con incrementi del 12,9% per l'oro, del 28,6% per l'argento, del 9,2% per il rame così come per il petrolio.
L'indice generale CRB(giugno) a 334(+2%).
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: al rialzo
Posizione asset: nulla

CAMBI: vari fattori
Al di là dei dati, il mercato è stato condizionato da due eventi specifici.
Il New York Times ha scritto che alla Casa Bianca si vogliono le dimissioni di Snow, che si è fatto la fama di sostenitore del dollaro forte; questa voce ha dunque messo sotto pressione il biglietto verde facendogli perdere oltre una figura, perchè non si sono sentite smentite ufficiali.
La prossima settimana è atteso un intervento al Congresso di Snow, e quindi la questione tornerà ad influenzare il mercato in un senso(smentita) o nell'altro(conferma). In precedenza vi era stata un altra notizia contro il dollaro: gli Emirati Arabi Uniti sarebbero in procinto di ridurre la loro quota di dollari nelle riserve valutarie del paese; la prossima settimana vi sarà la decisione ufficiale che concerne 23 miliardi di dollari, una cifra non di enorme impatto, ma che può divenire un volano qualora venga considerata una tendenza più generale relativa alle nazioni del medio oriente.
L'eurodollaro scad. giugno dopo un lunedì in sordina, ha avuto un impennata sulla notizia araba martedì prima della fed arrivando fino a 1,215; poi il comunicato della fed lo ha fatto ridiscendere a 1,205 da dove infine giovedì sulla notizia di Snow si è impennato di colpo arrivando oltre 1,22 concludendo la settimana a 1,2175 perchè i dati americani di fine settimana sono risultati forti.
L'euro dal canto suo ha beneficiato di un forte Ifo tedesco, che ha rilanciato le attese per un rialzo dei tassi BCE già nella prossima settimana. Lo yen è rimasto piatto in area 117 con dollaro, perdendo un pò quota con l'euro a 142,5 nonostante i prezzi al consumo siano aumentati dello 0,5% a febbraio (quarto mese consecutivo) e la disoccupazione sia scesa ai minimi: in teoria la restrizione monetaria dovrebbe iniziare, ma il mercato resta convinto che Koizumi la impedirà ancora per qualche mese.
L'indice generale del dollaro a 89,4 (giugno)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: si reinverte la curva
I rendimenti hanno avuto un netto rialzo costante e continuato , e la novità è il maggiore incremento sulle scadenze lunghe che ha portato nuovamente a una modifica della curva che adesso ha annullato la precedente inversione.
Negli USA , come saldo settimanale, il 2 anni sale di 11 cts. al 4,82
il quinquennale di 15 cts. al 4,81 il decennale di 18 cts. al 4,85(il livello più alto dal maggio 2004) ed il trentennale di 20 cts. al 4,89.
Come si vede è dunque tornata una curva normale seppur per pochi centesimi, con un anomalia solo nella parte brevissima(i future a 3 mesi scontano il 5% e il 2 anni è ancora di 1 cts. sopra al 5 anni).
In Europa Bund decennale esplode al rialzo arrivando al 3,8% ( il differenziale a 104 cts.) con un incremento di mezzo punto percentuale durante il primo trimestre dell'anno, segno che la svolta sui tassi inizia finalmente ad essere percepita anche dagli investitori a lungo termine.
Il movimento è globale: in Giappone il decennale arriva all'1,77% ed anche il debito dei paesi emergenti ha espresso incrementi tra i 15 e i 25 cts.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione asset: nulla

