Speciale Bancarotta intellettuale
Tutto il dibattito su crescita ed austerità che impazza al momento, è sbagliato, è un vero e proprio non senso. Come se esistesse una bacchetta magica da cui far spuntare la crescita, basta che i politicanti lo decidano! O come se si potesse vivere al di sopra dei propri mezzi indebitandosi all’infinito! L’unica distinzione che ha senso fare è tra gli statalisti che massacrando di tasse i cittadini vogliono spendere e spandere (li chiamano “investimenti pubblici”), ed i liberali (specie ormai più rara dei panda) che auspicherebbero uno stato ridotto al minimo indispensabile, ed una pressione fiscale mai oltre un terzo del reddito. La crisi sta pienamente facendo venir fuori la bancarotta intellettuale della nostra epoca, la cui massima espressione si ha nel mondo delle banche centrali. I banchieri centrali rifiutano il fatto che i tassi d’interesse sono prezzi. Manipolare questi prezzi durante le fasi di espansione e contrazione ha effetti deleteri sull’economia reale. Nonostante il socialismo reale e la pianificazione centralizzata siano stati rigettati dai sostenitori del “libero mercato”, persiste il mito che le banche centrali sono una componente necessaria delle economie di mercato, per le quali quel rigetto non vale. La teoria economica comprende che stabilire salari e prezzi per decreto governativo provoca cattive allocazioni delle risorse ed inefficienze, a lungo andare insostenibili come nell’URSS. Eppure la medesima teoria accetta la nozione che le banche centrali devono determinare non solo la quantità di una merce, la moneta, bensì anche il prezzo di tale merce fissato tramite i tassi d’interesse. Stampare quantità illimitate di moneta, o fissarne il prezzo a zero, rendendolo addirittura negativo in termini reali, non conduce alla prosperità. Ormai l’evidenza è lapalissiana. Sono due decenni che la Fed pompa trilioni di dollari nell’economia, fornendo soldi alle banche nella speranza che questa nuova moneta si tramuti in prestiti e quindi in crescita. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Questi interventi sono finalizzati a far salire le quotazioni borsistiche, abbassare il costo del denaro per le grandi multinazionali, e mantenere elevati prezzi immobiliari. Ma come i loro predecessori degli anni trenta, gli gnomi della Fed si comportano considerando che la bolla da loro creata sia lo status quo a cui necessita tornare sempre. Cioè confondono moneta con ricchezza, ed esprimono l’idea truffaldina che la prosperità derivi da quotazioni elevate dei cespiti patrimoniali e da larghe quantità di moneta e credito.
L’istinto verso i soldi facili non è nuovo, c’è sempre stato da quando esiste la specie umana. Le banche centrali furono create dopo millenni, proprio nella supposizione che avrebbero messo fine alle crisi finanziarie, come quelle sperimentate durante l’ottocento con la nascita del capitalismo industriale. Invece le crisi finanziarie sono continuate ed anzi sono diventate peggiori da quando è stata istituita la politica monetaria centralizzata agli inizi del novecento. La Fed viene creata con un colpo di mano costituzionale nel 1913, da allora negli USA ( e nel mondo) abbiamo avuto: la grande depressione degli anni trenta; l’emorragia delle riserve auree duranti gli anni 60; la stagflazione degli anni 70; la prima bolla alla Gordon Jekko degli anni 80; la superbolla tecnologica di inizio 2000; e l’attuale disastro in corso, post scoppio 2008. Ognuna di queste crisi iniziò con una politica monetaria espansiva sfociata in bolla, e la soluzione al successivo scoppio inevitabilmente seguito, è sempre stata quella di ridare fiato alle bolle. Il che però è sempre servito solo a piantare i semi della crisi successiva. (segue)
michele.spallino@email.it
5/15/2012
5/04/2012
Tecnostruttura sovranazionale
Penso risulterà utile a tutti condividere la domanda che mi ha fatto Riccardo e
la relativa risposta.
Caro Maestro Michele, ti chiedo di chiarmii un dubbio sul sistema Target II
dell'Euro Zone.
il mio dubbio sorge dal fatto che tutto l'impianto costruito dalla nascita dello
SME, il c.d. serpentone Monetario e l'Ecu, sia stato fatto per sancire la
supremazia della Germania.Ora nel caso di una vendita di un'auto usata , il cui
venditore è un privato tedesco, e l'acquirente è un privato italiano. Il
pagamento (es.10.000 euro ) non avviene per contanti ( vista la legislazione
antiriciclaggio ) ma per bonifico o per assegno bancario, o circolare ).
Secondo quanto ho capito dal tuo esempio la Buba diverrebbe creditrice per
10.000 euro verso la "nostra" Banca Italia che diverrebbe debitrice di 10.000
euro appunto.
Ma i soldi usati nella transazione non sono forse dei 2 privati contraenti ?
Altro esempio: pensiamo ad un cittadino spagnolo o italiano che decida di
spostare i "suoi" euro dal suo c/c bancario aperto nel proprio Paese dove abita,
ad un altro suo c/c estero (per non residenti ) aperto in Germania.
Anche in questo caso si avrebbe una posizione priviligiata della Germania-BUBA
verso il Paese PIIGS- Banca Centrale Nazionale "terrona" ? Ritengo priviligiata
perchè gli euro sono sempre del privato "terrone" che li ha spostati?
Per me questo sistema, Target, senza gli Euro Bonds, e una maggiore Unione
Politica e fiscale è profondamente ingiusta.
Grazie per l'attenzione. Un abbraccio.
Ciao Michele.
Riccardo
Carissimo, ci sei andato vicino, ora non ti resta che capire come quando alla
fine delle migliaia di singole transazioni ad esmepio italo-tedesche, resta un
dare a carico della banca d'italia ed un avere a favore della bundesbank,
quest'ultima invece di farselo liquidare con euro contanti , preferisce restare
con un credito di bilancio; fa questo perchè così non deve drenare l'eccesso di
liquidità interna che si verrebbe a creare (potenzilae inflazionistico), così
come l'Italia non deve "stampare" o procurarsi liquidità per evitare la
contrazione di quest'ultima derivante dal suo deficit. Il problema è che in
questo modo non si attiva alcun meccanismo riequilibratore e l'accumulo di
credito va avanti ad oltranza. La domanda allora diviene : fino a quando la
Germania, così come la Cina nei confronti degli USA, è disposta ad accumulare un
credito teorico che mai e poi mai il debitore potrà pagare?
morale della favola: a fare i furbetti del quartierino planetario, cioè a volere
labotte piena e la moglie ubriaca, i tedeschi come i cinesi , alla fine
rischiano di rimetterci le penne, nel senso che dovranno condonare i loro
clienti debitori, anche perchè l'alternativa è il default di questi ultimi. Di
tutto questo drammatico pasticcio, ne vedremo delle belle, e comuqnue è chiaro
che l'euro NON potrà durare, l'unico dubbio è se arriva prima la sua
dissoluzione, o l'implosione sistemica mondiale (perchè il globo nel suo insieme
è messo anche peggio della baracca europea). ciaoooo
Informazione utile. Spiegami se puoi: se l'acquirente italiano ha versato i
10000 eur che sono momentaneamente accantonati in banca di Italia, perchè il
debito verso la bundesbank non dovrebbe essere pagato nel momento in cui questa
lo richiedesse? I soldi ci sono no? Oppure ci stai dicendo che la banca di
Italia rimette in circolazione questi soldi per non dovere compensare il venirne
meno, con la conseguenza che i soldi per pagare il debito non li ha più?
Grazie, Alberto
La seconda che dici, infatti come noto i soldi in banca che il depositante
ingenuamente pensa siano lì come in un casstto, in realtà non ci sono, le banche
ne tengono appena qualche punto percentuale, ma anche se ci fossero (e non ci
sono) il rpoblema di cui ho parlato nella precedente mail in risposta a Riccardo
si può capire pensando che se venissero effettivamente pagati dalla banca
d'italia alla buba, nel giro di poco tempo (essendoci un deficit permanente)
l'italia si svuoterebbe di euro che andrebbero a finire tutti in germania, con
le conseguenze immaginabili, e dunque lo evitano trasformandoli in crediti nei
bilanci, ed anche se a lungo termine la sostanza non cambia, nel breve si può
far finta di nulla. Questo succede proprio perchè non ci sono monete diverse tra
i due paesi, con cambi flessibili che potrebbero attraveso una progressiva
svalutazione-rivalutazione, contrastare il fenomeno deficit surplus; ancora
meglio sarebbe se le monete fossero convettibili in oro, perchè le riserve auree
si esaururebbero costringendo a cambiare i prezzi relativi. La moneta unica tra
paesi con squilibri tra le proprie bilancie dei pagamenti, è proprio una
colossale idiozia, e non c'è Target (trans-europeo automatizzato di regolamento
lordo in tempo reale) che tenga. Natrualmente sappiamo che dietro questa
apparente idiozia, c'è il progetto di eliminazione delle sovranità nazionali e
relativo apparente processo democratico, con il trasferimento del potere reale a
una tecnostruttura sovranazionale, ciaoooo
michele.spallino@email.it
la relativa risposta.
Caro Maestro Michele, ti chiedo di chiarmii un dubbio sul sistema Target II
dell'Euro Zone.
il mio dubbio sorge dal fatto che tutto l'impianto costruito dalla nascita dello
SME, il c.d. serpentone Monetario e l'Ecu, sia stato fatto per sancire la
supremazia della Germania.Ora nel caso di una vendita di un'auto usata , il cui
venditore è un privato tedesco, e l'acquirente è un privato italiano. Il
pagamento (es.10.000 euro ) non avviene per contanti ( vista la legislazione
antiriciclaggio ) ma per bonifico o per assegno bancario, o circolare ).
Secondo quanto ho capito dal tuo esempio la Buba diverrebbe creditrice per
10.000 euro verso la "nostra" Banca Italia che diverrebbe debitrice di 10.000
euro appunto.
Ma i soldi usati nella transazione non sono forse dei 2 privati contraenti ?
Altro esempio: pensiamo ad un cittadino spagnolo o italiano che decida di
spostare i "suoi" euro dal suo c/c bancario aperto nel proprio Paese dove abita,
ad un altro suo c/c estero (per non residenti ) aperto in Germania.
Anche in questo caso si avrebbe una posizione priviligiata della Germania-BUBA
verso il Paese PIIGS- Banca Centrale Nazionale "terrona" ? Ritengo priviligiata
perchè gli euro sono sempre del privato "terrone" che li ha spostati?
Per me questo sistema, Target, senza gli Euro Bonds, e una maggiore Unione
Politica e fiscale è profondamente ingiusta.
Grazie per l'attenzione. Un abbraccio.
Ciao Michele.
Riccardo
Carissimo, ci sei andato vicino, ora non ti resta che capire come quando alla
fine delle migliaia di singole transazioni ad esmepio italo-tedesche, resta un
dare a carico della banca d'italia ed un avere a favore della bundesbank,
quest'ultima invece di farselo liquidare con euro contanti , preferisce restare
con un credito di bilancio; fa questo perchè così non deve drenare l'eccesso di
liquidità interna che si verrebbe a creare (potenzilae inflazionistico), così
come l'Italia non deve "stampare" o procurarsi liquidità per evitare la
contrazione di quest'ultima derivante dal suo deficit. Il problema è che in
questo modo non si attiva alcun meccanismo riequilibratore e l'accumulo di
credito va avanti ad oltranza. La domanda allora diviene : fino a quando la
Germania, così come la Cina nei confronti degli USA, è disposta ad accumulare un
credito teorico che mai e poi mai il debitore potrà pagare?
morale della favola: a fare i furbetti del quartierino planetario, cioè a volere
labotte piena e la moglie ubriaca, i tedeschi come i cinesi , alla fine
rischiano di rimetterci le penne, nel senso che dovranno condonare i loro
clienti debitori, anche perchè l'alternativa è il default di questi ultimi. Di
tutto questo drammatico pasticcio, ne vedremo delle belle, e comuqnue è chiaro
che l'euro NON potrà durare, l'unico dubbio è se arriva prima la sua
dissoluzione, o l'implosione sistemica mondiale (perchè il globo nel suo insieme
è messo anche peggio della baracca europea). ciaoooo
Informazione utile. Spiegami se puoi: se l'acquirente italiano ha versato i
10000 eur che sono momentaneamente accantonati in banca di Italia, perchè il
debito verso la bundesbank non dovrebbe essere pagato nel momento in cui questa
lo richiedesse? I soldi ci sono no? Oppure ci stai dicendo che la banca di
Italia rimette in circolazione questi soldi per non dovere compensare il venirne
meno, con la conseguenza che i soldi per pagare il debito non li ha più?
