(.....)Ciò dimostra come la bolla dei bonds, la madre di tutte le bolle, vada sempre monitorata con attenzione, anche perché è globale. Non solo negli USA, ma pure in Germania ed Inghilterra, i rendimenti reali negativi dei titoli statali, in presenza di debiti pubblici record, danno l'esatta misura della situazione cancerogena in essere. A tal proposito, voglio qui focalizzarmi sulla enorme bolla esistente nel paese del Sol (sarebbe meglio quindi dire "Bol") Levante, la quale dopo tre decenni di pianificazione centrale fallimentare appare pronta a scoppiare, comportando una probabile svalutazione dello yen nell'ordine del 40% circa. Eh già perché con la grande novità del passaggio in deficit commerciale del Giappone, la resa dei conti per lo yen non sembra distante.
Le imprese nipponiche stanno lottando contro l'epocale riduzione della loro redditività, e da ora in avanti può solo andare peggio. Non appena fallirà una grande azienda, cambierà la psicologia prevalente, ed emergerà la convinzione di massa che lo yen deve svalutare dopo decenni di forza estrema. Quando ciò avverrà, avverrà improvvisamente, e velocemente. Nel giro di pochi giorni lo yen si svaluterà in modo consistente, perché è l'unico modo per mantenere bassi i rendimenti sui bonds nipponici. Altrimenti, cioè se la svalutazione avvenisse lentamente, le aspettative sulla medesima provocherebbero un impennata nei rendimenti, con la conseguente paura per l'insolvenza di un governo che ha un debito /PIl superiore al 200%, e che in presenza di un deficit estero provocherebbe il collasso dei titoli di stato nipponici, che a sua volta farebbe implodere il governo. Ed una volta caduto il Giappone, la terza economia del mondo, il resto del mondo seguirebbe, visto come è combinato. Non se ne parla ancora molto, ma è dal Bol levante che la metastasi può azzannare l'intero organismo.
Per capire il motivo della svalutazione prossima ventura, occorre aver chiaro perché il Giappone è stato capace di sostenere il suo stato deflattivo per oltre tre decenni, e perché non potrà più farlo. Semplicemente, grazie alla rivalutazione continua dello yen. Con uno yen forte, la deflazione ed il crescente debito pubblico riescono a formare un equilibrio di breve termine che dura fin quando i mercati credono sia sostenibile. Il trend rialzista da quando si è abbandonato il cambio fisso con il dollaro nel 1971 ha portato dollaro/yen da 360 fino a 76. Quando salari e cespiti patrimoniali salgono di prezzo, la valuta forte può essere giustificata. Ma quando scendono, diventa un suicidio. Il PIL nominale toccò il massimo nel 1977 così come i salari nominali. Dagli anni 80 i prezzi immobiliari sono scesi costantemente, il Nikkey è salito solo in 4 degli ultimi 15 anni, ed è ancora ai minimi da tre decenni in cui è passato da 40 mila a 10 mila. Nel frattempo tutti hanno continuato a credere in uno yen forte (provocandone auto avvitamento), durato così a lungo grazie al sostegno del saldo attivo nella bilancia commerciale che ha offerto anche le risorse per un finanziamento interno del debito pubblico, atteso arrivare quest'anno al trilione di yen (215% PIL), cioè a circa 100 mila dollari pro capite. La sua sostenibilità dipende dalla fiducia dei grandi detentori di tale debito (le istituzioni e famiglie giapponesi) nella solvibilità del governo. La giustificazione per accettare rendimenti di lungo termine pari all'1% nominale è stata finora trovata nella deflazione, per cui tali rendimenti in termini reali sono apparsi in linea con quelli degli altri paesi paragonabili. Il che richiede però deflazione continua; ma, essa riduce il PIL nominale, e quindi la base delle entrate fiscali. Come può quindi il governo far fronte al servizio del debito crescente, tassando un economia in contrazione? Non può. Non rimane che indebitarsi ancora di più, e con i nuovi debiti pagare i vecchi, nel più classico degli schemi Ponzi. Finora il deficit pubblico (anche oltre il 10% annuo) ha sostenuto la domanda interna, evitando una crisi dell'occupazione, anche perché i salari nominali sono scesi, e quindi finora la società nipponica ha sopportato la situazione (le famiglie sono poco indebitate). Sfortunatamente tale situazione diviene insostenibile per definizione, nel momento in cui viene meno l'attivo commerciale dall'estero. Lo yen forte che aveva finora tenuto insieme il castello di carte, un simbolo psicologico di forza economica, diviene ora un ostacolo nel commercio estero. Mentre i giapponesi possono prendersi cura delle proprie imprese, non possono controllare il mondo esterno. Il tallone d'Achille del paese è la perdita di competitività commerciale dovuta all'impatto distruttivo della deflazione sulla fiducia delle imprese, e soprattutto dovuta allo yen forte. Quando spunta un deficit commerciale, segnala l'inizio della fine. Il Giappone ha infatti perso competitività in uno spettro di industrie, in cui era abituata a dominare.
