10/21/2006

La Nota sui mercati 21.10

La settimana 16 - 20 ottobre 2006

ECONOMIA: sulla riva del fiume
Dati misti, con l'inflazione USA al netto dell'energia e degli alimentari che continua a crescere su base annuale fino a +2,9%, ma adesso non viene più considerata: l'inflazione globale scende a poco più del 2% per effetto della benzina e tanto basta. Nel fratttempo l'edilizia rimbalza a sorpresa, mentre gli indici manifatturieri restano contrastati, e soprattutto riprendono copiosi gli afflussi netti di capitale. Ed infatti qui sta il nocciolo del vero problema su cui conviene tornare, per non restare in balìa dei singoli dati congiunturali e capire quello che succede.

L'economia più grande del mondo, emittente della moneta di riserva internazionale, appartenente al leader politico globale, consuma continuamente da anni più di quanto produce; il resto del mondo (Asia)
invece produce più di quanto consuma. Da questo squilibrio fondamentale deriva tutto il resto. SE vivessimo in un economia capitalistica a libera concorrenza , funzionerebbe la tendenza al riequilibrio. Vale a dire, il titolare della ditta asiatica che incassa i dollari a fronte delle sue esportazioni negli USA, va in banca a cambiarli, perchè lui ha bisogno di yen,yaun, etc. per vivere nel suo paese, pagare i salari, etc. e la banca vende i dollari ricevuti per ricostituire il suo stock di moneta locale. In questo schema normale, il dollaro pertanto verrebbe costantemente venduto , e si svaluterebbe finchè c'è uno squilibrio commerciale; la sua svalutazione provocherebbe un rialzo dei tassi d'interesse americani perchè il governo dovrebbe pagare di più per procurarsi i soldi necessari. Gli asset americani scenderebbero pertanto di valore, e il consumatore si troverebbe indotto a ridurre il suo tenore di vita e comunque ridurrebbe l'acquisto di merci importate, più care a causa della svalutazione del dollaro, mentre al contempo le esportazioni USA conquisterebbero quote di mercato. Esistono certamente un livello di svalutazione (30-50%) e di tassi reali (5-10%) a cui il deficit si annullerebbe, e la situazione di partenza tornerebbe in equilibrio.

POICHE' però vivamo in un economia capitalistica oligopolistica, la tendenza al riequilibrio non funziona perchè gli oligopolisti scelgono deliberatamente di mantenere in essere lo squilibrio.
Vediamo i comportamenti di entrambi gli attori, gli asiatici e gli americani. I primi hanno scelto da anni di non vendere i dollari che i loro esportatori riversano in cassa; bensì di stampare moneta locale creando inflazione interna, pur di mantenere i dollari che acquisiscono giorno dopo giorno. In questo modo impediscono la svalutazione del dollaro, e mantengono in essere lo squilibrio commerciale a loro favore. Ciò avviene anche per effetto dell'azione che ne consegue sui tassi d'interesse: i dollari acquisiti infatti vengono usati per comprare titoli americani (di Stato, delle agenzie governative, delle aziende, etc.) al fine di ricavarne un rendimento. Ciò di per sè esercita quindi un azione al ribasso sui rendimenti perchè comporta un flusso crescente ed imponente di acquisto dei suddetti titoli. Il che provoca una costante crescita della liquidità internazionale, che si riversa su beni mobili ed immobili, facendone lievitare i prezzi globalmente (anche se poi ci possono essere travasi temporanei da un comparto all'altro, a seconda delle situazioni specifiche).
Dunque i gli asiatici, così comportandosi, ottengono una crescita economica inflazionistica trainata dalle esportazioni; ottengono però anche un accumulo di debiti americani continuamente crescente, che fornisce loro un flusso addizionale di dollari in cedole,dividendi etc.
provocando una dipendenza finanziaria dal valore del dollaro e dei titoli americani: già oggi, ad esempio, perderebbero centinaia di miliardi per un 10% di svalutazione del biglietto verde e conseguente rialzo di un 2% dei rendimenti. Quella che sembrerebbe dunque una situazione estremamente conveniente, presenta un forte azzardo sottostante anche perchè si deve dare per scontato che il debitore continui a pagare per sempre gli interessi su tali titoli.
Sarà così? per vederlo analizziamo la situazione dal punto di vista americano, non senza aver prima ricordato che nell'agosto del 1971 - pressati dal debito provocato dalla guerra in Vietnam- gli USA un bel giorno annunziarono a tutti d'imperio il ripudio della convertibilità del dollaro in oro. Possono dunque anche in futuro annunziare a tutti d'imperio il ripudio del servizio del debito. Che faranno allora gli asiatici? la guerra?
Anche dal punto di vista americano questa situazione presenta una serie di vantaggi: il resto del mondo finanzia le spese militari in eccesso, ed i consumi in eccesso; gli consente così di crescere più di quanto potrebbero permettersi, anche se in modo inflazionistico; e l'inflazione degli asset fa felice una delle industrie americane di maggior peso, quella finanziaria. MA, ogni anno che passa il cittadino americano deve lavorare sempre di più per pagare gli interessi sui debiti USA al resto del mondo. In Speciale Bancarotta ho riportato le cifre attuali; qui basti ricordare che un terzo di tutta la pressione fiscale subìta dal popolo se ne va già oggi a questo scopo. Così proseguendo le cose, tale quota diventerà della metà e poi dei due terzi, etc. Può dunque salire senza problemi? o si arriverà al punto in cui dichiareranno il ripudio sopramenzionato?

Come la si rivolti, non vi è dubbio che si è creata una situazione paradossale, che al momento viene facilmente ignorata perchè produce crescita inflazionistica di tutto e di tutti, e dunque appare una specie di paradiso in terra; ma che si basa su un evidente insostenibilità disastrosa.
Come mai si è arrivati a tanto?
Può darsi che gli asiatici, per ora siedano sulla riva del fiume in attesa che gli americani si impicchino con la corda che loro stessi gli forniscono, nel frattempo approfittando per crescere quanto più possibile prima dell'ora X.
Se è così, non sono esenti da critiche. Da un lato infatti con quella corda che loro forniscono per ora gli americani si sviluppano sempre più sul piano tecnologico-militare; dall'altro , come sopra ricordato, possono ripudiare i debiti in qualsiasi momento. E questi due aspetti possono essere i cardini del piano americano di conservazione della propria leadership mondiale.

Se ne potrebbe uscire in modo civile da questa situazione?
Per gli USA, a parte il ripudio del debito, l'unico modo sarebbe provocare una fortissima recessione interna, alzando i tassi a breve di 10-15 punti percentuali, fino ad azzerare il deficit estero. Ma questo non è pensabile, per un sistema economico-politico (elezioni ogni due anni) come quello americano.
Per gli asiatici, l'unico modo sarebbe ridurre in modo consistente i dollari accumulati, ma ciò provocherebbe una perdita finanziaria enorme, e un arresto prolungato della crescita interna con il rischio di sollevamenti popolari, che anche una ferrea dittatura come quella cinese probabilmente teme.
Dunque la previsione più probabile è che l'andazzo in essere continui, almeno fino al 2008 : olimpiadi cinesi, ed elezione del nuovo presidente USA. Nel frattempo si saranno accumulati altri due trilioni di dollari circa di debito USA all'estero, e le tasse pagate dagli americani per gli interessi si avvicineranno al 50% del totale. Ma nel frattempo anche la crescita mondiale sarà proseguita a tutta birra, e con essa quella dell'inflazione, sia dei beni di consumo che di quelli mobiliari ed immobiliari. Le mille bolle blu continueranno: borse, materie prime, obbligazioni, dollaro. Certo vi saranno temporanee fasi
di correzione anche corpose, in funzione dei vari eventi, come quella in atto sul petrolio o quella attesa sulla borsa.
Ma la resa dei conti , quella drammatica, non potrà avvenire finchè Qualcuno non spezzerà l'insana simbiosi sopra ilustrata, che del resto NON può costituire un modello di sviluppo planetario permanente.

MATERIE PRIME : dubbi sull'OPEC
Riparte il gas naturale guadagnando il 6% su timori di un inverno freddo, chiudendo a 8,3 (scad. marzo 07).
Il crudo dal canto suo ha vissuto in funzione della decisione OPEC di giovedì sera da cui è emerso un taglio alla produzione di 1,2 milioni di barili, e che ha consentito alla scadenza dicembre di arrivare in area 61; nel finale però sono prevalsi i dubbi sulla capacità dei membri OPEc di tenere fede alla decisione, in presenza dell'annuncio che la Russia invece non avrebbe tagliato la produzione: conclude a 59,33. Tecnicamente una chiusura venerdì a 59,30 (o meno) avrebbe validato una sequenza demark da manuale sul grafico giornaliero, ed infatti ho inserito un ordine di acquisto a 59 non andato in porto (minimo a 59,1); la sequenza dovrebbe quindi completarsi lunedì (se chiusura inferiore a 60,5) e lì conto di rientrare. Giovedì sull'OPEC ho effettuato una compravendita di giornata sulla scadenza novembre - contando anche sulle ricoperture specifiche visto che era l'ultimo gionro di negoziazione di tale scadenza- che non ha fruttato granchè (+350$ a contratto).
Il settore dei metalli ha concluso in prevalenza con modesti guadagni a causa di un venerdì negativo, appresso al petrolio: l'oro a 596(dicembre) il rame a 346 (dicembre) l'argento a 11,97(dicembre); il platino a 1082(gennaio) fa eccezione il palladio a 330(dicembre)+ 5%.
L'indice generale CRB(dicembre) a 307
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: al rialzo
Posizione asset: nulla