Grazie, Alberto
La seconda che dici, infatti come noto i soldi in banca che il depositante
ingenuamente pensa siano lì come in un casstto, in realtà non ci sono, le banche
ne tengono appena qualche punto percentuale, ma anche se ci fossero (e non ci
sono) il rpoblema di cui ho parlato nella precedente mail in risposta a Riccardo
si può capire pensando che se venissero effettivamente pagati dalla banca
d'italia alla buba, nel giro di poco tempo (essendoci un deficit permanente)
l'italia si svuoterebbe di euro che andrebbero a finire tutti in germania, con
le conseguenze immaginabili, e dunque lo evitano trasformandoli in crediti nei
bilanci, ed anche se a lungo termine la sostanza non cambia, nel breve si può
far finta di nulla. Questo succede proprio perchè non ci sono monete diverse tra
i due paesi, con cambi flessibili che potrebbero attraveso una progressiva
svalutazione-rivalutazione, contrastare il fenomeno deficit surplus; ancora
meglio sarebbe se le monete fossero convettibili in oro, perchè le riserve auree
si esaururebbero costringendo a cambiare i prezzi relativi. La moneta unica tra
paesi con squilibri tra le proprie bilancie dei pagamenti, è proprio una
colossale idiozia, e non c'è Target (trans-europeo automatizzato di regolamento
lordo in tempo reale) che tenga. Natrualmente sappiamo che dietro questa
apparente idiozia, c'è il progetto di eliminazione delle sovranità nazionali e
relativo apparente processo democratico, con il trasferimento del potere reale a
una tecnostruttura sovranazionale, ciaoooo
michele.spallino@email.it
3/28/2012
da Speciale "Bol levante"
(.....)Ciò dimostra come la bolla dei bonds, la madre di tutte le bolle, vada sempre monitorata con attenzione, anche perché è globale. Non solo negli USA, ma pure in Germania ed Inghilterra, i rendimenti reali negativi dei titoli statali, in presenza di debiti pubblici record, danno l'esatta misura della situazione cancerogena in essere. A tal proposito, voglio qui focalizzarmi sulla enorme bolla esistente nel paese del Sol (sarebbe meglio quindi dire "Bol") Levante, la quale dopo tre decenni di pianificazione centrale fallimentare appare pronta a scoppiare, comportando una probabile svalutazione dello yen nell'ordine del 40% circa. Eh già perché con la grande novità del passaggio in deficit commerciale del Giappone, la resa dei conti per lo yen non sembra distante.
Le imprese nipponiche stanno lottando contro l'epocale riduzione della loro redditività, e da ora in avanti può solo andare peggio. Non appena fallirà una grande azienda, cambierà la psicologia prevalente, ed emergerà la convinzione di massa che lo yen deve svalutare dopo decenni di forza estrema. Quando ciò avverrà, avverrà improvvisamente, e velocemente. Nel giro di pochi giorni lo yen si svaluterà in modo consistente, perché è l'unico modo per mantenere bassi i rendimenti sui bonds nipponici. Altrimenti, cioè se la svalutazione avvenisse lentamente, le aspettative sulla medesima provocherebbero un impennata nei rendimenti, con la conseguente paura per l'insolvenza di un governo che ha un debito /PIl superiore al 200%, e che in presenza di un deficit estero provocherebbe il collasso dei titoli di stato nipponici, che a sua volta farebbe implodere il governo. Ed una volta caduto il Giappone, la terza economia del mondo, il resto del mondo seguirebbe, visto come è combinato. Non se ne parla ancora molto, ma è dal Bol levante che la metastasi può azzannare l'intero organismo.
Per capire il motivo della svalutazione prossima ventura, occorre aver chiaro perché il Giappone è stato capace di sostenere il suo stato deflattivo per oltre tre decenni, e perché non potrà più farlo. Semplicemente, grazie alla rivalutazione continua dello yen. Con uno yen forte, la deflazione ed il crescente debito pubblico riescono a formare un equilibrio di breve termine che dura fin quando i mercati credono sia sostenibile. Il trend rialzista da quando si è abbandonato il cambio fisso con il dollaro nel 1971 ha portato dollaro/yen da 360 fino a 76. Quando salari e cespiti patrimoniali salgono di prezzo, la valuta forte può essere giustificata. Ma quando scendono, diventa un suicidio. Il PIL nominale toccò il massimo nel 1977 così come i salari nominali. Dagli anni 80 i prezzi immobiliari sono scesi costantemente, il Nikkey è salito solo in 4 degli ultimi 15 anni, ed è ancora ai minimi da tre decenni in cui è passato da 40 mila a 10 mila. Nel frattempo tutti hanno continuato a credere in uno yen forte (provocandone auto avvitamento), durato così a lungo grazie al sostegno del saldo attivo nella bilancia commerciale che ha offerto anche le risorse per un finanziamento interno del debito pubblico, atteso arrivare quest'anno al trilione di yen (215% PIL), cioè a circa 100 mila dollari pro capite. La sua sostenibilità dipende dalla fiducia dei grandi detentori di tale debito (le istituzioni e famiglie giapponesi) nella solvibilità del governo. La giustificazione per accettare rendimenti di lungo termine pari all'1% nominale è stata finora trovata nella deflazione, per cui tali rendimenti in termini reali sono apparsi in linea con quelli degli altri paesi paragonabili. Il che richiede però deflazione continua; ma, essa riduce il PIL nominale, e quindi la base delle entrate fiscali. Come può quindi il governo far fronte al servizio del debito crescente, tassando un economia in contrazione? Non può. Non rimane che indebitarsi ancora di più, e con i nuovi debiti pagare i vecchi, nel più classico degli schemi Ponzi. Finora il deficit pubblico (anche oltre il 10% annuo) ha sostenuto la domanda interna, evitando una crisi dell'occupazione, anche perché i salari nominali sono scesi, e quindi finora la società nipponica ha sopportato la situazione (le famiglie sono poco indebitate). Sfortunatamente tale situazione diviene insostenibile per definizione, nel momento in cui viene meno l'attivo commerciale dall'estero. Lo yen forte che aveva finora tenuto insieme il castello di carte, un simbolo psicologico di forza economica, diviene ora un ostacolo nel commercio estero. Mentre i giapponesi possono prendersi cura delle proprie imprese, non possono controllare il mondo esterno. Il tallone d'Achille del paese è la perdita di competitività commerciale dovuta all'impatto distruttivo della deflazione sulla fiducia delle imprese, e soprattutto dovuta allo yen forte. Quando spunta un deficit commerciale, segnala l'inizio della fine. Il Giappone ha infatti perso competitività in uno spettro di industrie, in cui era abituata a dominare.
michele.spallino@email.it
Le imprese nipponiche stanno lottando contro l'epocale riduzione della loro redditività, e da ora in avanti può solo andare peggio. Non appena fallirà una grande azienda, cambierà la psicologia prevalente, ed emergerà la convinzione di massa che lo yen deve svalutare dopo decenni di forza estrema. Quando ciò avverrà, avverrà improvvisamente, e velocemente. Nel giro di pochi giorni lo yen si svaluterà in modo consistente, perché è l'unico modo per mantenere bassi i rendimenti sui bonds nipponici. Altrimenti, cioè se la svalutazione avvenisse lentamente, le aspettative sulla medesima provocherebbero un impennata nei rendimenti, con la conseguente paura per l'insolvenza di un governo che ha un debito /PIl superiore al 200%, e che in presenza di un deficit estero provocherebbe il collasso dei titoli di stato nipponici, che a sua volta farebbe implodere il governo. Ed una volta caduto il Giappone, la terza economia del mondo, il resto del mondo seguirebbe, visto come è combinato. Non se ne parla ancora molto, ma è dal Bol levante che la metastasi può azzannare l'intero organismo.
Per capire il motivo della svalutazione prossima ventura, occorre aver chiaro perché il Giappone è stato capace di sostenere il suo stato deflattivo per oltre tre decenni, e perché non potrà più farlo. Semplicemente, grazie alla rivalutazione continua dello yen. Con uno yen forte, la deflazione ed il crescente debito pubblico riescono a formare un equilibrio di breve termine che dura fin quando i mercati credono sia sostenibile. Il trend rialzista da quando si è abbandonato il cambio fisso con il dollaro nel 1971 ha portato dollaro/yen da 360 fino a 76. Quando salari e cespiti patrimoniali salgono di prezzo, la valuta forte può essere giustificata. Ma quando scendono, diventa un suicidio. Il PIL nominale toccò il massimo nel 1977 così come i salari nominali. Dagli anni 80 i prezzi immobiliari sono scesi costantemente, il Nikkey è salito solo in 4 degli ultimi 15 anni, ed è ancora ai minimi da tre decenni in cui è passato da 40 mila a 10 mila. Nel frattempo tutti hanno continuato a credere in uno yen forte (provocandone auto avvitamento), durato così a lungo grazie al sostegno del saldo attivo nella bilancia commerciale che ha offerto anche le risorse per un finanziamento interno del debito pubblico, atteso arrivare quest'anno al trilione di yen (215% PIL), cioè a circa 100 mila dollari pro capite. La sua sostenibilità dipende dalla fiducia dei grandi detentori di tale debito (le istituzioni e famiglie giapponesi) nella solvibilità del governo. La giustificazione per accettare rendimenti di lungo termine pari all'1% nominale è stata finora trovata nella deflazione, per cui tali rendimenti in termini reali sono apparsi in linea con quelli degli altri paesi paragonabili. Il che richiede però deflazione continua; ma, essa riduce il PIL nominale, e quindi la base delle entrate fiscali. Come può quindi il governo far fronte al servizio del debito crescente, tassando un economia in contrazione? Non può. Non rimane che indebitarsi ancora di più, e con i nuovi debiti pagare i vecchi, nel più classico degli schemi Ponzi. Finora il deficit pubblico (anche oltre il 10% annuo) ha sostenuto la domanda interna, evitando una crisi dell'occupazione, anche perché i salari nominali sono scesi, e quindi finora la società nipponica ha sopportato la situazione (le famiglie sono poco indebitate). Sfortunatamente tale situazione diviene insostenibile per definizione, nel momento in cui viene meno l'attivo commerciale dall'estero. Lo yen forte che aveva finora tenuto insieme il castello di carte, un simbolo psicologico di forza economica, diviene ora un ostacolo nel commercio estero. Mentre i giapponesi possono prendersi cura delle proprie imprese, non possono controllare il mondo esterno. Il tallone d'Achille del paese è la perdita di competitività commerciale dovuta all'impatto distruttivo della deflazione sulla fiducia delle imprese, e soprattutto dovuta allo yen forte. Quando spunta un deficit commerciale, segnala l'inizio della fine. Il Giappone ha infatti perso competitività in uno spettro di industrie, in cui era abituata a dominare.
