Speciale Potere ed Inflazione
"Non c'è modo più sottile e più sicuro di sconvolgere le basi esistenti della società che inflazionarne la moneta. Il processo occupa tutte le forze nascoste della legge economica dal lato della distruzione, e lo fa in un una maniera che non si riesce mai a diagnosticare" (J.M.Keynes)
Perchè il potere crea inflazione? Schematicamente io ragiono così.
Chi ha il potere e la ricchezza ne vuole sempre di più (la Storia lo dimostra senza alcun dubbio), la spinta a crescere e a rafforzare il proprio potere comporta alla lunga un eccesso di spese e quindi la creazione di debiti (come tutti gli imperi e le monarchie del passato e del presente ben dimostrano). L'inflazione è il sistema per ridurre o eliminare i debiti. Del resto per aumentare la ricchezza permanententemente, e quindi non con creazioni occasionali che per definizione sono limitate in un mondo a risorse limitate, non c'è altro sistema che toglierla a qualcun altro.L'occidente per secoli ha tolto ricchezza al resto del mondo, e adesso è attivamente impegnato a toglierla agli orientali, i nuovi venuti che però ingenuamente stanno accumulando crediti verso l'occidente (scambiano lavoro contro carta straccia). Gli occidentali sono ben esperti al proprio interno nel togliere ricchezza al popolo. E lo stesso meccanismo sull'interno è già stato copiato dal nuovo potere orientale.
In estrema sintesi, direi che l'abilità sta nel togliere ricchezza a quanta più gente possibile, spalmando il furto tra tutti, in modo che non se ne accorgano o che comunque si consolino vedendo che è una sorte comune(mal comune mezzo gaudio), magari potendo dare la colpa a un evento esterno.
L'inflazione sistematica, cioè la perdita del potere d'acquisto dell'unità monetaria ( e che si misura non solo in termini di prezzi dei beni e servizi, ma anche degli asset primari quali ad esempio le case),è il più geniale ed efficace sistema di furto mai inventato dalla specie umana.
Esiste infatti fin da quando si è iniziata a sviluppare l'economia monetaria, ma nel passato era usato in modo grossolano (toglievano di nascosto quantità di oro e argento dal denaro fisico); con il moderno capitalismo finanziario è stato fatto un salto di qualità, e la gestione di questa tecnica di rapina si evolve sempre più raffinatamente.
A che serve? ad esempio, a pagare con stipendi e salari decrescenti anche se nominalmente fermi o in aumento; oppure a farsi prestare dal popolo il denaro (depositi bancari, prestiti obbligazionari,etc.) restituendoglielo senza interessi (reali) e solo in parte (perchè appunto l'inflazione ne elimina in termini reali una parte).
Tra le recenti innovazioni tecnologiche in materia, truccare gli indici di inflazione ufficiali ha consentito di mantenere i tassi d'interesse reali nulli o addirittura negativi, i quali a loro volta hanno mantenuto crescente la domanda di credito: in libera concorrenza questo provocherebbe una minore offerta di credito (chi produce di più se il prodotto rende sempre meno?); ma guarda caso nel capitalismo moderno moneta e credito sono soggetti a monopolio statale. Dare ai monopolisti, distinti signori ben prezzolati, la qualifica ufficiale di guardiani dell'inflazione (banchieri centrali) ha consentito poi di prendere in giro le masse, che tendono a fidarsi anche se vedono tali signori scelti e nominati dai politici (definirli indipendenti è semplicemente ridicolo).
A loro volta i politici sono scelti e nominati- attraverso un costoso teatrino definito competizione elettorale nei paesi "democratici"- da chi ha il potere economico e finanziario; negli USA ad esempio le grandi multinazionali hanno finanziato in parti pressocchè uguali sia Bush che Kerry (si diverta pure il popolino, scelga chi gli pare, tanto chiunque vinca è "sotto controllo").
Una volta al governo, i politici sono poi incentivati ad aumentare la spesa pubblica che finisce tra l'altro, almeno in parte, proprio nelle tasche dei loro finanziatori.
L'esistenza di un debito pubblico, inoltre, rende oggettivamente interesse dei politici la creazione di inflazione.
Possibilmente il Cupolone (grandi corporations-banchieri centrali- politici: a proposito per renderlo sempre più efficiente, stanno procedendo con decisione verso la concentrazione, sia attraverso le fusioni di imprese che di istituzioni; è più facile manovrare una banca che 10 diverse, etc.) in questo gioco delle tre carte, deve cercare di non esagerare:
infatti se poi il popolo perde completamente fiducia nella moneta, l'inflazione scappa di mano e si deve ricorrere alla Grande Crisi (economica, bellica, etc.)- e che sarà comunque pagata sempre dal popolo-prima di ripartire per un altro ciclo di furto.
Devono quindi fare costantemente finta di combattere l'inflazione, ad esempio con mini aumenti del costo del denaro, ma anche con dichiarazioni, promesse, etc. Nel frattempo però devono crearla (aumentando costantemente moneta e credito nazionale ed internazionale), e certamente non devono rischiare la deflazione che si ritorcerebbe contro di loro (e perciò nella loro propaganda viene definita il peggiore dei mali).Ecco l'unico vero nemico del potere: la deflazione, che comporterebbe esattamente il processo inverso, trasferendo ricchezza da loro (i grandi debitori) ai popoli (i grandi creditori), sul piano internazionale da occidente a oriente.
Per questo motivo, adottano la strategia dello stop and go, cioè del freno e dell'accelerata. Adesso ad esempio siamo di nuovo in fase di accelerata
dopo la frenata di maggio-giungo, come del resto mostrano i mercati finanziari. Quando a maggio BOJ e Fed mostrarono preoccupazione sull'inflazione, scattò subito la restrizione tramite la sequenza (in questo ordine temporale): dollaro debole/yen forte-rendimenti al rialzo-borse in caduta. Poi quando a luglio la Fed ha ridato il via libera, anche questa volta seguita come un ombra dalla BOJ, di nuovo:
yen debole/dollaro forte-rendimenti in ribasso-borse al rialzo.
Secondo me controllano per grandi linee(ad eccezione cioè di eventi naturali, o realmente imprevisti) anche il prezzo del petrolio: quando vogliono frenare, le sette sorelle lo fanno salire, così c'è la scusa per giustificare le preoccupazioni inflazionistiche; quando vogliono invece rassicurare, lo fanno scendere per rendere più credibile la loro manovra del momento.
Il dollaro ha un ruolo fondamentale, perchè è il meccanismo di trasmissione della liquidità internazionale: quando lo fermano in un range, vuol dire che vogliono accelerare sull'inflazione; e viceversa quando lo fanno scendere (soprattutto contro yen) vuol dire che vogliono frenare perchè si riduce la liquidità internazionale. I mercati comprano dollari quando sentono aria di rialzo dei tassi americani; in realtà se il dollaro sale e le altre monete si svalutano si crea inflazione internazionale dato il deficit estero americano (vuol dire che si pagano all'estero più dollari di quanto se ne incassano, e se l'estero non li vende - per favorire le sue esportazioni -automaticamente crea più base monetaria e conseguente espansione creditizia). Questa reazione idiotica è ben vista dal potere perchè appunto crea le premesse per l'accelerata successiva e comunque sostiene l'inflazione proprio mentre loro fanno finta di combatterla (esattamente come avvenuto a maggio di quest'anno, quando mentre le azioni scendevano, il dollaro cominciava a recuperare preparando il carburante liquido per il successivo rimbalzo delle borse).
In base alla chiave interpretativa fin qui illustrata, stiamo adesso a vedere quando arriverà la prossima frenata: potrebbe essere già in arrivo a metà settembre ( per ora usano circa due mesi di intervallo per lo stop and go).
9/07/2006
9/06/2006
Speciale Acqua
Speciale Acqua
Ci sono molte cose nella vita che noi diamo per scontate.Giriamo un interruttore e ci aspettiamo che la luce si accenda. Quando apriamo il rubinetto ci aspettiamo che l'acqua esca.In particolare siamo usi a pensare che le necessità primarie della vita siano sicure: cibo, acqua energia.Ci aspettiamo che siano lì a disposizione e non ce ne preoccupiamo fino a quando non incontriamo qualche difficoltà nell'ottenerle. Ogni tanto madre natura ci ricorda quanto siano preziose e neiente affatto scontate queste risorse naturali.
Nelle ultime due decadi il mondo ha investito molto poco per sviluppare e assicurare queste necessità. Acqua,cibo, foreste, sono stati ignorati dai mercati finanziari. I cicli di rialzo dei prezzi di queste essenzialità durano 20-25 anni e sono l'effetto di squilibri tra domanda ed offerta. I prezzi calanti che accompagnano i cicli al ribasso portano alla riduzione di nuovi investimenti, alla riduzione di capacità produttiva e al consolidamento delle aziende operanti in tali settori. Nelle ultime due decadi non sono state costruite nuove raffinerie, poco è stato speso nelle costruzioni di nuovi oleodotti, nella costruzione di nuove miniere, nello sviluppo di nuove piantagioni agricole, e soprattutto nello sviluppo delle infrastrutture per l'acqua. C'è una carenza anche di geologi ed esperti specifici, ingegneri specialisti, personale qualificato in genere.
Ne consegue che oggi soffriamo di carenza nell'offerta di varie materie prime chiave. L'equilibrio tra offerta e domanda è saltato e ci vorranno anni prima di colmarlo. Le scorte delle principali commodities sono ai minimi: oro e argento soffrono di deficit , petrolio e gas idem, ma queste sono cose note. Meno noto è il problema dell'acqua nel mondo. Una crisi globale di acqua ha il potenziale di mettere in ginocchio la sicurezza, la stabilità e la sostenibilità ambientale sia del mondo sviluppato che di quello in via di sviluppo. Senza un adeguata offerta di acqua fresca potabile, lo sviluppo umano entra in crisi.
Il fatto che la crisi già esiste dovrebbe essere chiaro dalle recenti inondazioni in Bangladesh e nell'Europa dell'est, dalla carenza nell'america dell'ovest, dai centinaia di morti per la febbre del Nilo. Secono un recente rapporto dell'ONU, 25 mila persone stanno morendo di malnutrizione ogni giorno, e 6000 - la maggioranza bambini sotto i 5 anni - stanno morendo per malattie legate alla carenza di acqua. Il problema di fondo è che la popolazione mondiale sta diventando sempre maggiore e con essa i fabbisogni di acqua. Le previsioni dell'ONU sono di un prossimo incremento di questa problematica nel 60% del mondo, specialmente Africa, Asia e America Latina.
Ma vediamo meglio di analizzare tre fattori chiave della crisi dell'acqua, prossima ventura.
La scarsità, la qualità e i disastri collegati.
Per capire, occorre conoscere il ciclo dell'acqua che è una risorsa rinnovabile solo entro certi limiti; la sua variabilità ne è proprio una caratteristica essenziale, e richiede un attenta gestione umana.
La maggior parte dell'acqua fresca potabile proviene dalle precipitazioni piovose. Essa viene assorbita dalle piante e dal suolo e restituita all'atmosfera con l'evaporazione e la traspirazione.La maggior parte consumata dagli uomini proviene dalle sorgenti. Quella di origine piovosa supporta foreste e terreni coltivabili di vari ecosistemi. L'ONU stima che il 26% di quella evaporata e traspirata annualmente e il 54% di quella proveniente dalle sorgenti è adesso usata dagli uomini. A causa della popolazione crescente e del maggior consumo legato al tenore di vita, ci appropriamo di sempre più acqua rispetto a quella disponibile in natura. Ne consegue che l'acqua necessaria per la produzione di cibo e per usi industriali sta divenendo sempre più scarsa.Anche il fatto che gli sviluppi urbani abbiano sottratto via via sempre più terra, ha portato a una minore disponibilità di elementi naturali in grado di effettuare il ciclo piovano. Poichè le principali fonti di acqua sono in mano a poche nazioni, si va verso maggiori tensioni politiche.
Vi è poi il problema chiave della qualità dell'acqua. Gli sprechi umani e industriali, gli elementi chimici, i fertilizzanti e i pesticidi stanno inquindando sempre più le fonti di acqua fresca nella terra, nei laghi, nei fiumi. Varie sostanze nocive provenienti da miniere, industrie, i nitrati e i fosfati provenienti dall'agricoltura, stanno andando a inquinare le fonti di acqua così come i prodotti associati, agricoli o ittici.
Inoltre vi è il problema dei disastri ambientali. Negli ultimi dieci anni circa 700 mila persone sono morte a causa di queste calamità nel mondo in via di sviluppo dove ci sono vaste concentrazioni di popolazione lungo fiumi e coste. Le infrastrutture vengono distrutte dalle tempeste e mancando le adeguate risorse finanziarie raramente vengono ricostruite , il che lascia tali comunità ancora più vulnerabili ai prossimi disastri. Le inondazioni sono il più comune tipo di disastro, nel 2000 ce ne sono state 150. A volte, come nel caso del bangladesh, un avversità di questo tipo, stimola alcuni sforzi concreti per cambiare e migliorare, molte altre volte no.
Le tre problematiche citate sono impattate da miriadi di fattori, ma la crescita della popolazione è in cima alla lista. Vi sono 3 miliardi di persone in più oggi rispetto al 1970, e da quell'anno l'offerta di acqua è diminuita di un terzo. Per il 2050 la popolazione è attesa aumentare di un altro 50%, rispetto a oggi: in base a queste proiezioni si calcola che circa 7 miliardi di persone vivrà in zone con scarsità d'acqua nel 2050.
Collegate alla popolazione crescente sono le richieste provenienti dal'agricoltura, dall'urbanizzazione, dall'indistrializzazione e dall'energia. Tutti questi fattori metteranno sotto stress l'ecosistema acquatico mondiale. Quanto vi sto sintetizzando si legge dagli atti del World Water Forum , che ha identificato sette sfide basilari:
- soddisfacimento dei bisogni primari
- assicurare l'offerta di cibo
- proteggere gli ecosistemi
- gestire i rischi inondazioni, siccità, inquinamento
- condivisone delle risosrse acquatiche
- dare un valore all'acqua
- governare saggiamente la risorsa acqua.
L'acqua non è solo vitale, ma ha anche un ruolo importante nella produzione di cibo ed energia. La banca Mondiale ha elaborato un piano per combattere la scarsità d'acqua collegandolo alla lotta alla povertà. Costruire infrastrutture per l'acqua è costoso. La maggior parte degli investimenti sono rischiosi, e i costi ad esempio dei bacini o delle dighe sono enormi con ritorni solo nel lungo periodo; quindi in un mondo orientato al guadagno immediato e facile, come ad esempio quello nella pubblicità, nessuno li vuole fare. In un mondo pieno di debiti, dove ci si indebita per le armi e per i consumi frivoli, mancano le risorse finanziarie. Eppure senza questi investimenti l'acqua futura sarà in pericolo. Più a lungo i temi della qualità e della scarsità dell'acqua saranno ignorati, più grande sarà il pericolo di una crisi molto difficile poi da contrastare. Crisi che avrà anche la forma di ondate di caldo, siccità, tempeste, inondazioni. Il sempre più forte El Nino viene messo in relazione ai trend di surriscaldamento del pianeta: più il suolo è caldo più l'acqua sparisce dal suolo a tassi di evaporazione più elevati, il che lascia meno umidità terrestre impattando l'acqua terrestre, i fiumi e i raccolti.
L'acqua non ha alternative, e pertanto è anche una risorsa politica oltre che naturale. Tra paesi diversi si pone il problema di chi la controlla. La questione della proprietà e dei diritti ha già provocato dispute, conflitti e guerre durante tutta la Storia. Pochi lo sanno, ma l'acqua fu uno dei fattori scatenanti la Guerra dei 6 giorni nel 1967: La lega araba dovette reagire all'appropriazione di gran parte dell'acqua del fiume giordano da parte di Israele che aveva costruito un acquedotto nazionale con cui se la prendeva. Oggi vi sono dispute aspre tra la Turchia e i suoi vicini, Siria in testa, circa i flussi di acqua rivenienti dai fiumi Tigre ed Eufrate. Il progetto Anatolia del sudovest, una colossale opera ingegneristica, piazzerà 22 vaste dighe e bacini lungo questi due fiumi, proprio all'origine del loro scorrimento in Turchia. Quest'ultima dunque controllerà il flusso dell'acqua,che per la Siria è la fonte primaria; a tut'oggi non esiste alcun accordo formale tra i tre paesi per come dividersi l'acqua, anzi esiste un fortissimo interesse americano a sostenere la Turchia e a usare l'arma acqua contro la Siria (possono prenderli per sete).
Mentre tutta l'attenzione è sul petrolio che condiziona la politica mediorientale, anche l'acqua va considerata.E non c'è solo la west bank, che ha la vena acquifera dell' Ataturk; la gran maggioranza dei principali fiumi mondiali sono al centro di dispute e sono fonte di conflitti politici: in Africa, la regione del Nilo lo è sempre stata e continua ad esserlo. Circa due terzi degli africani sono minacciati dalla carenza di acqua, e le regioni che confinano con il Nilo (Etiopia, Eritrea, Burundi, Rwanda, Zaire, Kenya, Tanzania, Uganda, Sudan ed Egitto) sono tra le economie meno sviluppate ,più povere e più afflitte da debiti. Sono dipendenti dall'acqua del Nilo, e soffrono di erosione del suolo, siccità e degrado terriero. Molte ricevono aiuto estero, ma sono briciole: non hanno le risorse per gestire efficacemente l'acqua. Il trend in atto, in mancanza dei fondi necessari per la costruzione delle infrastrutture necessarie, le porta dritte dritte a combattersi tra di loro, come già avviene (anche se non se ne parla , vedi il genocidio tra Eritrea ed Etiopia).
Anche in Asia, voi sono enormi problemi. Il governo cinese è ben consapevole che il vincolo numero uno al suo sviluppo è proprio quello della mancanza di acqua (man mano che cresce il tenore di vita, cresce il consumo dell'acqua, e lì sono 1,3 miliardi di persone, per non parlare di quella necessaria alla produzione agricola ed industriale). In India poi è un emergenza nazionale.