CAMBI: il dollaro si ferma
Il dollaro è stato respinto dalle resistenze chiave, ed è tornato in range.L'indice generale non ha superato quota 87 per cui resta valido quanto scrivevo nelle precedenti note.
L'eurodollaro scad. dicembre dopo aver cominciato testando la famosa area di 1,25 (minimo a 1,2517), è rimbalzato con convinzione sfruttando la scusa del Philly Fed americano debole cui si è contrapposto un pacchetto di dati macro positivi per l'area europea: è arrivato quasi a 1,27 per poi concludere a 1,266. Il primo a partire contro dollaro è stato però lo yen che era tornato in area 148 con euro, grazie al venir meno delle tensioni coreane, ma nel finale ritorna verso 150 chiudendo però a 118,6 con dollaro.
L'indice generale del dollaro a 86(dicembre) -1%
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso
Posizione di medio termine: dollaro laterale
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: rendimenti stazionari
Si è fermata l'ondata di vendite sull'obbligazionario delle ultime due settimane.
Negli USA come saldo settimanale il future sul tasso a tre mesi scad.dicembre 2007scende di 1 cts. al 4,99% , il 2 anni sale di 1 cts. al 4,87% il quinquennale fermo al 4,76 il decennale scende di 1 cts. al 4,79 il trentennale scende di 3 cts. al 4,91.
In Europa il Bund decennale sale di 1 cts. al 3,84% ed in Giappone il decennale sale di 3 cts. al 1,79%; il tasso sul debito dei paesi emergenti resta stabile, mentre si riducono i differenziali tra i corporate bonds (specialmente quelli spazzatura) e i titoli di stato; continuano a correre i vari aggregati creditizi: sono solo alcune delle mille bolle blu.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla

BORSE: prendono una pausa
Wally termina con una flessione supportata da volumi superiori a quelli registrati durante le sedute rialziste, ed è chiaramente in ipercomprato: dovrebbe pertanto fare una correzione da un momento all'altro.
Il catalizzatore potrebbe essere il comunicato fed di mercoledì prossimo.
Per la settimana concludono: il Dow a 12002(+0,4%) lo sp500 a 1368(+0,2%) il nasdaq a 2342(-0,7%), il nasdaq100 a 1739(-1%), il Russell2000 (+0%); tra i settori, trasporti(+1%) i semiconduttori(-5%) le biotech (+3,2%) i broker/dealer(-2%) le banche(-1,3%).
Tokyo sale a 16651(+0,8%) di nikkey, in Europa dax tedesco a 6202(+0,5%) il footsie inglese a 6155(+0%), il cac francese a 5375(+0,5%) e l'Italietta senza la benchè minima speranza, con il debito pubblico considerato affidabile come quello del Botswana: l'SPmib a 39470(-0,3%) ed il Mibtel a 30250(+0,2%).
Tra le borse mondiali stazionarie Brasile, India e Cina, mentre sale dell'1,2% quella Russa (giunta al +45% da inizio anno).
Posizione di lungo termine: al ribasso
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla

PREVISIONI: arriva la Fed
Lunedì giornata vuota. Martedì vi saranno alcuni dati europei, e nient'altro.Mercoledì l'IFO tedesco e alle 20,15 l'evento della settimana: il comunicato della Fed sui tassi (che saranno mantenuti fermi).Considerato che il pendolo delle attese si è recentemente spostato verso un minor timore sulla crescita, pur continuando a ignorare i rischi di inflazione, SE il comunicato verrà interpretato come maggiormente preoccupato dall'inflazione, potrebbe innescarsi l'attesa correzione della borsa a seguito di un ulteriore rialzo dei rendimenti.
Giovedì ben 3 membri fed avranno modo di dire la loro, mentre sul fronte dei dati macro usciranno gli ordini di beni durevoli e le vendite di nuove case, entrambi per settembre.
Infine Venerdì si inizia con l'inflazione nipponica , si prosegue con M3 europea, e si conclude con la prima stima del PIL USA nel terzo trimestre. Quest'ultimo dato, pur soggetto come noto a revisioni successive anche corpose, sarà particolarmente importante: le attese sono per un ulteriore calo rispetto al secondo trimestre dal 2,6% al 2,1% ma vi sono opinioni molto diverse, e si va da chi prevede l'1,5% a chi invece stima il 2,5%. Poichè la Fed continuerà a far riferimento ai dati futuri, eventuali sorprese in un senso o nell'altro avrano particolare impatto.

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
Chiuso il mini crudo scad. novembre venduto a 58,55 e comprato a
57,85(+350$).
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, dopo aver pagato le commissioni, è a +3450 euro (con 19 operazioni effettuate su eurodollaro+ 5 sul nasdaq+2 su gas naturale+1 su eurosvizzero+2 su oro+1 su argento+4 su bond+1 su euroyen+2 su petrolio+1 su s&p500+1 su dowjones); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +5,2% ed equivalente al +6% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 0% ed il 100% è in conto corrente al 2,37% netto (3,25% tasso iwbank).

10/20/2006

Speciale Cartesio vs. Spinosa

Speciale Cartesio vs. Spinoza

Tempo fa feci uno Speciale sui Miti nei mercati, come quello del tenere le azioni per il lungo periodo, dei dividendi che non contano, e così via. Il che mi ha spinto ad indagare sul perchè tanta gente, anche professionale, finisce per credere in false credenze. E sono andato, come altre volte a rivedere un pò di studi di psicologia in materia.
Proverò adesso a sintetizzare il frutto di queste letture, che portano sostanzialmente a una conclusione interessante: quando si è sottoposti a distrazioni (o si è bombardati da tante informazioni diverse) è più facile che si acquisiscano false credenze.
Questo è un meccanismo ben noto ai pubblicitari e ai politici, che lo sfruttano costantemente. Ed anche in economia e finanza regna sovrano.

Daniel Gilbert , professore di psicologia ad harvard, ha esplorato come si arrivi a credere e a capire le informazioni(Unbelieving the unbelievable,1990). In una serie di lavori Gilbert e altri autori hanno esplorato tale processo usando due punti di vista filosofici alternativi.
Il primo viene associato con il lavoro di Cartesio. Quest'ultimo, parlando del credere, ipotizzò che la mente performa due atti mentali separati. Prima, essa capisce l'idea. Poi, valuta la validità della medesima.
Questo processo a due stadi sembra intuitivamente corretto. Possiamo facilmente immaginare, quando ci viene presentata qualche nuova idea, di tenerla in mente e poi ponderarne la verità. L'approccio cartesiano funziona bene con la psicologia di massa. Cartesio fu educato dai gesuiti e come molti filosofi del 17° secolo studiò psicologia e filosofia per la teologia. Cartesio era ben consapevole che la gente è capace di credere cose non vere, ma per proteggere la Chiesa, sostenne che Dio ha dato all'uomo il potere di valutare le idee, così chiaramente non è colpa di Dio se la gente crede in cose non vere.
Gilbert osserva che l'approccio cartesiano si basa su due assiomi. Innanzitutto, la separazione mentale e la sequenzialità del comprendere-credere; ed in secondo luogo, che le persone non hanno controllo su come o cosa capiscono, ma al contempo sono totalmente libere di credere o non credere ciò che gli piace.

Alle idee di Cartesio si contrapposero quelle di Spinoza. Nato ebreo, Spinoza oltraggiò la sua comunità e la sinagoga, fu scomunicato, accusato di eresie abominevoli e altre mostruosità; l'ordine di scomunica proibiva agli altri membri della sinagoga di avere alcun contatto con lui. Liberato dalla necessità di conformarsi al suo passato, Spinoza fu capace di esplorare ogni cosa lo interessasse. E una delle aree cui dedicò la sua considerevole capacità di pensiero fu la fallacìa contenuta nell'approccio cartesiano. Spinoza sostenne che tutte le idee erano prima rappresentate come vere e solo dopo (con sforzo) valutate nella loro veracia.
Spinoza negò l'analisi che Cartesio metteva al centro del suo approccio a due stadi. Per lui comprensione e credenza erano uno stadio unico, vale a dire, affinchè qualcuno capisca qualcosa, deve crederci: credere è una precondizione necessaria. Tutte le informazioni o idee sono prima accettate come vere, e solo poi (qualche volta) rivalutate per la loro veridicità, ed una volta che questo processo è completato, se necessario, viene costruita una "credenza corretta".
Cartesio sosteneva le differenze tra cervello e mente; Spinoza invece vedeva come inscindibili le due entità.

Gilbert usa l'esempio di una libreria per evidenziare le differenze tra questi due approcci. Immaginiamo una libreria con diversi milioni di libri, di cui una parte sono romanzi. L'approccio cartesiano di schedare i libri sarebbe mettervi un etichetta rossa su ogni romanzo ed una blu su ogni altro. Ogni nuovo libro che appare nella libreria viene letto e poi etichettato in un modo o nell'altro. Ogni libro non letto resta semplicemente presente finchè non viene letto.
Per contro, una libreria spinoziana funzionerebbe in modo diverso. Un etichetta verrebbe messa solo ai romanzi, gli altri sarebbero lasciati senza. La facilità di questo sistema è chiara: richiede molto meno sforzo di quello cartesiano, ma il rischio è che quando arriva un nuovo libro sarebbe considerato come non romanzo, fino a quando non viene letto.
Gilbert osserva che in condizioni ideali entrambi i sistemi producono lo stesso risultato se viene loro consentito di ultimarsi. Così se prendiamo un libro di Darwin e chiediamo al libraio cartesiano cosa ne sa del libro, lui guarderebbe l'etichetta e risponderebbe che non è un romanzo. Il libraio spinoziano farebbe la stessa cosa, rispondendo nello stesso modo perchè vedrebbe che non c'è l'etichetta. Ma immaginiamo che arrivi un nuovo libro, ad esempio l'ultimo thriller di Patricia Cornwell. Se prendiamo il libro e chiediamo ad entrambi i librai cosa ne sanno, la loro risposta rivelerebbe molto sul processo sottostante al modo di schedare i libri. Il cartesiano direbbe che non sa che tipo di libro è, e ci chiederebbe di tornare in seguito per dargli il tempo di leggerlo ed etichettarlo; lo spjnoziano ,vedendo l'assenza di etichetta direbbe che non è un romanzo, commettendo un errore.