michele.spallino@email.it
2/05/2012
Da La Nota sui mercati (5.2)
ECONOMIA: risk-on
"Risk-on"è l'espressione inglese in voga sui mercati per indicare che l'interruttore della propensione è posizionato sulla piena disponibilità a prendersi il rischio, e si contrappone a "risk-off" che indica la situazione esattamente opposta. Ebbene anche questa settimana è stato un trionfo del "risk-on". E' comprensibile essere confusi da una così forte propensione dei mercati a prendersi i rischi, nonostante siano evidenti le grandi questioni strutturali globali irrisolte e relative rischiosità. Per evitare di confondersi, è utile tenere a mente la metafora dell'eroinomane che passa da uno stato di disperata sofferenza quando è in crisi di astinenza, ad uno di beatitudine non appena sotto effetto di una nuova dose; passa dall'essere pronto a rubare a sua madre, e magari anche ad uccidere pur di procurarsi i soldi per la dose, all'essere un individuo docile ed angelico. Esattamente così si comportano i mercati (drogati dalle banche centrali) che abbiamo davanti agli occhi in questa fase terminale del capitalismo illiberale a pianificazione centralizzata. Sul fatto che le banche centrali agiscano da pusher non dovrebbero esserci dubbi, neanche per i Q.I. sotto 100. Basta osservare la situazione attuale. I dati ufficiali (per quanto taroccati, ma questo è un altro discorso) mostrano una ripresa dell'economia americana, usata dai mercati per giustificare la loro forza, in un contesto di grande liquidità che ha addirittura trasformato l'insolvente settore finanziario nel leader borsistico. Ebbene, la FED proclama una manovra espansiva senza precedenti, come se l'economia fosse immersa nella crisi più nera, assicurando tassi d'interesse nominali azzerati (e quindi tassi reali negativi), per vari anni a venire, a prescindere da quello che sarà l'evolversi dei dati macroeconomici. Come eroinomani cui venga garantita dal pusher la fornitura sicura di dosi per almeno altri tre anni, i mercati si lasciano qualsiasi paura alle spalle. Altro che la vecchia "Greenspan put", ormai diventata al confronto un gioco per bimbi! e dire che quando scoppiò la bolla immobiliar-finanziaria nel 2008, il "maestro" era stato criticato pesantemente, ma oggi è già tutto dimenticato, e siamo passati alla "Bernanke super put". In presenza di quest'ultima, la formazione di bolle nei mercati fornisce un potente incentivo capace di forzare credenti e non credenti a salire a bordo. Sempre più, il mercato diviene un luogo dove ognuno è spinto ad essere un trader con obiettivi di performance a brevissimo termine, il cui focus principale sia cavalcare la tendenza del momento, non importa se folle o meno. Ignorare il rischio diviene premiante. La FED si conferma così la più grande attizzatrice di bolle speculative mai esistita nella Storia monetaria del genere umano. Assieme alle altre colleghe, ed alle autorità globali, ha modellato un campo di gioco decisamente impari. Una struttura di incentivi distorta ha fomentato adesso un'altra ondata di speculazione e presa di rischio, auto rinforzante. Appena due mesi fa il sistema globale era in preda alla paura, ed immerso nelle dinamiche innescate dal non volersi prendere alcun rischio (risk-off). Il che, in mercati dominati dalla speculazione a leva, significa precipitare in crisi di liquidità, perché tutti cercano di implementare nel medesimo momento strategie per coprirsi dai vari scenari rischiosi. Ma mercati illiquidi non consentono di assorbire la pressione in vendita. Da qui l'ennesima manovra di pompaggio questa volta orchestrata dalla BCE , ma in stretto collegamento con la FED e le altre banche centrali (ricordo il mega accordo per gli swap in dollari di due mesi fa). Non c'è più una via di mezzo, "equilibrio" è concetto ormai mitologico. C'è il risk-on oppure il risk-off, e relative impennate o crolli. Come stiamo vedendo, adesso si è scatenato il risk-on, a conferma della modalità bipolare in cui ci si ritrova, come l'eroinomane (o sta molto bene o sta molto male, nessuna via di mezzo). Per questa ragione le bolle finiscono sempre in lacrime e sangue (overdose).
Le autorità apparentemente si sforzano di evitare un implosione del sistema, ma così facendo creano il contesto per una destabilizzante esplosione speculativa. Alcune delle Bolle più note del passato si sono sviluppate in un ambiente atipico, fatto di politica monetaria espansiva non degenerata in inflazione dei prezzi al consumo. Infatti, nella teoria dominante, l'unico ostacolo ai pompaggi ed ai tassi a zero, viene dall'inflazione; ma se l'inflazione non si manifesta, allora si ritiene di avere via libera. Fu così nei ruggenti anni venti americani, sfociati nel drammatico 1929 e conseguente grande depressione. Fu così durante gli anni 80 giapponesi, sfociati nel disastro del Nikkey e conseguente stagnazione, in permanente trappola della liquidità. In entrambi i casi, una diagnosi sbagliata della situazione creditizia, ed una teoria fallata della politica monetaria, sono state decisive per la creazione delle rispettive bolle. Paradossalmente, più sono gravi i problemi da affrontare, più speculativi diventano i mercati, perché arrivano misure sempre più aggressive dalle autorità. I mercati stanno ora rispondendo al nuovo record di liquidità creata, in una situazione in cui i manovratori ad un certo punto sono divenuti ostaggi dei manovrati. Fatto sta che la paura del rischio è svanita, ed i traders si sono rigettati a testa bassa alla ricerca del massimo rischio possibile. Neanche per un minuto si deve credere che un simile trading drogato possa finire bene. Perché quando, come l'anno scorso, ad un certo punto il mercato si muoverà per implementare strategie di copertura, allora immediatamente si sprofonderà nell'illiquidità con le conseguenze ben note. Di nuovo le autorità interverranno ancora sempre più aggressivamente, ed i mercati capovolgeranno la direzione, smontando le coperture e creando potenti ondate di acquisti/vendite da panico. Ma quanto a lungo può durare questo andamento schizofrenico, che comporta ad ogni passaggio nuovi trilioni di moneta creata dal nulla, senza sfociare (a sorpresa) in iperinflazione? Per ora, siamo arrivati al punto che in brevissimo tempo, mercati pericolosamente illiquidi si trasformano in oceani di liquidità. E non c'è niente come lo spettro delle ricoperture guidate dal panico per rinvigorire il cosiddetto "animal spirit" del mercato. La liquidità agisce nel sistema finanziario come l'abbondanza d'acqua, la temperatura ambiente, e l'aria pulita agiscono in un ecosistema. In queste condizioni le strategie di trading proliferano, si rende possibile una significativa intermediazione, si sprona la crescita dei prestiti e dei debiti, così come dei derivati fino ai più esotici. Invece, un sistema finanziario illiquido è come un ecosistema tropicale trasformato in un deserto. Senza liquidità non è possibile prezzare ( e perfino compra vendere) il rischio di tasso o di credito; così come non è possibile generare carry trades quando la curva è piatta e non vi è alcun apprezzabile differenziale. Ecco dunque il risk-off della seconda metà del 2011, e poi l'attuale risk-on in cui il NYSE Financial Index è già a + 13.6% da inizio anno, Bank of America + 41%, Citigroup +27%, JPMorgan +15%, Morgan Stanley +34%, Goldman Sachs + 30%. Lo S&P500 Homebuilding index + 20.9%. Il Morgan Stanley Cyclical index + 16.0%. Le piccole capitalizzazioni del Russell 2000 + 12.2% , il Nasdaq100 ha chiuso la settimana al più alto livello da inizio 2001. E' una situazione che mi ricorda proprio gli anni 90: il prossimo collocamento di Facebook a 100 miliardi riporta indietro appunto ai tempi della bolla sui tecnologici. Riviviamo le stesse grandi performance dei titoli precedentemente più venduti. All'epoca, la liquidità e le distorsioni del mercato erano canalizzate dall'esplosione degli strumenti debitori in voga a Wally e dalla speculazione a leva. Fannie e Freddie (poi fallite e nazionalizzate) erano lì a fornire liquidità illimitata nelle fasi di stress; la struttura degli incentivi era tutta pro-Bolla, e specie verso la fine della decade, il mercato, galvanizzato dal superamento ripetuto delle fasi di stress, si sentiva invincibile. Sappiamo come è andata a finire, e 12 anni dopo le quotazioni reali (anche nominali in molti casi) sono ben lungi dall'essere state recuperate, per quelle aziende nel frattempo non fallite. Oggi, le distorsioni sono largamente derivate dall'esplosione dei debiti pubblici, con le banche centrali che agiscono come fornitori di liquidità illimitata, per cui i giocatori sono di nuovo sicuri di sé. Sappiamo ,dal confronto storico, che questa fase può durare anche più di quanto si possa immaginare razionalmente. Ma è certo che poi arriverà la resa dei conti, sempre proporzionale all'entità della sbronza. E' affascinante vedere come la mandria obbedisca ai suoi cowboys, e riabbracci enfaticamente il risk-on, avendo già perso memoria del recente passato (perciò è idoneo il paragone con gli animali, privi di memoria storica). Per la mandria è "razionale" obbedire all'istinto della paura quando sente il rumore proveniente da una direzione e correre in direzione opposta; pertanto è possibile per i cowboys manovrarla anche per lunghi e tortuosi percorsi. Finché non finisce nel burrone.
michele.spallino@email.it
"Risk-on"è l'espressione inglese in voga sui mercati per indicare che l'interruttore della propensione è posizionato sulla piena disponibilità a prendersi il rischio, e si contrappone a "risk-off" che indica la situazione esattamente opposta. Ebbene anche questa settimana è stato un trionfo del "risk-on". E' comprensibile essere confusi da una così forte propensione dei mercati a prendersi i rischi, nonostante siano evidenti le grandi questioni strutturali globali irrisolte e relative rischiosità. Per evitare di confondersi, è utile tenere a mente la metafora dell'eroinomane che passa da uno stato di disperata sofferenza quando è in crisi di astinenza, ad uno di beatitudine non appena sotto effetto di una nuova dose; passa dall'essere pronto a rubare a sua madre, e magari anche ad uccidere pur di procurarsi i soldi per la dose, all'essere un individuo docile ed angelico. Esattamente così si comportano i mercati (drogati dalle banche centrali) che abbiamo davanti agli occhi in questa fase terminale del capitalismo illiberale a pianificazione centralizzata. Sul fatto che le banche centrali agiscano da pusher non dovrebbero esserci dubbi, neanche per i Q.I. sotto 100. Basta osservare la situazione attuale. I dati ufficiali (per quanto taroccati, ma questo è un altro discorso) mostrano una ripresa dell'economia americana, usata dai mercati per giustificare la loro forza, in un contesto di grande liquidità che ha addirittura trasformato l'insolvente settore finanziario nel leader borsistico. Ebbene, la FED proclama una manovra espansiva senza precedenti, come se l'economia fosse immersa nella crisi più nera, assicurando tassi d'interesse nominali azzerati (e quindi tassi reali negativi), per vari anni a venire, a prescindere da quello che sarà l'evolversi dei dati macroeconomici. Come eroinomani cui venga garantita dal pusher la fornitura sicura di dosi per almeno altri tre anni, i mercati si lasciano qualsiasi paura alle spalle. Altro che la vecchia "Greenspan put", ormai diventata al confronto un gioco per bimbi! e dire che quando scoppiò la bolla immobiliar-finanziaria nel 2008, il "maestro" era stato criticato pesantemente, ma oggi è già tutto dimenticato, e siamo passati alla "Bernanke super put". In presenza di quest'ultima, la formazione di bolle nei mercati fornisce un potente incentivo capace di forzare credenti e non credenti a salire a bordo. Sempre più, il mercato diviene un luogo dove ognuno è spinto ad essere un trader con obiettivi di performance a brevissimo termine, il cui focus principale sia cavalcare la tendenza del momento, non importa se folle o meno. Ignorare il rischio diviene premiante. La FED si conferma così la più grande attizzatrice di bolle speculative mai esistita nella Storia monetaria del genere umano. Assieme alle altre colleghe, ed alle autorità globali, ha modellato un campo di gioco decisamente impari. Una struttura di incentivi distorta ha fomentato adesso un'altra ondata di speculazione e presa di rischio, auto rinforzante. Appena due mesi fa il sistema globale era in preda alla paura, ed immerso nelle dinamiche innescate dal non volersi prendere alcun rischio (risk-off). Il che, in mercati dominati dalla speculazione a leva, significa precipitare in crisi di liquidità, perché tutti cercano di implementare nel medesimo momento strategie per coprirsi dai vari scenari rischiosi. Ma mercati illiquidi non consentono di assorbire la pressione in vendita. Da qui l'ennesima manovra di pompaggio questa volta orchestrata dalla BCE , ma in stretto collegamento con la FED e le altre banche centrali (ricordo il mega accordo per gli swap in dollari di due mesi fa). Non c'è più una via di mezzo, "equilibrio" è concetto ormai mitologico. C'è il risk-on oppure il risk-off, e relative impennate o crolli. Come stiamo vedendo, adesso si è scatenato il risk-on, a conferma della modalità bipolare in cui ci si ritrova, come l'eroinomane (o sta molto bene o sta molto male, nessuna via di mezzo). Per questa ragione le bolle finiscono sempre in lacrime e sangue (overdose).