Insomma, ormai avrete afferrato il concetto: il problema acqua prima o poi salirà al primo posto nell'attenzione mondiale e richiederà sforzi globali e un enorme ammontare di capitali. Dal punto di vista del settore privato, può rappresentare un opportunità di investimento ancora al suo stadio iniziale.
Quanto è grande il mercato globale dell'acqua?
E' molto più grande di quanto si possa pensare. Anche se rimane frammentato e nelle mani dei governi, vi sono stime attendibili sulla sua dimensione. L'organizzazione Global Water Intelligence, inglese, calcola circa 460-620 miliardi di dollari annui, con un valore mediano a 540 miliardi, così commposto:
210 acqua potabile, 140 acqua ad usi industriali, 120 ad uso agricolo e 70 acqua sprecata; nel complesso si stima per il prossimo quinquennio una crescita di circa il 3,3% per tale valore, con la componente industriale prevista crescere del 5% annuo, quella potabile del 3% e quella agricola del 2,5%.
Si stima un valore dell'acqua potabile pari a circa mezzo dollaro al metro cubo.
L'investimento nell'acqua è un opportunità globale, non solo nei mercati ricchi, ma anche in quelli in via di sviluppo dalla Cina al Brasile. Negli USA vi sono più di 50 mila sistemi idrici per la comunità (la maggioranza dei sistemi serve circa 3 mila persone). Sono piccoli, inefficienti e soprattutto sono troppi.La maggior parte sono posseduti e controllati dal governo, e meno dell'1% di tali sistemi serve comunità di centomila persone o più. L'acqua è la sola utility che non è stata liberalizzata. Vi sono potenti barriere all'entrata perchè ci volgiono economie di scala ed enormi investimenti di capitale. La domanda continua a crescere, mentre l'offerta resta limitata. Non esiste nessun sostituto all'acqua, percui siamo nel classico casao da manuale di economia : domanda inelastica al prezzo. Negli USA si calcola che ci vogliano 150 miliardi di nuovi investimenti per portare allo standard tutti i sistemi idrici del paese. Da dove verrà questa moneta? la gran parte dei ricavi resta nelle mani del governo, e il settore acqua in borsa è così piccolo che pochissimi analisti a Wally lo seguono. Ad esempio,gli analisti di Value line coprono tutto il settore con soli 3 titoli, e qualche azienda di filtri e trattamento dell'acqua. Può sembrare incredibie ma è un settore ignorato dagli investiori tradizionali, ed invece non dovrebbe esserlo. Esiste un indice che raggruppa 20 aziende quotate , americane e internazionali, e risulta in crescita del 45% dall'inizio del 2001, contrariamente a tutti gli altri indici che sono ancora molto sotto i livelli di quell'epoca. In questo 45% non sono inclusi i dividendi, che pure sono elevati in confronto agli altri settori.Negli USAla capitalizzazione di mercato dell'intero settore acqua è meno di 30 miliardi(In Italia poche centinaia di milioni di euro). I titoli non sono molto liquidi e le quotazioni possono saltare improvvisamente con anche limitate pressioni di acquisto.
Le prospettive sono di un miglioramento in questo senso, man mano che avanza il processo di consolidamento, già partito: le utitlities private stanno comprando i sistemi municipali; le public companies più grandi stanno comprando quelle più piccole; le più grandi euopee stanno comprando negli USA, e i piccoli sistemi privati si stanno fondendo per ottenere economie di scala più grandi.
A oggi , a Wally vi sono 12 aziende quotate(erano 23 prima delle varie fusioni) sono così poche che le possiamo elencare: Aqua America, California Water service, Ameruican States water, SJW corp. , Allete Water resources, Middlesex Water company, Southwest Water co., Connecticut Water serices, Artesian Resources Corp.,York Water Co., Pennichuck coirp., Birminghan Utilities.
Poi vi sono quelle specializzate nel trattamento dell'acqua per fornire acqua potabile e pulita, e questo pure sarà uno dei grandi temi del futuro.
Credo che l'acqua balzerà all'attenzione prima o poi degli investitori e sarà sufficiente anche una piccola quota di flussi per far impennare le quotazioni.Anche sul nostro listino sono presenti alcune realtà (acquedotto nicolay, acque potabili, acquedotto ferrari) oltre alle utilities che fanno anche acqua oltre a gas etc. ed infatti hanno fatto bene, ed anche a livello europeo ve ne sono di intressanti, ma non vi è dubbio che il vero movimento quando partirà sarà soprattutto nella capitale dell'impero, come sempre.
Ci sono molte cose nella vita che noi diamo per scontate.Giriamo un interruttore e ci aspettiamo che la luce si accenda. Quando apriamo il rubinetto ci aspettiamo che l'acqua esca.In particolare siamo usi a pensare che le necessità primarie della vita siano sicure: cibo, acqua energia.Ci aspettiamo che siano lì a disposizione e non ce ne preoccupiamo fino a quando non incontriamo qualche difficoltà nell'ottenerle. Ogni tanto madre natura ci ricorda quanto siano preziose e neiente affatto scontate queste risorse naturali.
Nelle ultime due decadi il mondo ha investito molto poco per sviluppare e assicurare queste necessità. Acqua,cibo, foreste, sono stati ignorati dai mercati finanziari. I cicli di rialzo dei prezzi di queste essenzialità durano 20-25 anni e sono l'effetto di squilibri tra domanda ed offerta. I prezzi calanti che accompagnano i cicli al ribasso portano alla riduzione di nuovi investimenti, alla riduzione di capacità produttiva e al consolidamento delle aziende operanti in tali settori. Nelle ultime due decadi non sono state costruite nuove raffinerie, poco è stato speso nelle costruzioni di nuovi oleodotti, nella costruzione di nuove miniere, nello sviluppo di nuove piantagioni agricole, e soprattutto nello sviluppo delle infrastrutture per l'acqua. C'è una carenza anche di geologi ed esperti specifici, ingegneri specialisti, personale qualificato in genere.
Ne consegue che oggi soffriamo di carenza nell'offerta di varie materie prime chiave. L'equilibrio tra offerta e domanda è saltato e ci vorranno anni prima di colmarlo. Le scorte delle principali commodities sono ai minimi: oro e argento soffrono di deficit , petrolio e gas idem, ma queste sono cose note. Meno noto è il problema dell'acqua nel mondo. Una crisi globale di acqua ha il potenziale di mettere in ginocchio la sicurezza, la stabilità e la sostenibilità ambientale sia del mondo sviluppato che di quello in via di sviluppo. Senza un adeguata offerta di acqua fresca potabile, lo sviluppo umano entra in crisi.
Il fatto che la crisi già esiste dovrebbe essere chiaro dalle recenti inondazioni in Bangladesh e nell'Europa dell'est, dalla carenza nell'america dell'ovest, dai centinaia di morti per la febbre del Nilo. Secono un recente rapporto dell'ONU, 25 mila persone stanno morendo di malnutrizione ogni giorno, e 6000 - la maggioranza bambini sotto i 5 anni - stanno morendo per malattie legate alla carenza di acqua. Il problema di fondo è che la popolazione mondiale sta diventando sempre maggiore e con essa i fabbisogni di acqua. Le previsioni dell'ONU sono di un prossimo incremento di questa problematica nel 60% del mondo, specialmente Africa, Asia e America Latina.
Ma vediamo meglio di analizzare tre fattori chiave della crisi dell'acqua, prossima ventura.
La scarsità, la qualità e i disastri collegati.
Per capire, occorre conoscere il ciclo dell'acqua che è una risorsa rinnovabile solo entro certi limiti; la sua variabilità ne è proprio una caratteristica essenziale, e richiede un attenta gestione umana.
La maggior parte dell'acqua fresca potabile proviene dalle precipitazioni piovose. Essa viene assorbita dalle piante e dal suolo e restituita all'atmosfera con l'evaporazione e la traspirazione.La maggior parte consumata dagli uomini proviene dalle sorgenti. Quella di origine piovosa supporta foreste e terreni coltivabili di vari ecosistemi. L'ONU stima che il 26% di quella evaporata e traspirata annualmente e il 54% di quella proveniente dalle sorgenti è adesso usata dagli uomini. A causa della popolazione crescente e del maggior consumo legato al tenore di vita, ci appropriamo di sempre più acqua rispetto a quella disponibile in natura. Ne consegue che l'acqua necessaria per la produzione di cibo e per usi industriali sta divenendo sempre più scarsa.Anche il fatto che gli sviluppi urbani abbiano sottratto via via sempre più terra, ha portato a una minore disponibilità di elementi naturali in grado di effettuare il ciclo piovano. Poichè le principali fonti di acqua sono in mano a poche nazioni, si va verso maggiori tensioni politiche.
Vi è poi il problema chiave della qualità dell'acqua. Gli sprechi umani e industriali, gli elementi chimici, i fertilizzanti e i pesticidi stanno inquindando sempre più le fonti di acqua fresca nella terra, nei laghi, nei fiumi. Varie sostanze nocive provenienti da miniere, industrie, i nitrati e i fosfati provenienti dall'agricoltura, stanno andando a inquinare le fonti di acqua così come i prodotti associati, agricoli o ittici.
Inoltre vi è il problema dei disastri ambientali. Negli ultimi dieci anni circa 700 mila persone sono morte a causa di queste calamità nel mondo in via di sviluppo dove ci sono vaste concentrazioni di popolazione lungo fiumi e coste. Le infrastrutture vengono distrutte dalle tempeste e mancando le adeguate risorse finanziarie raramente vengono ricostruite , il che lascia tali comunità ancora più vulnerabili ai prossimi disastri. Le inondazioni sono il più comune tipo di disastro, nel 2000 ce ne sono state 150. A volte, come nel caso del bangladesh, un avversità di questo tipo, stimola alcuni sforzi concreti per cambiare e migliorare, molte altre volte no.
Le tre problematiche citate sono impattate da miriadi di fattori, ma la crescita della popolazione è in cima alla lista. Vi sono 3 miliardi di persone in più oggi rispetto al 1970, e da quell'anno l'offerta di acqua è diminuita di un terzo. Per il 2050 la popolazione è attesa aumentare di un altro 50%, rispetto a oggi: in base a queste proiezioni si calcola che circa 7 miliardi di persone vivrà in zone con scarsità d'acqua nel 2050.
Collegate alla popolazione crescente sono le richieste provenienti dal'agricoltura, dall'urbanizzazione, dall'indistrializzazione e dall'energia. Tutti questi fattori metteranno sotto stress l'ecosistema acquatico mondiale. Quanto vi sto sintetizzando si legge dagli atti del World Water Forum , che ha identificato sette sfide basilari:
- soddisfacimento dei bisogni primari
- assicurare l'offerta di cibo
- proteggere gli ecosistemi
- gestire i rischi inondazioni, siccità, inquinamento
- condivisone delle risosrse acquatiche
- dare un valore all'acqua
- governare saggiamente la risorsa acqua.
L'acqua non è solo vitale, ma ha anche un ruolo importante nella produzione di cibo ed energia. La banca Mondiale ha elaborato un piano per combattere la scarsità d'acqua collegandolo alla lotta alla povertà. Costruire infrastrutture per l'acqua è costoso. La maggior parte degli investimenti sono rischiosi, e i costi ad esempio dei bacini o delle dighe sono enormi con ritorni solo nel lungo periodo; quindi in un mondo orientato al guadagno immediato e facile, come ad esempio quello nella pubblicità, nessuno li vuole fare. In un mondo pieno di debiti, dove ci si indebita per le armi e per i consumi frivoli, mancano le risorse finanziarie. Eppure senza questi investimenti l'acqua futura sarà in pericolo. Più a lungo i temi della qualità e della scarsità dell'acqua saranno ignorati, più grande sarà il pericolo di una crisi molto difficile poi da contrastare. Crisi che avrà anche la forma di ondate di caldo, siccità, tempeste, inondazioni. Il sempre più forte El Nino viene messo in relazione ai trend di surriscaldamento del pianeta: più il suolo è caldo più l'acqua sparisce dal suolo a tassi di evaporazione più elevati, il che lascia meno umidità terrestre impattando l'acqua terrestre, i fiumi e i raccolti.
L'acqua non ha alternative, e pertanto è anche una risorsa politica oltre che naturale. Tra paesi diversi si pone il problema di chi la controlla. La questione della proprietà e dei diritti ha già provocato dispute, conflitti e guerre durante tutta la Storia. Pochi lo sanno, ma l'acqua fu uno dei fattori scatenanti la Guerra dei 6 giorni nel 1967: La lega araba dovette reagire all'appropriazione di gran parte dell'acqua del fiume giordano da parte di Israele che aveva costruito un acquedotto nazionale con cui se la prendeva. Oggi vi sono dispute aspre tra la Turchia e i suoi vicini, Siria in testa, circa i flussi di acqua rivenienti dai fiumi Tigre ed Eufrate. Il progetto Anatolia del sudovest, una colossale opera ingegneristica, piazzerà 22 vaste dighe e bacini lungo questi due fiumi, proprio all'origine del loro scorrimento in Turchia. Quest'ultima dunque controllerà il flusso dell'acqua,che per la Siria è la fonte primaria; a tut'oggi non esiste alcun accordo formale tra i tre paesi per come dividersi l'acqua, anzi esiste un fortissimo interesse americano a sostenere la Turchia e a usare l'arma acqua contro la Siria (possono prenderli per sete).
Mentre tutta l'attenzione è sul petrolio che condiziona la politica mediorientale, anche l'acqua va considerata.E non c'è solo la west bank, che ha la vena acquifera dell' Ataturk; la gran maggioranza dei principali fiumi mondiali sono al centro di dispute e sono fonte di conflitti politici: in Africa, la regione del Nilo lo è sempre stata e continua ad esserlo. Circa due terzi degli africani sono minacciati dalla carenza di acqua, e le regioni che confinano con il Nilo (Etiopia, Eritrea, Burundi, Rwanda, Zaire, Kenya, Tanzania, Uganda, Sudan ed Egitto) sono tra le economie meno sviluppate ,più povere e più afflitte da debiti. Sono dipendenti dall'acqua del Nilo, e soffrono di erosione del suolo, siccità e degrado terriero. Molte ricevono aiuto estero, ma sono briciole: non hanno le risorse per gestire efficacemente l'acqua. Il trend in atto, in mancanza dei fondi necessari per la costruzione delle infrastrutture necessarie, le porta dritte dritte a combattersi tra di loro, come già avviene (anche se non se ne parla , vedi il genocidio tra Eritrea ed Etiopia).
Anche in Asia, voi sono enormi problemi. Il governo cinese è ben consapevole che il vincolo numero uno al suo sviluppo è proprio quello della mancanza di acqua (man mano che cresce il tenore di vita, cresce il consumo dell'acqua, e lì sono 1,3 miliardi di persone, per non parlare di quella necessaria alla produzione agricola ed industriale). In India poi è un emergenza nazionale.
Insomma, ormai avrete afferrato il concetto: il problema acqua prima o poi salirà al primo posto nell'attenzione mondiale e richiederà sforzi globali e un enorme ammontare di capitali. Dal punto di vista del settore privato, può rappresentare un opportunità di investimento ancora al suo stadio iniziale.
Quanto è grande il mercato globale dell'acqua?
E' molto più grande di quanto si possa pensare. Anche se rimane frammentato e nelle mani dei governi, vi sono stime attendibili sulla sua dimensione. L'organizzazione Global Water Intelligence, inglese, calcola circa 460-620 miliardi di dollari annui, con un valore mediano a 540 miliardi, così commposto:
210 acqua potabile, 140 acqua ad usi industriali, 120 ad uso agricolo e 70 acqua sprecata; nel complesso si stima per il prossimo quinquennio una crescita di circa il 3,3% per tale valore, con la componente industriale prevista crescere del 5% annuo, quella potabile del 3% e quella agricola del 2,5%.
Si stima un valore dell'acqua potabile pari a circa mezzo dollaro al metro cubo.
L'investimento nell'acqua è un opportunità globale, non solo nei mercati ricchi, ma anche in quelli in via di sviluppo dalla Cina al Brasile. Negli USA vi sono più di 50 mila sistemi idrici per la comunità (la maggioranza dei sistemi serve circa 3 mila persone). Sono piccoli, inefficienti e soprattutto sono troppi.La maggior parte sono posseduti e controllati dal governo, e meno dell'1% di tali sistemi serve comunità di centomila persone o più. L'acqua è la sola utility che non è stata liberalizzata. Vi sono potenti barriere all'entrata perchè ci volgiono economie di scala ed enormi investimenti di capitale. La domanda continua a crescere, mentre l'offerta resta limitata. Non esiste nessun sostituto all'acqua, percui siamo nel classico casao da manuale di economia : domanda inelastica al prezzo. Negli USA si calcola che ci vogliano 150 miliardi di nuovi investimenti per portare allo standard tutti i sistemi idrici del paese. Da dove verrà questa moneta? la gran parte dei ricavi resta nelle mani del governo, e il settore acqua in borsa è così piccolo che pochissimi analisti a Wally lo seguono. Ad esempio,gli analisti di Value line coprono tutto il settore con soli 3 titoli, e qualche azienda di filtri e trattamento dell'acqua. Può sembrare incredibie ma è un settore ignorato dagli investiori tradizionali, ed invece non dovrebbe esserlo. Esiste un indice che raggruppa 20 aziende quotate , americane e internazionali, e risulta in crescita del 45% dall'inizio del 2001, contrariamente a tutti gli altri indici che sono ancora molto sotto i livelli di quell'epoca. In questo 45% non sono inclusi i dividendi, che pure sono elevati in confronto agli altri settori.Negli USAla capitalizzazione di mercato dell'intero settore acqua è meno di 30 miliardi(In Italia poche centinaia di milioni di euro). I titoli non sono molto liquidi e le quotazioni possono saltare improvvisamente con anche limitate pressioni di acquisto.
Le prospettive sono di un miglioramento in questo senso, man mano che avanza il processo di consolidamento, già partito: le utitlities private stanno comprando i sistemi municipali; le public companies più grandi stanno comprando quelle più piccole; le più grandi euopee stanno comprando negli USA, e i piccoli sistemi privati si stanno fondendo per ottenere economie di scala più grandi.