michele.spallino@email.it
3/28/2012
2/05/2012
Da La Nota sui mercati (5.2)
ECONOMIA: risk-on
"Risk-on"è l'espressione inglese in voga sui mercati per indicare che l'interruttore della propensione è posizionato sulla piena disponibilità a prendersi il rischio, e si contrappone a "risk-off" che indica la situazione esattamente opposta. Ebbene anche questa settimana è stato un trionfo del "risk-on". E' comprensibile essere confusi da una così forte propensione dei mercati a prendersi i rischi, nonostante siano evidenti le grandi questioni strutturali globali irrisolte e relative rischiosità. Per evitare di confondersi, è utile tenere a mente la metafora dell'eroinomane che passa da uno stato di disperata sofferenza quando è in crisi di astinenza, ad uno di beatitudine non appena sotto effetto di una nuova dose; passa dall'essere pronto a rubare a sua madre, e magari anche ad uccidere pur di procurarsi i soldi per la dose, all'essere un individuo docile ed angelico. Esattamente così si comportano i mercati (drogati dalle banche centrali) che abbiamo davanti agli occhi in questa fase terminale del capitalismo illiberale a pianificazione centralizzata. Sul fatto che le banche centrali agiscano da pusher non dovrebbero esserci dubbi, neanche per i Q.I. sotto 100. Basta osservare la situazione attuale. I dati ufficiali (per quanto taroccati, ma questo è un altro discorso) mostrano una ripresa dell'economia americana, usata dai mercati per giustificare la loro forza, in un contesto di grande liquidità che ha addirittura trasformato l'insolvente settore finanziario nel leader borsistico. Ebbene, la FED proclama una manovra espansiva senza precedenti, come se l'economia fosse immersa nella crisi più nera, assicurando tassi d'interesse nominali azzerati (e quindi tassi reali negativi), per vari anni a venire, a prescindere da quello che sarà l'evolversi dei dati macroeconomici. Come eroinomani cui venga garantita dal pusher la fornitura sicura di dosi per almeno altri tre anni, i mercati si lasciano qualsiasi paura alle spalle. Altro che la vecchia "Greenspan put", ormai diventata al confronto un gioco per bimbi! e dire che quando scoppiò la bolla immobiliar-finanziaria nel 2008, il "maestro" era stato criticato pesantemente, ma oggi è già tutto dimenticato, e siamo passati alla "Bernanke super put". In presenza di quest'ultima, la formazione di bolle nei mercati fornisce un potente incentivo capace di forzare credenti e non credenti a salire a bordo. Sempre più, il mercato diviene un luogo dove ognuno è spinto ad essere un trader con obiettivi di performance a brevissimo termine, il cui focus principale sia cavalcare la tendenza del momento, non importa se folle o meno. Ignorare il rischio diviene premiante. La FED si conferma così la più grande attizzatrice di bolle speculative mai esistita nella Storia monetaria del genere umano. Assieme alle altre colleghe, ed alle autorità globali, ha modellato un campo di gioco decisamente impari. Una struttura di incentivi distorta ha fomentato adesso un'altra ondata di speculazione e presa di rischio, auto rinforzante. Appena due mesi fa il sistema globale era in preda alla paura, ed immerso nelle dinamiche innescate dal non volersi prendere alcun rischio (risk-off). Il che, in mercati dominati dalla speculazione a leva, significa precipitare in crisi di liquidità, perché tutti cercano di implementare nel medesimo momento strategie per coprirsi dai vari scenari rischiosi. Ma mercati illiquidi non consentono di assorbire la pressione in vendita. Da qui l'ennesima manovra di pompaggio questa volta orchestrata dalla BCE , ma in stretto collegamento con la FED e le altre banche centrali (ricordo il mega accordo per gli swap in dollari di due mesi fa). Non c'è più una via di mezzo, "equilibrio" è concetto ormai mitologico. C'è il risk-on oppure il risk-off, e relative impennate o crolli. Come stiamo vedendo, adesso si è scatenato il risk-on, a conferma della modalità bipolare in cui ci si ritrova, come l'eroinomane (o sta molto bene o sta molto male, nessuna via di mezzo). Per questa ragione le bolle finiscono sempre in lacrime e sangue (overdose).