Le autorità apparentemente si sforzano di evitare un implosione del sistema, ma così facendo creano il contesto per una destabilizzante esplosione speculativa. Alcune delle Bolle più note del passato si sono sviluppate in un ambiente atipico, fatto di politica monetaria espansiva non degenerata in inflazione dei prezzi al consumo. Infatti, nella teoria dominante, l'unico ostacolo ai pompaggi ed ai tassi a zero, viene dall'inflazione; ma se l'inflazione non si manifesta, allora si ritiene di avere via libera. Fu così nei ruggenti anni venti americani, sfociati nel drammatico 1929 e conseguente grande depressione. Fu così durante gli anni 80 giapponesi, sfociati nel disastro del Nikkey e conseguente stagnazione, in permanente trappola della liquidità. In entrambi i casi, una diagnosi sbagliata della situazione creditizia, ed una teoria fallata della politica monetaria, sono state decisive per la creazione delle rispettive bolle. Paradossalmente, più sono gravi i problemi da affrontare, più speculativi diventano i mercati, perché arrivano misure sempre più aggressive dalle autorità. I mercati stanno ora rispondendo al nuovo record di liquidità creata, in una situazione in cui i manovratori ad un certo punto sono divenuti ostaggi dei manovrati. Fatto sta che la paura del rischio è svanita, ed i traders si sono rigettati a testa bassa alla ricerca del massimo rischio possibile. Neanche per un minuto si deve credere che un simile trading drogato possa finire bene. Perché quando, come l'anno scorso, ad un certo punto il mercato si muoverà per implementare strategie di copertura, allora immediatamente si sprofonderà nell'illiquidità con le conseguenze ben note. Di nuovo le autorità interverranno ancora sempre più aggressivamente, ed i mercati capovolgeranno la direzione, smontando le coperture e creando potenti ondate di acquisti/vendite da panico. Ma quanto a lungo può durare questo andamento schizofrenico, che comporta ad ogni passaggio nuovi trilioni di moneta creata dal nulla, senza sfociare (a sorpresa) in iperinflazione? Per ora, siamo arrivati al punto che in brevissimo tempo, mercati pericolosamente illiquidi si trasformano in oceani di liquidità. E non c'è niente come lo spettro delle ricoperture guidate dal panico per rinvigorire il cosiddetto "animal spirit" del mercato. La liquidità agisce nel sistema finanziario come l'abbondanza d'acqua, la temperatura ambiente, e l'aria pulita agiscono in un ecosistema. In queste condizioni le strategie di trading proliferano, si rende possibile una significativa intermediazione, si sprona la crescita dei prestiti e dei debiti, così come dei derivati fino ai più esotici. Invece, un sistema finanziario illiquido è come un ecosistema tropicale trasformato in un deserto. Senza liquidità non è possibile prezzare ( e perfino compra vendere) il rischio di tasso o di credito; così come non è possibile generare carry trades quando la curva è piatta e non vi è alcun apprezzabile differenziale. Ecco dunque il risk-off della seconda metà del 2011, e poi l'attuale risk-on in cui il NYSE Financial Index è già a + 13.6% da inizio anno, Bank of America + 41%, Citigroup +27%, JPMorgan +15%, Morgan Stanley +34%, Goldman Sachs + 30%. Lo S&P500 Homebuilding index + 20.9%. Il Morgan Stanley Cyclical index + 16.0%. Le piccole capitalizzazioni del Russell 2000 + 12.2% , il Nasdaq100 ha chiuso la settimana al più alto livello da inizio 2001. E' una situazione che mi ricorda proprio gli anni 90: il prossimo collocamento di Facebook a 100 miliardi riporta indietro appunto ai tempi della bolla sui tecnologici. Riviviamo le stesse grandi performance dei titoli precedentemente più venduti. All'epoca, la liquidità e le distorsioni del mercato erano canalizzate dall'esplosione degli strumenti debitori in voga a Wally e dalla speculazione a leva. Fannie e Freddie (poi fallite e nazionalizzate) erano lì a fornire liquidità illimitata nelle fasi di stress; la struttura degli incentivi era tutta pro-Bolla, e specie verso la fine della decade, il mercato, galvanizzato dal superamento ripetuto delle fasi di stress, si sentiva invincibile. Sappiamo come è andata a finire, e 12 anni dopo le quotazioni reali (anche nominali in molti casi) sono ben lungi dall'essere state recuperate, per quelle aziende nel frattempo non fallite. Oggi, le distorsioni sono largamente derivate dall'esplosione dei debiti pubblici, con le banche centrali che agiscono come fornitori di liquidità illimitata, per cui i giocatori sono di nuovo sicuri di sé. Sappiamo ,dal confronto storico, che questa fase può durare anche più di quanto si possa immaginare razionalmente. Ma è certo che poi arriverà la resa dei conti, sempre proporzionale all'entità della sbronza. E' affascinante vedere come la mandria obbedisca ai suoi cowboys, e riabbracci enfaticamente il risk-on, avendo già perso memoria del recente passato (perciò è idoneo il paragone con gli animali, privi di memoria storica). Per la mandria è "razionale" obbedire all'istinto della paura quando sente il rumore proveniente da una direzione e correre in direzione opposta; pertanto è possibile per i cowboys manovrarla anche per lunghi e tortuosi percorsi. Finché non finisce nel burrone.
michele.spallino@email.it
1/01/2012
Speciale Sopravvivenza
Speciale Sopravvivenza
Il mercato sta adesso aspettando un catalizzatore per l'implosione. In passato le crisi sono iniziate in posti che nessuno si aspettava. Nell'ottobre del 1929 fu il fallimento della Boden Creditanstalt di Vienna, a far da detonatore alla Grande Depressione. La crisi finanziaria asiatica del 1997, non partì nei grandi centri di Tokyo, Shanghai o Hong Kong ma nella meno conosciuta Bangkok. Fu la svalutazione del baht, a innescare il detonatore di una crisi che a cascata colpì tutti i paesi asiatici inclusi Malesia, Indonesia e Sud Corea. Analogamente l'attuale crisi finanziaria che sta colpendo l'occidente non è partita dai grandi centri di Londra, New York o Francoforte, bensì da Atene. Per inciso, è paradossale, ma la democrazia finisce proprio laddove era iniziata: in Grecia. Così, quale (e quando) sarà il prossimo detonatore che farà scoppiare la bomba finale? Difficile da predire, ma ciò che è possibile fare è prepararsi per sopravvivere a quel momento.
Giusto per avere un idea di come si potranno svolgere gli eventi, immaginate questo "film" a titolo di esempio (date e situazioni puramente casuali):
Alle ore 16:45 del 16 giugno 2012 il governo Monti, già sfiduciato dal parlamento ed in carica fino alle elezioni già convocate per fine settembre, annuncia l'impossibilità di far fronte al pagamento degli interessi ed al rimborso dei titoli di stato in scadenza. Voi siete ancora a lavoro senza possibilità di avere la notizia.
18:00 State lasciando l'ufficio per tornare a casa.
18:30 Siete in macchina, e sulla strada notate un enorme imbottigliamento di macchine, così decidete di deviare e fare un giro più lungo attraverso la periferia.
19:00 La benzina sta finendo, per cui decidete di cercare una pompa: la trovate, ma vi è una fila di circa 100 auto, così rinunciate sperando nella prossima. Passate davanti un supermercato e decidete di comprare qualcosa da portare a casa per arricchire la cena.
19:30 Ma anche davanti al supermercato vi è una ressa, per cui desistete, e puntate verso casa. Nel tragitto passate davanti ad alcuni sportelli bancomat e notate strane file di persone in attesa di ritirare. Che succede?
20:00 A casa, finalmente, e dunque a cena. Come sempre tenete la televisione accesa sul notiziario e vi appare il seguente titolo: DEFAULT ITALIA, MERCATI EUROPEI CROLLANO, EUR/USD A 0.78 FTSE -450, CAC 40 -278, DAX – 435, ATX -207 e ORO A 3980$
CORSA ALLE BANCHE IN ITALIA IN EUROPA E NEGLI USA- DISORDINI PUBBLICI, MORTI E FERITI.
20:30 Iniziate a spaventarvi ed andate a collegarvi su internet per capirne di più, ma le pagine girano con lentezza esasperante. Troppo traffico.
21:00 Obama appare sulla TV americana con Geithner (h.15 locali) invitando alla calma ed assicurando gli investitori che tutto tornerà alla normalità in pochi giorni.
21:30 Il ministero degli interni, per far fronte ai disordini tumultuosi, proclama nelle grandi città il coprifuoco dalle 19 alle 06 con effetto immediato. I cittadini devono stare a casa e non uscire per qualsiasi motivo.
22:00 Breaking News: Viene dichiarata Dal g20 la chiusura delle banche per 5 giorni. Negli USA il DOW JONES ed il NASDAQ perdono il 10% ed il mercato è sospeso. Anche negli USA i bancomat ed i supermercati sono stati svuotati, di contanti e di merce. Panico totale in tutto l'Occidente.
La mattina seguente tocca ai mercati asiatici: Tokyo -900, Hang Seng – 2000, Singapore – 210, Shanghai – 300. Nel frattempo il dollaro perde oltre il 20% sulle valute asiatiche, e USD/YEN crolla a 52,35. Mercati finanziari nel caos totale, compratori assenti, borse sospese per eccesso di ribasso. Le autorità invitano alla calma. Le banche centrali annunciano speciali immissioni di contante alla riapertura delle banche (chiuse per decreto però nei successivi 5 giorni), il caos regna sovrano…..
Ecco un esempio di ciò cui potremmo assistere nel momento in cui vi fosse un implosione sistemica globale. Cioè il default italiano-ma si potrebbero fare altri esempi- non riguarda un singolo paese, bensì l'intero mondo simultaneamente, grazie alla interconnessione finanziaria dei mercati globalizzati. Questo è quello che si sta rischiando, gli sforzi coordinati delle banche centrali sono misure che rinviano ma non annullano la resa dei conti. Il punto di non ritorno è stato superato, non credete a chi dice si troveranno soluzioni: il treno è già partito, ormai nulla può fermarlo, il massimo fattibile è gestirlo in modo che la collisione risulti meno dannosa. Non c'è più soluzione, né con l'approccio keynesiano né con quello della scuola austriaca. Il keynesiano produce effetti panacea solo di breve termine, ma al prezzo di un maggior danno a lungo termine (ed è l'approccio già seguito dai governi nel mondo). L'austriaco produce maggiori sofferenze subito, a fronte di una risoluzione (e/o almeno un minor danno di lungo termine) ma è politicamente improponibile, come ad esempio il ritorno al sistema monetario basato sull'oro (nonostante l'evidente fallimento del sistema basato sulle cambiali dei governi, in primis quello americano, di un ritorno all'oro – gold standard- non se ne sente parlare neanche per scherzo). Invece si sente dire spesso che uno scenario apocalittico quale quello qui ipotizzato, non succederà "perché non conviene a nessuno". Argomentazione apparentemente di buon senso, in realtà basata su due assiomi deboli:
1) si pretende di sapere cosa conviene a quelli che comandano; ma chi lo sa quali siano le convenienze di lungo termine cui si ispirano, e quali "sacrifici" sono disposti ad imporre (agli altri) pur di raggiungerle: Abramo in nome di Dio era pronto ad uccidere perfino il figlio Isacco, dunque non si può essere certi che "una grande guerra non convenga a nessuno". 2) si dà per scontato che chi comanda non possa sbagliare: in realtà tutti possono sbagliare, di esempi storici son piene le fosse (Hitler pensava che la seconda guerra mondiale gli convenisse, invece è stata la sua distruzione; etc.). Inoltre le cose possono sfuggire di mano al di là di quanto programmato.
