4/14/2008

Capitalcomunismo e Pluteodemocrazia

ECONOMIA: Capitalcomunismo e pluteodemocrazia
(dalla Nota sui mercati del 6.4)
Le recenti misure straordinarie, prese dalle autorità monetarie e politiche per evitare l’implosione immediata del sistema finanziario, riusciranno a ritardare la Grande Depressione, ma al caro prezzo di un danno ancora maggiore al sistema monetario e all’economia reale. Sono un disastro nel disastro. Invece di riconoscere gli errori che hanno portato al disastro attuale, continuando a ripeterli con forza addirittura maggiore, si assicura matematicamente il disastro futuro, enorme perchè si cumulerà a quello attuale.
Il focus infatti alla Fed e a Washington resta sostenere ad ogni costo, l’immobiliare, la borsa azionaria, e in genere i prezzi inflazionati degli assets, allo scopo di mantenere l’eccesso di consumi di un economia basata sui servizi, chiaramente in bolla. Si crede che salvando scandalosamente (ed illegalmente) la finanza screditata, si genererà sufficiente nuovo credito per evitare la Grande Depressione. A tal fine si produce Iperinflazione e non solo si mettono in azione le tipografie della Fed, ma anche si subappalta la stampa alle varie Fannie, Freddie, FHLB, al sistema bancario in generale : tutti costoro possono oggi emettere “moneta”, cioè debiti con l’implicita garanzia dello Stato.
La strategia scelta, ormai chiaramente emersa, è infatti nazionalizzare la screditata finanza di Wall Street: disperata ed illegale, probabilmente fermerà nel breve termine l’implosione finanziaria. Ma il problema con questo tipo di strategia, è che si riverserà un ancora più grande ammontare di debito, sponsorizzato dal governo, sulle spalle di fragili strutture creditizie largamente dipendenti dai mutui ipotecari.Il disastro che abbiamo visto di recente si è verificato perchè era insostenibile una struttura debitoria basata sullo schema Ponzi (I debiti si ripagano facendo nuovi debiti), che richiede per definizione una continua e crescente quantità di credito speculativo: il giorno in cui quest’ultima è appena decelerata, il crollo è stato inevitabile. E tale giorno non poteva non arrivare perché le sottostanti proprietà immobiliari non hanno la capacità di generare il rimborso dei debiti, all’infinito; si è potuto andare avanti finchè vi è stata la disponibilità ad accollarsi nuovi mutui per ammontari tali da ripagare la montagna pre-esistente, che si è andata accumulando fino al punto di rottura; tale disponibilità non poteva che basarsi sul miraggio di prezzi delle case continuamente crescenti. MA era evidente già da tempo agli osservatori razionali : poiché i prezzi non possono salire all’infinito, appena avessero iniziato a scendere si sarebbero trascinati tutta la finanza sopra costruitavi.
Ebbene le autorità cercano adesso a tutti i costi di far ripartire quel meccanismo. Invece, l’ultima cosa di cui il sistema abbisogna ora, sono nuovi trilioni di debiti ipotecari, anche se ovviamente per un po’ sosterranno il consumo e l’economia dei servizi in bolla (perché consuma più di quanto produce). E’ sconfortante non sentire una sola parola, nella massa di dichiarazioni ed analisi ruotanti attorno alla crisi, che metta a fuoco il vero grande problema dell’economia a stelle e strisce, che è anche IL problema per tutto il mondo:quello intrinseco ad una struttura economica basata su servizi, con eccesso di consumi, e tenuta in piedi da immobili e finanza; e cioè che genera per forza debito eccessivo rispetto alle garanzie reali disponibili e alla capacità di creare ricchezza economica. Per un po’ sembra un “miracolo economico”, poi inevitabilmente si rivela per quello che è: vivere al di sopra dei propri mezzi, lasciandosi alle spalle una struttura estremamente fragile, sia economicamente che finanziariamente.
Ricordo che la teoria economica, in un contesto di libero mercato (quindi concorrenza perfetta e assenza di vincoli politici alla domanda e all’offerta di tutti i beni e servizi a cominciare dalla moneta), prevedeva che in casi del genere, cioè di eccesso di consumi e quindi di deficit estero, si sarebbe generato un riequilibrio automatico, via svalutazione del cambio e rialzo dei tassi di interesse e calo della borsa, i quali avrebbero frenato i consumi ed aumentato le esportazioni. Invece in un contesto di mercato non libero, a pianificazione centralizzata (in cui i tassi di cambio e i tassi d’interesse sono fissati a tavolino senza tenere conto della domanda e dell’offerta) non solo non si può verificare il riequilibrio, bensì si produce uno squilibrio crescente e duraturo. Ciò perché il riciclaggio dei dollari da parte dei creditori esteri, impedisce la svalutazione necessaria e soprattutto provoca tassi di interesse anormalmente bassi (il famoso “conundrum”), che alimentano l’inflazione della borsa e degli assets, sostenendo un livello di consumi eccessivo.