A oggi , a Wally vi sono 12 aziende quotate(erano 23 prima delle varie fusioni) sono così poche che le possiamo elencare: Aqua America, California Water service, Ameruican States water, SJW corp. , Allete Water resources, Middlesex Water company, Southwest Water co., Connecticut Water serices, Artesian Resources Corp.,York Water Co., Pennichuck coirp., Birminghan Utilities.
Poi vi sono quelle specializzate nel trattamento dell'acqua per fornire acqua potabile e pulita, e questo pure sarà uno dei grandi temi del futuro.
Credo che l'acqua balzerà all'attenzione prima o poi degli investitori e sarà sufficiente anche una piccola quota di flussi per far impennare le quotazioni.Anche sul nostro listino sono presenti alcune realtà (acquedotto nicolay, acque potabili, acquedotto ferrari) oltre alle utilities che fanno anche acqua oltre a gas etc. ed infatti hanno fatto bene, ed anche a livello europeo ve ne sono di intressanti, ma non vi è dubbio che il vero movimento quando partirà sarà soprattutto nella capitale dell'impero, come sempre.
9/05/2006
Speciale Princìpi,Regole, indicatori
Princìpi
1) Otterrai l'esatto opposto di ciò che cerchi testardamente.
Principio molto semplice: più duramente cerchi qualcosa per cui sei disposto a
rischiare, più diverrai testardo, e lentamente ma certamente rimpiazzerai logica
e raziocinio con fede e testardaggine; questi sono due dei più mortali approcci
che si possano avere , ad esempio, in tema di investimenti. Ovunque tu vada,
qualsiasi cosa cerchi, fallo in un modo fluente,tranquillo; non cercare
disperatamente di vincere, perchè la disperazione acceca e quando uno è cieco
vede solo quello che vuole vedere.
2) Più ti intestardisci a cercare qualcosa, più è probabile che tu fallisca. Vi
è differenza tra essere determinati a raggiungere qualcosa, ed essere come un
bulldog che non vuole mollare l'osso. Molti sforzi non necessariamente
equivalgono a un possibile successo. E' imparando dai propri errori, prendendo
tempo e poi riprovando con un diverso approccio che di norma si arriva al
successo.
Un eccesso di sforzi non porta al successo. Se uno volesse spremere acqua da
una roccia, la sola cosa che otterrebbe è un forte malditesta e molta polvere.
Così non provare a forzare le opportunità, piuttosto aspettale e poi segui la
tendenza (è tua amica), fluisci con la corrente. La cosa più importante da fare
è tenere un diario di tutti i propri errori e fallimenti, dimenticando i
successi. Molti hanno un incredibile capacità di dimenticare gli errori e i
fallimenti, ma non scordano mai i successi (forse perchè ne hanno avuti così
pochi che vogliono nascondersi dietro di essi). Se tu dimentichi errori e
fallimenti, sei condannato a ripeterli e a soffrire due volte tanto in futuro.
Sii certo di imparare da loro, se avrai imparato non avrai perso nulla,
altrimenti hai perso tutto.
3) Quando credi di essere disperato, prenditi tempo.
La disperazione è forse una delle più pericolose malattie che si possano avere.
Quando inizi a sentirti disperato, ferma ogni cosa e prenditi una vacanza. Se
pensi di non poterti permettere la vacanza, aspetta e vedrai come ti sentirai
pochi mesi dopo, quando avrai perso tutto. Mai fare qualcosa quando ci si sente
disperati. Hai bisogno di prendere tempo e lasciare che il tuo corpo e la tua
mente recuperino, così da poter valutare chiaramente la situazione.Menti
disperate conducono a a errori pericolosi,e questi ultimi portano alla
bancarotta. o peggio.
4) Non avventurarti in qualcosa se pensi di non avere abbastanza soldi o tempo
per essa. Se lo fai, i tuoi timori si avvereranno.
Se pensi di non avere abbastanza denaro o tempo, allora stai fuori finchè ne
avrai abbastanza di entrambi, altrimenti ti troverai definitivamente ad avere
molto più tempo disponibile e molti meno soldi, che è la combinazione ideale per
la depressione.
5) Guarda sempre al fallimento come a qualcosa che ti avvicina di un passo al
successo. Senza fallimento non ci può essere successo: è un ingrediente assoluto
e necessario per chi cerca di avere successo. Pertanto devi abbracciare le tue
sconfitte con lo stesso gusto con cui abbracci le tue vittorie. Assicurati di
imparare da ogni sconfitta altrimenti sarai punito due volte più severamente nel
futuro.
Se pensi che le perdite siano uno spreco di tempo e di denaro, non hai capito
niente e meriti tutta la sofferenza che otterrai in futuro. Assicurati piuttosto
di ascoltare attentamente ciò che ogni sconfitta ti sta dicendo. I fallimenti
portano un passo più vicino al successo perchè ti permettono di conoscere
esattamente dove sei carente. La maggioranza delle persone tende a vedere le
sconfitte della propria vita con paura e il motivo è semplice, in realtà
vogliono perdere. Se invece si prendono il tempo necessario ad analizzarle
troverebbero una soluzione ai loro problemi, ma invece non lo fanno e così si
meritano ogni singola ulteriore sconfitta.
Conclusione
Questi princìpi possono essere usati per migliorare le nostre vite in ogni loro
aspetto. Tutto quello che si deve fare è imparare a prendere le cose così come
vengono piuttosto che forzare una situazione. Ad esempio, nel campo delle
operazioni finanziarie:
dire al mercato che cosa deve fare e quindi perdere la camicia come risultato
della propria testardaggine e stupidità; oppure affidarsi alla speranza che un
certo titolo andrà su perchè tutti i fondamentali sono perfetti, ma ignorando il
principio della tendenza: il risultato finale è una perdita insostenibile, e
magari proprio dopo la chiusura costretta dalla perdita, il titolo inizia a
schizzare verso l'alto!
Più in generale, andare a caccia della felicità probabilmente è il modo più
sicuro di garantirsi miseria e depressione. La felicità è lì davanti, non
occorre cercarla, occorre solo imparare come apprezzare le piccole cose della
vita.
Così, assicurati di imparare a prendere facilmente e vivere ogni giorno come
fosse l'ultimo, perchè realmente potrebbe esserlo. Non andare a caccia di
investimenti, o provare a forzarti ad investire. Studia il trend e poi prendi
posizione e aspetta con pazienza la ricompensa, e mentre aspetti non dimenticare
mai che le più importanti cose della vita sono gratis.
Regole
In Princìpi abbiamo visto alcune leggi di natura generale, direi
filosofica, che è bene avere a mente, anche quando si opera sui mercati.
Ora vediamo invece delle regole specifiche da rispettare per
avere nel lungo termine risultati positivi proprio sui mercati.
1) La prima e più importante, è quella di tenere la posizione al rialzo se il
trend è al rialzo e viceversa. Può sembrare ovvio, ma quanti di noi hanno chiuso
al primo guadagno, pensando che il movimento sia stato troppo veloce o troppo
esteso. Io l'ho fatto spesso, e sospetto che lo farò ancora in futuro. Ma è un
errore perchè così ci si priva di profitti che possono poi essere fondamentali
per compensare situazioni avverse.
2) Comprare ciò che dimostra forza, vendere ciò che dimostra debolezza. La
tendenza istintiva è comprare quando i prezzi scendono e viceversa, il che a
volte è logico dal punto di vista dei fondamentali, , ma spesso non funziona.
La regola non dice " compra basso e vendi alto", bensì compra alto e vendi
ancora più alto" (o viceversa).
3) Si deve iniziare un operazione pensando che sia potenzialmente il più grande
affare dell'anno. Non iniziare se non è ben pensata, e se non si è stabilito un
piano: sia per incrementare la posizione se va bene, sia per chiuderla se va
male.
4)Sulle correzioni che vanno contro il trend principale, aumentare la posizione,
al rialzo sui punti di supporto, al ribasso sui punti di resistenza, siano essi
tattici o dinamici, in base al criterio che si segue.
Aumentare però solo di metà o di un quarto la posizione inziale, in modo da far
aumentare il proprio prezzo medio meno della metà della distanza intercorsa, con
ciò consentendosi di sopportare correzioni anche del 50% senza passare in
perdita.
5)Essere PAZIENTI. Se si perde un'occasione, aspettare la correzione per
iniziare, non inseguire.O più semplicemente aspettare un altra occasione.
6) Essere PAZIENTI. Una volta che l'operazione è iniziata, darle il tempo di
svilupparsi e di creare i profitti attesi; dare il tempo di isolare i movimenti
casuali senza farsene confondere; dare il tempo agli altri di capire il merito
di ciò che noi abbiamo capito prima di loro.
7)Essere PAZIENTI. Il vecchio detto "non ci si rovina mai incassando un
profitto" è forse il peggior consiglio mai dato. Incassare piccoli profitti è il
modo più sicuro per essere perdente, i piccoli profitti ci privano di quelli
grandi che sono quelli che contano. I soldi veri si fanno in uno-due-tre ampie
operazioni all'anno. Occorre dunque sviluppare la capacità di stare
pazientemente con le operazioni vincenti (naturalmente finchè si crede
nell'operazione) per pemettere loro di diventare una di quelle.
8) Essere IMPAZIENTI. Piccole e veloci perdite sono le migliori perdite. Non è
tanto la perdita di soldi che è importante, bensì il capitale mentale che si
impegna quando ci si trova con perdite che divengono importanti.
Iniziare un operazione solo quando si è prestabilita la piccola perdita,
applicando poi rigorosamente la stop-loss. Non importa se poi si verifica un
recupero, paghiamo un piccolo prezzo per avere sbagliato il tempo
dell'operazione, et amen.
9) Mai, in nessuna situazione, mediare su una posizione perdente. Se si compra,
allora ogni nuovo acquisto deve essere a prezzi superiori, se si vende a prezzi
inferirori. Questa regola va seguita senza eccezioni, deve essere un atto di
fede.
10)Non inizare l'operazione fino a quando indicatori tecnici e fondamentali non
siano entrambi coerenti. Gli analisti tecnici puri rifutano questa regola. Non
m'interessa! Non si opera fin quando non si è sicuri che le -possibilmente
semplici- regole tecniche seguite, e le analisi fondamentali che si fanno,
vadano in tandem. Solo in questo caso si può operare con autorità e con
certezza, e con la pazienza necessaria.
11)Quando si incappa in periodi negativi , prendere del tempo. Fermarsi per vari
giorni. la mente gioca cattivi scherzi subito dopo aver perduto, il bisogno di
recuperare in fretta diviene estremo, e porta in genere ad altre perdite.
12) Quando le cose vanno bene, operare con più ampio respiro. Tutti abbiamo
sperimentato quegli incredibili periodi in cui tutte le operazioni vanno bene, e
quando ciò succede occorre sfruttare la situazione : danziamo nei campi finchè
il sole splende.
13) Pensare come un guerriero.Combattere dalla parte vincente, senza sprecare
tempo e soldi in futili sforzi per cercare di comprare i minimi o vendere i
massimi ad ogni movimento di mercato. L'obiettivo è gudagnare combattendo a
fianco delle forze vincenti. Se non ve ne sono, non c'è alcuna necessità di
scendere in campo.
14) I mercati formano i loro massimi - minimi con violenza.Il movimento finale
di un rialzo ( o ribasso) occupa il 10% del tempo del trend ma spesso fornisce
il 50% del guadagno totale. Pertanto il primo 50% del movimento del prezzo
prenderà il 90% del tempo e sarà più difficile dell'ultimo 10% che è quello che
rende di più, perchè metterà alla prova la nostra pazienza.
Conclusione:
Non c'è nessun "genio" in queste regole. Sono regole di buon senso, ma come
diceva Voltaire " il buon senso non è comune". Operare sui mercati è una
questione di buon senso: quando si opera contro il buon senso, si perde. Forse
non sempre, ma alla fine sì.
Operare semplicemente. Evitare metodologie complesse concernenti oscuri sistemi
tecnici, seguire invece solo i grandi trend, che ci convincono sul piano
fondamentale, in seguito agli studi e alle analisi che abbiamo fatto. Tutto qui.
Infine, mi è stato chiesto quali sono gli indicatori
tecnici, semplici, da seguire. Provvedo alla bisogna,
indicandovi quali sono quelli che seguo , premesso che come sapete la prima cosa
è l'analisi fondamentale, poi la tecnica serve solo per scegliere il timing, e
stabilire i livelli di uscita(stop-loss, prese di profitto) e di entrata (inizio
e aumento delle posizioni).
Indicatori
1)" La mappa del tesoro", cioè l'analisi del trend. Studiare sempre i grafici di
lungo termine. Iniziare con quelli settimanali e mensili, vedendo vari anni
precedenti. Una mappa del mercato in cui si pensa di entrare fornisce più
visione e una migliore prospettiva. Dopodichè analizzare i grafici giornalieri
ed infra giornalieri, per il timing del momento, ma amche se l'intenzione è di
muoversi a breve termine, sarà meglio farlo operando nella stessa direzione del
trend intermedio e di quello lungo, quando c'è.
2) "Dove sta la forza", cioè supporti e resistenze. La cosa migliore è entrare
su questi livelli: il supporto (se si compra) o la resistenza (se si vende) che
di norma sono fascie di prezzo in cui vi sono già state precedenti reazioni
rialziste(ribassiste), e si identificano agevolmente osservando i grafici.
Tenere presente che quando vengono perforate durevolmente queste stesse fasce
invertono il ruolo: il precedente supporto diviene resistenza, e viceversa.
3)"Le prese di profitto", cioè i ritracciamenti. Le correzioni ritracciano di
norma una porzione signifcativa del precedente movimento, e si possono misurare
con semplici percentuali. Il più comune è un ritracciamento del 50%, quello
minimo è di circa un terzo, il massimo di due terzi. Allo
scopo io seguo sempre le misure di Leonardo Fibonacci, che sono misure quasi
magiche, legate al "phi" che esiste in natura e che il matematico pisano
identificò quasi mille anni orsono. Un altro Leonardo (da Vinci) le utilizzava
per le proporzioni. Sono molto seguite dagli operatori,e dunque divengono
altamente probabili(naturalmente occorre identificare bene il punto di partenza
da cui misurare).
4)"Le vie del flusso", cioè le lineee di tendenza. Sono lo strumento più
semplice ed efficace che esista: basta tirare una linea tra due punti
signifcativi : quelle rialziste tra due minimi signficativi, quelle ribassiste
tra due massimi. I prezzi tendono spesso a tornare verso di esse prima di
ripartire, e la loro rottura spesso segnala un cambio di tendenza. Per essere
signficativa la linea deve essere stata toccata almeno 3 volte, e in genere più
è stata in essere e più è stata testata, più importante diviene (cioè una sua
rottura vuol dire che probabilmente la tendenza cambia).
5)"Le scale mobili dei rmercati" , cioè le medie mobili. Servono a dare dei
segnali di acquisto o di vendita, confermandoci il trend o un suo cambiamento.
Naturalmente non ce lo dicono in anticipo, ma sono una conferma. La combinazione
più popolare è quella tra una media a 4 ed una a 9 giorni, oppure tra 9 e 18,
oppure ancora tra 5 e 20 (oviamente su un grafico orario saranno ore, su uno
settimanale saranno settimane). Il seganale arriva quando la media più corta
attraversa quella più lunga. Un buon segnale viene anche dato dal rapporto tra
il prezzo e la media a 40, quando i prezzi si trovano sotto, la tendenza di
norma è a scendere, soprattutto nella fase iniziale, e viceversa.
Questo indicatore funziona bene solo in presenza di una tendenza definita.
6)"Gli eccessi", cioè gli oscillatori. Aiutano a capire quando vi è una
situazione di ipervenduto e di ipercomprato. Se le medie mobili danno la
conferma di un cambiamento di trend, gli oscillatori spesso avvisano in anticipo
che ciò è probabile. I più popolari sono l'indice di forza relativa (RSI) e gli
stocastici. Entrambi lavorano su una scala da 0 a 100. Quando l'RSI supera 70
entra in area di ipercomprato, sotto 30 in ipervenduto. Anche qui la misura più
poplare è quella tarata su 14 rilevazioni (giorni, ore, settimane). Una
divergenza tra il prezzo e l'oscillatore spesso avvisa di un cambiamento
imminente. Questo strumento lavora meglio in un mercato laterale. I segnali
settimanali hanno la precedenza su quelli giornalieri che a loro volta ce
l'hanno su quelli orari.
7)"La sintesi tra scale mobili ed eccessi". A me piace molto la
divergenza-convergenza della media mobile (MACD) che combina un sistema di medie
mobili con l'ipercomprato e l'ipervenduto. Il segnale di acquisto arriva quando
la linea più veloce sale sopra la più lenta ed entrambe sono sotto lo zero. IL
segnale di vendita quando la più veloce scende sotto la più lenta ed entrambe
sono sopra lo zero. Dare sempre precedenza alla macd più lunga (ad esempio
settimanale, rispetto alla giornaliera), l'ideale è averle in coerenza.
L'istogramma delle Macd misura l'entità della differenza tra le due linee ed è
utile per anticipare, almeno come segnale di allarme, un cambiamento del trend,
e si visualizza facilmente attraverso le barre.
8) "La dimensione dei fenomeni", cioè i Volumi. I volumi indicano l'importanza
dei movimenti cui stiamo assistendo. Nel mercato dei futures la loro funzione è
svolta dalle posizioni aperte (su di esse, poichè tratteremo sempre più questo
strumento, farò uno speciale apposito). In un trend al rialzo è importante che
durante le giornate di rialzo vi siano volumi maggiori, e viceversa.
Conclusione:
Gli indicatori tecnici sono decine e decine, troppi, ed attraverso tanti anni di
pratica ne ho fatto una selezione, anche perchè non opero mai solo per essi, ma
sempre come complemento ai fodnamentali. Quelli sopra elencati sono gli
indicatori per me più importanti. Poichè è altrettanto importante la semplicità
di un sistema tecnico e la sua costanza, ed è utile non saltarellare da uno
all'altro separatamente presi, occorre definire con precisione l'ordine di
importanza, e il tipo di situazione per cui si utilizzano.
Questa è la teoria, e sembra facile; in pratica le cose sono più difficili da
realizzare, io stesso poi tante volte sgarro. Nel senso che elementi di
emotività intervengono, per cui sovradimensiono l'importanza di notizie e dati,
oppure di bruschi movimenti del prezzo.