Le autorità apparentemente si sforzano di evitare un implosione del sistema, ma così facendo creano il contesto per una destabilizzante esplosione speculativa. Alcune delle Bolle più note del passato si sono sviluppate in un ambiente atipico, fatto di politica monetaria espansiva non degenerata in inflazione dei prezzi al consumo. Infatti, nella teoria dominante, l'unico ostacolo ai pompaggi ed ai tassi a zero, viene dall'inflazione; ma se l'inflazione non si manifesta, allora si ritiene di avere via libera. Fu così nei ruggenti anni venti americani, sfociati nel drammatico 1929 e conseguente grande depressione. Fu così durante gli anni 80 giapponesi, sfociati nel disastro del Nikkey e conseguente stagnazione, in permanente trappola della liquidità. In entrambi i casi, una diagnosi sbagliata della situazione creditizia, ed una teoria fallata della politica monetaria, sono state decisive per la creazione delle rispettive bolle. Paradossalmente, più sono gravi i problemi da affrontare, più speculativi diventano i mercati, perché arrivano misure sempre più aggressive dalle autorità. I mercati stanno ora rispondendo al nuovo record di liquidità creata, in una situazione in cui i manovratori ad un certo punto sono divenuti ostaggi dei manovrati. Fatto sta che la paura del rischio è svanita, ed i traders si sono rigettati a testa bassa alla ricerca del massimo rischio possibile. Neanche per un minuto si deve credere che un simile trading drogato possa finire bene. Perché quando, come l'anno scorso, ad un certo punto il mercato si muoverà per implementare strategie di copertura, allora immediatamente si sprofonderà nell'illiquidità con le conseguenze ben note. Di nuovo le autorità interverranno ancora sempre più aggressivamente, ed i mercati capovolgeranno la direzione, smontando le coperture e creando potenti ondate di acquisti/vendite da panico. Ma quanto a lungo può durare questo andamento schizofrenico, che comporta ad ogni passaggio nuovi trilioni di moneta creata dal nulla, senza sfociare (a sorpresa) in iperinflazione? Per ora, siamo arrivati al punto che in brevissimo tempo, mercati pericolosamente illiquidi si trasformano in oceani di liquidità. E non c'è niente come lo spettro delle ricoperture guidate dal panico per rinvigorire il cosiddetto "animal spirit" del mercato. La liquidità agisce nel sistema finanziario come l'abbondanza d'acqua, la temperatura ambiente, e l'aria pulita agiscono in un ecosistema. In queste condizioni le strategie di trading proliferano, si rende possibile una significativa intermediazione, si sprona la crescita dei prestiti e dei debiti, così come dei derivati fino ai più esotici. Invece, un sistema finanziario illiquido è come un ecosistema tropicale trasformato in un deserto. Senza liquidità non è possibile prezzare ( e perfino compra vendere) il rischio di tasso o di credito; così come non è possibile generare carry trades quando la curva è piatta e non vi è alcun apprezzabile differenziale. Ecco dunque il risk-off della seconda metà del 2011, e poi l'attuale risk-on in cui il NYSE Financial Index è già a + 13.6% da inizio anno, Bank of America + 41%, Citigroup +27%, JPMorgan +15%, Morgan Stanley +34%, Goldman Sachs + 30%. Lo S&P500 Homebuilding index + 20.9%. Il Morgan Stanley Cyclical index + 16.0%. Le piccole capitalizzazioni del Russell 2000 + 12.2% , il Nasdaq100 ha chiuso la settimana al più alto livello da inizio 2001. E' una situazione che mi ricorda proprio gli anni 90: il prossimo collocamento di Facebook a 100 miliardi riporta indietro appunto ai tempi della bolla