E’ qui il cuore del disastro, MA fin quando l’alchimia finanziaria è capace di creare sufficiente “moneta” per sostenere lo squilibrio, ed il resto del mondo accetta di accumulare crediti in dollari , si può far finta di niente, come si è fatto finora, e come si tenta di fare anche per il prossimo futuro. Onestà e razionalità imporrebbero invece -adesso che non si dovrebbe più far finta di niente-, di riconoscere il cuore del problema e accettare l’inevitabile cura , ridimensionando il tenore di vita, per evitare un disastro di dimensioni sempre maggiori in futuro.Invece con la scandalosa copertura dello Stato ai debiti in essere, sia ipotecari che finanziari in genere, si sceglie di continuare a rimandare il problema; ma così si infierisce un colpo mortale alla fiducia nel dollaro, già fortemente incrinata. La realtà, infatti, è che la massiccia portata di nuovo credito necessario a sostenere l’attuale deficit con l’estero, e i deflussi di dollari che ne scaturiscono, si dimostrerà (come già si è dimostrato) solo ancora più destabilizzante per i mercati e per l’economia reale di tutto il globo terracqueo.Mettere una garanzia statale (per giunta di uno Stato già proiettato alla bancarotta) dietro ai debiti privati, non può sostituire una sana struttura economica. E l’attuale struttura economica USA non riesce a produrre quanto necessario per soddisfare i bisogni interni e generare esportazioni sufficienti a compensare i beni importati e le risorse energetiche a loro volta generati dall’ eccesso di consumi. L’attuale economia “dei servizi” non basta allo scopo. Come si è visto dai dati occupazionali di venerdì, i posti di lavoro manifatturieri persi a marzo sono stati 93 mila che si sommano ai 92 mila di febbraio e ai 69 mila di gennaio, per un totale di 254 mila nel primo trimestre del 2008; nel frattempo , scuola, sanità, ristoranti e bar, hanno aumentato i loro addetti di 178 mila unità (nel primo trimestre): è più che evidente che gli USA hanno bisogno di consumare meno e produrre di più. Nello specifico, hanno bisogno di creare molto meno credito improduttivo (specialmente ipotecario e “asset- based”), e di allocare risorse, a cominciare dai lavoratori, dai bar alle fabbriche. Di questo si dovrebbe dibattere, sotto la sferza della crisi finanziaria. Invece, con il compiacimento generale, si discute solo di trucchi (come quello contabile rilanciato questa settimana, di valorizzare ai costi di carico gli assets in sofferenza nei bilanci delle banche), di farraginose nuove regolamentazioni, e di come far pagare i costi ai cittadini senza che se ne accorgano.
Gli alchimisti continuano dunque ad andare per la maggiore. E la più grande alchimia è quella di trasformare a poco a poco l’Occidente da un sistema economicamente capitalista e politicamente democratico, in un sistema economicamente capitalcomunista e politicamente pluteodemocratico. Ricordo infatti che il capitalismo è basato sulla proprietà privata dei profitti e delle perdite rivenienti dall’attività economica, con la finanza a supporto di quest’ultima; mentre il comunismo è basato sulla proprietà comune dei profitti e delle perdite rivenienti dall’attività economica e finanziaria.Ebbene oggi abbiamo sotto gli occhi un sistema misto, basato sulla PROPRIETA’ PRIVATA DEI PROFITTI e sulla PROPRIETA’ COMUNE DELLE PERDITE rivenienti dall’attività finanziaria nel frattempo divenuta prevalente rispetto a quella economica. E’ il CAPITALCOMUNISMO, cui fa da contraltare un sistema politico in cui comandano Dio e mammona, soldi e religione (pluteocrazia), dando al popolo l’illusione di “decidere”, tramite elezioni formali (democrazia); illusione, perché la scelta è sempre tra possibilità preconfezionate dai pluteocrati (non può concorrere realisticamente alle elezioni chi non disponga di ingenti capitali o di potenti movimenti religiosi).E’ la PLUTEODEMOCRAZIA.Potrebbe non esserci nulla di male. Peccato però che sia ormai evidente: Capitalcomunismo + pluteodemocrazia= distruzione del pianeta. E questo per un motivo ben preciso: perché in un sistema del genere l’avidità di chi comanda non ha contrappesi, e diviene schiavo della crescita continua ed illimitata, in palese contraddizione con l’ambiente, il globo terracqueo, purtroppo limitato.