Ora ipotizziamo che un idea venga presentata al cervello, e che la persona che la sta considerando venga interrotta in qualche modo. In un sistema cartesiano, la persona è lasciata con la mancata comprensione, ma senza la perdita di alcuna credenza. Invece in un sistema spinoziano l'interruzione del processo potrebbe portare a credere in un idea falsa. Così, fornire idee alle persone e poi interromperle con altri compiti può aiutare a capire se la gente usa un approccio cartesiano o spinoziano quando arriva a credere.
Sono stati fatti numerosi esperimenti, e si è visto che distrarre le persone impatta la loro capacità di credere in determinati argomenti. Ad esempio, ne è stato fatto uno con degli studenti a cui veniva detto che sarebbero state dimezzate le loro borse di studio. Ad alcuni è stato detto con argomenti convincenti, ad altri in modo molto meno credibile. Nel contempo gli studenti venivano distratti, anche qui con distrazioni forti per un gruppo e con distrazioni deboli per un altro. Ebbene si è visto che in presenza di argomenti poco convincenti le persone distratte con forza mostravano di credere molto più di quanto facevano quelli distratti solo lievemente. Invece nel gruppo sottoposto ad argomenti convincenti, in presenza di forte distrazione, gli studenti erano meno propensi a credere di quelli per cui la distrazione era di bassa intensità.
Insomma, la distrazione ha lavorato esattamente nel senso della medesima parola, cioè impedire alle persone di concentrarsi.

La distrazione è una tecnica specialmente utile quando gli argomenti di una persona sono deboli perchè anche se la gente si rende conto che le viene presentato qualcosa, può non rendersi conto che gli argomenti non sono molto convincenti.
La pubblicità ne ha fatto un arte, subliminale: si manda un messaggio di reclàme mentre contemporaneamente si distrae - con un meccanismo di associazione piacevole, in genere. Meccanismo da tenere in mente anche nel confronto con il complesso politico-mediatico, mentre siamo bombardati da informazioni e "verità" varie.

Con altri esperimenti, si è osservato che le persone che seguono un approccio spinoziano scambiano proposizioni false per vere più spesso quando vengono interrotte che il resto del tempo.
Più in generale se ne ricava che il bisogno di credere per capire, come sostenuto da Spinoza, può avere conseguenze negative. Ci rende privi di controllo sulle nostre credenze, anche se l'assenza di controllo diretto non implica necessariamente che siamo alla mercè delle credenze.

Si possono immaginare due strategìe per contrastare la tendenza alla credulonità. La prima è quella che Gilbert definisce "incredulità". Cioè noi possiamo provare a compiere il lavoro analitico necessario per valutare realmente la veridicità di un idea, il che certamente attira gli empiristi. In generale, noi dovremmo per principio accettare con grande diffidenza qualsiasi informazione e usare l'evidenza per valutare quanto sia effettivamente reale. Per esempio, ci viene spesso detto che gli utili delle aziende quotate in borsa possono crescere molto più rapidamente del PIL per periodi lunghi. Naturalmente, su base annua non c'è un legame stretto tra le due grandezze. Ma, nel lungo periodo, si può verificare empiricamente come gli utili (e i dividendi) sono cresciuti sostanzialmetne al di sotto del tasso di crescita nominale del PIL(mediamente 1-2% in meno).Un altro esempio è la credenza che convenga investire nelle azioni cosiddette a crescita elevata. Non c'è dubbio che in alcuni casi, ciò si sia rivelato soddisfacente. Ma l'evidenza empirica mostra che cogliere i vincenti è eccezionalmente difficile e pieno di pericoli (nel senso che comprare azioni sopravvalutate che incorporano aspettative molto ottimistiche ovviamente comporta un enorme rischio se poi la realtà delude le attese), mentre comprare azioni sottovalutate offre almeno una maggiore protezione.
Così confrontare sistematicamente le credenze con la realtà empirica è un modo di provare a battere il sistema spinoziano. Ma, "l'incredulità" è una strategia rischiosa dal momento che si affida sull'avere il patrimonio cognitivo, che consente le verifiche empiriche, a propria disposizione. Sempre gli studi di Gilbert inoltre mostrano come il carico cognitivo, la pressione e i limiti temporali indeboliscono la nostra capacità di rigettare le false credenze.
La seconda strategia è chiamata "controllo dell'esposizione". E' un approccio più draconiano: le false credenze possono essere evitate evitando tutte le credenze. Proprio come una persona che fa la dieta e che ama le noccioline sceglie di di evitare i negozi che vendono noccioline, così possiamo provare ad evitare le fonti di informazione che ci portano a credere in cose false. E' una strategia conservativa che pecca dal lato dell'esclusione, consente di escludere le false credenze ma impedisce anche di accettare quelle vere; però, non soffre del problema dell'eccesso di pressione e degli altri fattori che gravano sulla strategia dell'incredulità.

In conclusione, la cosa ottimale pare essere una combinazione di queste strategìe. Quando stiamo relamente provando a valutare la validità di un argomento, per prima cosa dobbiamo fare del nostro meglio per evitare ogni forma di distrazione(spegnere gli schermi, staccare il telefono, insomma isolarsi da da ogni fonte di disturbo). Se invece lo stesso finiamo per essere distratti da qualcosa, allora aspettiamo un momento successivo più favorevole, quando possiamo dedicare alla valutazione il tempo e lo sforzo che ciò richiede; oppure seguiamo semplicemente una strategia di esclusione.

10/19/2006

Speciale Petrolio e Baltico

Speciale Petrolio e Baltico

A Pietroburgo , che affaccia sul mar baltico, ho avuto modo di approfondire una situazione poco conosciuta, ma di cui presto potremmo sentir parlare per le sue ricadute sul prezzo del petrolio.
Sin da quando finì l'Unione Sovietica, il governo russo ha cercato di contrastare l'erosione del suo potere, facendo pagare cara l'energia agli stati baltici; con i recenti rialzi la situazione per questi stati sta divenendo insostenibile.
A prima vista non si capisce il motivo per cui preoccuparsi di ciò che sta avvenendo in questo angolo del mondo. Estonia, Lituania e Lettonia non producono petrolio o gas, e dipendono dalle importazioni per la maggior parte delle risorse naturali di cui abbisognano. Ma queste piccole nazioni giocano un ruolo nel mercato energetico globale, perchè sono la sede dei porti da cui viene spedito il petrolio russo. Fino al 2002 vi erano solo due porti baltici connessi al grande sistema di oleodotti russo: Ventspils in Lettonia e Butinge in Lituania (mentre il porto estone di Tallinn riceve il petrolio da spedire via treno).
Ventspils era il più grande porto del mar baltico, fino a quando la Russia non ha completato i lavori di Primorsk nel 2002. Ed è stato allora che i problemi sono cominciati.
Al cuore della questione c'è la Transfnet che, già dai tempi dell'Unione Sovietica, controlla tutti gli oleodotti russi. Appena Primorsk è stato pronto a partire, la Transfnet non ha visto motivi per continuare a pompare il petrolio a Ventspils, ed ha chiuso il rubinetto. Adesso se la Lettonia vuole trasportare petrolio, ha bisogno che venga portato presso il suo porto via treno. Il che è molto più costoso e meno efficiente rispetto al trasporto via oleodotto. Il calo dei volumi che ne sono conseguiti e i maggiori costi, hanno compresso i margini di profitto del porto lettone , con riflessi sulla ricchezza dell'intera nazione baltica (oggi Ventspils trasporta solo un terzo delle quantità rispetto a prima).
Analaga la situazione del porto lituano di Butinge, anche se questo stato ha mantenuto migliori rapporti con i suoi fornitori russi rispetto a Primorsk, ed oggi trasporta quantitativi superiori rispetto a Ventspils, ma sempre piccoli rispetto a quanto afluisce a Primorsk; e la Russia ha sempre le chiavi del rubinetto... così potrebbe scegliere in qualsiasi momento di chiudere il flusso che arriva a Butinge.