BORSE: trimestre record
Il Nasdaq100 scad. giugno si è mosso al rialzo e dopo un minimo a 1683 post fed, è arrivato fino ad un massimo in area 1730 sospinto dal window dressing di fine mese-trimestre, chiudendo a 1725(+1,4% nella settimana). Complessivamente resta in fase di lateralità anche se si è spostato nella parte alta del range; non sono preoccupato e mi aspetto un ritorno verso la parte bassa già dalla prossima settimana.
Il saldo settimanale a WALLY è stato di: -1,5% per il Dow a 11110
-0,6% per lo sp500 a 1295 e +1% per il nasdaq a 2340. Tra i settori, situazioni miste: trasporti (+0,9%) le utilities(-2,4%) le biotech (+0,5%) le banche (-2,3%) Russell (+1,5%) i semiconduttori (-1%).
Tokyo in contro tendenza con rialzo record: +3% a 17060 di nikkey massimo annuo; in Europa fermo il dax tedesco a 5970(+0%) il footsie inglese a 5960(-1%), il cac francese a 5220(+0%) in calo l'Italietta che per il berlusca dovrebbe preocuparsi delle sedute spiritiche di 30 anni fa di Prodi: l'SPmib a 37930(-1%) ed il Mibtel a 29310(-0,9%).
Con la chiusura del trimestre possiamo fare il punto sulla bolla azionaria a livello mondiale vedendo le relative performance da inizio anno:
In Europa, Londra +6% Germania +10% Francia+11% Italia +7% Spagna +10% portogallo +17% danimarca +20% grecia +12% Cipro +44% malta +30% Romania +14% Polonia +13%.
In Africa, Tunisia +16% Marocco +33%Namibia +15% Botswana +10%
In Asia, Giappone+6% Hong kong +6% Cina +11% Singapore +8% Indonesia +14% Vietnam +64% Australia +8% Nuova Zelanda +10% India +20% Pakistan +20%.
In Sud America, Argentina +16% Brasile +13% Messico +8% Cile +11% Venezuela +51% Colombia +16%
In Nord America, Canada +7% Dow Jones +3,6% SP500 +3,7% Nasdaq +3,5%.
C'è qualche indice che è sceso? sì e guarda caso sono quelli mediorientali dove ci si aspetta la guerra: Kuwait -12% Quatar -19% Istraele -1% Giordania -13% , solo l'Arabia saudita mantiene un +2% ma nell'ultimo mese ha perso continuamente.
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: venduto il nasdaq100

PREVISIONI: settimana BCE
Lunedì si inizia con i sondaggi manifatturieri di marzo in Giappone Europa ed USA. Martedì dall'Europa tasso di disoccupazione e prezzi alla produzione(febbraio), mentre dagli USA in assenza di dati sono previsiti parlare ben tre membri Fed. Mercoledì sarà il turno dei sondaggi nel settore dei servizi, europeo ed americano, e soprattutto vi dovrebbe essere l'atteso intervento di Snow al Congresso. Giovedì, preceduto dagli ordini alle fabbriche tedesche e dalle vendite al dettaglio europee(marzo), sarà il momento della BCE: i mercati vi arrivano convinti che alzerà i tassi al 2,75%; io non ne sono convinto, secondo me con la scusa delle elezioni italiane, prenderà tempo anche se nella conferenza Trichet poi manterrà vive le attese per il mese prossimo.Venerdì infine, dopo un nutrito pacchetto di dati tedeschi, si conclude con il dato dei dati:
il mercato del lavoro USA (tanto inattendibile, quanto popolare sui mercati). Le attese sono per un lieve calo in area 190 mila delle nuove buste paga. In caso di forte scostamento al rialzo, rilancerà certamente le attese per la prosecuzione del rialzo dei tassi americano(sostenendo il dollaro e deprimendo borsa e bond); e viceversa nel caso di forte scostamento al ribasso.
Sull'eurodollaro le pressioni potranno dunque arrivare da molte parti: oltre ai dati normali, vi saranno le decisioni di Snow e della BCE, nonchè infine il super dato di venerdì. Sul nasdaq100, sarà decisivo il mercato del lavoro.

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
venduto 1 mini-nasdaq 100 scad. giugno a 1705 chiude a 1720 (minus di 300$)
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, comm.ni incluse, è a +1170 euro (con 17 operazioni effettuate+ 1 sul nasdaq); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +1,25% ed equivalente al +5% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 3% , il 97% è in conto corrente al 2,5% lordo (tasso iwbank).

3/29/2006

Speciale Manipolazioni

Speciale Manipolazioni

La manipolazione delle statistiche , formalmente legale, è uno strumento sempre più importante di politica economica dei governi. Ne ho parlato spesso, ma credo sia interessante tornarci sopra, con riferimento all'esperienza degli USA. Come traders ed economisti siamo bombardati ogni giorno da una miriade di dati, dai quali guarda caso tende sempre ad emergere quanto la disoccupazione e l'inlfazione siano bassi, e la crescita del PIl alta. Vi è una discrepanza evidente tra ciò che la gente comune percepisce nella realtà, ed il quadro roseo che proviene dalle statistiche; ma il governo ha buon gioco parlando di "inflazione percepita", e le persone del resto pensano facilmente di sbagliarsi, vista la massa di stipendi pagata ai "contabili". Il tutto avviene in modo perfettamente legale perchè gli esperti si prodigano nella produzione di una gran quantità di note a piè di pagina e di note metodologiche, ben sapendo che pochi vanno a studiare i dettagli. Peccato che sia proprio in questi dettagli che il diavolo si nasconde.