6/09/2007

Economia: particulare versus generale

ECONOMIA: particulare versus generale
Mercoledì 6, a proposito del tonfo della borsa e dell'impennata dei rendimenti, scrivevo che il movimento in essere non sarebbe durato per molto. Ed infatti già venerdì, tutto è rientrato. Gli indici dopo una modesta correzione del 3% hanno recuperato la metà delle perdite in poche ore; i rendimenti idem. Fare questa giusta previsione in tempo reale è stato facile sapendo dove guardare. Nulla è cambiato nella politica monetaria globale: Cina e Giappone continuano imperterrite a pompare liquidità, la Fed non si sogna neanche lontanamente di alzare i tassi, la BCE prosegue i suoi rialzini di facciata a passo di lumaca (ed è parodossale, segno palese della confusione dei tempi, che siano le sinistre-sindacati-etc. a criticare la BCE per il rialzo dei tassi: non capiscono che la truffa ai danni del popolo consiste proprio nel tenere i tassi d'interesse reali troppo bassi avvantaggiando i grandi debitori; ma tant'è...).
In queste condizioni, come dipinto nella Nota di sette giorni fa, lo scenario probabile resta sempre quello lì descritto. All'interno del quale c'è ovviamente spazio per fasi di volatilità acuta ed esagerata, proprio perchè l'iperfinanziarizzato sistema globale si regge su una serie di meccaniche, vulnerabili in fasi di paura innescabili da vari fattori occasionali.
Ad esempio, questa settimana l'impennata del petrolio dovuta al ciclone direttosi sullo stretto di Hormuz avvenuta mentre uscivano dati sulla produttività in calo e il costo del lavoro in rialzo allorchè Bernanke ripeteva il solito mantra di facciata (la crescita riprenderà, più rischi per l'infazione), ha generato paure di rialzo dei tassi USA facendo superare al bond decennale la soglia del 5% di rendimento. A quel punto sono scattate altre vendite di bond, automatiche e computerizzate, che i giganti del credito ipotecario usano per coprirsi dal rischio di tasso (chi ha crediti a tasso fisso, per proteggersi dal rialzo dei tassi , ovviamente vende titoli di stato a tasso fisso), e dati gli importi enormi in questione ed i soliti meccanismi tecnici (stop loss, speculazione che cavalca il momentum, etc.) in poche ore si è registrato un salto di oltre 10 cts. che è poi arrivato fino a un picco max. a quota 5,20 toccato nella mattina europea di venerdì, ed esclusivamente dovuto alle forzature speculative, catalizzate anche dal rialzo inaspettato dei tassi neozelandesi all'8%, che hanno avuto il contraltare non solo sugli indici di borsa arrivati a perdere il 3% da inizio settimana, ma anche sulle commodities e soprattutto sul dollaro che si è involato contro tutti.
Gioco facile quindi per il PPT(protection plunge team) di Paulson intervenire a sostegno delle quotazioni con l'apertura di Wally approfittando del venir meno dei timori sui danni del ciclone nel golfo persico(petrolio giù) e far scattare il movimento contrario durante il pomeriggio, accelerato nel finale: classico segno di trionfo. Così gli indici recuperavano l'1,5% i rendimenti tornavano al 5,1 il dollaro riscendeva anche se di poco, restando fuori dal rimbalzo solo le commdities (lo faranno la settimana prossima).
Tra l'altro, nella logica malata imperante secondo la quale il rischio inflazione ci può essere solo se c'è la crescita (il che non è affatto vero, soprattutto in quest'epoca di iperfinanziarizzazione), quando avvengono queste cadute impulsive per paura di un aumento dell'inflazione, esiste un paracadute automatico: il combinato disposto rialzo dei rendimenti-ribasso della borsa, rappresenta di per sè infatti un depressore della crescita, e dunque si sconta subito che poi ne seguirà un calo dell'inflazione. A maggior ragione nell'economia americana dove il disastrato settore immobiliare non può che peggiorare se il costo dei mutui sale. Insomma con questa logica, per definizione, le crisi si riassorbono subito. Se poi si considera che chi comanda può facilmente scegliere il momento in cui far invertire la tendenza facendo scendere in campo i suoi bracci armati(le varie Goldman, Morgan etc.), costringendo la speculazione ribassista alle ricoperture, e si considera che i rubinetti della liquidità globale restano aperti al massimo grazie a cinesi e giapponesi, si capisce facilmente come non vi sia partita. Solo eventi esterni molto forti, come una vera e propria crisi geopolitica, possono innescare qualcosa di più serio e duraturo.
Naturalmente, come illustrai a suo tempo in un apposito Speciale, chi comanda - per amplificare i suoi guadagni - necessita di fasi "correttive", di tanto in tanto. Essendo i mercati in bolla, scandalosamente sopravvalutati, è possibile che ci sia un estata molto calda, con altri episodi del genere, ma (finchè non cambiano le sopramenzionate politiche monetarie) saranno sempre riassorbiti(anche se ci scappa il fallimento di qualche grossa entità finanziaria).
Chiarito dunque l'episodio della settimana, preferisco insistere invece sulla natura profondamente cancerogena del sistema in essere.
Avendo tradito la regola della libera concorrenza, tanto semplice quanto essenziale, ed avendo distrutto il funzionamento della legge della domanda e dell'offerta nel settore cruciale della moneta, ridotta a mero atto fiduciario e divenuta monopolio degli Stati che guidano dirigisticamente i tassi d'interesse, si è distrutto il principio base della Teoria dell'equilibrio economico generale , che permetteva all'interesse particolare di trasformarsi in interesse generale.
Ormai non ci sono più speranze, le evidenze crescono di giorno in giorno. Si va dal boom delle fusioni ed acquisizioni (che aumenta il grado monopolistico, in costante crescita in sempre maggiori settori), al disprezzo per i danni irreparabili che il mito della crescita continua arreca allo stesso ambiente fisico in cui l'umanità vive. Con un esempio di attualità, basta vedere il ridicolo esito del G8 in materia di misure ecologiche. Emerge proprio con chiarezza come gli interessi particolari sottomettano senza pietà l'interesse generale.
Laddove oggi sarebbe possibile , tecnologicamente, collegarli in video conferenza senza alcun costo, si spendono invece centinaia di milioni di dollari, e si produce un inquinamento pesante addizionale, per una buffonata mediatica in cui si incontrano dei burattini sapendo già che non potranno concludere nulla di serio, se non dare qualche contentino di facciata con prospettive temporali al 2050 (sigh!), facendo cadere qualche briciola dalla tavola da dare in pasto ai cagnolini scodinzolanti di turno (africani) e mettersi la coscienza a posto.
Penoso.

6/07/2007

Flash: scatta la giostra

Al sorpasso di quota 5% sul decennale USA sono scattate le vendite collegate alla copertura delle montagne di operazioni costruite sui mutui, e il rendimento è schizzato al 5,1%. Questo, finalmente è stato notato anche in Borsa, con lo sp500 in caduta a 1500, che a sua volta ha innescato la parziale chiusura dei carry trade soprattutto quelli in euroyen, con il cambio precipitato velocemente da oltre 164 a poco più di 162; infine la caduta dell'euroyen ha trascinato anche l'eurodollaro che ha perso 100tiks rispetto ad ieri, arrivando a 1,3430.
Poichè la causa del movimento è quella meccanica sopramenzionata, a sua volta originata dal fatto che iniziano a fare capolino anche timori di un rialzo dei tassi (favoriti dall'impennata del petrolio), non credo che si proseguirà per molto, anche se - essendo un mercato altamente drogato come più volte scritto - non si possono escludere eccessi innescati dalle stoploss a catena.