Non si sa quanto sia probabile una mossa simile. In realtà l'area baltica è in difficoltà e le cose possono evolvere velcoemente. Attualmente, Ucraina e Russia stanno lottando per il controllo del sistema degli oleodotti; nel frattempo è riesplosa una disputa sui confini tra Russia ed Estonia, proprio quando sembrava fosse risolta; e la chiusura dei rubuinetti verso la Lettonia non aiuta ovviamente il clima nella regione.
Tutti gli stati baltici stanno avendo problemi a collaborare con la Russia per la sicurezza dei confini , e ad ottenere prezzi equi per le forniture energetiche. E come se non ce ne fosse abbastanza, la Russia ha appena tirato un altro colpo mancino agli stati baltici:
a inizio giugno, il monopolista russo del gas naturale, Gazprom, ha annunciato l'aumento del prezzo del gas fornito ai baltici per i prossimi 3 anni.
In verità, finora i baltici pagavano prezzi bassi rispetto agfli europei circa 90 dollari per mille metri cubi di gas, contro 150, che adesso diverrà il prezzo applicato anche a loro.Il che potrebbe sembrare una mossa ovvia; ma la verità è che Gazprom alza il prezzo anche ai baltici perchè ha bisogno di soldi. Un fondo di investimento russo con azioni Gazprom pubblica ogni anno un analisi sulla società, e dall'ultimo rapporto si evince una carenza di liquidità, derivante dal blocco delle vendite di assets, inoltre emergono pagamenti fiscali esosi, conti non pagati, costi salariali sproporzionatamente alti, e progetti di oleodotti molto cari. Ne deriva che il valore di mercato di Gazprom in relazione alle sue riserve è miniscolo in paragone a quello di compagnie come la BP o la Shell.Infine la produzione di gas del 2004 risulta sorprendentemente simile a quella del 1999, nonostante il ben noto aumento della domanda mondiale. Così i prezzi più alti possono aiutare Gazprom, ma già a quelli attuali gli stati baltici hanno difficoltà. Il lavoratore medio guadagna tra 400 e 500 dollari al mese (un medico in Estonia prende 700 dollari al mese); con salari così bassi, e il clima notriamente gelido di inverno, i prossimi mesi saranno molto difficili , e gli stati baltici pagheranno il prezzo della loro indipendenza politca.
Più preoccupante per noi è la situazione delle esportazioni petrolifere. In media, il porto russo di Primorsk è congelato per 155 giorni l'anno, il che ovviamente danneggia l'export. Con i prezzi più alti, le importazioni di Ventsils possono arrivare a fermarsi, e nessuno sa che effetto , prezzi ed eventi, avranno sulle esportazioni lituane.
Poichè allo stato attuale le esportazioni di petrolio derivanti dai porti baltici ammontano a 1,5 milioni di barili al giorno, anche questa situazione potrebbe andare a impattare sul prezzo del petrolio.

10/15/2006

La Nota sui mercati 15.10

La settimana 9 - 13 ottobre 2006

ECONOMIA: le mille bolle blu
"Credo quindi che si sia probabilmente posposta ogni eventuale mossa al ribasso dei tassi fed (nonostante Bernanke),ed anzi siano aumentate le possibilità di ulteriori rialzi. Se anche il mercato si convince di ciò, il movimento sarà violento: avremo la classica V nei rendimenti ...."
(sette giorni fa); un passo in questa direzione è stato fatto durante la settimana appena terminata con i dati sui consumi americani che mostrano come l'operazione di sostituzione della bolla immobiliare con quella azionaria, passando per un temporaneo calo del petrolio, stia avendo successo: le vendite al dettaglio, al netto della benzina, sono aumentate in tutti i comparti, mentre la fiducia dei consumaori è andata alle stelle, così come il deficit estero USA che ha toccato il nuovo record di quota 70 mld. trainato proprio dalle importazioni(+16% annuo).
Come in tutte le tragedie greche che si rispettino, nel frattempo il coro delle vestali Fed ha accompagnato il nuovo atto, avvicinando l'idea che vi possa essere un rialzo dei tassi all'orizzonte e non certamente un ribasso.
E' sempre stupefacente osservare le giravolte della fed e delle percezioni del mercato. Adesso è stato accantonato il rischio che l'indebolimento dell'immobiliare possa far entrare in recessione l'economia, mentre si continua a ignorare il rischio inflazione: insomma il migliore dei mondi possibili, come testimonia Wall Street ai massimi.
Si continuano a riscrivere le regole della finanza, dell'economia e della politica monetaria. Fino a poco tempo fa, sarebbe stato totalmente irragionevole pensare ad un economia USA in "condizioni ideali" con un deficit estero da 70 mld. al mese; e certamente non si sarebbe ritenuto possibile che i mercati e le autorità lo tollerassero; meno che mai si sarebbe potuto pensare ad ipotesi di calo dei tassi o di rivalutazione del dollaro nel pieno di questo squilibrio crescente.
Oggi invece hanno ribaltato completamente quanto sopra, e un inflazione al consumo tra il 3,5 ed il 4% viene oltretutto considerata accettabile.
Oggi si pontifica che tali squilibri sono anzi positivi, e guai a fare azioni restrittive: si citano la Fed del 1929 e la BOJ del 1989 come bestemmie da non ripetere. La Fed anzi ha 525 cts. a disposizione che garantiscono consumatori, debitori, creditori, speculatori,investitori, imprenditori, banchieri, Wally ed il Congresso: non devono preoccuparsi di come una recessione possa intaccare i loro progetti migliori.
L'ottimismo e gli eccessi rimangono abbondanti: il pendolo della speculazione lascia le case per ripartire verso le azioni (perfino quelle telecom); non importa l'oggetto, la sfera finanziaria profitta in ogni caso. La ridotta domanda per mutui ipotecari è stata sostituita dai prestiti commerciali; le perdite sugli energetici sono state sostituite con i profitti sui mercati creditizi; e così via.
La morale è che il rallentamento dell'immobiliare finora è servito solo a catalizzare un ancora maggiore disponibilità di credito e liquidità che si è riversata nella finanza aziendale e globale. Poca sorpresa, dunque, che l'occupazione tenga, che il consumo acceleri: condizioni finanziarie ultra lassiste stanno stimolando a livelli da boom fusioni ed acquisizioni, acquisti a leva, derivati e riacquisiti di azioni proprie, che giocano un ruolo critico nel mantenere l'inflazione degli asset più viva che mai, come dimostrano i mercati azionari.
La finanza contemporanea sta certamente riscrivendo il libro sull'inflazione. Non sono più i prezzi al consumo- specialmente quelli al netto di energia ed alimentari - l'indicatore delle condizioni monetarie.
In realtà, le condizioni "finanziarie" stanno soppiantando quelle "monetarie": sono loro a descivere meglio la situazione effettiva. E le condizioni finanziarie sono largamente dettate dalla bolla in essere che include i detentori stranieri di titoli USA, in un processo governato dalla moltiplicazione delle fome di debito e degli strumenti creditizi non tradizionali.
Il credito contemporaneo e le dinamiche della liquidità attuale, hanno ben poco in comune con il passato. Tradizionalmente, la Fed dettava le condizioni monetarie attraverso i meccanismi del sistema bancario, regolato dalle riserve obbligatorie e dalle operazioni con la banca centrale. La gestione delle riserve e della crescita dei depositi bancari regolava la crescita dei prestiti.
Oggi la Fed non opera sull'espansione delle banche, di wally, o di quant'altro. Fa finta di gestire l'ambiente finanziario generale con la manipolazione dei tassi d'interesse, sempre più marginali nell'ambito dei profitti finanziari. E' ridicolo che economisti e operatori continuino a citare la tiepida crescita di M2 come evidenza della restrittività della Fed. Perchè ignorare che le commercial paper stanno espandendosi del 21%, il credito bancario del 9,7% il coacervo degli altri strumenti creditizi come ABS, CDO, LBO etc. del 12%?
La verità è che le condizioni del credito e della liquidità restano ultra espansive, più che mai.
E c'è un daterello che spicca , pur ignorato anch'esso al momento:
il conseguente defict con il resto del mondo che quest'anno si avvia a sfiorare quota 1 trilione. Val la pena di ricordare che il deficit mensile viaggiava su quota 30 miliardi appena 4 anni fa quando il dollaro era a 0,90 con euro. Da allora il deficit si è più che raddoppiato anche se il dollaro ha perso circa il 30% come indice generale. E dunque nonostante una svalutazione del dollaro che avrebbe dovuto ridurre il
deficit, si è ottenuto l'opposto: come mai? perchè quello che conta sono le condizioni finaziarie nel frattempo divenute iper lassiste. La domanda per debiti americani invece di venire ridotta dalla debolezza del dollaro è stata amplificata, grazie al determinante concorso delle banche centrali estere. Chi avrebbe immaginato nel 2002 che i cinesi avrebbero aumentato i propri crediti verso gli USA da 200 milioni a 1 trilione nel 2006?
E qui arriviamo all'altra faccia della medaglia dell'attuale situazione senza precedenti. Cinesi, giapponesi, asiatici, paesi petroliferi, e la finanza globale in genere, hanno permesso gli eccessi americani per anni; ad un certo punto smetteranno, facendo scoppiare la mega bolla creditizia ? oppure continueranno ad accumulare crediti , fino a 2- 3 4 trilioni (esempio, per i soli cinesi, ma ci sono anche giapponesi, coreani,russi, opec, etc.)? I cinesi stanno cavalcando il loro proprio boom : i tentativi di raffreddare gli eccessi sono sempre falliti finora, a causa del torrenziale afflusso di moneta calda. Da notare però che anche in Cina, il recente raffreddamento dell'immobiliare sta producendo per converso un surriscaldamento del mercato azionario. Anzi, in tutto il pianeta, le condizioni finanziarie ultra lassiste stanno dando vita ad una nuova bolla azionaria, molto rara in termini storici per la sua sincronizzazione.
E mentre consumatori e imprese stanno festeggiando per il recente calo del petrolio, occorrerebbe andare invece molto cauti: sia nell'estrapolare questa fase, sia nel non considerare che ad esempio proprio questa settimana grano-mais-nickel-stagno-succo d'arancia, e altri, stanno facendo record al rialzo, a dimostrazione che l'orientamento inflazionistico resta acuto, le mille bolle blu continuano a scambiarsi l'un l'altra. In un mondo di liquidità e finanza illimitate, quanto è troppo per pagare commodities di cui non ce n'è abbastanza?
Dubito fortemente che il prezzo del petrolio non riprenda A CORRERE specialmente se il sopradescritto boom globale sorprende verso l'alto, così come le condizioni finanziarie iper lassiste assicurano.