Quello che è avvenuto durante gli anni è che le metodologie impiegate per creare le serie statistiche più seguite, come quella sul PIl, sui prezzi al consumo, l'occupazione, etc., sono state via via modificate in modo da sovrastimare la crescita e sottostimare l'inflazione e la disoccupazione.
Ad esempio, il vero tasso di disoccupazione americano è intorno al 12% contro il 5 ufficiale, se si segue la metodologia che corrisponde al buon senso comune, e che era quella utilizzata trent'anni fa. Lo stesso dicasi per i prezzi al consumo che sono all'8% contro il 4 scarso ufficiale.
E il PIL reale dunque è in stagnazione, non in espansione del 4%, se deflazionato con l'8% dei prezzi sopra menzionato.
Il governo Usa aveva capito già dai tempi di kennedy che la gente preferisce sentire buone notizie anche se false, e fu a quell'epoca che la manipolazione statistica iniziò.
Per la disoccupazione, fu creata la categoria dei "lavoratori scoraggiati", che include i disoccupati che non risultano iscritti alle liste di collocamento da 4 settimane, contandoli separatamente; sotto Clinton, si smise perfino di contarli, e così circa 5 milioni di persone senza lavoro non figurano tra i disoccupati.
Per i prezzi al consumo, fu Greenspan che se ne uscì con il concetto di "sostituzione". Lo scopo dell'indice era misurare la variazione del costo di un paniere fisso di beni e servizi durante il tempo, ma Greenspan sostenne che occorreva consentire , ad esempio, di sostituire nel paniere gli hamburger alla bistecca quando quest'ultima sale di prezzo, perchè è plausibile che la gente l'avrebbe sostituita con il primo. Il problema è che se si consente la sostituzione non si misura più uno standard costante del costo della vita, al massimo si misura il costo della sopravvivenza.
Ma l'interesse governativo è troppo forte per resistere alla tentazione, basti pensare che gli assegni della sicurezza sociale sarebbero oggi del 70% più alti se si usasse lo stesso paniere che c'era ai tempi di Carter.
Inoltre alla sostituzione fu aggiunta la ponderazione, sotto Clinton, per cui il Bureau delle statistiche sul lavoro modificò la media aritmetica fino ad allora in uso, con un metodo geometrico varibile nel tempo, un gioco puramente matematico con il quale se qualcosa sale di prezzo si riduce la sua ponderazione, ottenendo un indice più basso, e al contempo se qualcosa va giù di prezzo il suo peso aumenta. Et voilà le jeux son fait.

Ma non finisce qui, nell'ultimo decennio sono state aggiunte le tecniche di calcolo edoniche, per cui se un prodotto tecnologico costa sempre lo stesso, ma la sua potenza o qualità aumenta, si calcola un prezzo teorico più basso, e con questo sistema si ottiene facilmente ad esempio di far risultare con il prezzo in calo anche prodotti il cui prezzo in realtà aumenta.
Per quanto concerne il PIL, se si correggono i numeri forniti dal governo con la miriade di revisioni e ridefinizioni applicate con frequenza crescente a partire da metà anni 80, si trova che vi è una sovrastima di circa il 3% annuo, a cui va aggiunta quella che si ottiene in termini reali utilizzando l'indice dei prezzi al consumo sottostimato come sopra illustrato.
Uno dei sistemi più diabolici usato nel calcolo del PIL concerne i redditi imputati, il che significa ad esempio che per un proprietario di casa non solo non si considera il pagamento delle rate di mutuo ipotecario, bensì si considera un affitto teorico come se lo pagasse a se stesso. Non scherzo: si chiama "reddito imputato" ed è in questi anni il segmento a maggior crescita del reddito personale dei cittadini. Questo fantomatico incasso non solo gonfia il PIL ma anche aumenta il reddito medio delle famiglie che in realtà per ora sta diminuendo, come si evince dall'esplosione dei debiti personali, perchè senza crescita nel reddito non si riesce a sostenere la crescita dei consumi su basi sane, ma solo su basi malate, cioè indebitandosi.
Esattamente quello che fa il governo.
L'ammontare dell'indebitamento che il governo riconosce ufficialmente è già enorme di per sè, ma in realtà è molto superiore. La manipolazione di questa statistica avviene ignorando il cosiddetto GAAp (principi di contabilità generalmente accettati), ed attraverso l'esclusione dall'indebitamento governativo di ciò che concerne la sicurezza sociale. I numeri sul deficit statale annunciati dalla Casa Bianca sono quelli relativi alla cassa, e non tengono conto degli impegni futuri già presi. La differenza è notevole.Nel 2004 ad esempio risulta un deficit di 412 miliardi, ma l'equivalente numero su base Gaap è di 616 miliardi; e se a questo si aggiunge il debito della sicurezza sociale si arriva a 3,4 trilioni.
Il totale del debito accumulato a fine settembre era arrivato a 51 trilioni, cioè oltre il 400% del Pil nominale, ecco perchè gli USA sono già una grande Parmalat.
La fed naturalmente evita il fallimento stampando nuova moneta, che però produce inflazione (non rilevata come visto sopra), ma essendo il peso dei debiti sostenuto in gran parte dall'estero, una quantità crescente di tali dollari va all'estero per pagare gli interessi, il che deprime l'economia USA ed esporta inflazione all'estero.
(La situazione italiana è simile, ma meno difendibile perchè l'italietta non può stampare la moneta internazionale).