6/03/2007

La Nota sui mercati (3.6)

MATERIE PRIME: hanno smesso di vendere oro
Le banche centrali hanno comunicato di aver venduto negli ultimi mesi ingenti quantitativi di oro, e per quest'anno pare abbiano finito. Immediata la reazione positiva del metallo giallo che ha trascinato tutto il comparto. Il Petrolio resta poco mosso, oscillando tra i dati sulle scorte settimanali e notizie specifiche: la scadenza luglio chiude a 65,1 pressocchè invariata rispetto a sette giorni prima, un livello in essere ormai da 3 mesi. Fermo anche il gas naturale a 7,88 sulla scadenza luglio.Si conclude con: oro a 677(agosto) argento a 13,7 (luglio) rame a 340(luglio) platino a 1295(luglio) palladio a 377(settembre).L'indice CRB a 315 (giugno).
Posizione a oltre 6 mesi: al rialzo
Posizione a 3-6 mesi: laterale
Posizione asset: oro fisico

CAMBI: dollaro fermo
Il dollaro, come indice generale, conclude la settimana allo stesso livello di sette giorni prima a 82,29 nonostante vi siano stati numerosi dati macro. Questi ultimi infatti non hanno fornito sorprese e si sono elisi tra loro: negli USA ad esempio, al PIl un pò più debole del previsto hanno fatto da contraltare dati sull'occupazione un pò più forti.
Il profilo seguito da eurodollaro questa settimana è in linea con lo scenario al ribasso dell'ultima Nota settimanale. Dopo un iniziale allungo a 1,353 subito abortito, è seguito il test di nuovi minimi, concluso venerdì a 1,34, dai quali è rimbalzato nel finale concludendo così come aveva iniziato a 1,346. La pressione al ribasso sembra in fase di esaurimento, anche se quella al rialzo esiste per ora solo come ricopertura dalle precedenti vendite. La prossima settimana ci sono pochi dati,e non importanti, ma in compenso non mancano gli eventi (BCE, Bernanke). Venerdì scadranno le opzioni giugno, ed il range più probabile è l'1,34-1,35.
In alternativa, è possibile ipotizzare due scenari settimanali (ma resto neutrale tra loro perchè molto dipenderà dalla conferenza di Trichet: se verrà interpretata come foriera di ulteriori rialzi oltre il 4% che verrà sancito mercoledì, più probabile il rialzo e viceversa).
Scenario al ribasso: sfondamento di 1,34 e nuovi minimi ipotizzabili fino a 1,336 da dove dovrebbe riportarsi a 1,34 per poi riscendere verso 1,33.
Scenario al rialzo: puntata fino a 1,355, da dove dovrebbe riportarsi a 1,35 per poi risalire verso 1,36.
L'indice generale del dollaro a 82,29(giugno)
Posizione a oltre 6 mesi: dollaro al ribasso generale
Posizione a 3-6 mesi: dollaro laterale
Posizione asset: comprato put spread+ call + straddle(scad. 8 giugno ), venduto straddle scad. settembre

OBBLIGAZIONI: rendimenti ancora sù
Le corporations americane hanno piazzato a maggio nuove emissioni obbligazionarie per la cifra record di 140 miliardi, e nei 12 mesi passati il ritmo di incremento è stato del 16%; è interessante notare che il 65% di queste emissioni riguardano entità puramente finanziarie.
Il rialzo dei rendimenti continua, omogeneo lungo tutta la curva delle scadenze, con il decennale USA che tocca il 4,95% massimo da nove mesi. Come saldo settimanale, negli USA, il future a 3 mesi dic. 2007 sale di 11 cts. a 5,33% , il biennale sale di 11 cts. al 4,97% il quinquennale sale di 13 cts. al 4,92%, il decennale di 9 al 4,95% ed il trentennale di 6 cts. al 5,06%.In Europa il bund decennale sale di 7 cts. al 4,45% per cui il differenziale con il bond USA di analoga durata sale a 50 cts. Anche in Giappone il decennale sale di 4 cts. all'1,76%, così come nei mercati obbligazionari emergenti , con rialzi dei rendimenti nell'ordine dei 10 cts.
Il premio per il rischio sui titoli ad alto rischio è sceso a un minimo record: mediamente 242 cts. in più rispetto ai titoli del tesoro, contro un valore medio degli ultimi 5 anni di 500 cts. (nel 2002 era arrivato a 1240 cts.). Altro record: la quota di titoli di stato USA tra 3 e 10 anni detenuta dall'estero è salita all'80%(il che significa anche che l'80% degli interessi pagati con le entrate fiscali americane se ne va all'estero). I sei principali paesi del golfo arabico hanno nel loro insieme accumulato più riserve estere della Cina: 1,6 trilioni di dollari.
Posizione oltre i 6 mesi: al rialzo dei rendimenti
Posizione a 3-6 mesi: al rialzo dei rendimenti
Posizione asset: nulla

BORSE: si gonfiano
La settimana si conclude con : Dow a 13668 (+1,2%) Sp500 a 1536 (+1,3%) nasdaq a 2613(+2%) nasdaq100 a 1957(+2%) russell 2000 +2,8% trasporti +3,4% utilities +1,4% semiconduttori +1,9% broker-dealer +5,3% Banche +0,5%. I titoli al rialzo sul NYSE hanno oscillato sempre oltre quota 2000. Il rapporto tra put e call scende da 0,93 a 0,73. L'indice della volatilità (VIX) fermo a 12,78 .Il Nikkey sale a 17960(+2,7%) , sempre in piena espansione la bolla sul dax a 7987(+2,8%), salgono tutti gli altri indici: il cac a 6168(+1,9%), il footsie a 6676(+1,9%)resta ferma solo l'italietta senza la benchè minima speranza: spmib a 43010(-0%) e mibtel a 33705(+0,3%).
Momento di pausa per la SUPERBolla in Cina -4,3% ; Brasile +3,5% India +1,6% e Russia+1,9%
Posizione oltre i 6 mesi: ribasso generale
Posizione 3-6 mesi: rialzo generale
posizione asset: comprato put spread sp500, scad. 15 giugno