MATERIE PRIME : ripartono
Come sopra accennato è partito un movimento rialzista generale,
a parte il gas naturale che è tornato indietro dopo il recente rimbalzo, chiudendo a 6 (scad. novembre) ma la scadenza marzo 07 quota 7,8.
Il crudo dal canto suo ha consolidato in area 58 concludendo a 58,6 (scad. novembre), e la scadenza dicembre è tornata sopra quota 60; tecnicamente da un momento all'altro potrebbe ripartire, anche se resto dell'idea che fino alle elezioni americane lo terranno ingabbiato.
Il settore dei metalli ha dato segnali di ripresa: l'oro a 593 (+3%)(dicembre) il rame a 341 (dicembre) l'argento a 11,7(dicembre); il platino a 1083(gennaio) il palladio a 316(dicembre)+ 5%.
L'oro ha fatto il balzo decisivo venerdì, e con questa chiusura diviene da comprare (vedasi l'analisi della scorsa nota).
L'indice generale CRB(dicembre) a 305(+1%).
Posizione di lungo termine: al rialzo
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla

CAMBI: dollaro ancora forte
Il dollaro ha incassato senza battere ciglio il mega deficit record, ed anzi è cresciuto ancora nel finale dopo i dati sui consumi americani.L'indice generale è tornato ai livelli di sei mesi prima, ma graficamente non ha ancora superato quota 87 per cui resta valido quanto scrivevo nella scorsa nota.
L'eurodollaro scad. dicembre che aveva cominciato a 1,26 conclude a 1,256 dopo un minimo a 1,253.L'euro infatti ha resistito meglio di altre valute e dà segnali di tenuta in area 1,25. L'immobilismo della politica monetaria nipponica continua invece a far gravare soprattutto sullo yen il rialzo del dollaro, che ha raggiunto quota 120 (euroyen sopra 150).
L'indice generale del dollaro a 86,9(dicembre)+0,8%
Posizione di lungo termine: dollaro al ribasso contro tutti
Posizione di medio termine: dollaro laterale
Posizione asset: nulla

OBBLIGAZIONI: rendimenti in crescita
E' proseguita l'ondata di vendite sull'obbligazionario, iniziata dopo i dati sull'occupazione; e si è accentuata dopo quelli sui consumi di venerdì. Nell'arco di 5 sedute operative il decennale ha visto risalire il rendimento di 25 cts. cioè metà del calo registrato nel terzo trimestre, è sparito come neve al sole (la famosa reazione a V sopramenzionata).
Negli USA come saldo settimanale il future sul tasso a tre mesi scad.dicembre 2007sale di 15 cts. al 5% , il 2 anni di 12 cts. al 4,86% il quinquennale di 12 cts. al 4,76 il decennale di 10 cts. al 4,80 il trentennale di 10 cts. al 4,94.
In Europa il Bund decennale sale di 8 cts. al 3,83% ed in Giappone il decennale sale di 6 cts. al 1,76%; il tasso sul debito dei paesi emergenti continua invece a restare sorprendentemente stabile.
Posizione di lungo termine: al rialzo dei rendimenti
Posizione di medio termine: laterale
Posizione asset: nulla

BORSE: bolla sincronica
La mia idea che il rialzo dei rendimenti avrebbe costretto wally a fare marcia indietro, si è rivelata sbagliata: per i motivi sopraesposti la bolla sull'azionario ha continuato a gonfiarsi. Così la vendita del minidow (scad. dicembre) effettuata a 11900 ho dovuto stopparla a 11960(-300$ a contratto), ed è stato un bene perchè ha concluso a 12022.
Per la settimana concludono: il Dow a 11960(+1%) lo sp500 a 1365(+1,2%) il nasdaq a 2357(+2,4%), il nasdaq100 a 1739(+2,5%), il Russell2000 (+3%); tra i settori, trasporti(+2%) i semiconduttori(+4%) le biotech (+1,2%) i broker/dealer(-1%) le banche(+0,5%).
Tokyo sale a 16536(+0,5%) di nikkey, in Europa dax tedesco a 6174(+1,5%) il footsie inglese a 6157(+2,5%), il cac francese a 5353(+1,5%) e l'Italietta senza la benchè minima speranza: l'SPmib a 39580(+1,8%) ed il Mibtel a 30201(+1,7%).Tutte le borse mondiali galoppano, ei guadagni da inizio anno hanno raggiunto il 28% in Messico, il 43% in Russia, il 35% in India ed il 53% in Cina.
Posizione di lungo termine: al ribasso generale
Posizione di medio termine: al ribasso generale
Posizione asset: nulla

PREVISIONI: arrivano i prezzi
L'analisi sopraillustrata( bolla creditizia globale in piena espansione) fa presumere che si prosegua con borse al rialzo, rendimenti in lieve crescita, dollaro sostenuto, e materie prime in recupero. Qual'è lo spillone che potrebbe disturbare, in particolare l'idillio delle borse? l'inflazione ufficiale, e cioè la crescita dei prezzi al consumo al netto di energia ed alimentari, che conosceremo questa settimana.
Si inizia lunedì con altri tre interventi di membri della Fed, fra cui spicca quello di Bernanke. Martedì vi saranno gli indici dei prezzi europei, assieme allo Zew tedesco di ottobre, e sul fronte USA un ricca infornata: prezzi alla produzione, afflussi netti di capitale, produzione industriale, ed altri due membri Fed che parleranno , mentre la giornata si concluderà alle 19 con l'indice degli addetti all'edilizia.
Mercoledì l'inflazione dagli USA: ci si aspetta un incremento mensile di 0,2% per la componente al netto dell'energia (quella totale è data in calo per effetto della caduta del prezzo del petrolio), che porterebbe il tasso degli ultimi 12 mesi al +2,9% (un record assoluto, e ricordo che per la fed non si dovrebbe andare oltre il 2%). Contemporaneamente usciranno anche nuovi cantieri e licenze edili di settembre. Se, per ipotesi, questi ultimi dovessero fare anche solo lievemente meglio del previsto, l'idea che l'aumento dei prezzi al consumo possa in futuro essere frenato dal rallentamento economico, dovrebbe venire archiviata: l'inflazione - soprattuto se toccasse quota 3%- tornerebbe sotto i riflettori. In tal caso l'idillio in borsa dovrebbe bruscamente interrompersi, anche perchè il decennale potrebbe facilmente tornare al 5%. La settimana si conclude praticamente qui: giovedì c'è solo il Philly Fed di ottobre (atteso rimbalzare dopo il crollo di un mese fa), e venerdì non c'è nulla.

ASSET: riepilogo (cifre per asset da centomila)
Chiuso il mini dow scad. dicembre venduto a 11900 e comprato a
11960(-300$).
Il saldo delle operazioni chiuse da inzio anno, dopo aver pagato le commissioni, è a +3200 euro (con 19 operazioni effettuate su eurodollaro+ 5 sul nasdaq+2 su gas naturale+1 su eurosvizzero+2 su oro+1 su argento+4 su bond+1 su euroyen+1 su petrolio+1 su s&p500+1 su dowjones); il rendimento complessivo, tenuto conto delle minus/plus in portafoglio, e del rateo di interessi maturato, è pari al +4,7% ed equivalente al +5,9% su base annua se si mantiene questo ritmo; come liquidità impegnata, i margini sui futures assorbono 0% ed il 100% è in conto corrente al 2,37% netto (3,25% tasso iwbank).