In conclusione, tramite queste manipolazioni statistiche, i governi riescono a tassare occultamente i cittadini, facendo sistematicamente aumentare l'inflazione più dei redditi e degli interessi pagati sui loro debiti(moneta e obbligazioni), gran parte dei quali vengono oltretutto camuffati grazie a tecniche di contabilità creativa.
Ne beneficiano le grandi corporations, anch'esse in posizione strutturale debitoria netta, in quanto sono loro a pagare sempre meno in termini reali salari e stipendi. Questo spiega perchè mentre la massa fatica ad arrivare a fine mese, le grandi corporations sguazzano nell'oro (finanziario) tanto da ricomprarsi le proprie azioni o quelle dei concorrenti(spesso e volentieri senza alcuna logica industriale, al solo scopo di aumentare i già ingenti profitti eliminando forza lavoro). E adesso va di moda sfruttare i giovani al loro ingresso nel mondo del lavoro, tramite legislazioni inaccettabili proprio perchè sono soprattutto le grandi imprese a beneficiarne e proprio mentre fanno crescenti profitti miliardari.

Negli ultimi venti anni vi è stata una macroscopica redistribuzione di ricchezza dal fattore lavoro al fattore capitale, dal salario al profitto, come successe negli anni 30 e che non a caso sfociò nella Grande Depressione. Oggi l'innovazione consiste nell'inflazione degli asset e del credito che illude ampie fasce di popolazione, ma un sistema capitalistico basato sul consumismo di massa, non può deprimere a lungo il potere d'acquisto reale dei consumatori, pena l'implosione del sistema.
Purtroppo l'Avidità non consente di imparare la lezione, e la storia si ripete (mutatis mutandis).