PREVISIONI: parla la BCE
Lunedì, prezzi alla produzione europei e ordini alle fabbriche americani, entrambi per aprile.
Martedì giornata piena: indici dei servizi a maggio e vendite al dettaglio ad aprile, in Europa;
conferenza internazionale in cui parleranno Bernanke, Trichet e Fukui e dagli USA l'ISM dei servizi a maggio e un discorso di Paulson sulle relazioni sino-americane.
Mercoledì, dopo gli ordini alle fabbriche tedesche la decisione della BCE sui tassi d'interesse (previsti salire al 4%) e la conferenza stampa di Trichet, mentre dagli USA usciranno i definitivi per costo del lavoro e produttività nel primo trimestre e parleranno un paio di membri della Fed.
Giovedì, in Europa molti in festività mentre gli inglesi terranno fermi i tassi d'interesse, nel pomeriggio sussidi USA e vendite all 'ingrosso.
Venerdì si chiude con il deficit commerciale USA di aprile, atteso restare sui livelli elevati del mese precedente.
Come si vede non ci sono dati particolarmente strategici, anche se possono sempre servire come scusa per qualche movimento intraday. La questione fondamentale per il cambio eurodollaro resta l'eventuale indicazione da parte della BCE di ulteriori rialzi durante il 2007.

6/02/2007

Economia: lo scenario probabile

ECONOMIA: lo scenario probabile
Il dibattito macroeonomico sugli USA ruota attorno a due scuole di pensiero.
La prima, sostenuta dalla Fed e maggioritaria sui mercati, è convinta che la frenata del PIL nel primo trimestre sia dovuta al ciclo delle scorte ed all'impatto una tantum della crisi immobiliare, destinata quindi a rientrare subito con la crescita di nuovo sopra al 2% per il resto dell'anno.
La seconda, portata avanti da molti accademici, ritiene invece che il peggio della crisi immobiliare debba ancora venire, e soprattutto che devono ancora farsi sentire gli effetti sui consumi.
Personalmente , come scritto tante volte, ritengo che entrambe le scuole non colgano l'aspetto epocale in essere: la crescita dipende sempre più dalla super finanziarizzazione dell'economia; quest'ultima può dunque riuscire a contenere la crisi immobiliare come ritiene la prima scuola di pensiero, ma al costo enorme a lungo termine di sempre maggiori eccessi creditizi e squilibri globali. E se è vero che l'indebitamento delle famiglie, delle imprese e del governo è ormai a livelli troppo elevati per continuare ad espandersi sostenendo la crescita, è anche vero che va considerata l'incredibile espansione del settore finanziario (banche e non banche), i cui mega redditi contribuiscono alla tenuta del reddito nazionale e soprattutto dei consumi. Non a caso siamo in presenza di un boom storico per fusioni ed acquisizioni, riacquisti di azioni proprie, dividendi speciali, etc, cui corrisponde un boom storico nell'emissione di nuovi debiti del settore finanziario che grazie all'effetto leva sempre più aggressivo sostiene la liquidità dei mercati anche durante i momenti difficili (come quello attuale sui mutui ipotecari).
Per essere più chiaro: quando si effettua una acquisizione con l'emissione di nuovo debito si aggiunge nuova liquidità al sistema che in parte va a finire ai venditori i quali poi la usano per acquistare altri strumenti finanziari; in parte va a finire agli stessi acquirenti tramite le ormai popolari effettuazioni di dividendi speciali; ed in parte ancora va a far aumentare i redditi della miriade di intermediari finanziari coinvolti nel processo. Non è un caso che ad ogni notizia di nuova acquisizione le borse salgano, provocando automaticamente una crescita dei valori collaterali a garanzia per nuovi indebitamenti, in un processo autoalimentantesi ed apparentemente senza fine.
Sono questi i veri problemi, non il dibattito recessione sì- recessione no, che tra l'altro ignora anche il rischio inflazione totale , giunta ormai nella contabilità ufficiale al 4% come deflatore del PIL.
Dal punto di vista congiunturale direi che tutto è molto chiaro al momento, come raramente in passato.
La Cina ed il Giappone non cambiano politica monetaria, con le due conseguenze principali che restano intatte :
1)la liquidità globale continua a crescere;
2) l'inflazione parziale (dei beni manufatti importati dalla Cina) resta contenuta, consentendo alle banche centrali di mantenere fermi i tassi d'interesse reali (con qualche aumento di facciata, qui e là, ma senza restrizioni monetarie effettive).
In queso contesto, l'economia mondiale continuerà a finanziarizzarsi sempre più, sopperendo alle crisi settoriali o locali con la crescente megabolla creditizia globale (e le mille bolle blu che ne derivano).
Naturalmente continueranno a crescere lentamente ma inesorabilmente l'inflazione totale e lo squilibrio commerciale globale, il che assicura un redde rationem finale drammatico, ma è ormai chiaro che difficilmente lo si vedrà nell'anno 2007.
Quest'ultimo era iniziato, nella percezione dei mercati, con l'idea che la crisi immobiliare americana avrebbe portato la FED ad abbassare i tassi; così, i rendimenti obbligazionari erano scesi al 4,5% sul decennale invertendo la curva; il dollaro aveva perso oltre il 4% come indice generale; le materie prime e le borse erano salite, con l'oro fino a 700 dollari, riassorbendo velocemente l'incidente di percorso del 27 febbraio innescato dalla paura che gli asiatici (Cina, Giappone)cambiassero politica: paura rivelatasi infondata.
Dai primi di maggio ci si è convinti che la FED terrà i tassi fermi per tutto l'anno; così i rendimenti obbligazionari si sono riaggiustati ed il decennale è risalito nei pressi del 5%, appiattendo la curva; il dollaro ha recuperato un terzo della precedente caduta; le materie prime hanno un pò stornato, con l'oro fino a 650; e le borse hanno proseguito la loro marcia lo stesso, perchè essendo in bolla ogni scusa è buona per salire (prima perchè pensavano al calo dei tassi, ora perchè pensano all'economia che va bene, etc.).
Questi aggiustamenti iniziati un mese fa, potrebbero proseguire un pò, il decennale magari salire sopra al 5%, il dollaro recuperare ancora qualcosina, e via dicendo, ma sostanzialmente non ci sono motivi perchè si vada oltre, fermo restando come sopra menzionato l'immobilismo de facto delle banche centrali mondiali, soprattutto quello delle asiatiche.
Per il prossimo futuro quindi la previsione è semplice:
si resterà con i rendimenti in lieve tendenza rialzista a cavallo del 5%, con il dollaro in fascia laterale tra 81 ed 84 come indice generale, mentre materie prime e borse, pur con alti e bassi, proseguiranno il loro inflazionamento.
Le eventuali oscillazioni, nonchè la loro ampiezza, dipenderanno dalle solite due variabili "stupide" cui guardano i mercati:
1) l'inflazione parziale, al netto di petrolio ed alimentari: dovesse sorprendere al rialzo, allora i mercati percepiranno il rischio di un rialzo dei tassi(in questo caso il rialzo dei rendimenti e del dollaro potrebbe andare oltre i limiti sopra menzionati, mentre borse e materie prime subiranno una correzione).
2) la crescita economica: dovesse sorprendere al ribasso, allora torneranno di attualità le aspettative di un calo dei tassi e le varie quotazioni potrebbero tornare ai livelli di fine aprile.
Penso però che nè l'una nè l'altra variabile, per i prossimi mesi, presenterà sorprese significative, dunque mi aspetto la lateralità sopramenzionata, pur con le inevitabili oscillazioni (senza le quali del resto, i mercati chiuderebbero bottega).
Ovvio, eventuali e sempre possibili sorprese geopolitiche, soprattutto nella misura in cui impatteranno il petrolio, potranno provocare nuovi scenari e comunque fasi di volatilità più acuta, ma al momento non serve ragionarci sù.