Dunque il disastro non si può escludere, e nella mia modesta opinione (che però ha un buon pedigree di situazioni previste con anni di anticipo, come può testimoniare chi mi segue dall'anno 2000) arriverà prima o poi, ineluttabile. A noi non resta che prepararci in tempo, perché quando scatterà la sequenza di eventi sopra illustrata sarà troppo tardi per farlo. Sarà più veloce di uno tsunami giapponese, dove a volte ci sono alcune ore di tempo per scappare. Quando avviene il crash di un sistema finanziario globale, non ci sono neanche quelle, tocca ammassarsi nel caos per comprare cibo, acqua, benzina, contanti dai bancomat, con tutti i pericoli immaginabili, per poi scoprire che ogni cosa è già esaurita. Non si può neanche lasciare la città se il coprifuoco è stato imposto, ed in ogni caso avventurarsi tra rivoltosi, sciacalli, etc. non è certo consigliabile.
Pertanto la domanda diviene: come prepararsi , in tempo, ad un eventualità simile? Cosa bisogna fare?
Il mercato sta adesso aspettando un catalizzatore per l'implosione. In passato le crisi sono iniziate in posti che nessuno si aspettava. Nell'ottobre del 1929 fu il fallimento della Boden Creditanstalt di Vienna, a far da detonatore alla Grande Depressione. La crisi finanziaria asiatica del 1997, non partì nei grandi centri di Tokyo, Shanghai o Hong Kong ma nella meno conosciuta Bangkok. Fu la svalutazione del baht, a innescare il detonatore di una crisi che a cascata colpì tutti i paesi asiatici inclusi Malesia, Indonesia e Sud Corea. Analogamente l'attuale crisi finanziaria che sta colpendo l'occidente non è partita dai grandi centri di Londra, New York o Francoforte, bensì da Atene. Per inciso, è paradossale, ma la democrazia finisce proprio laddove era iniziata: in Grecia. Così, quale (e quando) sarà il prossimo detonatore che farà scoppiare la bomba finale? Difficile da predire, ma ciò che è possibile fare è prepararsi per sopravvivere a quel momento.
Giusto per avere un idea di come si potranno svolgere gli eventi, immaginate questo "film" a titolo di esempio (date e situazioni puramente casuali):
Alle ore 16:45 del 16 giugno 2012 il governo Monti, già sfiduciato dal parlamento ed in carica fino alle elezioni già convocate per fine settembre, annuncia l'impossibilità di far fronte al pagamento degli interessi ed al rimborso dei titoli di stato in scadenza. Voi siete ancora a lavoro senza possibilità di avere la notizia.
18:00 State lasciando l'ufficio per tornare a casa.
18:30 Siete in macchina, e sulla strada notate un enorme imbottigliamento di macchine, così decidete di deviare e fare un giro più lungo attraverso la periferia.
19:00 La benzina sta finendo, per cui decidete di cercare una pompa: la trovate, ma vi è una fila di circa 100 auto, così rinunciate sperando nella prossima. Passate davanti un supermercato e decidete di comprare qualcosa da portare a casa per arricchire la cena.
19:30 Ma anche davanti al supermercato vi è una ressa, per cui desistete, e puntate verso casa. Nel tragitto passate davanti ad alcuni sportelli bancomat e notate strane file di persone in attesa di ritirare. Che succede?
20:00 A casa, finalmente, e dunque a cena. Come sempre tenete la televisione accesa sul notiziario e vi appare il seguente titolo: DEFAULT ITALIA, MERCATI EUROPEI CROLLANO, EUR/USD A 0.78 FTSE -450, CAC 40 -278, DAX – 435, ATX -207 e ORO A 3980$
CORSA ALLE BANCHE IN ITALIA IN EUROPA E NEGLI USA- DISORDINI PUBBLICI, MORTI E FERITI.
20:30 Iniziate a spaventarvi ed andate a collegarvi su internet per capirne di più, ma le pagine girano con lentezza esasperante. Troppo traffico.
21:00 Obama appare sulla TV americana con Geithner (h.15 locali) invitando alla calma ed assicurando gli investitori che tutto tornerà alla normalità in pochi giorni.
21:30 Il ministero degli interni, per far fronte ai disordini tumultuosi, proclama nelle grandi città il coprifuoco dalle 19 alle 06 con effetto immediato. I cittadini devono stare a casa e non uscire per qualsiasi motivo.
22:00 Breaking News: Viene dichiarata Dal g20 la chiusura delle banche per 5 giorni. Negli USA il DOW JONES ed il NASDAQ perdono il 10% ed il mercato è sospeso. Anche negli USA i bancomat ed i supermercati sono stati svuotati, di contanti e di merce. Panico totale in tutto l'Occidente.
La mattina seguente tocca ai mercati asiatici: Tokyo -900, Hang Seng – 2000, Singapore – 210, Shanghai – 300. Nel frattempo il dollaro perde oltre il 20% sulle valute asiatiche, e USD/YEN crolla a 52,35. Mercati finanziari nel caos totale, compratori assenti, borse sospese per eccesso di ribasso. Le autorità invitano alla calma. Le banche centrali annunciano speciali immissioni di contante alla riapertura delle banche (chiuse per decreto però nei successivi 5 giorni), il caos regna sovrano…..
Ecco un esempio di ciò cui potremmo assistere nel momento in cui vi fosse un implosione sistemica globale. Cioè il default italiano-ma si potrebbero fare altri esempi- non riguarda un singolo paese, bensì l'intero mondo simultaneamente, grazie alla interconnessione finanziaria dei mercati globalizzati. Questo è quello che si sta rischiando, gli sforzi coordinati delle banche centrali sono misure che rinviano ma non annullano la resa dei conti. Il punto di non ritorno è stato superato, non credete a chi dice si troveranno soluzioni: il treno è già partito, ormai nulla può fermarlo, il massimo fattibile è gestirlo in modo che la collisione risulti meno dannosa. Non c'è più soluzione, né con l'approccio keynesiano né con quello della scuola austriaca. Il keynesiano produce effetti panacea solo di breve termine, ma al prezzo di un maggior danno a lungo termine (ed è l'approccio già seguito dai governi nel mondo). L'austriaco produce maggiori sofferenze subito, a fronte di una risoluzione (e/o almeno un minor danno di lungo termine) ma è politicamente improponibile, come ad esempio il ritorno al sistema monetario basato sull'oro (nonostante l'evidente fallimento del sistema basato sulle cambiali dei governi, in primis quello americano, di un ritorno all'oro – gold standard- non se ne sente parlare neanche per scherzo). Invece si sente dire spesso che uno scenario apocalittico quale quello qui ipotizzato, non succederà "perché non conviene a nessuno". Argomentazione apparentemente di buon senso, in realtà basata su due assiomi deboli:
1) si pretende di sapere cosa conviene a quelli che comandano; ma chi lo sa quali siano le convenienze di lungo termine cui si ispirano, e quali "sacrifici" sono disposti ad imporre (agli altri) pur di raggiungerle: Abramo in nome di Dio era pronto ad uccidere perfino il figlio Isacco, dunque non si può essere certi che "una grande guerra non convenga a nessuno". 2) si dà per scontato che chi comanda non possa sbagliare: in realtà tutti possono sbagliare, di esempi storici son piene le fosse (Hitler pensava che la seconda guerra mondiale gli convenisse, invece è stata la sua distruzione; etc.). Inoltre le cose possono sfuggire di mano al di là di quanto programmato.
Dunque il disastro non si può escludere, e nella mia modesta opinione (che però ha un buon pedigree di situazioni previste con anni di anticipo, come può testimoniare chi mi segue dall'anno 2000) arriverà prima o poi, ineluttabile. A noi non resta che prepararci in tempo, perché quando scatterà la sequenza di eventi sopra illustrata sarà troppo tardi per farlo. Sarà più veloce di uno tsunami giapponese, dove a volte ci sono alcune ore di tempo per scappare. Quando avviene il crash di un sistema finanziario globale, non ci sono neanche quelle, tocca ammassarsi nel caos per comprare cibo, acqua, benzina, contanti dai bancomat, con tutti i pericoli immaginabili, per poi scoprire che ogni cosa è già esaurita. Non si può neanche lasciare la città se il coprifuoco è stato imposto, ed in ogni caso avventurarsi tra rivoltosi, sciacalli, etc. non è certo consigliabile.
Pertanto la domanda diviene: come prepararsi , in tempo, ad un eventualità simile? Cosa bisogna fare?
9/03/2011
Speciale "Bulbi Bonds"
Nonostante la decisione di Standard & Poor's di abbassare il rating USA, i bond hanno messo a segno un rally straordinario, arrivando a rendimenti minimi storicamente da record (2% sul decennale proprio ieri giorno in cui l'inflazione ufficiale è salita al 3,6%), a dimostrazione se ce ne fosse ancora bisogno- di quanto irrazionali possano arrivare ad essere i mercati. Ma questa irrazionalità , come sempre , non arriva da sola. Essa va a braccetto con la follia delle autorità, passate da eccessi di deficit clamorosi, a manovre di austerità lacrime e sangue in meno di tre anni, per non parlare dell'ostinato attaccamento a tassi d'interesse azzerati (e promessi tali con anni di anticipo) ed agli sciagurati acquisti di titoli pubblici da parte delle banche centrali e relativi pompaggi monetari. In questo sfacelo intellettuale, tipico di chi si sente onnipotente, emerge l'incredibile anomalìa di prendere decisioni così gravide di conseguenze, basandosi su concetti contabili a dir poco inaffidabili, come il PIL.
La teoria keynesiana degli stimoli fiscali, in base alla quale la spesa pubblica fa crescere l'economia, si basa su un trucco nascosto: la definizione di crescita economica adottata convenzionalmente , il cosiddetto PIL (Prodotto interno lordo). Dove sta il trucco? A differenza del Prodotto Interno Privato (PIP) che è misurato da ciò che i mercati realmente sono disposti a pagare per qualcosa, il prodotto pubblico è misurato puramente sulla base del suo costo di produzione, e quindi non tiene conto del suo valore di mercato. Un esempio, per chiarire con facilità: se un governo decidesse di spendere 1 miliardo per produrre rottami invendibili, senza alcun valore di mercato, il PIL risulterebbe comunque aumentato di 1 miliardo. Si capisce quindi perché con questo modo di fare i conti, la spesa pubblica appaia superficialmente un fattore di crescita dell'economia. Naturalmente sarebbe ingiusto dire che ogni spesa pubblica sia priva di valore. Ma è certamente vero che molte funzioni governative hanno molto meno valore rispetto al loro costo; se così non fosse, sarebbero fornite dal libero mercato senza alcun intervento pubblico. Ed inoltre le manovre pubbliche fatte per sostenere l'economia durante una recessione tendono ad aver ancor meno valore della media, perché se ne avessero avuto sarebbero già state incluse nei budget annuali. Un altro argomento contro la metrica del PIL è che il prodotto pubblico riflette decisioni politiche più che economiche, così che includere la componente pubblica nel calcolo del Prodotto nazionale oscura i veri comportamenti del mercato privato e dà un quadro erroneo della salute dell'economia. La soluzione sarebbe semplice, basterebbe riferirsi al PIP invece che al PIL, togliendo da quest'ultimo tutto ciò che è statale; nonostante le carenze statistiche sempre esistenti, in questo modo si avrebbe una visione migliore del comportamento dell'economia.Vi sono due opposte teorie sull'effetto dell'aumento della spesa pubblica: quella sopraricordata keynesiana, e quella Austriaca (dagli economisti austriaci come von Mises, Singer, etc.) secondo cui la spesa pubblica leva spazio al settore privato, e così facendo peggiora l'efficienza nell'uso delle risorse, e dunque a lungo andare danneggia la crescita. Se si fa la verifica statistica opportuna, usando il PIP, la scuola austriaca appare più plausibile.