Ma si sa, le cose non sono mai facili.Non basta prevedere correttamente, occorre
anche agire disciplinatamente. Ci vuole mente ed anima, insieme: lucidità
analitica e dominio del parasimpatico.
La visione sull'andamento generale che prevedo per eurodollaro, borse, bond e
materie prime, costituisce un piano di lavoro per il futuro. Non è ovviamente
certo che ogni cosa si realizzerà così come prefigurata, ma l' importante sarà
seguire Princìpi, Regole e Indicatori illustrati .
1) Otterrai l'esatto opposto di ciò che cerchi testardamente.
Principio molto semplice: più duramente cerchi qualcosa per cui sei disposto a
rischiare, più diverrai testardo, e lentamente ma certamente rimpiazzerai logica
e raziocinio con fede e testardaggine; questi sono due dei più mortali approcci
che si possano avere , ad esempio, in tema di investimenti. Ovunque tu vada,
qualsiasi cosa cerchi, fallo in un modo fluente,tranquillo; non cercare
disperatamente di vincere, perchè la disperazione acceca e quando uno è cieco
vede solo quello che vuole vedere.
2) Più ti intestardisci a cercare qualcosa, più è probabile che tu fallisca. Vi
è differenza tra essere determinati a raggiungere qualcosa, ed essere come un
bulldog che non vuole mollare l'osso. Molti sforzi non necessariamente
equivalgono a un possibile successo. E' imparando dai propri errori, prendendo
tempo e poi riprovando con un diverso approccio che di norma si arriva al
successo.
Un eccesso di sforzi non porta al successo. Se uno volesse spremere acqua da
una roccia, la sola cosa che otterrebbe è un forte malditesta e molta polvere.
Così non provare a forzare le opportunità, piuttosto aspettale e poi segui la
tendenza (è tua amica), fluisci con la corrente. La cosa più importante da fare
è tenere un diario di tutti i propri errori e fallimenti, dimenticando i
successi. Molti hanno un incredibile capacità di dimenticare gli errori e i
fallimenti, ma non scordano mai i successi (forse perchè ne hanno avuti così
pochi che vogliono nascondersi dietro di essi). Se tu dimentichi errori e
fallimenti, sei condannato a ripeterli e a soffrire due volte tanto in futuro.
Sii certo di imparare da loro, se avrai imparato non avrai perso nulla,
altrimenti hai perso tutto.
3) Quando credi di essere disperato, prenditi tempo.
La disperazione è forse una delle più pericolose malattie che si possano avere.
Quando inizi a sentirti disperato, ferma ogni cosa e prenditi una vacanza. Se
pensi di non poterti permettere la vacanza, aspetta e vedrai come ti sentirai
pochi mesi dopo, quando avrai perso tutto. Mai fare qualcosa quando ci si sente
disperati. Hai bisogno di prendere tempo e lasciare che il tuo corpo e la tua
mente recuperino, così da poter valutare chiaramente la situazione.Menti
disperate conducono a a errori pericolosi,e questi ultimi portano alla
bancarotta. o peggio.
4) Non avventurarti in qualcosa se pensi di non avere abbastanza soldi o tempo
per essa. Se lo fai, i tuoi timori si avvereranno.
Se pensi di non avere abbastanza denaro o tempo, allora stai fuori finchè ne
avrai abbastanza di entrambi, altrimenti ti troverai definitivamente ad avere
molto più tempo disponibile e molti meno soldi, che è la combinazione ideale per
la depressione.
5) Guarda sempre al fallimento come a qualcosa che ti avvicina di un passo al
successo. Senza fallimento non ci può essere successo: è un ingrediente assoluto
e necessario per chi cerca di avere successo. Pertanto devi abbracciare le tue
sconfitte con lo stesso gusto con cui abbracci le tue vittorie. Assicurati di
imparare da ogni sconfitta altrimenti sarai punito due volte più severamente nel
futuro.
Se pensi che le perdite siano uno spreco di tempo e di denaro, non hai capito
niente e meriti tutta la sofferenza che otterrai in futuro. Assicurati piuttosto
di ascoltare attentamente ciò che ogni sconfitta ti sta dicendo. I fallimenti
portano un passo più vicino al successo perchè ti permettono di conoscere
esattamente dove sei carente. La maggioranza delle persone tende a vedere le
sconfitte della propria vita con paura e il motivo è semplice, in realtà
vogliono perdere. Se invece si prendono il tempo necessario ad analizzarle
troverebbero una soluzione ai loro problemi, ma invece non lo fanno e così si
meritano ogni singola ulteriore sconfitta.
Conclusione
Questi princìpi possono essere usati per migliorare le nostre vite in ogni loro
aspetto. Tutto quello che si deve fare è imparare a prendere le cose così come
vengono piuttosto che forzare una situazione. Ad esempio, nel campo delle
operazioni finanziarie:
dire al mercato che cosa deve fare e quindi perdere la camicia come risultato
della propria testardaggine e stupidità; oppure affidarsi alla speranza che un
certo titolo andrà su perchè tutti i fondamentali sono perfetti, ma ignorando il
principio della tendenza: il risultato finale è una perdita insostenibile, e
magari proprio dopo la chiusura costretta dalla perdita, il titolo inizia a
schizzare verso l'alto!
Più in generale, andare a caccia della felicità probabilmente è il modo più
sicuro di garantirsi miseria e depressione. La felicità è lì davanti, non
occorre cercarla, occorre solo imparare come apprezzare le piccole cose della
vita.
Così, assicurati di imparare a prendere facilmente e vivere ogni giorno come
fosse l'ultimo, perchè realmente potrebbe esserlo. Non andare a caccia di
investimenti, o provare a forzarti ad investire. Studia il trend e poi prendi
posizione e aspetta con pazienza la ricompensa, e mentre aspetti non dimenticare
mai che le più importanti cose della vita sono gratis.
Regole
In Princìpi abbiamo visto alcune leggi di natura generale, direi
filosofica, che è bene avere a mente, anche quando si opera sui mercati.
Ora vediamo invece delle regole specifiche da rispettare per
avere nel lungo termine risultati positivi proprio sui mercati.
1) La prima e più importante, è quella di tenere la posizione al rialzo se il
trend è al rialzo e viceversa. Può sembrare ovvio, ma quanti di noi hanno chiuso
al primo guadagno, pensando che il movimento sia stato troppo veloce o troppo
esteso. Io l'ho fatto spesso, e sospetto che lo farò ancora in futuro. Ma è un
errore perchè così ci si priva di profitti che possono poi essere fondamentali
per compensare situazioni avverse.
2) Comprare ciò che dimostra forza, vendere ciò che dimostra debolezza. La
tendenza istintiva è comprare quando i prezzi scendono e viceversa, il che a
volte è logico dal punto di vista dei fondamentali, , ma spesso non funziona.
La regola non dice " compra basso e vendi alto", bensì compra alto e vendi
ancora più alto" (o viceversa).
3) Si deve iniziare un operazione pensando che sia potenzialmente il più grande
affare dell'anno. Non iniziare se non è ben pensata, e se non si è stabilito un
piano: sia per incrementare la posizione se va bene, sia per chiuderla se va
male.
4)Sulle correzioni che vanno contro il trend principale, aumentare la posizione,
al rialzo sui punti di supporto, al ribasso sui punti di resistenza, siano essi
tattici o dinamici, in base al criterio che si segue.
Aumentare però solo di metà o di un quarto la posizione inziale, in modo da far
aumentare il proprio prezzo medio meno della metà della distanza intercorsa, con
ciò consentendosi di sopportare correzioni anche del 50% senza passare in
perdita.
5)Essere PAZIENTI. Se si perde un'occasione, aspettare la correzione per
iniziare, non inseguire.O più semplicemente aspettare un altra occasione.
6) Essere PAZIENTI. Una volta che l'operazione è iniziata, darle il tempo di
svilupparsi e di creare i profitti attesi; dare il tempo di isolare i movimenti
casuali senza farsene confondere; dare il tempo agli altri di capire il merito
di ciò che noi abbiamo capito prima di loro.
7)Essere PAZIENTI. Il vecchio detto "non ci si rovina mai incassando un
profitto" è forse il peggior consiglio mai dato. Incassare piccoli profitti è il
modo più sicuro per essere perdente, i piccoli profitti ci privano di quelli
grandi che sono quelli che contano. I soldi veri si fanno in uno-due-tre ampie
operazioni all'anno. Occorre dunque sviluppare la capacità di stare
pazientemente con le operazioni vincenti (naturalmente finchè si crede
nell'operazione) per pemettere loro di diventare una di quelle.
8) Essere IMPAZIENTI. Piccole e veloci perdite sono le migliori perdite. Non è
tanto la perdita di soldi che è importante, bensì il capitale mentale che si
impegna quando ci si trova con perdite che divengono importanti.
Iniziare un operazione solo quando si è prestabilita la piccola perdita,
applicando poi rigorosamente la stop-loss. Non importa se poi si verifica un
recupero, paghiamo un piccolo prezzo per avere sbagliato il tempo
dell'operazione, et amen.
9) Mai, in nessuna situazione, mediare su una posizione perdente. Se si compra,
allora ogni nuovo acquisto deve essere a prezzi superiori, se si vende a prezzi
inferirori. Questa regola va seguita senza eccezioni, deve essere un atto di
fede.
10)Non inizare l'operazione fino a quando indicatori tecnici e fondamentali non
siano entrambi coerenti. Gli analisti tecnici puri rifutano questa regola. Non
m'interessa! Non si opera fin quando non si è sicuri che le -possibilmente
semplici- regole tecniche seguite, e le analisi fondamentali che si fanno,
vadano in tandem. Solo in questo caso si può operare con autorità e con
certezza, e con la pazienza necessaria.
11)Quando si incappa in periodi negativi , prendere del tempo. Fermarsi per vari
giorni. la mente gioca cattivi scherzi subito dopo aver perduto, il bisogno di
recuperare in fretta diviene estremo, e porta in genere ad altre perdite.
12) Quando le cose vanno bene, operare con più ampio respiro. Tutti abbiamo
sperimentato quegli incredibili periodi in cui tutte le operazioni vanno bene, e
quando ciò succede occorre sfruttare la situazione : danziamo nei campi finchè
il sole splende.
13) Pensare come un guerriero.Combattere dalla parte vincente, senza sprecare
tempo e soldi in futili sforzi per cercare di comprare i minimi o vendere i
massimi ad ogni movimento di mercato. L'obiettivo è gudagnare combattendo a
fianco delle forze vincenti. Se non ve ne sono, non c'è alcuna necessità di
scendere in campo.
14) I mercati formano i loro massimi - minimi con violenza.Il movimento finale
di un rialzo ( o ribasso) occupa il 10% del tempo del trend ma spesso fornisce
il 50% del guadagno totale. Pertanto il primo 50% del movimento del prezzo
prenderà il 90% del tempo e sarà più difficile dell'ultimo 10% che è quello che
rende di più, perchè metterà alla prova la nostra pazienza.
Conclusione:
Non c'è nessun "genio" in queste regole. Sono regole di buon senso, ma come
diceva Voltaire " il buon senso non è comune". Operare sui mercati è una
questione di buon senso: quando si opera contro il buon senso, si perde. Forse
non sempre, ma alla fine sì.
Operare semplicemente. Evitare metodologie complesse concernenti oscuri sistemi
tecnici, seguire invece solo i grandi trend, che ci convincono sul piano
fondamentale, in seguito agli studi e alle analisi che abbiamo fatto. Tutto qui.
Infine, mi è stato chiesto quali sono gli indicatori
tecnici, semplici, da seguire. Provvedo alla bisogna,
indicandovi quali sono quelli che seguo , premesso che come sapete la prima cosa
è l'analisi fondamentale, poi la tecnica serve solo per scegliere il timing, e
stabilire i livelli di uscita(stop-loss, prese di profitto) e di entrata (inizio
e aumento delle posizioni).
Indicatori
1)" La mappa del tesoro", cioè l'analisi del trend. Studiare sempre i grafici di
lungo termine. Iniziare con quelli settimanali e mensili, vedendo vari anni
precedenti. Una mappa del mercato in cui si pensa di entrare fornisce più
visione e una migliore prospettiva. Dopodichè analizzare i grafici giornalieri
ed infra giornalieri, per il timing del momento, ma amche se l'intenzione è di
muoversi a breve termine, sarà meglio farlo operando nella stessa direzione del
trend intermedio e di quello lungo, quando c'è.
2) "Dove sta la forza", cioè supporti e resistenze. La cosa migliore è entrare
su questi livelli: il supporto (se si compra) o la resistenza (se si vende) che
di norma sono fascie di prezzo in cui vi sono già state precedenti reazioni
rialziste(ribassiste), e si identificano agevolmente osservando i grafici.
Tenere presente che quando vengono perforate durevolmente queste stesse fasce
invertono il ruolo: il precedente supporto diviene resistenza, e viceversa.
3)"Le prese di profitto", cioè i ritracciamenti. Le correzioni ritracciano di
norma una porzione signifcativa del precedente movimento, e si possono misurare
con semplici percentuali. Il più comune è un ritracciamento del 50%, quello
minimo è di circa un terzo, il massimo di due terzi. Allo
scopo io seguo sempre le misure di Leonardo Fibonacci, che sono misure quasi
magiche, legate al "phi" che esiste in natura e che il matematico pisano
identificò quasi mille anni orsono. Un altro Leonardo (da Vinci) le utilizzava
per le proporzioni. Sono molto seguite dagli operatori,e dunque divengono
altamente probabili(naturalmente occorre identificare bene il punto di partenza
da cui misurare).
4)"Le vie del flusso", cioè le lineee di tendenza. Sono lo strumento più
semplice ed efficace che esista: basta tirare una linea tra due punti
signifcativi : quelle rialziste tra due minimi signficativi, quelle ribassiste
tra due massimi. I prezzi tendono spesso a tornare verso di esse prima di
ripartire, e la loro rottura spesso segnala un cambio di tendenza. Per essere
signficativa la linea deve essere stata toccata almeno 3 volte, e in genere più
è stata in essere e più è stata testata, più importante diviene (cioè una sua
rottura vuol dire che probabilmente la tendenza cambia).
5)"Le scale mobili dei rmercati" , cioè le medie mobili. Servono a dare dei
segnali di acquisto o di vendita, confermandoci il trend o un suo cambiamento.
Naturalmente non ce lo dicono in anticipo, ma sono una conferma. La combinazione
più popolare è quella tra una media a 4 ed una a 9 giorni, oppure tra 9 e 18,
oppure ancora tra 5 e 20 (oviamente su un grafico orario saranno ore, su uno
settimanale saranno settimane). Il seganale arriva quando la media più corta
attraversa quella più lunga. Un buon segnale viene anche dato dal rapporto tra
il prezzo e la media a 40, quando i prezzi si trovano sotto, la tendenza di
norma è a scendere, soprattutto nella fase iniziale, e viceversa.
Questo indicatore funziona bene solo in presenza di una tendenza definita.
6)"Gli eccessi", cioè gli oscillatori. Aiutano a capire quando vi è una
situazione di ipervenduto e di ipercomprato. Se le medie mobili danno la
conferma di un cambiamento di trend, gli oscillatori spesso avvisano in anticipo
che ciò è probabile. I più popolari sono l'indice di forza relativa (RSI) e gli
stocastici. Entrambi lavorano su una scala da 0 a 100. Quando l'RSI supera 70
entra in area di ipercomprato, sotto 30 in ipervenduto. Anche qui la misura più
poplare è quella tarata su 14 rilevazioni (giorni, ore, settimane). Una
divergenza tra il prezzo e l'oscillatore spesso avvisa di un cambiamento
imminente. Questo strumento lavora meglio in un mercato laterale. I segnali
settimanali hanno la precedenza su quelli giornalieri che a loro volta ce
l'hanno su quelli orari.
7)"La sintesi tra scale mobili ed eccessi". A me piace molto la
divergenza-convergenza della media mobile (MACD) che combina un sistema di medie
mobili con l'ipercomprato e l'ipervenduto. Il segnale di acquisto arriva quando
la linea più veloce sale sopra la più lenta ed entrambe sono sotto lo zero. IL
segnale di vendita quando la più veloce scende sotto la più lenta ed entrambe
sono sopra lo zero. Dare sempre precedenza alla macd più lunga (ad esempio
settimanale, rispetto alla giornaliera), l'ideale è averle in coerenza.
L'istogramma delle Macd misura l'entità della differenza tra le due linee ed è
utile per anticipare, almeno come segnale di allarme, un cambiamento del trend,
e si visualizza facilmente attraverso le barre.
8) "La dimensione dei fenomeni", cioè i Volumi. I volumi indicano l'importanza
dei movimenti cui stiamo assistendo. Nel mercato dei futures la loro funzione è
svolta dalle posizioni aperte (su di esse, poichè tratteremo sempre più questo
strumento, farò uno speciale apposito). In un trend al rialzo è importante che
durante le giornate di rialzo vi siano volumi maggiori, e viceversa.
Conclusione:
Gli indicatori tecnici sono decine e decine, troppi, ed attraverso tanti anni di
pratica ne ho fatto una selezione, anche perchè non opero mai solo per essi, ma
sempre come complemento ai fodnamentali. Quelli sopra elencati sono gli
indicatori per me più importanti. Poichè è altrettanto importante la semplicità
di un sistema tecnico e la sua costanza, ed è utile non saltarellare da uno
all'altro separatamente presi, occorre definire con precisione l'ordine di
importanza, e il tipo di situazione per cui si utilizzano.
Questa è la teoria, e sembra facile; in pratica le cose sono più difficili da
realizzare, io stesso poi tante volte sgarro. Nel senso che elementi di
emotività intervengono, per cui sovradimensiono l'importanza di notizie e dati,
oppure di bruschi movimenti del prezzo.
Ma si sa, le cose non sono mai facili.Non basta prevedere correttamente, occorre
anche agire disciplinatamente. Ci vuole mente ed anima, insieme: lucidità
analitica e dominio del parasimpatico.
La visione sull'andamento generale che prevedo per eurodollaro, borse, bond e
materie prime, costituisce un piano di lavoro per il futuro. Non è ovviamente
certo che ogni cosa si realizzerà così come prefigurata, ma l' importante sarà
seguire Princìpi, Regole e Indicatori illustrati .