5/30/2007

Flash: botte piena, moglie ubriaca


I cinesi hanno alzato l'imposta sui fissati bollati azionari dall'1 al 3 per mille. Risultato: qualche vendita sulle borse rapidamente assorbita, un rinforzo momentaneo dello yen altrettanto rapidamente abortito. I cinesini non capiscono che è impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca, cioè è impossibile tenere il cambio fisso(pompando liquidità) e la borsa a freno. I mercati appena vedono scattare il riflesso condizionato borsa giù-yen sù ci si lanciano sopra senza ritegno considerandola occasione di acquisto(e di vendita per lo yen).
In questo contesto l'eurodollaro ha per ora vissuto non di luce propria, ma solo come vaso di scarico dei movimenti sullo yen. Adesso comunque arrivano i tre giorni del condor, in cui un pò di luce propria dovrebbe arrivare.
Oggi , prima dalla stima privata sulle nuove buste paga, poi in serata dai verbali della Fed.
Difficile però che si esca dal range in essere, al max. potrebbe allargarsi un pò al ribasso magari fino a 1,34 (se entrambi gli elementi citati fossero interpretati come positivi per il dollaro) da cui in vista di domani e dopodomani dovrebbe ritornare a gravitare in area 1,345.

5/27/2007

La Nota sui mercati (27.5)

La settimana dal 21 al 25 maggio 2007
ECONOMIA: il gioco delle bolle
Si chiarisce la situazione dell'immobiliare americano, dove la bolla sta inziando a scoppiare, almeno per le case nuove: i costruttori per potersi liberare delle nuove costruzioni hanno dovuto far crollare i prezzi dell' 11%; ciò ha consentito un aumento del volume di vendite (anche se il +16% registrato sarà sicuramente rivisto al ribasso, ed è tutto concentrato in un area del paese). Ma quello che conta è la caduta dei prezzi. Infatti i proprietari di case esistenti che cercano ancora di resistere tenendo i prezzi fermi, non riescono a vendere: -2,6% e l'invenduto raggiunge nuovi record. Non occorre essere geni per capire che anche loro dovranno cedere, se non altro perchè adesso i prezzi delle case nuove sono nettamente inferiori (a parità di caratteristiche) a quelli delle case esistenti. Inoltre deve ancora abbattersi su molti di loro la mannaia dell'adeguamento dei tassi d'interesse variabili.
Resta da vedere che effetto ci sarà sull'economia complessiva, passando da una situazione in cui era sostenuta dal bancomat-case ad una rovesciata, in cui non solo non si riescono più ad avere soldi dalle proprie case, ma addirittura occorre spenderne su di esse sempre di più: la Fed insiste nel dire che non ci saranno gravi danni generali, e i mercati sembrano crederci. In realtà è molto probabile che i consumatori dovranno tirare la cinghia. Ma la vera incognita rimane il sistema finanziario e l'enorme castello di carte costruito sopra ai mutui ipotecari, mentre i pignoramenti galoppano.
Proprio per compensare lo scoppio della bolla immobiliare americana, la trimurti sino-nippo-americana sta pompando alla disperata le altre bolle, in particolare quella azionaria. Si ritiene che l'effetto ricchezza riveniente dall'aumento della Borsa possa contrastare o quanto meno attutire l'effetto povertà riveniente dalla caduta dei prezzi delle case. Inoltre, poichè la bolla azionaria è globale, si ritiene che la recessione USA venga più che compensata dalla crescita nel resto del mondo. Per convincere i più riottosi, si mettono in giro anche teorie per cui le azioni oggi sarebbero "sottovalutate" ed hanno ampi spazi di crescita. La bolla non ci sarebbe perchè non c'è divergenza tra prezzi e fondamentali.
In realtà, anni di eccessi hanno fortemente inflazionato anche i cosiddetti fondamentali (profitti, cash-flows). E le bolle azionarie continuano ad espandersi, non perchè sia razionale ed economicamente sensato, bensì perchè continua lo squilibrio base nei conti con l'estero del paese che emette la moneta internazionale, in un sistema monetario a cambi sostanzialmente fissi dei principali paesi creditori, e che dunque genera una costante e crescente espansione della liquidità e del credito globale, che da qualche parte deve pur finire. Il gioco delle bolle, capaci di crescere tutte insieme appassionatamente in questo contesto, prevede che se e quando qualcuna scoppia, venga sostituita dall' accelerazione di un altra.
In questa fase, la bolla immobiliare USA si sta sgonfiando, e quelle su comodities ed obbligazioni hanno smesso di espandesi, ergo si soffia al massimo su quella azionaria, facendo aumentare a dismisura l'ineguaglianza tra i redditi .