3/25/2006

La nota sui mercati 25.3

La settimana 20-24 marzo 2006

ECONOMIA: verso la stagflazione
Iniziando dalla fine, venerdì si è saputo che le vendite di nuove case americane a febbraio sono crollate di oltre il 10%, il declino maggiore da 9 anni e la quarta riduzione mensile negli ultimi sei mesi. Questo dato è in apparente contraddizione con quello del giorno precedente relativo ad un inatteso incremento del 5% delle vendite di case esistenti. In realtà i due dati sono tipici della fase iniziale di scoppio della bolla immobiliare ormai decennale. Infatti l'incremento nella prima categoria si spiega con ragioni speculative che sempre spingono i venditori a monetizzare i guadagni ed i compratori "in ritardo" ad affrettarsi sul mercato in queste fasi in cui i prezzi sono ai massimi; la tendenza sottostante del mercato è invece rappresentata proprio dall'andamento delle case di nuova costruzione, insieme con l'andamento delle richieste di mutui ipotecari sceso ai minimi da 3 anni. Altro indicatore del fine bolla è il livello dei prezzi cui avvengono le transazioni, il cui tasso di incremento è in decelerazione ovunque, più sostenuto sulle case esistenti(+7% rispetto all'anno prima) e tendente verso lo zero per le nuove case (+2,6%). Inoltre aumenta decisamente l'invenduto (+23% rispetto a 12 mesi prima).
Insomma siamo vicini al fine corsa per il settore trainante dell'economia USA, e non tarderanno a manifestarsi i riflessi sui consumi ed anche sull'attività economica del settore edile nel suo complesso, che spingeranno l'intera economia verso la stagnazione.
Ma la settimana appena conclusasi è stata interessante per altri due motivi. Il primo è che i prezzi alla produzione hanno sorpreso al rialzo(+0,3%) nello stesso mese in cui quelli al consumo lo hanno fatto al ribasso (+0,1%) e questo significa che a febbraio si sono contratti i margini di profitto, come risulterà dai bilanci del primo trimestre che si conosceranno nei prossimi due mesi; poichè è molto probabile che le imprese reagiranno trasferendo ai consumatori gli aumenti di prezzi subìti alla produzione, l'inflazione tenderà ad aumentare, proprio mentre la crescita diminuirà per la sopracitata contrazione dell'immobiliare.
Dunque stagflazione, attualmente fuori dalla mente del consensus, ma in realtà sempre più vicina.
Il secondo motivo di interesse è stata la preferenza mostrata da Bernanke per la propria ipotesi di spiegazione della causa del deficit USA (da lui imputato all'eccesso di risparmi mondiali), che significa una preferenza a considerare più basso il livello dei tassi di interesse reali considerato "neutrale" per l'economia; quindi è presumibile che Bernanke spingerà la Fed a fermarsi quanto prima nel rialzo dei tassi, soprattutto se le evidenze di stagnazione aumenteranno, mentre le evidenze inflazionistiche gli impediranno di ridurre i tassi.
Quindi, quello che mi pare più probabile è che i mercati si troveranno durante il secondo trimestre ad affrontare uno scenario in cui si vedrà: ridurre la crescita - aumentare l'inflazione- fermarsi la Fed.
Al di là di qualche iniziale entusiasmo della Borsa per quest'ultimo evento, gli incauti compratori di azioni saranno proprio quelli che si troveranno peggio, allorchè si vedrà che la stagflazione avanza e che la Fed ha in pratica le mani legate: e prevedo per loro una pessima estate quando si troveranno con le delusioni sugli utili aziendali e il petrolio in forte aumento.
Altra vittima designata è il dollaro che velocemente si sposterà verso 1,3 con euro e 110 con yen mentre gli investitori obbligazionari è probabile si vengano a trovare in difficoltà solo se il protezionismo montante spingerà gli asiatici a ridurre il sostegno finora dato a questo comparto, facendone alzare i rendimenti. Nel caso contrario, cioè se il sostegno verrà ancora accordato e i rendimenti resteranno sui livelli attuali, la conseguente riduzione in termini reali spingerà sempre più al rialzo i beni rifugio(preziosi in testa).

Concludendo: questa settimana mi conferma vieppiù della bontà del piano di asset-asset 2006 che si incentra sull'andare "corto" di borsa e dollaro, e "lungo" di petrolio ed oro. Sono convinto che tra aprile e maggio vi saranno delle occasioni per entrare su prezzi appetibili, e che i frutti di questa stratregia si coglieranno durante l'estate.

MATERIE PRIME : si sale
Il petrolio, nel saldo settimanale è restato pressocchè invariato anche se ha avuto oscillazioni giornaliere marcate a cavallo della prima riduzione nelle scorte USA , per concludere a 64,2(maggio) ed il gas naturale a 7,4(maggio).
In netto rialzo invece i metalli, sostenuti dal nuovo indebolimento dello yen e nel finale dall'ipotesi che i tassi USA possano fermarsi prima del previsto, con l'oro a 560(aprile); l'argento a 10,7(maggio) il rame a 240(maggio) il platino a 1051(aprile) il palladio a 334(giugno).
L'indice generale CRB(giugno) a 328.
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: al rialzo
Posizione asset: nulla