9/04/2006
Speciale Neuroni e finanza
Speciale Neuroni e finanza
Cosa succede nelle nostre teste quando prendiamo decisioni?
Come potete immaginare, essendo una persona che deve prendere molte decisioni, e in tempi spesso rapidissimi, mentre bombardato da varie informazioni, sono particolarmente interessato all'argomento.
Capire come funziona il nostro cervello è essenziale per capire le decisioni che prendiamo. La Neuroeconomia è un campo nuovo che studia appunto cosa succede ai nostri neuroni quando prendiamo decisioni economiche e finanziarie. Ho fatto alcune letture sull'argomento di cui qui riferisco.
Uno dei più eccitanti sviluppi nella psicologia cognitiva degli ultimi anni è stato lo sviluppo delle teorie sul processo dualistico del pensiero.
Il processo dualistico è un modo per dire che noi tendiamo ad avere due diversi modi di pensare fusi nelle nostre teste.
Immaginiamo due soggetti, uno in preda solo alle proprie emozioni tutto il giorno; ed un altro capace di sopprimere qualsiasi emozione e capace di essere soltanto logico nelle sue decisioni. Ebbene, due soggetti così non esistono, quello che esiste è sempre un loro insieme.
La parte emotiva del cervello è automatica, non comporta sforzi nel modo in cui esamina le informazioni; prima che noi arriviamo ad essere consapevolmente coscienti del loro impatto nella nostra mente, il sistema emotivo pre-analizza le informazioni,e lo fa in modo associativo,e per questo può assorbire grandi ammontari di informazioni simultaneamente; inoltre, per credere che qualcosa sia valida, alla parte emotiva basta desiderare che sia così.
La parte razionale richiede invece uno sforzo deliberato; è logica e deduttiva nel suo modo di maneggiare l'informazione. Poichè è logica può solo seguire un passo alla volta, e per convincersi che qualcosa è vera ha bisogno di argomenti coerenti e di prove empiriche.
Questo approccio dualistico al modo in cui la nostra mente lavora, ha ricevuto supporto da molti recenti studi di neuroscienziati. Essi hanno iniziato ad attribuire a certe parti del cervello certe funzioni, facendo esperimenti monitorati con encefalogrammi, PET, risonanze magnetiche, per verificare quali parti del cervello vengono usate durante certe funzioni.Ve la faccio breve: al fine che ci interessa, il risultato principale è che il sistema emotivo è quello più antico in termini di sviluppo dell'uomo, ed ha la supremazia. In sostanza, noi abbiamo bisogno di emozioni ben prima della logica. Il che si può comprendere con un esempio circa la paura. La paura sembra sia generata tramite due percorsi neurali: uno veloce e uno riflessivo. Lo stesso avviene più in generale per tutto.Immaginiamo di stare di fronte a un contenitore in vetro con un serpente dentro; il serpente esce fuori, il pericolo è recepito, e i sensori nel Talamo analizzano l'informazione, producendo due segnali: quello veloce viene mandato alla amigdala, parte del sistema emotivo, e centro del cervello per paura e rischio; l'amigdala reagisce immediatamente e ci fa saltare lontani dal serpente. Il secondo segnale, manda le informazioni alla corteccia che è in grado di valutare consapevolmente la possibile minaccia. Questo è il sistema che riprende il controllo se, ad esempio, sappiamo che il serprente non è velenoso. Comunque dal punto di vista della sopravvivemnza un falso positivo è una risposta migliore che un falso negativo!
La maggior parte delle persone pensa che le emozioni siano la risposta cosciente agli eventi o alle azioni. Cioè, qualcosa succede e il ns. cervello lavora producendo risposte emotive, come la tristezza, la rabbia, la felicità, etc. Poi il cervello dice al corpo come reagire: piangere, aumentare il respiro, le pulsazioni, etc.
William James, il nonno della moderna psicologia, fu tra i primi a ipotizzare che la vera relazione di causa-effetto potesse essere inversa, cioè dal corpo al cervello. Mentre noi crediamo che il cervello valuta la situazione così velocemente che non c'è il tempo per noi di divenire consapevoli di come dovremmo sentirci, in realtà il cervello monitora il corpo, ne analizza i comportamenti(ad esempio le pulsazioni, etc,) e poi esprime l'emozione che corrisponde ai segnali fisici inviati dal corpo.
Un esperimento che tutti possiamo fare è quello di imporci l'atteggiamento correlato ad un emozione che vogliamo sentire: proviamo a ridere, e se stiamo con un sorriso concentrandoci sul ridere, abbastanza presto probabilmente iniziamo a sentire le emozioni positive che di norma associamo con il ridere.
Ma il concetto da mettere a fuoco è questo: le emozioni sono necessarie per prendere delle decisioni. Persone che per incidenti e operazioni chirurgiche hanno avuto le aree emozionali del cervello danneggiate, non sono diventate perfetti decisori solo razionali; al contrario in molti casi si sono rivelate incapaci di prendere decisioni: capaci magari di fare piani senza fine, ma senza mai arrivare a decidersi di metterli in opera.
Le emozioni possono aiutarci a prendere decisioni, ma anche danneggiarci. Senza emozioni non siamo capaci di decidere, con le emozioni non possiamo controllare il rischio delle decisioni prese. Benvenuti nella condizione umana!
Alcuni studiosi sostengono che l'influenza dell'emozione dipende dall'intensità della medesima.
Ad un livello basso di intensità, appare giocare soprattutto un ruolo di consigliere, ed un certo numero di teorie concorda sul fatto che le emozioni portano informazione che la gente usa come input nelle decisioni che affrontano.
Ad un livello intermedio di intensità, le persone cominciano a divenire coscienti dei conflitti tra input cognitivi ed emotivi, ed è a questo livello intermedio di intensità che si osservano gli sforzi di autocontrollo.
Infine al livello elevato di intensità, può essere così potente da precludere virtualmente la razionalità; sotto l'influenza dell'intensa emozione, le persone spesso si sentono esse stesse senza controllo.
Inoltre, laddove il pensiero confligge con l'emozione, quest'ultima è disegnata nei circuiti neurali del nostro cervello per vincere.
E' interessante anche notare che abbiamo difficoltà a proiettare come ci sentiremmo sotto influenza emotiva, una caratteristica che gli psicologi chiamano empatia caldo-freddo, il che vuol dire che quando siamo rilassati e senza emozione sottostimiamo come agiremmo sotto influenza dell'emozione.
Un ruolo importante nelle nostre vite ce lo ha la capacità di autocontrollo.
L'autocontrollo è come un muscolo, va allenato. Molte ricerche psicologiche mostrano però che la nostra capacità di usare l'autocontrollo per forzare il processo cognitivo a prevalere sulla reazione emotiva , è limitata, ed ogni sforzo di autocontrollo riduce l'ammontare disponibile per sucessivi sforzi.Questo è un punto molto importante e spiega perchè quando sottoposte a usura anche persone che fin lì avevano avuto ottime performance incominciano a sbarellare.L'autocontrollo pare cioè dipendere da risorse limitate che operano come fonte di energia, perciò la gente può solo regolare se stessa in misura limitata.Fare scelte e prendere decisioni attinge alla stessa risorsa interiore. Quando quest'ultima si consuma, come dopo aver fatto una serie di decisioni importanti, le decsioni successive possono risultare sub-ottimali o anche irrazionali.
Inoltre dagli studi che ho letto emergono i seguenti punti chiave:
1) sotto stress emotivo, la gente tende a prendere maggiori rischi, anche se vi sono poche probabilità effettive che risultino vincenti.
2) quando l'autostima viene minacciata (cioè dopo aver fatto errori) la gente tende a perdere la capacità di autoregolarsi.
3) l'autocontrollo è necessario per molti tipi di comportamenti nel proprio interesse, e quando si riduce la gente diviene autolesionistica in varie maniere.
4) la necessità di appartenere a una comunità è un fattore centrale della motivazione umana, e quando questa necessità è contrastata da un rigetto interpersonale, l'essere umano in qualche modo cessa di funzionare appropriatamente, e gli atti irrazionali e autolesivi diventano più frequenti.
Abbiamo così esplorato il ruolo delle emozioni e la nostra abilità a moderare la loro influenza. Adesso è giunto il momento di vedere alcuni esempi per capire come la neuroscienza può aiutarci nel capire il nostro comportamento come investitori.Leggendo questi concetti,infatti, capiamo subito quanto essi possano influenzare nell'attività economica e finanziaria.
Immaginiamo un gestore di fondi che ha appena avuto un periodo di notevole sotto performance. E' probabile si senta sotto pressione per ribaltare la situazione; è quindi probabile che si concentri su rischi maggiori per ottenere maggiori performance che lo facciano recuperare. E' anche probabile che la sua autostima sia minacciata, e che divenga crescentemente miopico, focalizzandosi sempre più sul breve termine, cioè su risultati immediati, che abbia quindi fretta di recuperare. Tutto ciò è probabile sia più pronunciato se la sua situazione deriva da scelte fatte contro tendenza (quando si sbaglia insieme alla maggioranza degli altri, l'autostima non scende, e la pressione è minima: per questo i gestori tendono a muoversi sempre in gruppo). Dunque il gestore del nostro esempio viene ad avere tutti gli elementi che portano alla psicologia dell'irrazionalità sopra descritta.
Gli economisti hanno costruito la loro scienza sul concetto di utilità, cioè la ricompensa mentale o fisica sperimentata dal consumatore. Tradizionalmente, per l'economista la moneta non ha una diretta utilità, piuttosto una indiretta perchè può essere usata per acquistare beni e servizi che poi generano utilità diretta. I neuroscienziati hanno trovato invece che la monetà ha una sua utlità diretta, o almeno che il cervello sperimenta l'atto di ricevere moneta nello stesso modo in cui sperimenta il consumo di cibo o qualsiasi altro piacere derivante dal consumo di beni. Il sistema di ricompensa nel cervello ha forti legami con quello emotivo. La percezione di un premio porta alla produzione di dopamina, che è quella sostanza chimica che ci fa sentire bene con noi stessi, fiduciosi e stimolati. Per intenderci, la cocaina tanto di moda, ha proprio l'effetto di bloccare i recettori di dopamina nel cervello, così quest'ultimo non la può asssorbire, e quindi annulla i suoi effetti. Poichè il cervello non può assorbire la dopamina, ne richiede disperatamente, e quando uno prende cocaina viene aumentata la produzione di dopamina provocando i noti effetti stimolanti.
Tornando a noi, i neuroscienziati hanno trovato che più grande è il premio che si percepisce o si pensa di percepire, maggiore è la dopamina che viene prodotta e la relativa sensazione di gratificazione agisce quindi un pò come la cocaina.
Sono stati investigati i sistemi neurali che sottostanno alle decisioni circa una gratificazione ritardata. Le ricerche mostrano che la gente tende ad agire impazientemente subito, anche se pianifica di agire pazientemente nel futuro. Ad esempio, se viene offerta la scelta tra 10 euro oggi e 11 domani, la maggioranza sceglie 10 subito; ma se gli si chiede oggi di scegliere tra 10 fra un anno e 11 fra un anno e un giorno, la maggioranza che sceglieva l'opzione immediata nel primo caso, in questo secondo sceglie la seconda opzione.
Per vedere cosa succede nel cervello quando affronta queste scelte, hanno misurato l'attività cerebrale dei partecipanti agli esperimenti ed hanno scoperto che quando la scelta comporta un guadagno immediato lo strato ventrale (parte del ganglio basale), la corteccia mediana frontale e la corteccia mediana pre-frontale, vengono tutte usate sproporzionatamente. Tali componenti del cervello hanno a che fare con il sistema emotivo, e sono tra le più irrorate dalla dopamina. Queste strutture sono quelle più coinvolte nei comportamenti impulsivi, e l'assunzione di droga è ritenuta comunemente provocare disturbi della neurotrasmissione dopaminica in questi sistemi.
Poichè la moneta è una ricompensa, l'offerta di moneta causa un innalzamento della dopamina, cui le persone trovano difficile resistere.
E' per questo motivo che in finanza si tende a preferire l'utile immediato.
Quando la scelta coinvolge invece due ricompense future, il conflitto è tra la corteccia pre-frontale e quella parietale. Più difficile la scelta, più sembra che queste aree vengano usate.
Dato quanto visto nelle parti precedenti circa i limiti dell'autocontrollo, forse non dovremmo avere troppa speranza circa la nostra capacità di correggere le ugenze sollecitate dal sistema emotivo.Sembra come se la natura ci avesse orientati per il breve termine.
Tornano in mente le parole di Keynes: " L'investimento basato sulle aspettative di lungo termine è così difficile nel giorno per giorno da essere raramente praticabile".
L' evidenza neuroscientifica inoltre suggerisce che il dolore reale e quello sociale sono sentiti negli stessi posti del cervello. Le strategie contro tendenza sono l'equivalente negli investimenti del dolore sociale (isolamento, etc.); per implemetare una simile strategia occorre comprare mentre tutti gli altri vendono, o vendere mentre tutti comprano, il che è un dolore sociale, non divertente!
Diceva Sir John Templeton:
Comprare quando gli altri vendono e viceversa, richiede la maggior forza d'animo.
Concludendo questo lungo, ma spero utile, Speciale.
Con le emozioni non possiamo controllarci, ma senza non possiamo prendere decisioni. Sembra siamo condannati a cercare ricompense veloci e scappare con la cassa. Quando proviamo a resistere a queste tentazioni soffriamo di un declino nella nostra capacità di esercitare autocontrollo. Non un bel quadro. Ma non tutto è perduto. Per molti anni si è pensato che le cellule cerebrali fossero fisse, e che morissero con il tempo. La buona notizia è che non è così: siamo capaci di generare nuove cellule per tutta la nostra vita. Inoltre il cervello non è fisso in un determinato formato, è plastico e modificabile, anche se ciò richiede impegno. Immaginiamo il cervello come una ragnatela in cui alcuni fili sono più spessi degli altri: più il cervello usa certi fili, più spessi questi diventano, e più essi sono spessi, più il cervello tenderà ad usarli. Così se noi prendiamo cattive abitudini mentali, esse divengono persistenti. Ma noi abbiamo anche la capacità di riorganizzare queste strade neurali, quando il cervello impara cose nuove, perchè tutto questo materiale è plastico.Quando esercitiamo l'autocontrollo non appena sentiamo il prevalere di un impulso emotivo, stiamo imparando un nuovo percorso.
Non siamo condannati, possiamo imparare, anche se non è facile!
Alla luce di questo retroterra scientifico, rileggetevi Speciale Regole e vedrete che hanno un fondamento ben preciso, quello di aiutarci nell'autocontrollo dell'emozione, e quello di sfuggire alle trappole emotive che si creano in caso di perdite, nonchè quello di farci resistere agli allettamenti della dopamina. L'idea di non mediare per principio, serve proprio a evitare che si aumenti una posizione perdente per contrastare la rabbia della medesima; diverso è il caso se- fin dall'inizio- si è stabilito un preordinato scaglionamento delll'importo utilizzato, ed allora si media perchè lo si era stabilito razionalmente prima.
Per me le cose importanti da fare sono:
- avere sempre un piano logico da seguire, quando opero, stabilito a freddo;
-iniziare l'oprazione anche sotto l'impulso emotivo di un dato o una notizia, ma controllandolo, e attenendomi alle regole e ai piani logici prestabiliti;
- in caso di guadagno, chiudere solo se vi sono elementi razionali per farlo, e non per dopaminarmi;
- in caso di perdita chiudere al punto prestabilito prima di iniziare l'operazione, e soprattutto aspettare prima di rioperare, evitando di farmi trascinare dalla voglia di recuperare tutto e subito che certamente toglierà lucidità nelle scelte.
Ci tornerò sopra.
Cosa succede nelle nostre teste quando prendiamo decisioni?
Come potete immaginare, essendo una persona che deve prendere molte decisioni, e in tempi spesso rapidissimi, mentre bombardato da varie informazioni, sono particolarmente interessato all'argomento.
Capire come funziona il nostro cervello è essenziale per capire le decisioni che prendiamo. La Neuroeconomia è un campo nuovo che studia appunto cosa succede ai nostri neuroni quando prendiamo decisioni economiche e finanziarie. Ho fatto alcune letture sull'argomento di cui qui riferisco.
Uno dei più eccitanti sviluppi nella psicologia cognitiva degli ultimi anni è stato lo sviluppo delle teorie sul processo dualistico del pensiero.
Il processo dualistico è un modo per dire che noi tendiamo ad avere due diversi modi di pensare fusi nelle nostre teste.
Immaginiamo due soggetti, uno in preda solo alle proprie emozioni tutto il giorno; ed un altro capace di sopprimere qualsiasi emozione e capace di essere soltanto logico nelle sue decisioni. Ebbene, due soggetti così non esistono, quello che esiste è sempre un loro insieme.
La parte emotiva del cervello è automatica, non comporta sforzi nel modo in cui esamina le informazioni; prima che noi arriviamo ad essere consapevolmente coscienti del loro impatto nella nostra mente, il sistema emotivo pre-analizza le informazioni,e lo fa in modo associativo,e per questo può assorbire grandi ammontari di informazioni simultaneamente; inoltre, per credere che qualcosa sia valida, alla parte emotiva basta desiderare che sia così.
La parte razionale richiede invece uno sforzo deliberato; è logica e deduttiva nel suo modo di maneggiare l'informazione. Poichè è logica può solo seguire un passo alla volta, e per convincersi che qualcosa è vera ha bisogno di argomenti coerenti e di prove empiriche.