10/12/2006

Speciale Banca Romana

Speciale Banca Romana
Ogni tanto, mentre si è immersi nell'attualità, può essere opportuno
ed istruttivo andarsi a rileggere qualche pagina di Storia.
In Italia dopo l'unità , a differenza degli altri paesi, non c'era un
solo istituto d'emissione ( a quell'epoca la Banca d'Italia non
esisteva, e vedremo qui quali vicende ne determinarono la
costituzione) ma ben sei: la Banca nazionale, la Banca nazionale
toscana, la Banca toscana di credito, la Banca romana, il Banco di
Napoli e il Banco di Sicilia. Il neo Stato unitario assegnava un
limite alle loro emissioni, e ciò era di competenza del Ministro del
Tesoro. Peccato che fin dall'inizio non riuscì mai a farlo
rispettare. Solleticate dagli operatori economici, per uscire dalla
stagnazione, le sei banche stampavano biglietti oltre la misura
consentita e ciò provocava inflazione e disordine.
Il Ministro dell'epoca, Minghetti, aveva pensato ad un unificazione
degli istituti di emissione, ma non aveva la forza politica per
imporla; allora ripiegò su un progetto di legge che creava fra essi
un consorzio per regolarne l'attività. Il progetto subì attacchi
violenti, da parte della Destra sostenitrice dell'assoluta libertà
bancaria, ma ebbe consensi dalla Sinistra moderata, che riuscì a far
passare la legge a maggioranza. Essa regolò per venti anni (siamo
nel 1873) il sistema bancario italiano, ma non lo mise al riparo da
guasti destinati a provocare una delle crisi più sconvolgenti che
l'Italia abbia mai attraversato.
Negli anni 80, governo Depretis, fu abolito il corso forzoso;
precisamente nell'83 , e ciò nella solita atmosfera di sgomento e di
paura che accompagna tutte le novità. I benpensanti erano convinti
che gli italiani avrebbero fatto ressa allo sportello delle banche
per cambiare i biglietti in moneta di metallo e tesaurizzarle
sottraendole alla circolazione. Fino a quel momento il cosiddetto
aggio, cioè la differenza di valore della lira-oro con la lira-carta
era stato di circa il 10% (dunque nelle contrattazioni private una
moneta d'oro da cento lire ne valeva centodieci di carta)proprio
perché non c'era la convertibilità. Il semplice annuncio del decreto
di convertibilità e quindi l'abolizione del corso forzoso, ridusse
questa differenza a meno dell'1%. E contrariamente alle attese, i
biglietti cambiati ammontarono solo a 250 milioni, cifra
considerevole, ma pur sempre una modesta quota del totale della
circolazione monetaria. GL'ITALIANI SI ERANO ABITUATI ALLA
CIRCOLAZIONE CARTACEA. Questo provocò diverse sostanziose
conseguenze. Anzitutto, con l'oro accumulato nelle sue casse per far
fronte alle richieste del risparmiatore nel caso in cui questi avesse
voluto effettivamente convertire i suoi biglietti di banca, lo Stato
lanciò un prestito che gli fruttò 650 milioni. Ma oltre a questo, la
prova di forza e di stabilità fornita dalla lira, ne rialzò la
quotazione in tutte le Borse del mondo attirando in Italia circa un
mezzo miliardo di capitali stranieri. Poteva essere la grande
occasione del decollo. Ma purtroppo mancò il principale strumento:
le Banche. Eppure ce ne erano tante, perché dopo l'unità quasi tutti
i vecchi Stati avevano voluto conservare le loro, il che provocava un
grave disordine finanziario. Non solo. Ma i loro criteri di gestione
erano i meno adatti a svolgere compiti imprenditoriali. Le più forti
come consistenza di fondi, erano la Cassa depositi e prestiti, le
varie Casse di Risparmio e le banche popolari. Erano queste che
rastrellavano due buoni terzi del risparmio nazionale, ch'era un
risparmio di piccola gente di provincia e di campagna, ignara del
mondo moderno, timorosa delle novità, e attaccata alla sicurezza. Si
mirava ad investimenti di modesto utile ma di tutta sicurezza, come i
mutui alle province e ai comuni per le opere pubbliche, cartelle di
credito fondiario o titoli del debito pubblico. Alle banche ordinarie
andava invece il risparmio dei ceti più intraprendenti e attivi che,
avendo maggiori disponibilità, tenevano meno alla sicurezza, ma più
agli utili, e li volevano tali da compensare il rischio. Queste
ultime erano inoltre, e in parte sono tuttora, affette dal vizio
congenito dell'usura. Gli alti interessi ch'esse esigevano rendevano
proibitivi i finanziamenti a scopo industriale che richiedono tassi
modesti e lunghe scadenze. Perciò all'imprenditore esse avevano
preferito lo speculatore di cui erano divenute le grandi complici.
Pur avendo a disposizione tutto quel circolante ne approfittarono
per inflazionare il credito a vantaggio soprattutto della
speculazione edilizia, nella cui clamorosa bancarotta dovevano
restare di lì a pochi anni coinvolte. Per trovare l'ossigeno
necessario alle loro iniziative, gli imprenditori italiani dovranno
aspettare l'arrivo delle banche ebraiche tedesche, cioè della Banca
Commerciale a Milano di Joel e Toeplitz, e del Credito Italiano a
Genova di Goldsmith. Crispi infatti nel 94 dopo che si toccò l'acme
della crisi, con il Credito Mobiliare e la Generale sprofondati nel
baratro, chiese aiuto al suo grande amico Bismarck. Questi persuase
alcuni riluttanti finanzieri tedeschi a intervenire : Toeplitz, Joel,
Golsmith erano dei finanzieri ebrei di grande esperienza
internazionale, per i quali la Banca non doveva limitarsi ad
operazioni di credito ordinario, ma farsi promotrice di una vasta
mobilitazione di capitali per fornire il propellente all'industria.
In Italia il capitale c'era, il risparmio nazionale ammontava a
cinque miliardi, ma la fetta più grossa era congelata dalla paura, e
il resto alimentava solo il giuoco d'azzardo della speculazione.
Andiamo quindi a vedere l'episodio più clamoroso di quell'epoca, lo
scandalo della Banca Romana,che aveva alimentato la paura dei
risparmiatori, soprattutto nei suoi risvolti politici così come li
ha raccontati Indro Montanelli nella sua Storia d'Italia.
Per ricostruirlo, occorre fare qualche passo indietro. Il
trasferimento della Capitale da Firenze a Roma, vi aveva provocato
una vera e propria febbre edilizia. I romani si erano gettati sulla
speculazione delle aree fabbricabili, i cui prezzi in poco tempo
erano saliti alle stelle. Come sempre i piani regolatori in Italia,
anche quello varato per porre un argine alla frenesia romana, rimase
sulla carta. In vista di un espansione urbana che poi non ci fu,
almeno nella misura in cui si pensava, Roma fu tutta un cantiere. E
per alimentarlo gl'impresari attinsero a man bassa al credito delle
Banche. Come sopra ricordato, gli istituti di emissione , che avevano
facoltà di stampare e mettere in circolazione carta moneta , erano
sei. I governi che si erano succeduti avevano tentato di attribuire
questo diritto in esclusiva alla banca d'Italia, che allora si
chiamava banca nazionale. Ma non c'erano mai riusciti per la
resistenza delle altre cinque, fra cui quella Romana, autorizzata a
emettere biglietti per 45 milioni. Quando il grande boom edilizio
finì nella solita voragine di fallimenti, la banca Romana si trovò
seppellita sotto una valanga di crediti inesigibili e corse voce che
fosse prossima a fallire.
Il Ministro dell'Industria e Commercio, Miceli, prese l'iniziativa di
un inchiesta che affidò a due solerti funzionari, Alvisi e Biagini.
Costoro appurarono che la banca non solo aveva messo in circolazione
25 milioni (oltre il 50%) in più di quanto consentito, ma ne aveva
perfino stampati clandestinamente altri 9 (stiamo parlando di
parecchie decine di miliardi di oggi). Responsabile di questa
colossale truffa era il direttore , un certo Tanlongo, che quando si
vide colto con le mani nel sacco, non se ne allarmò. Troppa gente era
interessata a mettere tutto a tacere: grandi imprenditori, uomini
politici, giornalisti. Ebbe ragione. Adducendo a pretesto le gravi
conseguenze che la pubblicazione del rapporto avrebbe potuto avere
nel mondo della finanza, Crispi, capo del governo, ne ordinò
l'insabbiamento. A Tanlongo fu proposta 3 anni dopo dal nuovo capo di
governo, Giolitti, la nomina a senatore. Senonchè proprio in quel
momento moriva uno dei due inquirenti , Alvisi, che, turbato nella
sua coscienza dal silenzio che gli avevano imposto, aveva affidato
l'originale del suo rapporto a un giovane amico, Leo Wollemborg. Il
quale, a sua volta incerto sul da farsi, passò il documento a Maffeo
Pantaleoni che ne parlò con Pareto (entrambi noti economisti) e altri
amici, alcuni favorevoli, altri contrari alla denuncia del caso in
parlamento. Ma ormai le voci circolavano e Giolitti, rendendosi conto
che non poteva evitare la tempesta, cercò di prevenirla predisponendo
contro la Banca Romana un inchiesta amministrativa che evitasse
quella parlamentare.In un atmosfera di grande tensione Napoleone
Colaianni,il focoso socialista siciliano, lesse alla camera le
conclusioni dell'inchiesta Alvisi-Biagini. Ne seguì l'indagine
amministrativa voluta da Giolitti, affidata al senatore Fanali,
condotta a tambur battente e senza riguardi per nessuno. Furono
accertati fatti e circostanze ancora più gravi di quelle emerse
prima: oltre alla circolazione abusiva, risultava un vuoto di cassa
di 20 milioni E UNA FALSIFICAZIONE DI BILANCI che durava da oltre
venti anni. Tanlongo fu arrestato. Quando i carabinieri si
presentarono a casa del deputato De Zerbi, accusato di avere
intascato mezzo milione per aver insabbiato un progetto di riforma
che danneggiava la Banca romana, lo trovarono morto e non si è mai
saputo se per infarto o suicidio. Subito dopo un direttore del banco
di Napoli fu sorpreso mentre tentava, travestito da prete, di
espatriare con due milioni e mezzo sottratti al suo istituto. E quasi
contemporaneamente veniva assassinato in treno il marchese
Notarbartolo che aveva poco prima denunciato certi abusi al banco di
Sicilia, di cui era stato direttore (Gravemente indiziato del delitto
era il deputato Palizzolo, notissimo patrono della mafia, che infatti
fu condannato a 30 anni, ma la Cassazione annullò la sentenza e
ordinò un nuovo processo che si concluse con una vergognosa
assoluzione).
Questi episodi non avevano nulla a che fare con quello della Banca
Romana. Ma la loro concomitanza fece alzare la tensione , per cui una
semplice inchiesta amministrativa non poteva più bastare. Quando
Giolitti si recò alla Camera per illustrarne i risultati, Colaianni
aveva già avanzato la richiesta di un inchiesta parlamentare. Per
farla in breve, Giolitti dovette far fronte a un autentico tornado,
ma ne approfittò per varare il progetto di legge, che prevedeva la
fusione di 4 delle 6 principali banche (restano escluse Napoli e
Sicilia) in una sola, autorizzata in esclusiva alla emissione di
biglietti. Era l'atto di costituzione della Banca d'Italia.
Nel frattempo lo scandalo della banca romana aveva provocato un tale
sconquasso che alla fine del 93 due importanti istituti finanziari,
il Credito Mobiliare e la banca Generale, chiusero gli sportelli
alimentando il panico che già dilagava. Cadde Giolitti e salì al
governo Crispi, con una coalizione di "unione sacra" viste le
difficoltà anche sociali che esistevano. Al Ministero del tesoro e
elle finanze andò Sonnino, figlio di un israelita livornese, che
riuscì a raddrizzare la situazione, anche con misure impopolari come
l'aumento delle imposte sui generi di prima necessità, ma soprattutto
restaurando il buon ordine amministrativo e riorganizzando il debito
pubblico per ridare stabilità alla moneta. La sua più brillante
operazione fu quella che portò alla già citata fondazione della Banca
Commerciale, a seguito della quale l'industrializzazione ebbe un
decisivo avvìo. I capitali fuggiti tornarono, la lira riprese quota e
per la prima volta dopo sette anni migliorò la bilancia commerciale.
Ma l'affare della banca Romana non era stato ancora digerito
dall'opinione pubblica. Anzi, proprio in quell'estate del 94 era
stato rilanciato dal processo contro Tanlongo, che si era concluso
con una scandalosa assoluzione perché i giudici avevano accolto le
tesi della difesa, secondo cui alcuni documenti rinvenuti in casa
dell'imputato al momento del suo arresto erano stati sottratti per
coprire le responsabilità di importanti personaggi. Questi ultimi non
potevano che essere quelli al potere in quei giorni: cioè Giolitti.
Il quale passò alla controffensiva affermando che i famosi documenti
effettivamente c'erano : due lettere di Tanlongo dalle quali
risultava che non c'era stata sottrazione di documenti; ma vi erano
allegate un centinaio di altre lettere indirizzate a Tanlongo da
Donna Lina Crispi che, anche se non facevano nuova luce sulla Banca
Romana, ne gettavano una poco edificante sulla moglie del capo del
governo, che portò a nuove elezioni, in cui Crispi riuscì a vincere
di nuovo, e a trarlo dai guai furono gli avvenimenti africani.
Sull'Amba Alagi un battaglione italiano era stato sopraffatto dagli
abissini. L'emergenza fornì a Crispi il pretesto per rilanciare, in
nome della Patria in pericolo, l'unione sacra di tre anni prima. Ma
c'è da chiedersi se la risoluta azione coloniale in cui si impegnò
non gli fosse ispirata anche dal desiderio di distrarre l'attenzione
del paese dallo scandalo in cui si era trovato coinvolto e di
riguadagnare in Africa il prestigio perso in Italia. Invece della
rivincita, però, ci trovò la sconfitta definitiva.