CAMBI: lo yo-yo
Prezzi alla produzione e case esistenti hanno provocato l'ennesimo ribaltone sul dollaro che era arrivato a recuperare quasi tutto ciò che aveva perso la settimana precedente, salvo riperdere nel finale (nuove case e beni durevoli anch'essi deboli) riuscendo però a mantenere nel saldo settimanale l'1% di incremento. Lo yen è stato il più debole (arrivando fino a quota 118 con dollaro), portando l'euroyen verso 142.
L'eurodollaro scad. giugno ha perso fino a 270 tiks tra lunedì notte e venerdì mattina, e solo nel pomeriggio finale ne ha recuperato circa un terzo concludendo a 1,21. A inizio settimana non mi aspettavo un movimento così intenso per cui avevo messo l'ordine di acquisto a 1,213 originariamente valido per tutto il periodo; ma dopo averlo mancato per 1 tick ed aver visto il debole rimbalzo seguitone, ho cancellato l'ordine ed è stato un bene perchè altrimenti sarei stato stoppato a 1,209 (minimo a 1,201). Confermo pertanto che preferisco sospendere questo tipo di operatività, anche perchè si sta avvicinando il momento in cui entrerò in asset-asset al ribasso del dollaro.
L'indice generale del dollaro risale a 89,7 (giugno)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: neutrale
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: si reinverte la curva
I rendimenti hanno seguito il profilo del dollaro ma con differenze marcate tra le varie scadenze che hanno espresso una curva invertita.
Negli USA , come saldo settimanale, il 2 anni sale di 7 cts. al 4,71
il quinquennale di 4 cts. al 4,66 il decennale frrmo al 4,67 ed il trentennale scende di 3 cts. al 4,69.
In Europa Bund decennale in lieve rialzo al 3,63% ( il differenziale a 104 cts.).
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: neutrale
Posizione asset: nulla

BORSE: Wally in attesa
Il Nasdaq100 scad. giugno si è mosso tra un massimo a 1727 toccato martedì sera, ed un minimo a 1670 registrato il mercoledì successivo (effetto Microsoft nella notte); dopodichè è restato poco mosso tra area 1680 testata due volte e risultata un buon supporto di breve, e 1705 (mio prezzo di carico, rivelatosi resistenza) per concludere in lieve calo a 1697. Siamo quindi in piena lateralità, e sarà la reazione alla Fed di martedì sera a dettare la prossima tendenza di breve.
Il saldo settimanale a WALLY è stato di: +0% per il Dow a 11280
-0,3% per lo sp500 a 1303 e +0,3% per il nasdaq a 2313. Tra i settori, scendono i trasporti (-0,8%) le utilities(-2%) le biotech (-2,5%) le banche (-0,3%) mentre salgono le piccole capitalizzazioni (Russell +1%) e i semiconduttori (+1,7%).
Tokyo sale con +1,5% a 16560 di nikkey; in Europa sale il dax tedesco a 5970(+2%) il footsie inglese a 6036(+0,5%), il cac francese a 5220(+1,5%) resta ferma solo l'Italietta dell'attentato pre-elettorale già annunciato: l'SPmib a 38360(+1%) ed il Mibtel a 29550(+1,5%).
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: nulla

PREVISIONI: settimana Fed
Lunedì non c'è nulla, ma Martedì dopo l'IFO tedesco e la fiducia dei consumatori USA sarà il giorno della prima decisione fed e relativo comunicato, sotto Bernanke. Le attese sono per il 15simo rialzino di o,25 cts. che porterebbe al 4,75 il livello dei tassi ufficiali, e costituirebbe una forte sorpresa qualsiasi diverso esito; proprio per questo è impensabile che Bernake voglia esordire in siffatta maniera. Tutta l'attenzione dunque sarà riservata al fraseggio del comunicato: se trasparirà una pur lieve tendenza ai toni morbidi, avremo le classiche reazioni (dollaro giù e borsa sù), viceversa nel caso contrario. Secondo me nella sostanza non cambierà molto: si dirà che la crescita continua positiva, che l'inflazione è sotto controllo, e che il futuro dei tassi dipenderà dai dati in arrivo. Mi pare prematuro che si mandi un messaggio chiaro, comunque le sorprese sono il pane quotidiano in questa attività.
Dopo un mercoledì passato a digerire la Fed, con le sole scorte petrolifere in arrivo, Giovedì e Venerdì si ricomincia con vari dati, sia nipponici ed europei, sia americani. Tra quest ultimi, la terza stima finale del PIL nel quarto trim. del 2005, redditi e spese delle famiglie con relativo deflatore, l'indice di chicago per marzo e gli ordini alle fabbriche con cui si concluderà non solo la settimana ma anche il mese di marzo e il primo trimestre (possibili quindi movimenti derivanti da politiche di facciata contabile).

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
venduto 1 mini-nasdaq 100 giugno a 1705 chiude a 1697,5 (+150$)
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, comm.ni incluse, è a +1170 euro (con 17 operazioni effettuate+ 1 sul nasdaq); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +1,65% ed equivalente al +7,5% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 3% , il 97% è in conto corrente al 2,5% lordo (tasso iwbank).