MATERIE PRIME: inflazione alimentare
Il costo della bollificazione lo paga il popolo, il cui poter d'acquisto scende.I prezzi delle materie prime agricole e degli alimentari al dettaglio si avviano all'incremento record su base annuale da 30 anni a questa parte. I prezzi delle commodities agricole sono volatili in genere per effetto delle variazioni climatiche, dei raccolti, etc., ma ciò che colpisce in questa attuale fase di inflazione alimentare è che stanno salendo tutti simultaneamente, alla grande.
Si tratta di un evento importante, come spiegato in precedenti Note, perchè se verranno colpiti allo stomaco in centinaia di milioni nei paesi emergenti , i loro governi potrebbero essere obbligati a cambiare la poltica inflazionistica del cambio fisso (a cominciare dalla Cina), e lo scenario dei mercati finanziari cambierebbe radicalmente.
Per il resto fase laterale.I metalli poco mossi, concludono pressocchè invariati(tranne il platino che torna indietro dopo la recente corsa dovuta all'introduzione degli ETF). Il Petrolio dopo il rialzo della scorsa settimana, ha ritracciato fino a 64 e la scadenza luglio chiude a 65,2. Respinto dalla resistenza anche il gas naturale a 7,8 sulla scadenza luglio.
Si conclude con: oro a 662(agosto) argento a 13 (luglio) rame a 332(luglio) platino a 1277(luglio) palladio a 373(settembre).L'indice CRB a 313 (giugno).
Posizione a oltre 6 mesi: al rialzo
Posizione a 3-6 mesi: laterale
Posizione asset: oro fisico
CAMBI: dollaro ancora sostenuto
Il dollaro, come indice generale, conclude la settimana in lieve rialzo a 82,27 ottenuto a scapito un pò di tutte le altre valute, con lo yen sempre debole, incapace di mantenere i guadagni occasionali, le valute commodities in ritirata, e l'euro che non ha espresso forza propria. Il profilo seguito da eurodollaro questa settimana è in linea con lo scenario al ribasso dell'ultima Nota settimanale. Rottura fin da lunedì del supporto a 1,348, caduta mercoledì a 1,343 poi rimbalzo veloce a 1,352 e nuova veloce caduta giovedì a 1,3425 testato due volte e senza più manifestare forza nei rimbalzi, con tendenza a gravitare in area 1,345 dove conclude. Nel complesso si evince ancora predominanza di pressione al ribasso. Ciò nonostante penso che si stia formando una base cui dovrebbe seguire una fase rialzista di 100-150 tiks dai minimi. Più precisamente, se 1,3425 si confermerà il pavimento del range settimanale, vi saranno buone probabilità di una gamba rialzista che deve però dimostrare di superare il tetto a 1,3525 per avere maggiori ambizioni. La prossima settimana vi sono molti spunti per un aumento della volatilità, con il max. venerdì in occasione delle due ore di fuoco sui dati USA. Lì a sette giorni dalla scadenza delle opzioni giugno, si capirà in quale range avverrà la scadenza: per ora il più probabile è l'1,345-1,355. Sempre per la prossima ottava si possono quindi ipotizzare due scenari, tra cui favorisco quello al rialzo come sopra menzionato.Scenario al ribasso: sfondamento di 1,3425 e nuovi minimi ipotizzabili fino a 1,338 da dove dovrebbe svilupparsi una reazione ma che difficilmente potrà riportarlo oltre a 1,35 anche con dati 1 giugno deboli per il dollaro.Scenario al rialzo: tenuta di 1,3425 e puntata fino area 1,355, superabile se il pacchetto del 1 giugno risultasse chiaramente debole.
L'indice generale del dollaro a 82,1(giugno)
Posizione a oltre 6 mesi: dollaro al ribasso generale
Posizione a 3-6 mesi: dollaro laterale
Posizione asset: comprato put spread+ call (scad. 8 giugno ), venduto straddle settembre
OBBLIGAZIONI: arrivano gli SWF
Il rialzo dei rendimenti continua, omogeneo lungo tutta la curva delle scadenze, con il decennale USA che tocca il 4,9% massimo dell'anno, prima di stornare dopo la contrazione delle vendite di case esistenti americane, venerdì. Il movimento resta basato sulla bolla azionaria globale che attrae capitali a scapito dell'obbligazionario: questa settimana ad esempio si è saputo che la Cina ha investito 3 mld. di dollari delle sue riserve nel fondo di private equity Blackstone (prima erano investiti in titoli del tesoro USA). E' appena l'inizio visto che la Cina ha annunciato di voler destinare fino a 300 mld. in investimenti alternativi, cifra che equivale alla somma che possono manovrare con tutta la leva disponiile i primi 4 fondi di private equity al mondo. Anche altri paesi (emergenti, petroliferi,etc.) hanno intenzione di seguire questa strada con la creazione dei cosiddetti SWF (Fondi di ricchezza sovrana): in altre parole, le banche centrali diventano fondi di investimento(si stima che gli SWF arriveranno a 2,5 trilioni di dollari)! Contro tutti i principi prudenziali tipici di queste entità, si avrà un altra enorme spinta alla megabolla globale, ma i rendimenti dei titoli si stato perderanno una parte del classico sostegno, e dunque muoveranno al rialzo.