10/11/2006

Speciale Limiti allo sviluppo

Speciale limiti allo sviluppo

Voi sapete che la chiave di lettura per seguire gli eventi
geopolitici, da me adottata si basa su una tesi molto semplice. Il
pianeta non è in grado di sopportare 6 miliardi di individui che
avessero il nostro stesso tenore di vita e conseguenti consumi
energetici. Gli occidentali inoltre non sono in grado di sopportare
un abbassamento drastico del loro tenore di vita per consentire al
restante 80% della popolazione mondiale di elevarlo, restando tutti
all'interno dei limiti ecosistemici possibili. Da qui il prevalere
della vecchia legge naturale, la legge del più forte, ed il Disegno
elaborato per mantenere la supremazia occidentale nel mondo
soprattutto in termini di uso delle risorse disponibili.
Goldman Sachs (uno dei cuori pulsanti della finanza occidentale, ben
vicino ai "disegnatori") ha appena pubblicato una ricerca basata
sull'ipotesi che si consentisse invece alle economie emergenti di
proseguire nello sviluppo già iniziato. Alcune conclusioni. Le 4 più
grandi economie emergenti chiamate BRIC (Brasile, Russia, Cina ed
India), quelle sbloccatesi da quando è caduto il comunismo ed è
quindi finita la guerra fredda, potrebbero nel giro di 40 anni
divenire più grandi dell'attuale G7 (USA,Giappone,Germania,
Inghilterra,Francia, Italia e Canada). Attualmente il BRIC è meno
del 15% in rapporto al G7. La Cina come valori assoluti potrebbe
sorpassare la Germania nei prossimi 4 anni, il Giappone entro 11
anni e gli USA in 25 anni. L'India potrebbe divenire economicamente
la terza dopo Cina ed USA nel giro di 30 anni. Nei prossimi 5 anni
il PIL procapite cinese è atteso crescere ad una media dell'11%
all'anno, quello russo del 10%, l'indiano del 7,5% e il brasiliano
del 6,3%. La proiezione equivalente per gli attuali dominanti è
dell'1,7% per gli USA, 0,9% Giappone, 1% Europa. Ma poichè i
dominanti continuano a crescere nella previsione, i loro tenori di
vita diventerebbero molto più alti : le proiezioni al 2050 vedono il
pil procapite americano passare da 40 a 80 mila dollari, quello
inglese da 26mila a 60 mila, quello tedesco da 23mila a 49mila, il
nipponico dal 34mila al 68000. Si parli di valori in termini reali,
quindi significa raddoppio abbondante delle quantità consumate di
energia e materie prime.
Nel frattempo l'India potenzialmente potrebbe mettere a segno la
crescita più veloce nei prossimi 30-50 anni perchè la sua
popolazione è attesa continuare a crescere più delle altre: un
potenziale aumento di 35 volte del reddito procapite. Circa due
terzi dell'incremento dei BRIC verrà dalla crescita reale guidata
dalla produttività e dagli aumenti di popolazione, solo un terzo
dalle migliorate ragioni di scambio (crescita di prezzo delle loro
valute).
Mai prima d'ora , sin dall'inizio della rivoluzione industriale 300
anni fa, vi sono state così tante persone al di fuori
dell'Occidente, pronte e vogliose di competere; mai hanno avuto il
livello di moneta oggi disponibile (pur se ancora frazionale
rispetto a quello occidentale);
mentre gli americani spendono tutto quello che hanno, mediamente i
lavoratori emergenti risparmiano oltre il 20%. Vi sono più ingegneri
a bangalore (India) che in california. Lavorano bene e sono molto
meno cari, si accontentano di sei mila dollari di paga annua, ma
sono innovativi some i loro colleghi americani.Ad esempio, non tutti
sanno che il software per i DVD è stato messo a punto a bangalore
non nella Silicon valley; in soli 7 anni il centro ricerche della
Philips a bangalore ha prodotto 1500 nuove invenzioni. Insomma il
meccanismo è già in azione, e le proiezioni sopra citate partono da
queste basi.
Ma queste proiezioni non considerano i limiti globali allo sviluppo,
come se le fonti di energia e le materie prime fossero infinite. In
realtà la sola motorizzazione degli emergenti spingerà il prezzo
dell'energia al rialzo, impoverendo l'occidente, e soprattutto la
quantità di energia usata avrà pesanti ricadute sull' ecosistema e
sulla temperatura media del pianeta attesa alzarsi di oltre un grado
già nei prossimi dieci anni, il che comporta scioglimento dei
ghiacciai, innalzamento del livello degli oceani, cambiamenti
climatici con avanzamento della desertificazione.
Certo si può sperare in miracolose nuove invenzioni e difese costose
dalle nuove problematiche: ma non vi è dubbio che per gli attuali
dominatori , le cose possono solo cambiare in peggio. Non è dunque
tanto strano che in alcune segrete stanze si brighi per mantenere il
vantaggio accumulato nei secoli e le posizioni dominanti prima che
sia troppo tardi. Il terrorismo islamico, improvvisamente apparso
sulla scena guarda caso dopo la caduta del comunismo, in questa
strategia, è solo strumentale, un diversivo che serve a preparare
l'occidente alla vera guerra prossima ventura, quella con l'oriente
e che vedrà tra le armi principali usate il protezionismo e la
bomba della bolla creditizia mondiale, proprio quella che
commentiamo tutti i giorni.