Questo approccio dualistico al modo in cui la nostra mente lavora, ha ricevuto supporto da molti recenti studi di neuroscienziati. Essi hanno iniziato ad attribuire a certe parti del cervello certe funzioni, facendo esperimenti monitorati con encefalogrammi, PET, risonanze magnetiche, per verificare quali parti del cervello vengono usate durante certe funzioni.Ve la faccio breve: al fine che ci interessa, il risultato principale è che il sistema emotivo è quello più antico in termini di sviluppo dell'uomo, ed ha la supremazia. In sostanza, noi abbiamo bisogno di emozioni ben prima della logica. Il che si può comprendere con un esempio circa la paura. La paura sembra sia generata tramite due percorsi neurali: uno veloce e uno riflessivo. Lo stesso avviene più in generale per tutto.Immaginiamo di stare di fronte a un contenitore in vetro con un serpente dentro; il serpente esce fuori, il pericolo è recepito, e i sensori nel Talamo analizzano l'informazione, producendo due segnali: quello veloce viene mandato alla amigdala, parte del sistema emotivo, e centro del cervello per paura e rischio; l'amigdala reagisce immediatamente e ci fa saltare lontani dal serpente. Il secondo segnale, manda le informazioni alla corteccia che è in grado di valutare consapevolmente la possibile minaccia. Questo è il sistema che riprende il controllo se, ad esempio, sappiamo che il serprente non è velenoso. Comunque dal punto di vista della sopravvivemnza un falso positivo è una risposta migliore che un falso negativo!
La maggior parte delle persone pensa che le emozioni siano la risposta cosciente agli eventi o alle azioni. Cioè, qualcosa succede e il ns. cervello lavora producendo risposte emotive, come la tristezza, la rabbia, la felicità, etc. Poi il cervello dice al corpo come reagire: piangere, aumentare il respiro, le pulsazioni, etc.
William James, il nonno della moderna psicologia, fu tra i primi a ipotizzare che la vera relazione di causa-effetto potesse essere inversa, cioè dal corpo al cervello. Mentre noi crediamo che il cervello valuta la situazione così velocemente che non c'è il tempo per noi di divenire consapevoli di come dovremmo sentirci, in realtà il cervello monitora il corpo, ne analizza i comportamenti(ad esempio le pulsazioni, etc,) e poi esprime l'emozione che corrisponde ai segnali fisici inviati dal corpo.
Un esperimento che tutti possiamo fare è quello di imporci l'atteggiamento correlato ad un emozione che vogliamo sentire: proviamo a ridere, e se stiamo con un sorriso concentrandoci sul ridere, abbastanza presto probabilmente iniziamo a sentire le emozioni positive che di norma associamo con il ridere.
Ma il concetto da mettere a fuoco è questo: le emozioni sono necessarie per prendere delle decisioni. Persone che per incidenti e operazioni chirurgiche hanno avuto le aree emozionali del cervello danneggiate, non sono diventate perfetti decisori solo razionali; al contrario in molti casi si sono rivelate incapaci di prendere decisioni: capaci magari di fare piani senza fine, ma senza mai arrivare a decidersi di metterli in opera.
Le emozioni possono aiutarci a prendere decisioni, ma anche danneggiarci. Senza emozioni non siamo capaci di decidere, con le emozioni non possiamo controllare il rischio delle decisioni prese. Benvenuti nella condizione umana!
Alcuni studiosi sostengono che l'influenza dell'emozione dipende dall'intensità della medesima.
Ad un livello basso di intensità, appare giocare soprattutto un ruolo di consigliere, ed un certo numero di teorie concorda sul fatto che le emozioni portano informazione che la gente usa come input nelle decisioni che affrontano.
Ad un livello intermedio di intensità, le persone cominciano a divenire coscienti dei conflitti tra input cognitivi ed emotivi, ed è a questo livello intermedio di intensità che si osservano gli sforzi di autocontrollo.
Infine al livello elevato di intensità, può essere così potente da precludere virtualmente la razionalità; sotto l'influenza dell'intensa emozione, le persone spesso si sentono esse stesse senza controllo.
Inoltre, laddove il pensiero confligge con l'emozione, quest'ultima è disegnata nei circuiti neurali del nostro cervello per vincere.
E' interessante anche notare che abbiamo difficoltà a proiettare come ci sentiremmo sotto influenza emotiva, una caratteristica che gli psicologi chiamano empatia caldo-freddo, il che vuol dire che quando siamo rilassati e senza emozione sottostimiamo come agiremmo sotto influenza dell'emozione.
Un ruolo importante nelle nostre vite ce lo ha la capacità di autocontrollo.
L'autocontrollo è come un muscolo, va allenato. Molte ricerche psicologiche mostrano però che la nostra capacità di usare l'autocontrollo per forzare il processo cognitivo a prevalere sulla reazione emotiva , è limitata, ed ogni sforzo di autocontrollo riduce l'ammontare disponibile per sucessivi sforzi.Questo è un punto molto importante e spiega perchè quando sottoposte a usura anche persone che fin lì avevano avuto ottime performance incominciano a sbarellare.L'autocontrollo pare cioè dipendere da risorse limitate che operano come fonte di energia, perciò la gente può solo regolare se stessa in misura limitata.Fare scelte e prendere decisioni attinge alla stessa risorsa interiore. Quando quest'ultima si consuma, come dopo aver fatto una serie di decisioni importanti, le decsioni successive possono risultare sub-ottimali o anche irrazionali.
Inoltre dagli studi che ho letto emergono i seguenti punti chiave:
1) sotto stress emotivo, la gente tende a prendere maggiori rischi, anche se vi sono poche probabilità effettive che risultino vincenti.
2) quando l'autostima viene minacciata (cioè dopo aver fatto errori) la gente tende a perdere la capacità di autoregolarsi.
3) l'autocontrollo è necessario per molti tipi di comportamenti nel proprio interesse, e quando si riduce la gente diviene autolesionistica in varie maniere.
4) la necessità di appartenere a una comunità è un fattore centrale della motivazione umana, e quando questa necessità è contrastata da un rigetto interpersonale, l'essere umano in qualche modo cessa di funzionare appropriatamente, e gli atti irrazionali e autolesivi diventano più frequenti.
Abbiamo così esplorato il ruolo delle emozioni e la nostra abilità a moderare la loro influenza. Adesso è giunto il momento di vedere alcuni esempi per capire come la neuroscienza può aiutarci nel capire il nostro comportamento come investitori.Leggendo questi concetti,infatti, capiamo subito quanto essi possano influenzare nell'attività economica e finanziaria.
Immaginiamo un gestore di fondi che ha appena avuto un periodo di notevole sotto performance. E' probabile si senta sotto pressione per ribaltare la situazione; è quindi probabile che si concentri su rischi maggiori per ottenere maggiori performance che lo facciano recuperare. E' anche probabile che la sua autostima sia minacciata, e che divenga crescentemente miopico, focalizzandosi sempre più sul breve termine, cioè su risultati immediati, che abbia quindi fretta di recuperare. Tutto ciò è probabile sia più pronunciato se la sua situazione deriva da scelte fatte contro tendenza (quando si sbaglia insieme alla maggioranza degli altri, l'autostima non scende, e la pressione è minima: per questo i gestori tendono a muoversi sempre in gruppo). Dunque il gestore del nostro esempio viene ad avere tutti gli elementi che portano alla psicologia dell'irrazionalità sopra descritta.
Gli economisti hanno costruito la loro scienza sul concetto di utilità, cioè la ricompensa mentale o fisica sperimentata dal consumatore. Tradizionalmente, per l'economista la moneta non ha una diretta utilità, piuttosto una indiretta perchè può essere usata per acquistare beni e servizi che poi generano utilità diretta. I neuroscienziati hanno trovato invece che la monetà ha una sua utlità diretta, o almeno che il cervello sperimenta l'atto di ricevere moneta nello stesso modo in cui sperimenta il consumo di cibo o qualsiasi altro piacere derivante dal consumo di beni. Il sistema di ricompensa nel cervello ha forti legami con quello emotivo. La percezione di un premio porta alla produzione di dopamina, che è quella sostanza chimica che ci fa sentire bene con noi stessi, fiduciosi e stimolati. Per intenderci, la cocaina tanto di moda, ha proprio l'effetto di bloccare i recettori di dopamina nel cervello, così quest'ultimo non la può asssorbire, e quindi annulla i suoi effetti. Poichè il cervello non può assorbire la dopamina, ne richiede disperatamente, e quando uno prende cocaina viene aumentata la produzione di dopamina provocando i noti effetti stimolanti.
Tornando a noi, i neuroscienziati hanno trovato che più grande è il premio che si percepisce o si pensa di percepire, maggiore è la dopamina che viene prodotta e la relativa sensazione di gratificazione agisce quindi un pò come la cocaina.
Sono stati investigati i sistemi neurali che sottostanno alle decisioni circa una gratificazione ritardata. Le ricerche mostrano che la gente tende ad agire impazientemente subito, anche se pianifica di agire pazientemente nel futuro. Ad esempio, se viene offerta la scelta tra 10 euro oggi e 11 domani, la maggioranza sceglie 10 subito; ma se gli si chiede oggi di scegliere tra 10 fra un anno e 11 fra un anno e un giorno, la maggioranza che sceglieva l'opzione immediata nel primo caso, in questo secondo sceglie la seconda opzione.
Per vedere cosa succede nel cervello quando affronta queste scelte, hanno misurato l'attività cerebrale dei partecipanti agli esperimenti ed hanno scoperto che quando la scelta comporta un guadagno immediato lo strato ventrale (parte del ganglio basale), la corteccia mediana frontale e la corteccia mediana pre-frontale, vengono tutte usate sproporzionatamente. Tali componenti del cervello hanno a che fare con il sistema emotivo, e sono tra le più irrorate dalla dopamina. Queste strutture sono quelle più coinvolte nei comportamenti impulsivi, e l'assunzione di droga è ritenuta comunemente provocare disturbi della neurotrasmissione dopaminica in questi sistemi.
Poichè la moneta è una ricompensa, l'offerta di moneta causa un innalzamento della dopamina, cui le persone trovano difficile resistere.
E' per questo motivo che in finanza si tende a preferire l'utile immediato.
Quando la scelta coinvolge invece due ricompense future, il conflitto è tra la corteccia pre-frontale e quella parietale. Più difficile la scelta, più sembra che queste aree vengano usate.
Dato quanto visto nelle parti precedenti circa i limiti dell'autocontrollo, forse non dovremmo avere troppa speranza circa la nostra capacità di correggere le ugenze sollecitate dal sistema emotivo.Sembra come se la natura ci avesse orientati per il breve termine.
Tornano in mente le parole di Keynes: " L'investimento basato sulle aspettative di lungo termine è così difficile nel giorno per giorno da essere raramente praticabile".
L' evidenza neuroscientifica inoltre suggerisce che il dolore reale e quello sociale sono sentiti negli stessi posti del cervello. Le strategie contro tendenza sono l'equivalente negli investimenti del dolore sociale (isolamento, etc.); per implemetare una simile strategia occorre comprare mentre tutti gli altri vendono, o vendere mentre tutti comprano, il che è un dolore sociale, non divertente!
Diceva Sir John Templeton:
Comprare quando gli altri vendono e viceversa, richiede la maggior forza d'animo.
Concludendo questo lungo, ma spero utile, Speciale.
Con le emozioni non possiamo controllarci, ma senza non possiamo prendere decisioni. Sembra siamo condannati a cercare ricompense veloci e scappare con la cassa. Quando proviamo a resistere a queste tentazioni soffriamo di un declino nella nostra capacità di esercitare autocontrollo. Non un bel quadro. Ma non tutto è perduto. Per molti anni si è pensato che le cellule cerebrali fossero fisse, e che morissero con il tempo. La buona notizia è che non è così: siamo capaci di generare nuove cellule per tutta la nostra vita. Inoltre il cervello non è fisso in un determinato formato, è plastico e modificabile, anche se ciò richiede impegno. Immaginiamo il cervello come una ragnatela in cui alcuni fili sono più spessi degli altri: più il cervello usa certi fili, più spessi questi diventano, e più essi sono spessi, più il cervello tenderà ad usarli. Così se noi prendiamo cattive abitudini mentali, esse divengono persistenti. Ma noi abbiamo anche la capacità di riorganizzare queste strade neurali, quando il cervello impara cose nuove, perchè tutto questo materiale è plastico.Quando esercitiamo l'autocontrollo non appena sentiamo il prevalere di un impulso emotivo, stiamo imparando un nuovo percorso.
Non siamo condannati, possiamo imparare, anche se non è facile!
Alla luce di questo retroterra scientifico, rileggetevi Speciale Regole e vedrete che hanno un fondamento ben preciso, quello di aiutarci nell'autocontrollo dell'emozione, e quello di sfuggire alle trappole emotive che si creano in caso di perdite, nonchè quello di farci resistere agli allettamenti della dopamina. L'idea di non mediare per principio, serve proprio a evitare che si aumenti una posizione perdente per contrastare la rabbia della medesima; diverso è il caso se- fin dall'inizio- si è stabilito un preordinato scaglionamento delll'importo utilizzato, ed allora si media perchè lo si era stabilito razionalmente prima.
Per me le cose importanti da fare sono:
- avere sempre un piano logico da seguire, quando opero, stabilito a freddo;
-iniziare l'oprazione anche sotto l'impulso emotivo di un dato o una notizia, ma controllandolo, e attenendomi alle regole e ai piani logici prestabiliti;
- in caso di guadagno, chiudere solo se vi sono elementi razionali per farlo, e non per dopaminarmi;
- in caso di perdita chiudere al punto prestabilito prima di iniziare l'operazione, e soprattutto aspettare prima di rioperare, evitando di farmi trascinare dalla voglia di recuperare tutto e subito che certamente toglierà lucidità nelle scelte.
Ci tornerò sopra.
9/03/2006
Speciale Arte del Trading
Speciale Arte del Trading
Ho scritto spesso degli speciali relativi ai principi ed alle regole da seguire quando ci si cimenta con la difficile arte del Trading.
Ma è sempre utile tornarci sopra.
Fare trading è molto più che il semplice comprare e vendere, è più che fare analisi, siano esse tecniche o fondamentali. Questi sono strumenti disponibili, ma ogni trader è un individuo unico e difficilmente si troveranno due traders con lo stesso stile, perchè ciascuno ha i propri punti di forza e di debolezza. Qui di seguito io sottolinerò le principali linee guida che sono parte del mio personale modo di fare trading, formatesi in anni e anni attraverso tentativi ed errori.
Per divenire un trader, una persona si deve innazitutto identificare come tale; inoltre deve diventare un tutt'uno con il mercato. Quando medito sui prezzi non c'è niente altro, nessuna distrazione, niente all'infuori deve distogliermi. Quando medito sulla direzione dei prezzi, rimango umile e grato per ogni lezione il mercato mi vorrà impartire, l'ottica resta sempre quella dello studente, cioè di colui che studia quello che lo circonda. Nel divenire un tutt'uno con il prezzo e cercarne la traiettoria futura, capisco che non c'è una strada diretta e facile e sempre sicura che mi farà ottenere quello che voglio, ma non sono sperduto perchè seguo il prezzo. Quest'ultimo parla, e se lo ascolto correttamente sarò premiato, se sbaglio sarò punito, ma resto paziente e volenteroso, resto al contempo
un trader e me stesso.
E' difficile incassare una perdita, ma nel trading le perdite sono inevitabili, come anche i guadagni, ciò che conta è come si gestiscono entrambi. La regola d'oro come noto è "tagliare le perdite e lasciar correre i profitti", molto più facile a dirsi che a farsi: spesso le minus si recuperano e le plus svaniscono. Vi è un arte specifica nel calcolo dei punti in cui piazzare stop-loss e take-profit, ma per quanto bravi si possa essere capiterà sempre che risultino sbagliate (cioè stop-loss inutili, e take profit troppo vicine, con il senno di poi). Risultato: il 95% dei traders tende a incassare subito i profitti e a lasciar correre le perdite nella speranza di recuperare, ma ciò che ottengono a lungo andare è la perdita del capitale. E' facile incassare i profitti e difficile mantenere una plusvalenza, mentre è facile tenere le minusvalenze e difficile incassare le perdite, proprio perchè psicologicamente una perdita non è tale finchè l'operazione non viene chiusa, anche se la realtà dice l'opposto.
Ne consegue che per divenire un trader vincente occorre andare contro la natura umana fatta di speranze e di sogni, e imparare ad affrontare la realtà. Nonostante sia doloroso incassare le perdite, se si lasciano correre le misusvalenze, più si ingrossano più diviene difficile, e si rischia di rimetterci tutto il capitale disponibile. Il capitale disponibile, non importa se 10 mila dollari o 10 miliardi di dollari, è il magazzino del trader, che va impiegato quando si presenta l'opportunità, prestabilendo la perdita accettabile in proporzione all'opportunità cercata. Insomma le perdite (ma anche i guadagni) sono inevitabili: è dal modo con cui si gestiscono che si differenziano i professionisti dai dilettanti.
Far scappare le minusvalenze, magari quando invece si acchiappano subito gli utili, altera profondamente il rapporto tra rischio ed opportunità che è alla base di questa professione. Tale rapporto va prestabilito non soltanto prima di ogni singola operazione, in base alle caratteristiche della medesima, ma anche all'inizio del periodo di attività durante il quale va mantenuto costante per non squilibrare il rapporto tra operazioni positive e negative. Come minimo questo rapporto deve essere pari a 1, il che significa che se si incassa una perdita ci vorrà un guadagno per tornare in pari; se questo rapporto scende sotto a 1 la situazione diviene difficile, perchè ci vorranno più operazioni positive per compensare anche una sola andata male, e così facendo si aumentano le probabilità di sbagliarne altre. Quindi come minimo 1 e più le operazioni sono lunghe nel tempo più questo rapporto deve salire.
Quando si azzecca un periodo positivo ci si sente invulnerabili: e quello è il momento in cui il mercato bastona. Occorre essere umili, e spesso sapersi astenere: a volte la migliore operazione è non fare niente. Se non si è umili, non importa se si gestisce un piccolo capitale o uno grande, il mercato si prenderà i soldi, lui non discrimina. Da trader mi sforzo pertanto di trattare il mercato (che da analista magari critico e prendo in giro per le sue cantonate) con rispetto, e sto ad ascoltare i prezzi che esprime; mi ricordo che di fronte a lui sono solo, e non importa se ciò che succede è giusto o sbagliato.