Lo stesso discorso si può fare a proposito di uno degli altri "miti" disgraziatamente imperanti: tenere i tassi a zero e pompare moneta, aumenta la crescita. Già lo stesso Keynes aveva capito che ciò non è affatto sempre vero. Quando ci si trova con tassi bassi e liquidità abbondante, ulteriori manovre in tal senso sono non solo inutili, bensì controproducenti. Se il cavallo non vuol bere, è peggio forzarlo. Inoltre l'errore commesso dalla vulgata imperante è guardare solo all'effetto che il basso costo del denaro avrebbe sui debitori, specie le imprese, da cui dovrebbe venire la spinta alla crescita. In realtà se un operazione industriale è fallimentare, non è azzerando il costo del denaro che si può farla diventare fruttuosa. Anzi, proprio il denaro "gratis" può spingere molti a intraprese assolutamente inefficienti, dunque nuocere all'economia nel lungo termine. Ma occorre guardare anche dall'altro lato della medaglia, cioè considerare l'effetto sui creditori, sul risparmio, che è la fonte di ogni crescita. Svilire il valore del denaro, disincentivarne l'accumulazione via tassi azzerati o addirittura negativi, come in questa drammatica fase storica, vuol dire uccidere la gallina dalle uova d'oro. Quasi me ne vergogno a scriverne, tanto mi sembrano ovvietà. Eppure oggi queste semplici considerazioni non hanno diritto di cittadinanza, basti pensare che tutte le autorità monetarie e finanziarie danno per scontato l'opposto.
Le due concezioni erronee sopra citate, inoltre, si legano fra loro. Dovrebbe essere chiaro ormai che ad esempio la massiccia espansione del debito federale sarebbe stata impossibile senza i tassi d'interesse reali negativi imposti dalla FED, e senza i suoi acquisti superiori ai 3 trilioni negli ultimi 3 anni. Se ci fosse stato il gold standard , i massicci deficit richiesti per gli "stimoli" avrebbero causato indigestione sui mercati di titoli di stato già da tanto tempo, forzando a rialzi dei tassi e a riduzioni di rating . Gli USA avrebbero dovuto perdere la tripla A già a inizio 2007 quando divenne chiaro che Bush stava producendo deficit da 400 miliardi annui al top del ciclo creditizio. Per cui oggi è molto più serio il rating di una sola A dato agli USA dall'agenzia cinese Dagong. La FED ha consentito la futile pazzia degli "stimoli", ed ha esacerbato molti dei loro effetti negative con le sue politiche monetarie estremiste. Lo stesso in Europa, dove la BCE aveva inizialmente cercato di essere solo un po' meno estremista, ma ormai si è totalmente "Fedizzata". Le recenti convulsioni dei mercati stanno certamente evidenziando come la FED abbia sbagliato tutto (ed infatti i membri dissidenti aumentano), anche se non lo ammetterà mai. Il fatto che l'abbassamento del rating sia stato seguito da un forte calo del rendimento dei bond, è un segno chiarissimo che ci si trova di fronte ad una bolla, per portata e stupidità intrinseca, analoga a quella famosa del 1637 sui bulbi di tulipano olandesi. La bolla nei "bulbi-bond" nel giro di alcuni mesi, se non addirittura settimane, scoppierà, ed in quel momento nessun ammontare di pompaggio FED, né nessuna promessa di tenere i tassi azzerati fino al 2100 o fino alla fine dell'universo, potrà impedire un Armageddon. A quel punto gli sforzi della commissione congressuale dei 12 deputati che dovrebbero proporre un modesto mix di tagli alle spese e di aumento delle tasse mentre cercheranno di essere rieletti nelle imminenti presidenziali, si dimostrerà inutile. Il mercato non sopporterà ancora a lungo il deficit, ed i creditori smetteranno di tenere in vita il cadavere dello zio Sam (ecco perché strategicamente al 2% nominale ed al -1,6% reale, vendere il decennale USA potrebbe rivelarsi operazione buona e giusta).
La teoria keynesiana degli stimoli fiscali, in base alla quale la spesa pubblica fa crescere l'economia, si basa su un trucco nascosto: la definizione di crescita economica adottata convenzionalmente , il cosiddetto PIL (Prodotto interno lordo). Dove sta il trucco? A differenza del Prodotto Interno Privato (PIP) che è misurato da ciò che i mercati realmente sono disposti a pagare per qualcosa, il prodotto pubblico è misurato puramente sulla base del suo costo di produzione, e quindi non tiene conto del suo valore di mercato. Un esempio, per chiarire con facilità: se un governo decidesse di spendere 1 miliardo per produrre rottami invendibili, senza alcun valore di mercato, il PIL risulterebbe comunque aumentato di 1 miliardo. Si capisce quindi perché con questo modo di fare i conti, la spesa pubblica appaia superficialmente un fattore di crescita dell'economia. Naturalmente sarebbe ingiusto dire che ogni spesa pubblica sia priva di valore. Ma è certamente vero che molte funzioni governative hanno molto meno valore rispetto al loro costo; se così non fosse, sarebbero fornite dal libero mercato senza alcun intervento pubblico. Ed inoltre le manovre pubbliche fatte per sostenere l'economia durante una recessione tendono ad aver ancor meno valore della media, perché se ne avessero avuto sarebbero già state incluse nei budget annuali. Un altro argomento contro la metrica del PIL è che il prodotto pubblico riflette decisioni politiche più che economiche, così che includere la componente pubblica nel calcolo del Prodotto nazionale oscura i veri comportamenti del mercato privato e dà un quadro erroneo della salute dell'economia. La soluzione sarebbe semplice, basterebbe riferirsi al PIP invece che al PIL, togliendo da quest'ultimo tutto ciò che è statale; nonostante le carenze statistiche sempre esistenti, in questo modo si avrebbe una visione migliore del comportamento dell'economia.Vi sono due opposte teorie sull'effetto dell'aumento della spesa pubblica: quella sopraricordata keynesiana, e quella Austriaca (dagli economisti austriaci come von Mises, Singer, etc.) secondo cui la spesa pubblica leva spazio al settore privato, e così facendo peggiora l'efficienza nell'uso delle risorse, e dunque a lungo andare danneggia la crescita. Se si fa la verifica statistica opportuna, usando il PIP, la scuola austriaca appare più plausibile.
Lo stesso discorso si può fare a proposito di uno degli altri "miti" disgraziatamente imperanti: tenere i tassi a zero e pompare moneta, aumenta la crescita. Già lo stesso Keynes aveva capito che ciò non è affatto sempre vero. Quando ci si trova con tassi bassi e liquidità abbondante, ulteriori manovre in tal senso sono non solo inutili, bensì controproducenti. Se il cavallo non vuol bere, è peggio forzarlo. Inoltre l'errore commesso dalla vulgata imperante è guardare solo all'effetto che il basso costo del denaro avrebbe sui debitori, specie le imprese, da cui dovrebbe venire la spinta alla crescita. In realtà se un operazione industriale è fallimentare, non è azzerando il costo del denaro che si può farla diventare fruttuosa. Anzi, proprio il denaro "gratis" può spingere molti a intraprese assolutamente inefficienti, dunque nuocere all'economia nel lungo termine. Ma occorre guardare anche dall'altro lato della medaglia, cioè considerare l'effetto sui creditori, sul risparmio, che è la fonte di ogni crescita. Svilire il valore del denaro, disincentivarne l'accumulazione via tassi azzerati o addirittura negativi, come in questa drammatica fase storica, vuol dire uccidere la gallina dalle uova d'oro. Quasi me ne vergogno a scriverne, tanto mi sembrano ovvietà. Eppure oggi queste semplici considerazioni non hanno diritto di cittadinanza, basti pensare che tutte le autorità monetarie e finanziarie danno per scontato l'opposto.
Le due concezioni erronee sopra citate, inoltre, si legano fra loro. Dovrebbe essere chiaro ormai che ad esempio la massiccia espansione del debito federale sarebbe stata impossibile senza i tassi d'interesse reali negativi imposti dalla FED, e senza i suoi acquisti superiori ai 3 trilioni negli ultimi 3 anni. Se ci fosse stato il gold standard , i massicci deficit richiesti per gli "stimoli" avrebbero causato indigestione sui mercati di titoli di stato già da tanto tempo, forzando a rialzi dei tassi e a riduzioni di rating . Gli USA avrebbero dovuto perdere la tripla A già a inizio 2007 quando divenne chiaro che Bush stava producendo deficit da 400 miliardi annui al top del ciclo creditizio. Per cui oggi è molto più serio il rating di una sola A dato agli USA dall'agenzia cinese Dagong. La FED ha consentito la futile pazzia degli "stimoli", ed ha esacerbato molti dei loro effetti negative con le sue politiche monetarie estremiste. Lo stesso in Europa, dove la BCE aveva inizialmente cercato di essere solo un po' meno estremista, ma ormai si è totalmente "Fedizzata". Le recenti convulsioni dei mercati stanno certamente evidenziando come la FED abbia sbagliato tutto (ed infatti i membri dissidenti aumentano), anche se non lo ammetterà mai. Il fatto che l'abbassamento del rating sia stato seguito da un forte calo del rendimento dei bond, è un segno chiarissimo che ci si trova di fronte ad una bolla, per portata e stupidità intrinseca, analoga a quella famosa del 1637 sui bulbi di tulipano olandesi. La bolla nei "bulbi-bond" nel giro di alcuni mesi, se non addirittura settimane, scoppierà, ed in quel momento nessun ammontare di pompaggio FED, né nessuna promessa di tenere i tassi azzerati fino al 2100 o fino alla fine dell'universo, potrà impedire un Armageddon. A quel punto gli sforzi della commissione congressuale dei 12 deputati che dovrebbero proporre un modesto mix di tagli alle spese e di aumento delle tasse mentre cercheranno di essere rieletti nelle imminenti presidenziali, si dimostrerà inutile. Il mercato non sopporterà ancora a lungo il deficit, ed i creditori smetteranno di tenere in vita il cadavere dello zio Sam (ecco perché strategicamente al 2% nominale ed al -1,6% reale, vendere il decennale USA potrebbe rivelarsi operazione buona e giusta).
6/25/2011
Dalla Nota sui mercati del 12.6
ECONOMIA: puzza di bruciato
Sui mercati creditizi si inizia a sentire puzza di bruciato. Ma prima,
come usuale, è bene “ripassare” il contesto.
Il mondo è nel pieno della più grande e più lunga (ormai ultra
decennale) Superbolla finanziaria della Storia. Un sistema globale
disfunzionale sta operando – essenzialmente- senza meccanismi che
regolino la quantità e la qualità del debito emesso. Il prestito
bancario tradizionale è stato largamente sopravanzato dalla
trasformazione di prestiti in titoli commerciabili, processo noto come
“securitization”, sfociato nella creazione a piramide rovesciata di
una moltitudine di strumenti sofisticati. L’espansione del credito,
pertanto, che prima trovava un limite nei depositi bancari esistenti
ed era regolabile tramite la riserva obbligatoria, non avendo più tale
limite è così potuto crescere esponenzialmente, diventando sempre più
scollegato dalla produzione e dall’economia reale (anzi ha favorito la
deindustrializzazione). Questa, in estrema sintesi, l’origine di tutti
i mali. Di chi la colpa? Innanzitutto della FED che con Greenspan ad
inizio anni 90 ha attizzato il fenomeno, adottando inoltre un
approccio asimmetrico , in cui mentre non faceva niente per frenare le
singole bolle, invece interveniva aggressivamente non appena esse
scoppiavano, ricreandone di nuove. L’espansione massiccia di debiti
accoppiata ad una politica monetaria altamente lassista ha incitato un
enorme speculazione amplificata da leve spettacolari (oltre 100 a 1).