10/10/2006

Speciale Oro Segreto

Speciale Oro Segreto

Mi hanno segnlato un libro che non so se verrà mai tradotto in italiano, e
dunque ve ne parlo perchè lo trovo molto interessante. Gli autori sono i coniugi
Seagrave, ed il titolo è :
"Guerrieri dell'oro: il segreto recupero USA dell'oro di Yamashita", copyright
2004 si può vedere su amazon.com
Il libro è la storia dell'oro nascosto nelle Filippine dai giapponesi verso la
fine della seconda guerra mondiale. Ferdinando Marcos, dittatore filippino,
recuperò una parte di questo oro, stimato tra le 200 e le 500 mila tonnellate.
Questa è solo una parte dell'oro nascosto, ed è ufficialmente fuori del sistema
bancario, perchè le leggi internazionali dicono che quanto recuperato a seguito
della seconda guerra mondiale deve essere ritornato alle nazioni originariamente
proprietarie. Per capire di cosa stiamo parlando , ricordo che l'oro ufficiale
nel mondo è stimato essere 145 mila tonnellate, dal World Gold Council.
Naturalmente il WGC spesso mente circa l'ammontare totale dell'oro dato in
leasing dalle banche centrali, sostenendo che si tratta solo di 5mila
tonnellate, ma in ogni caso secondo il GATA non si va oltre le 15 mila
tonnellate. Stiamo quindi parlando di un enorme ammontare. In passato diverse
fonti mi avevano parlato di questo oro non ufficiale di fonte asiatica,
risalente alla fine della seconda guerra mondiale, e nascosto nelle filippine.
Questa inchiesta dei coniugi Seagrave (tra l'altro minacciati di morte), ha
dunque catturato LA MIA ATTENZIONE, E LA STORIA CHE NE VIENE FUORI è
ESTREMAMENTE INTERESSANTE PER CHI CERCA COME NOI DI CAPIRE LA VERITà, CHE NON è
MAI QUELLA UFFICIALE.
"Gold Warriors" racconta come il serio Giappone accumulò questo immenso tesoro
tra il 1895 e il 1945 nonchè le sue collusioni con gli ufficiali americani per
recuperarlo ed usarlo come azione politica segreta: è un viaggio nei recessi più
oscuri della storia e dell'animo umano.
Il libro inizia nel 1895 con il racconto dell'omicidio della regina coreana,
Min, da parte di terroristi che si spacciavano per agenti di affari di aziende
giapponesi. L'abile colpo di stato che ne seguì, fornì ai giapponesi il pretesto
per l'occupazione militare della Corea. La conquista brutale della Corea sarà
solo l'inizio di una seirie di vittorie giapponesi nel far east asiatico nei
seguenti 45 anni. La vittoria successiva avvenne nel 1904 quando il piccolo
Giappone sconfisse la grande Russia e si annesse la Manciuria del sud. La
Manciuria, a differenza della Corea non ha molto oro,ma è ricca di risorse
naturali, ed i giapponesi infatti le sfruttarono per varie decadi, costruendo
anche strade e creando industrie; inoltre lavorarono con i feudatari cinesi
corrotti e con i gangsters associati al partito del Kuomintang di Chiang Kaishek
per trasformare la manciuria in un vasto campo di papaveri. Nel 1937 i
Giapponesi e i loro complici citati erano responsabili del 90% del traffico
mondiale illecito di narcotici. L'imperatore Pu Yi fu ridotto in dipendenza
dalla droga e aprì migliaia di oppierie per inebetire i cinesi. Quando la
sovversione e la propaganda non riuscivano nello scopo, ricorrevano ad atrocità
indicibili. Tra fine 1937 e inizio 1938 i giapponesi fecero fuori 350 mila
civili cinesi e prigionieri di guerra a Nanking.Decine di migliaia di donne e
ragazze fuorno violentate, e molte mutilate o assassinate. Nanking sarà solo
l'inizio di quello che succederà quando il Giappone espanderà il suo impero
includendovi Indocina, Malesia, Taiwan e Filippine.
Raccontando gli orrori di nanking, gli autori introducono principali soggetti
del libro; i soldati giapponesi, i feduatari criminali e gli ufficiali che , dal
dicembre 1941 attaccarono a Pearl harbor e cominciarono la loro ritirata in
Giappone. Un piccolo circolo di persone diviene responsabile della sicurezza di
miliardi di dollari in oro, platino e altri preziosi arraffati dai giapponesi
durante i precedenti 45 anni. I Giapponesi chiamarono questa operazione Golden
Lily (giglio d'oro), ed i Seagreves nominano le persone coinvolte. Il
generale Doihara e Kodama Yoshio top gangster della yahuza (mafia nipponica),
entrambi ben legati alla droga cinese in Manciuria e a Shangai, ad esempio. Ma
il boss supremo di Golden Lily è il principe Chichibu, uno dei tre fratelli
dell'imperatore Hirohito. I primi agenti della Golden Lily furono i Kempeitai
che mossero 6mila tonnellate metriche di oro da Nanking al Giappone durante il
1938. Ma la maggior parte del tesoro fu nascosto nelle filippine dal generale
Yamashita, ed è nelle filippine che gran parte del libro si svolge.
Gli autori, i coniugi Seagreve dicono di essere in pericolo di vita per averlo
scritto, ed è credibile, perchè si tratta di materiale esplosivo: non solo
nominano i nipponici coinvolti singolarmente, ma anche le aziende, inclusa la
Nissan, la Mitsui(che raffinò l'oppio della manciuria in eroina negli anni 30),
la Mitsubishi e la Sumitomo, che hanno usato prigionieri di guerra americani
come schiavi nei loro impianti durante la guerra. Nominano anche gli americani
che hanno lavorato con i nipponici per recuperare il tesoro nascosto DOPO la
seconda guerra. I giapponesi non ebbero il monopolio delle atrocità, ed alcuni
di questi americani hanno cospirato con i nipponici per negare le riparazioni ai
prigionieri di guerra, usati come schiavi sessuali o per lavori forzati, che
riuscirono a sopravvivere.Il lettore impara come membri dell'armata di
occupazione del generale MacArthur, insieme a rappresentanti del governo e delle
banche, furono conniventi, e cercarono di far assolvere le aziende giapponesi, i
criminali di guerra e i trafficanti di droga, molti dei quali diventarono
esponenti del governo post-belllico giapponese. Ma vediamo come gli americani
entrarono in questa storia. Per assicurarsi il suo silenzio, il generale
Yamashita fu impiccato da un tribunale militare nel febbraio 1946, e il suo
braccio destro, Kojima, fu torturato da un filippino, Romana, affinchè
rivelasse dove si trovava il tesoro nascosto. Romana poi guidò il capo della
CIA, Edward Lansdale al tesoro. Lansdale fece un veloce inventario, e per i
successivi 20 anni suprevisionò Romana. Dopodichè l'oro fu spostato attraverso
176 conti in 42 banche di diverse nazioni, per supportare segretamente persone
ed organizzazioni a seconda dei bisogni della CIA. Gli americani videro questi
soldi come un premio di guerra, e ogni presidente americano da Truman a Bush
senior ha usato i proventi per vari scopi.Truman, attraverso vari aiutanti
strettamente in rapporti con Harriman e Rockefeller, impiegò parte dei soldi per
combattere il comunismo. Il Genrale MacArthur, per finanziare la ricostruzione
del giappone. Eisenhowe per creare il partito democratico giapponese nel 1956, e
nel 1960 quando era vice-presidente Nixon si fece finanziare la sua campagna
presidenziale contro Kennedy. Carter, Regan,Clinton e i due Bush tutti hanno
usato proventi di Golden Lily per comprare elezioni in nazioni varie sparse per
il mondo. Recentissimo, nel marzo 2001 Bush ha mandato un commando della Navy
Seal nelle filippine per recuperare un altra porzione dell'oro nascosto dal
generale Yamashita. L'ambasciatore in Gran Bretagna, William Parish, è stato
nominato da Bush manager del suo fondo "cieco" ed ha riciclato privatamente
parte dell'oro sul mercato.
Ma tornando al tesoro, fu suddiviso in 175 lotti e nascosto dentro e fuori
Manila. Il principe Takeda Tsuneyoshy, usando il nome di guerra Kimsu, diede le
mappe al suo aiutante filippino, impegnandolo al segreto, ma gradualmente le
mappe vennero fuori e nel 1971 un cacciatore di tesori, tale Roxas, dissotterrò
diverse barre d'oro ed un Buddha d'oro dal peso di una tonnellata. Voci sul
ritrovamento iniziarono a diffondersi e raggiunsero il presidente filippino
Ferdinando Marcos che fece subito arrestare , torturare e imprigionare Roxas,
ottenendo il Budda d'oro. Marcos da allora ha lavorato con la CIA per anni
usando parte del Golden Lily per supportare la guerra in Vietnam. In cambio gli
fu consentito di vendere oltre un trilione di oro attraverso i brokers
australiani.
Sempre negli anni 70 le voci sull'oro del generale yamashita colpirono
l'immaginazione di altri cercatori di tesori e nel 1975, Robert Curtis
finanziato da Marcos, si mise alla ricerca di altri lotti ma poi fece la fine
di Roxas. Ciò non impedì ad altri di fare lo stesso: a metà anni 80 un gruppo di
ex-Cia organizzò una spedizione ed un membro del team Charles McDougald trovò
325 tonnellate metriche di oro nel 1987.
La parte più interessante del libro concerne il giro "legale" che facevano i
proventi del tesoro. L'imperatore Hirohito ad esempio, usò direttamente Papa
Pio XII affinchè riciclasse i soldi tramite la banca vaticana.In un altro caso
il ministro delle finanze giapponese fornì dei certificati d'oro falsi, appena
diversi dagli ordinari titoli di stato. I Seagreves hanno intervistato persone
coinvolte nel traffico, tra cui dirigenti dell'UBS e della Citibank. Senza
scendere in particolari legali complessi, si ha la descrizione tecnica dei vari
mezzi usati dai banchieri per ricettare l'oro giapponese, del resto gli stessi
usati per l'oro nazista E in tutti i casi il governo USA ha assistito le banche,
rifiutandosi di investigare o ignarando i rquisiti previsti dal Freedom
information Act. Si tenga presente che gli eredi di Roxas, Curtis e Romana hanno
intentato varie cause contro il governo USA, la Citibank e il presidente
Marcos, ma senza esisto.Un certo avvocato Jones è andato alla Swiss Bank di New
York per chiedere alla banca di autentificare un certificato di deposito da 25
milioni da loro emesso e con il sigillo della Fed. Cotton fu subito arrestato
dal servizio segreto e il suo certificato confiscato. Come può una BANCA
SVIZZERA avere un agenzia federale che interviene per lei e confisca una
proprietà privata? Che diritto ha il servizio segreto di arrestare, interrogare,
intimidire e minacciare qualcuno per conto di un banca senza alcun procedimento
legale? la risposta è ovvia: le banche che mantengono l'oro illegale del governo
USA sono sopra la legge . I Seagreves hanno chiesto al dipartimento del tesoro,
alla difesa, e alla Cia i documenti sull'oro di Yamashita nel 1987 ma gli è
stato risposto che queste documentazioni non si possono rilasciare. Durante gli
anni 90 sono risultate poi misteriosamente sparite.
Il libro contiene una quantità di documenti a supporto di ogni cosa viene
raccontata.Insomma una lettura interessante per dare un occhiata al vasto mondo
delle attività fraudolente compiute da governi, banche e spie. Spero di non
avervi annoiato.