Perchè si fa trading? per soldi, libertà finanziaria, successo, soddisfazione. Tutte buone ragioni, ma alla fine possono portare alla vanità ed alla avidità, anticamera della devastazione, anche morale. L'avidità è la peggior motivazione del trading; il mercato punirà sempre l'avidità, mentre compensa la moderazione. Mai provare a fare tutti i soldi in unica operazione: non si può puntare tutto sulla riuscita di un unico trade, se lo si fa, non ci sarà futuro, perchè non è trading, è scommessa d'azzardo. C'è un sottile confine tra trading e gioco, perchè quando è in ballo la moneta vi sono sempre quelli che fanno puntate cieche. Se si vuole aver successo come trader, non si deve pensare come uno scommettitore, mai fare puntate cieche e mai affidarsi alla sorte perchè la fortuna viene e va, è la capacità di trading che resta.
Come trader sono il solo responsabile di ogni mia decsione e di ogni mia azione, e sono il solo che deve convivere con le conseguenze delle decisioni che ho preso. Non importa se giuste o sbagliate, ve ne saranno di entrambi i tipi, il trucco è capire ed accettare le conseguenze della decisione. Quando faccio un operazione sono mentalmente preparato per entrambi gli esiti, quello positivo e quello negativo; se non si è pronti a questo, meglio astenersi. Naturalmente posso seguire sistemi tecnici, consigli, e quant'altro, ma alla fine sono io che decido e me ne assumo la responsabilità. Molti ,quando le cose vanno male chiedono aiuto a qualcun altro, ed è umano: si cerca di spostare il peso psicologico su qualcun altro, e si preferisce che sia qualcun altro a prendere la decisione al posto proprio. Ma un trader che voglia essere tale, deve accettare ed imparare dai propri errori, e prendere le proprie decisioni.
Realtà e desiderio , si confondono nel trading. Il trader deve imparare a non fare influenzare il proprio giudizio obiettivo dai propri desideri, consci o inconsci che siano. Se vede che si trova a mal partito, non importa ciò che pensa, desidera o spera, perchè il mercato farà quello che deve fare; e il trader deve accettare la realtà di aver sbagliato, chiudere l'operazione, incassare la perdita, e soprattutto aspettare di smaltire l'emotività connessa. La maggioranza sente subito l'urgenza di rifarsi da una perdita e inizia a fare trading con accanimento e così facendo fa altri errori e perde sempre di più. Invece, non bisogna mai lasciarsi dominare dall'emozione, e mai cercare di voler recuperare subito: la cosa migliore da fare è aspettare tutto il tempo necessario a riacquistare la propria piena lucidità, che importa se il recupero avviene dopo un ora o dopo un mese? anche questo fa la differenza tra il professionista e l'amatore.
Ho già parlato tanto in passato dello sbaglio comune che si tende a compiere, quello di mediare, cioè aggiungere ad una posizione perdente. Capisco chi dice che così facendo si abbassa il breakeven del proprio acquisto (al contrario per la vendita), ma questo funziona solo se il prezzo si inverte e va nella propria direzione; ma cosa succede quando invece il prezzo continua ad andare contro? che le perdite aumentano esponenzialmente, e magari poi si deve chiudere per disperazione proprio poco prima che l'inversione avviene realmente, danno+beffa. A quel punto ce la si prenderà con la sfortuna e con il mercato, in realtà ce la si deve prendere solo con se stessi. Occorre invece ricordare che finchè si mantiene una posizione in minusvalenza, la decisione di mantenerla (fino ad una determinata stop loss) è già una decisione di acquisto o di vendita a seconda del caso; la stoploss deve essere fissata con un minimo di respiro, a meno di non fare operazioni istantanee, e la sua pre-determinazione che tiene conto del rapporto rischio-rendimento che si è scelto, per definizione annulla la mediazione. Ovviamente, si può decidere di entrare a scalare, tecnica molto in voga sulle commodities, ma per me funziona solo se effettuata anche quando l'operazione va nel verso giusto; entrare a scalare solo quando si entra in perdita, significa alterare il rapporto rischio-rendimento, perchè se va bene si guadagna poco, se va male si perde molto. Molto più logico, invece, stoppare e rientrare di nuovo quando si vedono nuovi segnali di andamento nella direzione auspicata. Molto meglio, cioè, fare più tentativi a vuoto, con piccole perdite, ma con l'obiettivo di centrare prima o poi la volta buona in cui non solo rifarsi delle precedenti piccole perdite bensì realizzare l'utile obiettivato; piuttosto che restare incastrati con una posizione di dimensioni crescenti.
Non bisogna inoltre forzare le operazioni. Spesso non ci sono buone opportunità o la situazione è particolarmente confusa: guai a operare, tanto per operare.Molti credono che bisogna sempre essere nel mercato, ma così facendo si è sempre esposti a situazioni impreviste e sfavorevoli, e difficilmente il risultato sarà positivo. Avere pazienza è fondamentale, ed a volte la miglior cosa è non fare niente. La posizione di distacco consente di osservare con lucidità l'evolversi delle cose, e consente così di individuare le occasioni più favorevoli, perchè non c'è solo il rapporto rischio-rendimento quantitativo, bensì anche quello qualitativo (ed è il motivo per cui mi piace ad esempio applicare la sequenza di demark, dove non è detto che vada bene, ma le probabilità di esito non negativo sono nettamente maggiori rispetto a quelle di perdere). Quello che succede quando invece si va avanti a testa bassa, è che si perde. Occorre sapere quando fermarsi, ed un trader DEVE sapere come e quando stare fuori dal mercato, anche se gli viene difficile. Un altro degli errori più comuni è quello della dimensione dell'operazione. Molti aumentano la posizione subito dopo aver fatto qualche operazione positiva, ma questo è un grosso errore. La dimensione è un arma a doppio taglio, che può ferire con la propria lama, perchè una dimensione maggiore non solo aumenta i profitti, bensì anche le perdite. E spesso succede anche che dopo aver perso si aumenta la posizione della successiva operazione, per recuperare più velocemente. E qui si diventa ancor più preda dell'emotività. Invece occorre mantenere sempre il passo costante, prestabilito fin dall'inizio, in base al proprio capitale disponibile. Non aumentare nè diminuire mai la propria taglia operativa, mantenerla ferma, nella buona come nella cattiva sorte. Solo così alla fine del periodo si può ben valutare l'efficacia del proprio trading.
E' anche sbagliato inseguire le operazioni a tutti i costi, perchè inseguirle entrando a prezzi diversi rispetto a quelli prestabiliti, significa alterare il rapporto rischio-rendimento; e spesso chi lo fa si trova a mal partito. Dunque mai inseguire, perchè l'operazione non è più quella originaria. Analogamente non bisogna prendersela per le operazioni mancate. Pazienza, la chiave del successo non sta nel pensare a quello che si poteva fare, ma nel restare focalizzati sulle operazioni che si potranno realmente fare; al più, un operazione positiva mancata, serve per confermare la bontà della propria analisi, e può servire per il futuro in questo senso.La perdita di un opportunità è meglio che la perdita di soldi.
Concludendo questi appunti sull'Arte del Trading, è importante capire che non si può avere sempre successo. Quando un trader ha un periodo di grazia, tende a credere che mai nulla gli andrà male. Sbagliato, perchè è quello il momento in cui diviene più vulnerabile, ed è lì che può incappare in qualche disastro perchè la sua lucidità viene offuscata dal senso di speriorità, dalla sicumera di sapere tutto ciò che serve e di sapere sempre come cavarsela. Un simile stato d'animo non deve mai esserci perchè se qualcosa va storto,e le condizioni di mercato cambiano ( non sono mai costanti), si diviene vittime del proprio successo, e si può facilmente passare nella depressione e nella frustrazione, il castello di carte crolla. Occorre sempre tenere presente che si deve essere pronti a cambiare con il cambiamento delle situazioni, e per far ciò restare umili è essenziale.
Ho scritto spesso degli speciali relativi ai principi ed alle regole da seguire quando ci si cimenta con la difficile arte del Trading.
Ma è sempre utile tornarci sopra.
Fare trading è molto più che il semplice comprare e vendere, è più che fare analisi, siano esse tecniche o fondamentali. Questi sono strumenti disponibili, ma ogni trader è un individuo unico e difficilmente si troveranno due traders con lo stesso stile, perchè ciascuno ha i propri punti di forza e di debolezza. Qui di seguito io sottolinerò le principali linee guida che sono parte del mio personale modo di fare trading, formatesi in anni e anni attraverso tentativi ed errori.
Per divenire un trader, una persona si deve innazitutto identificare come tale; inoltre deve diventare un tutt'uno con il mercato. Quando medito sui prezzi non c'è niente altro, nessuna distrazione, niente all'infuori deve distogliermi. Quando medito sulla direzione dei prezzi, rimango umile e grato per ogni lezione il mercato mi vorrà impartire, l'ottica resta sempre quella dello studente, cioè di colui che studia quello che lo circonda. Nel divenire un tutt'uno con il prezzo e cercarne la traiettoria futura, capisco che non c'è una strada diretta e facile e sempre sicura che mi farà ottenere quello che voglio, ma non sono sperduto perchè seguo il prezzo. Quest'ultimo parla, e se lo ascolto correttamente sarò premiato, se sbaglio sarò punito, ma resto paziente e volenteroso, resto al contempo
un trader e me stesso.
E' difficile incassare una perdita, ma nel trading le perdite sono inevitabili, come anche i guadagni, ciò che conta è come si gestiscono entrambi. La regola d'oro come noto è "tagliare le perdite e lasciar correre i profitti", molto più facile a dirsi che a farsi: spesso le minus si recuperano e le plus svaniscono. Vi è un arte specifica nel calcolo dei punti in cui piazzare stop-loss e take-profit, ma per quanto bravi si possa essere capiterà sempre che risultino sbagliate (cioè stop-loss inutili, e take profit troppo vicine, con il senno di poi). Risultato: il 95% dei traders tende a incassare subito i profitti e a lasciar correre le perdite nella speranza di recuperare, ma ciò che ottengono a lungo andare è la perdita del capitale. E' facile incassare i profitti e difficile mantenere una plusvalenza, mentre è facile tenere le minusvalenze e difficile incassare le perdite, proprio perchè psicologicamente una perdita non è tale finchè l'operazione non viene chiusa, anche se la realtà dice l'opposto.
Ne consegue che per divenire un trader vincente occorre andare contro la natura umana fatta di speranze e di sogni, e imparare ad affrontare la realtà. Nonostante sia doloroso incassare le perdite, se si lasciano correre le misusvalenze, più si ingrossano più diviene difficile, e si rischia di rimetterci tutto il capitale disponibile. Il capitale disponibile, non importa se 10 mila dollari o 10 miliardi di dollari, è il magazzino del trader, che va impiegato quando si presenta l'opportunità, prestabilendo la perdita accettabile in proporzione all'opportunità cercata. Insomma le perdite (ma anche i guadagni) sono inevitabili: è dal modo con cui si gestiscono che si differenziano i professionisti dai dilettanti.
Far scappare le minusvalenze, magari quando invece si acchiappano subito gli utili, altera profondamente il rapporto tra rischio ed opportunità che è alla base di questa professione. Tale rapporto va prestabilito non soltanto prima di ogni singola operazione, in base alle caratteristiche della medesima, ma anche all'inizio del periodo di attività durante il quale va mantenuto costante per non squilibrare il rapporto tra operazioni positive e negative. Come minimo questo rapporto deve essere pari a 1, il che significa che se si incassa una perdita ci vorrà un guadagno per tornare in pari; se questo rapporto scende sotto a 1 la situazione diviene difficile, perchè ci vorranno più operazioni positive per compensare anche una sola andata male, e così facendo si aumentano le probabilità di sbagliarne altre. Quindi come minimo 1 e più le operazioni sono lunghe nel tempo più questo rapporto deve salire.
Quando si azzecca un periodo positivo ci si sente invulnerabili: e quello è il momento in cui il mercato bastona. Occorre essere umili, e spesso sapersi astenere: a volte la migliore operazione è non fare niente. Se non si è umili, non importa se si gestisce un piccolo capitale o uno grande, il mercato si prenderà i soldi, lui non discrimina. Da trader mi sforzo pertanto di trattare il mercato (che da analista magari critico e prendo in giro per le sue cantonate) con rispetto, e sto ad ascoltare i prezzi che esprime; mi ricordo che di fronte a lui sono solo, e non importa se ciò che succede è giusto o sbagliato.
Perchè si fa trading? per soldi, libertà finanziaria, successo, soddisfazione. Tutte buone ragioni, ma alla fine possono portare alla vanità ed alla avidità, anticamera della devastazione, anche morale. L'avidità è la peggior motivazione del trading; il mercato punirà sempre l'avidità, mentre compensa la moderazione. Mai provare a fare tutti i soldi in unica operazione: non si può puntare tutto sulla riuscita di un unico trade, se lo si fa, non ci sarà futuro, perchè non è trading, è scommessa d'azzardo. C'è un sottile confine tra trading e gioco, perchè quando è in ballo la moneta vi sono sempre quelli che fanno puntate cieche. Se si vuole aver successo come trader, non si deve pensare come uno scommettitore, mai fare puntate cieche e mai affidarsi alla sorte perchè la fortuna viene e va, è la capacità di trading che resta.
Come trader sono il solo responsabile di ogni mia decsione e di ogni mia azione, e sono il solo che deve convivere con le conseguenze delle decisioni che ho preso. Non importa se giuste o sbagliate, ve ne saranno di entrambi i tipi, il trucco è capire ed accettare le conseguenze della decisione. Quando faccio un operazione sono mentalmente preparato per entrambi gli esiti, quello positivo e quello negativo; se non si è pronti a questo, meglio astenersi. Naturalmente posso seguire sistemi tecnici, consigli, e quant'altro, ma alla fine sono io che decido e me ne assumo la responsabilità. Molti ,quando le cose vanno male chiedono aiuto a qualcun altro, ed è umano: si cerca di spostare il peso psicologico su qualcun altro, e si preferisce che sia qualcun altro a prendere la decisione al posto proprio. Ma un trader che voglia essere tale, deve accettare ed imparare dai propri errori, e prendere le proprie decisioni.
Realtà e desiderio , si confondono nel trading. Il trader deve imparare a non fare influenzare il proprio giudizio obiettivo dai propri desideri, consci o inconsci che siano. Se vede che si trova a mal partito, non importa ciò che pensa, desidera o spera, perchè il mercato farà quello che deve fare; e il trader deve accettare la realtà di aver sbagliato, chiudere l'operazione, incassare la perdita, e soprattutto aspettare di smaltire l'emotività connessa. La maggioranza sente subito l'urgenza di rifarsi da una perdita e inizia a fare trading con accanimento e così facendo fa altri errori e perde sempre di più. Invece, non bisogna mai lasciarsi dominare dall'emozione, e mai cercare di voler recuperare subito: la cosa migliore da fare è aspettare tutto il tempo necessario a riacquistare la propria piena lucidità, che importa se il recupero avviene dopo un ora o dopo un mese? anche questo fa la differenza tra il professionista e l'amatore.
Ho già parlato tanto in passato dello sbaglio comune che si tende a compiere, quello di mediare, cioè aggiungere ad una posizione perdente. Capisco chi dice che così facendo si abbassa il breakeven del proprio acquisto (al contrario per la vendita), ma questo funziona solo se il prezzo si inverte e va nella propria direzione; ma cosa succede quando invece il prezzo continua ad andare contro? che le perdite aumentano esponenzialmente, e magari poi si deve chiudere per disperazione proprio poco prima che l'inversione avviene realmente, danno+beffa. A quel punto ce la si prenderà con la sfortuna e con il mercato, in realtà ce la si deve prendere solo con se stessi. Occorre invece ricordare che finchè si mantiene una posizione in minusvalenza, la decisione di mantenerla (fino ad una determinata stop loss) è già una decisione di acquisto o di vendita a seconda del caso; la stoploss deve essere fissata con un minimo di respiro, a meno di non fare operazioni istantanee, e la sua pre-determinazione che tiene conto del rapporto rischio-rendimento che si è scelto, per definizione annulla la mediazione. Ovviamente, si può decidere di entrare a scalare, tecnica molto in voga sulle commodities, ma per me funziona solo se effettuata anche quando l'operazione va nel verso giusto; entrare a scalare solo quando si entra in perdita, significa alterare il rapporto rischio-rendimento, perchè se va bene si guadagna poco, se va male si perde molto. Molto più logico, invece, stoppare e rientrare di nuovo quando si vedono nuovi segnali di andamento nella direzione auspicata. Molto meglio, cioè, fare più tentativi a vuoto, con piccole perdite, ma con l'obiettivo di centrare prima o poi la volta buona in cui non solo rifarsi delle precedenti piccole perdite bensì realizzare l'utile obiettivato; piuttosto che restare incastrati con una posizione di dimensioni crescenti.
Non bisogna inoltre forzare le operazioni. Spesso non ci sono buone opportunità o la situazione è particolarmente confusa: guai a operare, tanto per operare.Molti credono che bisogna sempre essere nel mercato, ma così facendo si è sempre esposti a situazioni impreviste e sfavorevoli, e difficilmente il risultato sarà positivo. Avere pazienza è fondamentale, ed a volte la miglior cosa è non fare niente. La posizione di distacco consente di osservare con lucidità l'evolversi delle cose, e consente così di individuare le occasioni più favorevoli, perchè non c'è solo il rapporto rischio-rendimento quantitativo, bensì anche quello qualitativo (ed è il motivo per cui mi piace ad esempio applicare la sequenza di demark, dove non è detto che vada bene, ma le probabilità di esito non negativo sono nettamente maggiori rispetto a quelle di perdere). Quello che succede quando invece si va avanti a testa bassa, è che si perde. Occorre sapere quando fermarsi, ed un trader DEVE sapere come e quando stare fuori dal mercato, anche se gli viene difficile. Un altro degli errori più comuni è quello della dimensione dell'operazione. Molti aumentano la posizione subito dopo aver fatto qualche operazione positiva, ma questo è un grosso errore. La dimensione è un arma a doppio taglio, che può ferire con la propria lama, perchè una dimensione maggiore non solo aumenta i profitti, bensì anche le perdite. E spesso succede anche che dopo aver perso si aumenta la posizione della successiva operazione, per recuperare più velocemente. E qui si diventa ancor più preda dell'emotività. Invece occorre mantenere sempre il passo costante, prestabilito fin dall'inizio, in base al proprio capitale disponibile. Non aumentare nè diminuire mai la propria taglia operativa, mantenerla ferma, nella buona come nella cattiva sorte. Solo così alla fine del periodo si può ben valutare l'efficacia del proprio trading.