In breve tempo questa patologia sorta negli USA, ha messo radici in
tutto il mondo, a causa del dollaro moneta di riserva
internazionale.
Nel 2008 era suonato un campanello d’allarme forte e chiaro,
concretizzatosi in una devastante crisi di fiducia che ha fortemente
impattato l’economia reale: milioni di posti di lavoro sono stati
persi per sempre. Il fallimento di Lehman in particolare, ha innescato
il panico nei mercati globali del debito, mettendo in crisi le
sofisticate strutture sopra citate. Ma, invece di capire la lezione e
farne tesoro, i governi sono intervenuti a testa bassa con misure
senza precedenti, sconvolgendo l’abc dei principi base del
capitalismo. Trilioni di strumenti debitori sono stati nazionalizzati,
ed al contempo altri trilioni sono stati comprati da FED, BCE e altre
banche centrali, nella più grande monetizzazione di tutti i tempi. Le
perdite delle banche sono state fatte pagare, in un modo o nell’altro,
ai contribuenti ed ai cittadini, presenti e futuri. Si è creata la
nuova grande bolla della finanza pubblica. Nel frattempo, l’enorme
deficit estero USA ed i flussi finanziari derivanti in un sistema di
cambi essenzialmente fissi, ha inondato il mondo, creando eccesso di
liquidità ed espansione dei debiti ovunque. Gli squilibri globali,
crescenti da decenni, si sono avvitati in modo parabolico negli ultimi
anni.
La debolezza strutturale del dollaro ha favorito inoltre il regime
monetario europeo, nonostante l’insostenibilità logica di una moneta
(e tassi d’interesse) comune ad economie profondamente diverse tra
loro e dall’andamento divergente. L’euro è sembrato un alternativa al
dollaro, e poiché di questa alternativa si sentiva fortemente bisogno,
ha avuto successo, anche se l’euro provoca potenti distorsioni
economiche reali, sotto gli occhi di tutti. In particolare ha promosso
eccessi debitori in tutta l’area europea, specie nella periferia (la
Grecia, e gli altri PIIGS, hanno potuto beneficiare di condizioni
finanziarie così appetibili, da spingerli all’iper indebitamento).
Ricapitolando: il dollaro debole e la Fed garante del sostegno
illimitato alla speculazione; l’euro forte e la BCE garante di nessun
default tra i titoli di stato; hanno rappresentato un eccezionale
attizzatoio all’indebitamento senza limiti, alla speculazione ed al
consumo al di sopra delle possibilità.
In un eccesso di indebitamento, c’è un altro elemento analitico da
tenere presente, ed è la differenza tra debito produttivo e debito
improduttivo. Nel momento in cui si crea nuovo debito, può sembrare
una differenza puramente teorica, se esso serve per finanziare un
investimento reale o una speculazione in borsa, perché in ogni caso
viene introdotto nuovo potere d’acquisto. Ma da un punto di vista
sistemico a lungo termine, quando si tratta di rientrare dai debiti,
la differenza è notevole. Durante la fase di boom i mercati non ci
fanno attenzione, specie quando le autorità intervengono distorcendo
le percezioni ed i comportamenti. Ad un certo punto, inevitabilmente,
i mercati iniziano a cercare di capire se il debito in circolazione è
produttivo oppure no. Purtroppo la capacità di sostenere i debiti
improduttivi nell’epoca attuale (finanza globale illimitata, dollaro
malato, interventismo estremo delle autorità, etc.) pone grandi
problemi.
In sintesi: i booms durano troppo, e le politiche seguite finiscono
per colpire il cuore dei sistemi creditizi. Innanzitutto perché
creano una fragile montagna di debito non supportato dalla sottostante
capacità di creazione di ricchezza reale. Inoltre inflazionano
l’economia creando dipendenze sistemiche dagli eccessi speculativi.
Infine, pompano i consumi ed i cattivi investimenti a spese di sani
investimenti in capacità produttiva. Il boom alla fine implode, e la
mancanza di adeguata capacità per generare ricchezza reale assicura
una crisi severa ed un lungo periodo di aggiustamento, quando i
governi perdono (finalmente) la possibilità di perpetuare le Bolle
(come in Grecia, Portogallo, Irlanda, etc.). In quel momento i
mercati si trovano ad affrontare la dura realtà, che fin lì avevano
cercato di ignorare; magari ci vuole tempo per capirlo veramente, ma
poi giungono alla conclusione che gran parte del debito esistente non
è sostenuto da ricchezza reale. Con troppo debito improduttivo, solo
ulteriori enormi addizionali iniezioni di nuova moneta possono
impedire il collasso economico. Ma dal punto di vista fondamentale
questa ricerca affannosa di evitare la resa dei conti , non fa che
aumentare il conto da pagare. Come si sta vedendo con Grecia ed
Irlanda, i costi dei “salvataggi” possono velocemente schizzare a
significative porzioni del PIL.
Come ho scritto da tempo, la crisi greca (e dei PIIGS) sta alla bolla
attuale, come la crisi dei subprime stava a quella ipotecar-
immobiliare. Gli interventi aggressivi dell’ultimo anno (pompaggio
Fed, “salvataggi” europei, monetizzazione globale) hanno ricreato il
contesto altamente speculativo che c’era prima del 2008. Adesso la QE2
della Fed termina a fine mese, ma nel frattempo l’economia USA è già
in ricaduta economica, rischi ed incertezze non mancano, di colpo
potrebbe riproporsi un ondata di riduzione delle leve. La puzza di
bruciato inizia a sentirsi: sul Wall Street Journal , notando la
caduta dei bonds “spazzatura” già si chiede alla Fed di fare la QE3.
Si osserva il deterioramento dei prezzi per una gamma di strumenti
creditizi, inclusi prestiti ipotecari e vari derivati. E’ possibile
stia iniziando a ridursi la propensione al rischio. Ciò avviene
soprattutto negli USA, l’impero del debito improduttivo.
Paradossalmente la montagna di debito del tesoro, priva di assets
sottostanti, viene ancora comprata come “rifugio”: sembra sempre meno
spazzatura dei titoli “spazzatura”, e chi vende questi ultimi si
compra i primi, fino ai ridicoli rendimenti registrati in questi
giorni. Le obbligazioni aziendali godono ancora di una certa domanda,
sull’idea riflessa in borsa che i loro bilanci siano buoni; in realtà
gli utili aziendali sono stati artificialmente gonfiati
dall’insostenibile deficit statale. Si fa fatica a capirlo, così come
prima del 2008 non si capiva la situazione dei mutui subprime. A
proposito, questi ultimi pure avevano beneficiato dell’eccesso
speculativo ricreatosi fino a poco fa. Ma, non solo l’immobiliare USA
continua ad andare male, bensì adesso vi sono problemi di liquidità
per molti di questi titoli: da aprile, i prezzi sono scesi del 15-20%,
e la caduta è accelerata nelle ultime due settimane. La puzza di
bruciato dunque c’è, anche se ancora non si vede nella borsa ufficiale
sostenuta artificialmente dal pompaggio FED (e comunque si scende da 6
settimane consecutive, il Dow sotto i 12 mila, lo sp500 -7,5% dal
massimo di inizio maggio, nasdaq e russell passati in negativo da
inizio anno). Il punto è che il sistema è molto più vulnerabile da
effetti contagio vari, rispetto a quanto si pensi comunemente. Anche
il recupero del dollaro e l’eccesso di rifugio nella carta straccia
emessa dal governo USA, possono stare ad indicare un inizio di
smobilizzo delle leve. Vedremo se dalla puzza di bruciato si passa
alla fiammata vera e propria.
MATERIE PRIME: niente oro a Fort Knox?
Oro -0,7% (+8% da inizio anno), argento +0,4%(+17%), rame -1,9%(-8%),
petrolio -1% (+9%), miste le agricole. L'indice generale CRB -0,2%
(+4,6%).
Un rapporto preparato per Putin dalla FSB (Federal Security Service)
dice che DSK prima di saltare sulla cameriera del Sofitel avesse
scoperto che tutto l’oro USA ufficialmente contabilizzato nelle
riserve di Fort Knox in realtà non c’è più, e dunque questa scoperta
spiegherebbe almeno perchè le autorità americane si siano accanite su
DSK invece di proteggere il potente di turno, come da che mondo e
mondo (purtroppo), se non addirittura perché l’intero episodio del
Sofitel potrebbe essere stato montato ad arte (un trappolone insomma).
Nel rapporto FSB si dice che DSK si sia insospettito avendo visto la
mancata consegna da parte americana delle 191 tonnellate di oro al
FMI secondo l’accordo in essere; DSK avrebbe contattato
l’amministrazione Obama e tramite spie nella CIA avrebbe saputo che
effettivamente gli USA non hanno più oro. A quel punto è scattato il
trappolone, e DSK sarebbe riuscito a fuggire se non fosse stato per
l’errore compiuto quando a bordo dell’aereo francese ha chiamato
l’hotel per cercare di recuperare il suo cellulare, così permettendo
alla polizia di rintracciarlo e venirlo a prelevare a bordo,
screditandolo in caso di rivelazioni sull’oro. Da notare come un
banchiere egiziano, tale Omar, molto amico di DSK (probabilmente messo
al corrente della scoperta sull’oro) è stato anche lui imprigionato
con la stessa accusa di DSK nonostante sia un musulmano di 74 anni.
Putin dopo avere letto il rapporto FSB ha ordinato di mettere sul sito
ufficiale del Cremlino una difesa di DSK, ritenuto vittima di una
cospirazione USA. Si tenga presente inoltre che Ron Paul il deputato
americano noto per le sue battaglie contro la FED, da tempo sostiene
che il governo mente circa le riserve aurifere detenute a Fort Knox, e
le sue richieste di audizioni ufficiali in materia sono state sempre
respinte con la scusa del segreto di stato. Paul ha chiesto, dato
l’enorme debito americano e l’alto prezzo dell’oro , si vendesse parte
delle riserve, ma se l’oro non c’è ….. Infine si consideri che dal
2009 circola l’ipotesi che i lingotti osservabili a Fort Knox siano di
tungsteno, come scoperto dai cinesi nell’ottobre di quell’anno circa
una consegna ricevuta dagli USA a regolamento di una transazione. Si
scoprì non solo che erano di tungsteno ricoperti da uno strato esterno
di oro, ma anche che i numeri di serie erano originali e quei lingotti
falsi erano dunque stati per anni a Fort Knox (si trattava di 5600
pezzi da 400 once ciascuno).
Nel frattempo, notizia dell’ultima ora, è stata aperta un indagine per
scoprire la fonte degli attacchi informatici subiti dal FMI, si
ipotizza che gli hacker abbiano agito per conto di uno Stato che vuole
accesso a dati “sensibili” o che l’azione punti a screditare
l’istituzione ….
Previsione scenario base: rialzo
Posizione asset: 40% terreno agricolo+2,5% opzioni argento
........
Sui mercati creditizi si inizia a sentire puzza di bruciato. Ma prima,
come usuale, è bene “ripassare” il contesto.