Come saldo settimanale, negli USA, il future a 3 mesi dic. 2007 sale di 2 cts. a 5,22% , il biennale sale di 4 cts. al 4,86% il quinquennale sale di 6 cts. al 4,79%, il decennale di 6 al 4,86% ed il trentennale di 4 cts. al 5%.In Europa il bund decennale sale di 7 cts. al 4,38% per cui il differenziale con il bond USA di analoga durata scende a 48 cts. Anche il Giappone si adegua: il decennale sale di 8 cts. all'1,72%, così come i mercati obbligazionari emergenti , con rialzi dei rendimenti nell'ordine dei 10 cts.
Posizione oltre i 6 mesi: al rialzo dei rendimenti
Posizione a 3-6 mesi: al rialzo dei rendimenti
Posizione asset: nulla
BORSE: ci prova Greenspan
Come previsto dopo il via libero della Trimurti, la settimana era iniziata bene. Poi però è arrivata la dichiarazione del più grande creatore di bolle della Storia, Alan Greenspan, il quale ora che non ha più incarichi ufficiali dice agli altri (ai cinesi) che la bolla azionaria è destinata a scoppiare in modo drammatico. Grazie, Alan, della scoperta; peccato però che quando questo signore parlò di esuberanza irrazionale al nasdaq correva l'anno 1996 e ci sarebbero voluti ben 5 anni prima di arrivare allo scoppio , avvenuto proprio dopo che nel marzo del 2000, in un altro discorso famoso, Greenspan si disse invece convinto che si trattava di un "nuovo paradigma".
Fatto sta che Shangai ha continuato imperterrita a correre questa settimana, mentre Wally ha un pò tentennato, ed i segnali di deterioramento non mancano, come si può notare dagli indicatori appresso citati.
La settimana si conclude con : Dow a 13506 (-0,4%) Sp500 a 1515 (-0,5%) nasdaq a 2557(-0%) nasdaq100 a 1893(-0,4%) russell 2000 +0,8% trasporti -1,3% utilities -4,4% semiconduttori -2,3% broker-dealer -0,3% Banche -0,8%. I titoli al rialzo sul NYSE hanno oscillato tra il massimo di lunedì a 2100 e il minimo di venerdì a 600. Il rapporto tra put e call sale da 0,77 a 0,93. L'indice della volatilità (VIX) sale da 12,75 a 13,3.Il Nikkey sale a 17480(+0,5%) , sempre in piena espansione la bolla sul dax a 7739(+1,8%), flettono invece gli altri indici: il cac scende a 6057(-0,9%), il footsie a 6570(-1%) l'italietta senza la benchè minima speranza(incide lo stacco cedole): spmib a 43019(-4,2%) e mibtel a 33619(-4%).Prosegue spettacolare la SUPERBolla in Cina , nonostante l'avvertimento di greenspan (+3,7%) ; Brasile -0,9% India +0,2% e Russia -3,4% .
Posizione oltre i 6 mesi: ribasso generale
Posizione 3-6 mesi: rialzo generale
posizione asset: comprato put spread composito, scad. 15 giugno
PREVISIONI: finale incandescente
Lunedì vacanza negli USA ma anche in Inghilterra, Germania, Svizzera: non c'è niente,e non dovrebbe succedere niente. Martedì pochi dati secondari mentre il primo evento arriva mercoledì sera con la pubblicazione dei verbali della Fed, giorno in cui uscirà anche M3 in Europa. Dopodichè inizia un finale incandescente di settimana. Giovedì, dall'Europa la disoccupazione tedesca e gli indici di fiducia euro, mentre con i sussidi settimanali ai disoccupati americani, uscirà la seconda stima del PIL USA del primo trimestre che potrebbe essere rivisto dall'1,3 allo 0,8%, seguito dall'indice di Chicago a maggio. Venerdì vendite al dettaglio tedesche e indici manifatturieri europei, ma soprattutto ci sarà un record di dati americani racchiusi in un intervallo di 90 minuti. Alle 14,30 usciranno i dati sul mercato del lavoro a maggio nonchè spese e redditi delle famiglie ad aprile; mentre alle 16 arriverà l'ISM manifatturiero di maggio , le vendite di case (nuovi compromessi), e l'indice del Michigan. Inutile dire che il dato più atteso è come sempre quello sul mercato del lavoro, verso il quale negli ultimi tempi si sono formate previsioni positive (che hanno sostenuto il dollaro): una delusione potrebbe innescare un forte movimento.