E' anche sbagliato inseguire le operazioni a tutti i costi, perchè inseguirle entrando a prezzi diversi rispetto a quelli prestabiliti, significa alterare il rapporto rischio-rendimento; e spesso chi lo fa si trova a mal partito. Dunque mai inseguire, perchè l'operazione non è più quella originaria. Analogamente non bisogna prendersela per le operazioni mancate. Pazienza, la chiave del successo non sta nel pensare a quello che si poteva fare, ma nel restare focalizzati sulle operazioni che si potranno realmente fare; al più, un operazione positiva mancata, serve per confermare la bontà della propria analisi, e può servire per il futuro in questo senso.La perdita di un opportunità è meglio che la perdita di soldi.
Concludendo questi appunti sull'Arte del Trading, è importante capire che non si può avere sempre successo. Quando un trader ha un periodo di grazia, tende a credere che mai nulla gli andrà male. Sbagliato, perchè è quello il momento in cui diviene più vulnerabile, ed è lì che può incappare in qualche disastro perchè la sua lucidità viene offuscata dal senso di speriorità, dalla sicumera di sapere tutto ciò che serve e di sapere sempre come cavarsela. Un simile stato d'animo non deve mai esserci perchè se qualcosa va storto,e le condizioni di mercato cambiano ( non sono mai costanti), si diviene vittime del proprio successo, e si può facilmente passare nella depressione e nella frustrazione, il castello di carte crolla. Occorre sempre tenere presente che si deve essere pronti a cambiare con il cambiamento delle situazioni, e per far ciò restare umili è essenziale.
CURRICULUM VITAE di Michele Spallino
• Nato a Palermo il 13 agosto 1955; moglie francese, tre figli; lingue : italiano, francese, inglese.
• 1° Premio Philips 1976, con “Una proposta per la riforma dell’impresa” si è
• laureato in Economia e Commercio, con lode, all’Università di Roma nel 1977 Tesi con il prof. Parravicini in Economia Monetaria e Creditizia.
• Dal 1986 Responsabile dell’Ufficio Studi della Cassa di Risparmio in Bologna.
• Dal 1993 Capo Area Finanza dell’attuale Credito Siciliano.
• Dal 1998 al 2003, Responsabile del Servizio Studi, e Segretario del Comitato d’Investimento di Bancaperta(Gruppo Credito Valtellinese).
• Dal 2003, opera in proprio sui mercati finanziari (cambi- tassi d'interesse- commodities- borse).
• Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di economia e finanza, tra cui “I consumi privati” ed. ESI,1985 e vari articoli su quotidiani, tra cui Il Sole 24 ore.
• E’ stato più volte intervistato dalle TV di : Reuters, Bloomberg, CFN
• 1° Premio Philips 1976, con “Una proposta per la riforma dell’impresa” si è
• laureato in Economia e Commercio, con lode, all’Università di Roma nel 1977 Tesi con il prof. Parravicini in Economia Monetaria e Creditizia.
• Dal 1986 Responsabile dell’Ufficio Studi della Cassa di Risparmio in Bologna.
• Dal 1993 Capo Area Finanza dell’attuale Credito Siciliano.
• Dal 1998 al 2003, Responsabile del Servizio Studi, e Segretario del Comitato d’Investimento di Bancaperta(Gruppo Credito Valtellinese).
• Dal 2003, opera in proprio sui mercati finanziari (cambi- tassi d'interesse- commodities- borse).
• Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di economia e finanza, tra cui “I consumi privati” ed. ESI,1985 e vari articoli su quotidiani, tra cui Il Sole 24 ore.
• E’ stato più volte intervistato dalle TV di : Reuters, Bloomberg, CFN
9/02/2006
La nota sui mercati 02.09
La settimana 28 agosto- 1 settembre 2006
Principio della banana
Se la compri acerba , la mangerai immatura; se la compri matura, marcirà prima che la mangi (Arthur Bloch)
ECONOMIA: yen a go-gò
Il complesso dei dati americani, con il gran finale di venerdì sul mercato del lavoro e indice manifatturiero, ha fatto salire le quotazioni dello scenario basato su un atterraggio morbido dell'economia e su un contenimento delle pressioni inflazionistiche (sentiment favorito anche dal calo del petrolio),dopo che l'interpretazione data ai verbali della Fed aveva già rinforzato la convinzione che i tassi resteranno fermi.
Così i rendimenti obbligazionari hanno continuato a scendere, e le azioni hanno ripreso a salire. Questo movimento ascendente, che coinvolge le principali materie prime (ad eccezione del petrolio) ha trovato il carburante necessario nell'eccesso di liquidità internazionale catalizzato dalla ripresa dei finanziamenti in yen; i dati negativi provenienti dall'economia nipponica , hanno convinto circa il mantenimento degli attuali tassi da parte dei giapponesi, e dunque la certezza di potersi finanziare allo 0,25% ha provocato vendite di yen contro tutte le valute, ed acquisti di asset finanziari (obbligazioni, azioni, commodities).
E' il piano delle banche centrali ben noto: creare inflazione facendo finta di fare il contrario.
La BCE ad esempio, pur telegrafando un mini aumento per il prossimo 5 ottobre, nel frattempo ha tenuto i tassi fermi. La BOJ e la FED pare non li tocchino invece più. Dunque ci si vuole fermare a tassi reali negativi(Giappone) o minimali( USA). Così la corsa speculativa riprende fiato.
Mentre una delle fonti di fiducia sul contenimento futuro dell'inflazione è la globalizzazione, la Cina aumenta i salari del 10-20% e questo invece mi fa presumere che i prezzi dei beni cinesi importati sono destinati ad aumentare, gettando altra benzina sul fuoco inflazionistico.
MATERIE PRIME : Ernesto va via
L'uragano Ernesto ha virato a nord, evitando il Golfo del Messico. Ne risente sopratutto il gas naturale che perde oltre il 20% a 5,9 (ottobre); inoltre le scorte americane di distillati e di crudo aumentano così il petrolio perde anch'esso il 5% concludendo a 69,2 (ottobre).
Nel settore dei metalli invece si sale seppur in misura contenuta con l'oro a 633(dicembre) il rame (dicembre) a 346 l'argento(dicembre) a 13,1 il platino(ottobre) a 1254 il palladio(dicembre) a 350.
L'indice generale CRB(dicembre) a 327.
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla
CAMBI: il dollaro in range
Pur senza il sostegno di attese sui tassi, il dollaro si è mantenuto in range perdendo solo lievemente come indice. L'eurodollaro scad. settembre è sempre restato tra 1,275 e 1,29 livello sfiorato subito dopo la BCE, da cui è stato respinto concludendo a 1,285. Dopo questo lungo periodo di compressione in un range ristretto, vi sono buone probabilità che a settembre l'eurodollaro ne esca fuori: il sorpasso di quota 1,295 proietterebbe facilmente a 1,32 mentre la rottura di 1,275 riporterebbe a 1,25.
Come sopramenzionato nuovi minimi generalizzati per lo yen che sfiora quota 151 con euro, per poi concludere a 150,3 e a 117 con dollaro.Beneficiano le valute ad alti tassi (australiano, neozelandese).
L'indice generale del dollaro a 84,9(settembre)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: dollaro laterale
Posizione asset: nulla
OBBLIGAZIONI: corsa ai bond
Il future sul tasso a tre mesi scad.dicembre è sceso di 8 cts. al 5,33% negli USA , mentre il 2 anni scende di 9 cts. al 4,76% il quinquennale di 7 cts. al 4,68 il decennale di 5 cts. al 4,73 il trentennale di 5 al 4,88.
In Europa il Bund decennale scende di 5 cts. al 3,74% ed in Giappone il decennale scende di 6 cts. al 1,64%; il tasso sul debito dei paesi emergenti è sceso di circa 15 cts mediamente.
Negli USA accelerazione ulteriore di tutte le forme di prestiti bancari e obbligazionari, così come in Europa dove il ritmo annuo di incremento passa dall'11,4% di giugno all'11,8% di luglio.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla
BORSE: si sale
Il Nasdaq100 scad.settembre, partito da 1560 conclude a 1590(+2%).
Il Dow a 11464(+1,6%) lo sp500 a 1311(+1,2%) il nasdaq a 2193(+2,5%).Tra i settori, trasporti (+1,7%) il Russell (+3,2%) i semiconduttori(+2,5%) le biotech (+2%) i broker/dealer(+1,1%) le banche(+0,2%).
Tokyo sale a 16134(+1,4%) di nikkey, in Europa dax tedesco a 5876(+1,3%) il footsie inglese a 5949(+1,5%), il cac francese a 5183(+1,5%) e l'Italietta senza la benchè minima speranza : l'SPmib a 38160(+1,2%) ed il Mibtel a 29220(+1,5%).
Dal punto di vista tecnico si avvicina il momento della verità per molti indici che si trovano poco sotto i massimi dell'anno: il sorpasso con volumi crescenti proietta verso un ulteriore rialzo; io però resto convinto che sulla figura di doppio massimo vi sarà la caduta, che prenderà corpo soprattutto se i volumi nel ribasso saranno ben superiori a quelli (modesti) della recente fase di rialzo.
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: nulla
PREVISIONI: c'è poco
Lunedì USA in festa per il labor day; poi da martedì si riprenderà lentamente a tornare a pieno regime, con il solo mercoledì degno di nota perchè usciranno l'ISM dei servizi e in serata il Beige Book della Fed.
Difficile che possano cambiare le convinzioni attuali. Il punto di svolta potrà arrivare solo la fine settimana successiva quando usciranno vendite al dettaglio e soprattutto i prezzi al consumo. Poco anche dall'Europa e dal Giappone, dove non ci si aspetta novità dalla riunione BOJ di venerdì.
ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
In base alle idee esposte nell'apposita nota sull'Asset, lunedì sono entrato in vendita di decennale a 107 e di nasdaq100 a 1574 in vista dei verbali della Fed di martedì sera; così facendo ho anticipato il mercato che infatti è arrivato ai verbali con il decennale a 106,5 e il nasdaq100 a 1556; poi dopo l'interpretazione positiva che è stata data a questi ultimi vi è stato il rimbalzo, ed ho preferito chiudere le posizioni in parità (decennale a 106,93 e nasdaq100 a 1577)complessiva; così facendo ho anticipato la successiva prosecuzione rialzista arrivata a 107,5 di decennale e 1590 di nasdaq100.
Adesso il programma è di riprovarci prima del fine settimana successiva, entrando sui contratti scadenza dicembre grosso modo intorno al 13 settembre. L'obiettivo è mangiare la banana al momento giusto.
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, dopo aver pagato le commissioni, è a +4250 euro (con 19 operazioni effettuate su eurodollaro+ 4 sul nasdaq+1 su gas naturale+1 su eurosvizzero+2 su oro+1 su argento+3 su bond+1 su euroyen); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +5,5% ed equivalente al +7,75% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 0% ed il 100% è in conto corrente al 2,19% netto (3% tasso iwbank).
Principio della banana
Se la compri acerba , la mangerai immatura; se la compri matura, marcirà prima che la mangi (Arthur Bloch)
ECONOMIA: yen a go-gò
Il complesso dei dati americani, con il gran finale di venerdì sul mercato del lavoro e indice manifatturiero, ha fatto salire le quotazioni dello scenario basato su un atterraggio morbido dell'economia e su un contenimento delle pressioni inflazionistiche (sentiment favorito anche dal calo del petrolio),dopo che l'interpretazione data ai verbali della Fed aveva già rinforzato la convinzione che i tassi resteranno fermi.
Così i rendimenti obbligazionari hanno continuato a scendere, e le azioni hanno ripreso a salire. Questo movimento ascendente, che coinvolge le principali materie prime (ad eccezione del petrolio) ha trovato il carburante necessario nell'eccesso di liquidità internazionale catalizzato dalla ripresa dei finanziamenti in yen; i dati negativi provenienti dall'economia nipponica , hanno convinto circa il mantenimento degli attuali tassi da parte dei giapponesi, e dunque la certezza di potersi finanziare allo 0,25% ha provocato vendite di yen contro tutte le valute, ed acquisti di asset finanziari (obbligazioni, azioni, commodities).
E' il piano delle banche centrali ben noto: creare inflazione facendo finta di fare il contrario.
La BCE ad esempio, pur telegrafando un mini aumento per il prossimo 5 ottobre, nel frattempo ha tenuto i tassi fermi. La BOJ e la FED pare non li tocchino invece più. Dunque ci si vuole fermare a tassi reali negativi(Giappone) o minimali( USA). Così la corsa speculativa riprende fiato.
Mentre una delle fonti di fiducia sul contenimento futuro dell'inflazione è la globalizzazione, la Cina aumenta i salari del 10-20% e questo invece mi fa presumere che i prezzi dei beni cinesi importati sono destinati ad aumentare, gettando altra benzina sul fuoco inflazionistico.
MATERIE PRIME : Ernesto va via
L'uragano Ernesto ha virato a nord, evitando il Golfo del Messico. Ne risente sopratutto il gas naturale che perde oltre il 20% a 5,9 (ottobre); inoltre le scorte americane di distillati e di crudo aumentano così il petrolio perde anch'esso il 5% concludendo a 69,2 (ottobre).
Nel settore dei metalli invece si sale seppur in misura contenuta con l'oro a 633(dicembre) il rame (dicembre) a 346 l'argento(dicembre) a 13,1 il platino(ottobre) a 1254 il palladio(dicembre) a 350.
L'indice generale CRB(dicembre) a 327.
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla
CAMBI: il dollaro in range
Pur senza il sostegno di attese sui tassi, il dollaro si è mantenuto in range perdendo solo lievemente come indice. L'eurodollaro scad. settembre è sempre restato tra 1,275 e 1,29 livello sfiorato subito dopo la BCE, da cui è stato respinto concludendo a 1,285. Dopo questo lungo periodo di compressione in un range ristretto, vi sono buone probabilità che a settembre l'eurodollaro ne esca fuori: il sorpasso di quota 1,295 proietterebbe facilmente a 1,32 mentre la rottura di 1,275 riporterebbe a 1,25.
Come sopramenzionato nuovi minimi generalizzati per lo yen che sfiora quota 151 con euro, per poi concludere a 150,3 e a 117 con dollaro.Beneficiano le valute ad alti tassi (australiano, neozelandese).
L'indice generale del dollaro a 84,9(settembre)
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: dollaro laterale
Posizione asset: nulla
OBBLIGAZIONI: corsa ai bond
Il future sul tasso a tre mesi scad.dicembre è sceso di 8 cts. al 5,33% negli USA , mentre il 2 anni scende di 9 cts. al 4,76% il quinquennale di 7 cts. al 4,68 il decennale di 5 cts. al 4,73 il trentennale di 5 al 4,88.
In Europa il Bund decennale scende di 5 cts. al 3,74% ed in Giappone il decennale scende di 6 cts. al 1,64%; il tasso sul debito dei paesi emergenti è sceso di circa 15 cts mediamente.
Negli USA accelerazione ulteriore di tutte le forme di prestiti bancari e obbligazionari, così come in Europa dove il ritmo annuo di incremento passa dall'11,4% di giugno all'11,8% di luglio.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla
BORSE: si sale
Il Nasdaq100 scad.settembre, partito da 1560 conclude a 1590(+2%).
Il Dow a 11464(+1,6%) lo sp500 a 1311(+1,2%) il nasdaq a 2193(+2,5%).Tra i settori, trasporti (+1,7%) il Russell (+3,2%) i semiconduttori(+2,5%) le biotech (+2%) i broker/dealer(+1,1%) le banche(+0,2%).
Tokyo sale a 16134(+1,4%) di nikkey, in Europa dax tedesco a 5876(+1,3%) il footsie inglese a 5949(+1,5%), il cac francese a 5183(+1,5%) e l'Italietta senza la benchè minima speranza : l'SPmib a 38160(+1,2%) ed il Mibtel a 29220(+1,5%).
Dal punto di vista tecnico si avvicina il momento della verità per molti indici che si trovano poco sotto i massimi dell'anno: il sorpasso con volumi crescenti proietta verso un ulteriore rialzo; io però resto convinto che sulla figura di doppio massimo vi sarà la caduta, che prenderà corpo soprattutto se i volumi nel ribasso saranno ben superiori a quelli (modesti) della recente fase di rialzo.
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: nulla
PREVISIONI: c'è poco
Lunedì USA in festa per il labor day; poi da martedì si riprenderà lentamente a tornare a pieno regime, con il solo mercoledì degno di nota perchè usciranno l'ISM dei servizi e in serata il Beige Book della Fed.
Difficile che possano cambiare le convinzioni attuali. Il punto di svolta potrà arrivare solo la fine settimana successiva quando usciranno vendite al dettaglio e soprattutto i prezzi al consumo. Poco anche dall'Europa e dal Giappone, dove non ci si aspetta novità dalla riunione BOJ di venerdì.
ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
In base alle idee esposte nell'apposita nota sull'Asset, lunedì sono entrato in vendita di decennale a 107 e di nasdaq100 a 1574 in vista dei verbali della Fed di martedì sera; così facendo ho anticipato il mercato che infatti è arrivato ai verbali con il decennale a 106,5 e il nasdaq100 a 1556; poi dopo l'interpretazione positiva che è stata data a questi ultimi vi è stato il rimbalzo, ed ho preferito chiudere le posizioni in parità (decennale a 106,93 e nasdaq100 a 1577)complessiva; così facendo ho anticipato la successiva prosecuzione rialzista arrivata a 107,5 di decennale e 1590 di nasdaq100.
Adesso il programma è di riprovarci prima del fine settimana successiva, entrando sui contratti scadenza dicembre grosso modo intorno al 13 settembre. L'obiettivo è mangiare la banana al momento giusto.
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, dopo aver pagato le commissioni, è a +4250 euro (con 19 operazioni effettuate su eurodollaro+ 4 sul nasdaq+1 su gas naturale+1 su eurosvizzero+2 su oro+1 su argento+3 su bond+1 su euroyen); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +5,5% ed equivalente al +7,75% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 0% ed il 100% è in conto corrente al 2,19% netto (3% tasso iwbank).
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