Il mondo è nel pieno della più grande e più lunga (ormai ultra
decennale) Superbolla finanziaria della Storia. Un sistema globale
disfunzionale sta operando – essenzialmente- senza meccanismi che
regolino la quantità e la qualità del debito emesso. Il prestito
bancario tradizionale è stato largamente sopravanzato dalla
trasformazione di prestiti in titoli commerciabili, processo noto come
“securitization”, sfociato nella creazione a piramide rovesciata di
una moltitudine di strumenti sofisticati. L’espansione del credito,
pertanto, che prima trovava un limite nei depositi bancari esistenti
ed era regolabile tramite la riserva obbligatoria, non avendo più tale
limite è così potuto crescere esponenzialmente, diventando sempre più
scollegato dalla produzione e dall’economia reale (anzi ha favorito la
deindustrializzazione). Questa, in estrema sintesi, l’origine di tutti
i mali. Di chi la colpa? Innanzitutto della FED che con Greenspan ad
inizio anni 90 ha attizzato il fenomeno, adottando inoltre un
approccio asimmetrico , in cui mentre non faceva niente per frenare le
singole bolle, invece interveniva aggressivamente non appena esse
scoppiavano, ricreandone di nuove. L’espansione massiccia di debiti
accoppiata ad una politica monetaria altamente lassista ha incitato un
enorme speculazione amplificata da leve spettacolari (oltre 100 a 1).
In breve tempo questa patologia sorta negli USA, ha messo radici in
tutto il mondo, a causa del dollaro moneta di riserva
internazionale.
Nel 2008 era suonato un campanello d’allarme forte e chiaro,
concretizzatosi in una devastante crisi di fiducia che ha fortemente
impattato l’economia reale: milioni di posti di lavoro sono stati
persi per sempre. Il fallimento di Lehman in particolare, ha innescato
il panico nei mercati globali del debito, mettendo in crisi le
sofisticate strutture sopra citate. Ma, invece di capire la lezione e
farne tesoro, i governi sono intervenuti a testa bassa con misure
senza precedenti, sconvolgendo l’abc dei principi base del
capitalismo. Trilioni di strumenti debitori sono stati nazionalizzati,
ed al contempo altri trilioni sono stati comprati da FED, BCE e altre
banche centrali, nella più grande monetizzazione di tutti i tempi. Le
perdite delle banche sono state fatte pagare, in un modo o nell’altro,
ai contribuenti ed ai cittadini, presenti e futuri. Si è creata la
nuova grande bolla della finanza pubblica. Nel frattempo, l’enorme
deficit estero USA ed i flussi finanziari derivanti in un sistema di
cambi essenzialmente fissi, ha inondato il mondo, creando eccesso di
liquidità ed espansione dei debiti ovunque. Gli squilibri globali,
crescenti da decenni, si sono avvitati in modo parabolico negli ultimi
anni.
La debolezza strutturale del dollaro ha favorito inoltre il regime
monetario europeo, nonostante l’insostenibilità logica di una moneta
(e tassi d’interesse) comune ad economie profondamente diverse tra
loro e dall’andamento divergente. L’euro è sembrato un alternativa al
dollaro, e poiché di questa alternativa si sentiva fortemente bisogno,
ha avuto successo, anche se l’euro provoca potenti distorsioni
economiche reali, sotto gli occhi di tutti. In particolare ha promosso
eccessi debitori in tutta l’area europea, specie nella periferia (la
Grecia, e gli altri PIIGS, hanno potuto beneficiare di condizioni
finanziarie così appetibili, da spingerli all’iper indebitamento).
Ricapitolando: il dollaro debole e la Fed garante del sostegno
illimitato alla speculazione; l’euro forte e la BCE garante di nessun
default tra i titoli di stato; hanno rappresentato un eccezionale
attizzatoio all’indebitamento senza limiti, alla speculazione ed al
consumo al di sopra delle possibilità.
In un eccesso di indebitamento, c’è un altro elemento analitico da
tenere presente, ed è la differenza tra debito produttivo e debito
improduttivo. Nel momento in cui si crea nuovo debito, può sembrare
una differenza puramente teorica, se esso serve per finanziare un
investimento reale o una speculazione in borsa, perché in ogni caso
viene introdotto nuovo potere d’acquisto. Ma da un punto di vista
sistemico a lungo termine, quando si tratta di rientrare dai debiti,
la differenza è notevole. Durante la fase di boom i mercati non ci
fanno attenzione, specie quando le autorità intervengono distorcendo
le percezioni ed i comportamenti. Ad un certo punto, inevitabilmente,
i mercati iniziano a cercare di capire se il debito in circolazione è
produttivo oppure no. Purtroppo la capacità di sostenere i debiti
improduttivi nell’epoca attuale (finanza globale illimitata, dollaro
malato, interventismo estremo delle autorità, etc.) pone grandi
problemi.
In sintesi: i booms durano troppo, e le politiche seguite finiscono
per colpire il cuore dei sistemi creditizi. Innanzitutto perché
creano una fragile montagna di debito non supportato dalla sottostante
capacità di creazione di ricchezza reale. Inoltre inflazionano
l’economia creando dipendenze sistemiche dagli eccessi speculativi.
Infine, pompano i consumi ed i cattivi investimenti a spese di sani
investimenti in capacità produttiva. Il boom alla fine implode, e la
mancanza di adeguata capacità per generare ricchezza reale assicura
una crisi severa ed un lungo periodo di aggiustamento, quando i
governi perdono (finalmente) la possibilità di perpetuare le Bolle
(come in Grecia, Portogallo, Irlanda, etc.). In quel momento i
mercati si trovano ad affrontare la dura realtà, che fin lì avevano
cercato di ignorare; magari ci vuole tempo per capirlo veramente, ma
poi giungono alla conclusione che gran parte del debito esistente non
è sostenuto da ricchezza reale. Con troppo debito improduttivo, solo
ulteriori enormi addizionali iniezioni di nuova moneta possono
impedire il collasso economico. Ma dal punto di vista fondamentale
questa ricerca affannosa di evitare la resa dei conti , non fa che
aumentare il conto da pagare. Come si sta vedendo con Grecia ed
Irlanda, i costi dei “salvataggi” possono velocemente schizzare a
significative porzioni del PIL.
Come ho scritto da tempo, la crisi greca (e dei PIIGS) sta alla bolla
attuale, come la crisi dei subprime stava a quella ipotecar-
immobiliare. Gli interventi aggressivi dell’ultimo anno (pompaggio
Fed, “salvataggi” europei, monetizzazione globale) hanno ricreato il
contesto altamente speculativo che c’era prima del 2008. Adesso la QE2
della Fed termina a fine mese, ma nel frattempo l’economia USA è già
in ricaduta economica, rischi ed incertezze non mancano, di colpo
potrebbe riproporsi un ondata di riduzione delle leve. La puzza di
bruciato inizia a sentirsi: sul Wall Street Journal , notando la
caduta dei bonds “spazzatura” già si chiede alla Fed di fare la QE3.
Si osserva il deterioramento dei prezzi per una gamma di strumenti
creditizi, inclusi prestiti ipotecari e vari derivati. E’ possibile
stia iniziando a ridursi la propensione al rischio. Ciò avviene
soprattutto negli USA, l’impero del debito improduttivo.
Paradossalmente la montagna di debito del tesoro, priva di assets
sottostanti, viene ancora comprata come “rifugio”: sembra sempre meno
spazzatura dei titoli “spazzatura”, e chi vende questi ultimi si
compra i primi, fino ai ridicoli rendimenti registrati in questi
giorni. Le obbligazioni aziendali godono ancora di una certa domanda,
sull’idea riflessa in borsa che i loro bilanci siano buoni; in realtà
gli utili aziendali sono stati artificialmente gonfiati
dall’insostenibile deficit statale. Si fa fatica a capirlo, così come
prima del 2008 non si capiva la situazione dei mutui subprime. A
proposito, questi ultimi pure avevano beneficiato dell’eccesso
speculativo ricreatosi fino a poco fa. Ma, non solo l’immobiliare USA
continua ad andare male, bensì adesso vi sono problemi di liquidità
per molti di questi titoli: da aprile, i prezzi sono scesi del 15-20%,
e la caduta è accelerata nelle ultime due settimane. La puzza di
bruciato dunque c’è, anche se ancora non si vede nella borsa ufficiale
sostenuta artificialmente dal pompaggio FED (e comunque si scende da 6
settimane consecutive, il Dow sotto i 12 mila, lo sp500 -7,5% dal
massimo di inizio maggio, nasdaq e russell passati in negativo da
inizio anno). Il punto è che il sistema è molto più vulnerabile da
effetti contagio vari, rispetto a quanto si pensi comunemente. Anche
il recupero del dollaro e l’eccesso di rifugio nella carta straccia
emessa dal governo USA, possono stare ad indicare un inizio di
smobilizzo delle leve. Vedremo se dalla puzza di bruciato si passa
alla fiammata vera e propria.
MATERIE PRIME: niente oro a Fort Knox?
Oro -0,7% (+8% da inizio anno), argento +0,4%(+17%), rame -1,9%(-8%),
petrolio -1% (+9%), miste le agricole. L'indice generale CRB -0,2%
(+4,6%).
Un rapporto preparato per Putin dalla FSB (Federal Security Service)
dice che DSK prima di saltare sulla cameriera del Sofitel avesse
scoperto che tutto l’oro USA ufficialmente contabilizzato nelle
riserve di Fort Knox in realtà non c’è più, e dunque questa scoperta
spiegherebbe almeno perchè le autorità americane si siano accanite su
DSK invece di proteggere il potente di turno, come da che mondo e
mondo (purtroppo), se non addirittura perché l’intero episodio del
Sofitel potrebbe essere stato montato ad arte (un trappolone insomma).
Nel rapporto FSB si dice che DSK si sia insospettito avendo visto la
mancata consegna da parte americana delle 191 tonnellate di oro al
FMI secondo l’accordo in essere; DSK avrebbe contattato
l’amministrazione Obama e tramite spie nella CIA avrebbe saputo che
effettivamente gli USA non hanno più oro. A quel punto è scattato il
trappolone, e DSK sarebbe riuscito a fuggire se non fosse stato per
l’errore compiuto quando a bordo dell’aereo francese ha chiamato
l’hotel per cercare di recuperare il suo cellulare, così permettendo
alla polizia di rintracciarlo e venirlo a prelevare a bordo,
screditandolo in caso di rivelazioni sull’oro. Da notare come un
banchiere egiziano, tale Omar, molto amico di DSK (probabilmente messo
al corrente della scoperta sull’oro) è stato anche lui imprigionato
con la stessa accusa di DSK nonostante sia un musulmano di 74 anni.
Putin dopo avere letto il rapporto FSB ha ordinato di mettere sul sito
ufficiale del Cremlino una difesa di DSK, ritenuto vittima di una
cospirazione USA. Si tenga presente inoltre che Ron Paul il deputato
americano noto per le sue battaglie contro la FED, da tempo sostiene
che il governo mente circa le riserve aurifere detenute a Fort Knox, e
le sue richieste di audizioni ufficiali in materia sono state sempre
respinte con la scusa del segreto di stato. Paul ha chiesto, dato
l’enorme debito americano e l’alto prezzo dell’oro , si vendesse parte
delle riserve, ma se l’oro non c’è ….. Infine si consideri che dal
2009 circola l’ipotesi che i lingotti osservabili a Fort Knox siano di
tungsteno, come scoperto dai cinesi nell’ottobre di quell’anno circa
una consegna ricevuta dagli USA a regolamento di una transazione. Si
scoprì non solo che erano di tungsteno ricoperti da uno strato esterno
di oro, ma anche che i numeri di serie erano originali e quei lingotti
falsi erano dunque stati per anni a Fort Knox (si trattava di 5600
pezzi da 400 once ciascuno).
Nel frattempo, notizia dell’ultima ora, è stata aperta un indagine per
scoprire la fonte degli attacchi informatici subiti dal FMI, si
ipotizza che gli hacker abbiano agito per conto di uno Stato che vuole
accesso a dati “sensibili” o che l’azione punti a screditare
l’istituzione ….
Previsione scenario base: rialzo
Posizione asset: 40% terreno agricolo+2,5% opzioni argento
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