sui tecnologici. Riviviamo le stesse grandi performance dei titoli precedentemente più venduti. All'epoca, la liquidità e le distorsioni del mercato erano canalizzate dall'esplosione degli strumenti debitori in voga a Wally e dalla speculazione a leva. Fannie e Freddie (poi fallite e nazionalizzate) erano lì a fornire liquidità illimitata nelle fasi di stress; la struttura degli incentivi era tutta pro-Bolla, e specie verso la fine della decade, il mercato, galvanizzato dal superamento ripetuto delle fasi di stress, si sentiva invincibile. Sappiamo come è andata a finire, e 12 anni dopo le quotazioni reali (anche nominali in molti casi) sono ben lungi dall'essere state recuperate, per quelle aziende nel frattempo non fallite. Oggi, le distorsioni sono largamente derivate dall'esplosione dei debiti pubblici, con le banche centrali che agiscono come fornitori di liquidità illimitata, per cui i giocatori sono di nuovo sicuri di sé. Sappiamo ,dal confronto storico, che questa fase può durare anche più di quanto si possa immaginare razionalmente. Ma è certo che poi arriverà la resa dei conti, sempre proporzionale all'entità della sbronza. E' affascinante vedere come la mandria obbedisca ai suoi cowboys, e riabbracci enfaticamente il risk-on, avendo già perso memoria del recente passato (perciò è idoneo il paragone con gli animali, privi di memoria storica). Per la mandria è "razionale" obbedire all'istinto della paura quando sente il rumore proveniente da una direzione e correre in direzione opposta; pertanto è possibile per i cowboys manovrarla anche per lunghi e tortuosi percorsi. Finché non finisce nel burrone.
michele.spallino@email.it
"Risk-on"è l'espressione inglese in voga sui mercati per indicare che l'interruttore della propensione è posizionato sulla piena disponibilità a prendersi il rischio, e si contrappone a "risk-off" che indica la situazione esattamente opposta. Ebbene anche questa settimana è stato un trionfo del "risk-on". E' comprensibile essere confusi da una così forte propensione dei mercati a prendersi i rischi, nonostante siano evidenti le grandi questioni strutturali globali irrisolte e relative rischiosità. Per evitare di confondersi, è utile tenere a mente la metafora dell'eroinomane che passa da uno stato di disperata sofferenza quando è in crisi di astinenza, ad uno di beatitudine non appena sotto effetto di una nuova dose; passa dall'essere pronto a rubare a sua madre, e magari anche ad uccidere pur di procurarsi i soldi per la dose, all'essere un individuo docile ed angelico. Esattamente così si comportano i mercati (drogati dalle banche centrali) che abbiamo davanti agli occhi in questa fase terminale del capitalismo illiberale a pianificazione centralizzata. Sul fatto che le banche centrali agiscano da pusher non dovrebbero esserci dubbi, neanche per i Q.I. sotto 100. Basta osservare la situazione attuale. I dati ufficiali (per quanto taroccati, ma questo è un altro discorso) mostrano una ripresa dell'economia americana, usata dai mercati per giustificare la loro forza, in un contesto di grande liquidità che ha addirittura trasformato l'insolvente settore finanziario nel leader borsistico. Ebbene, la FED proclama una manovra espansiva senza precedenti, come se l'economia fosse immersa nella crisi più nera, assicurando tassi d'interesse nominali azzerati (e quindi tassi reali negativi), per vari anni a venire, a prescindere da quello che sarà l'evolversi dei dati macroeconomici. Come eroinomani cui venga garantita dal pusher la fornitura sicura di dosi per almeno altri tre anni, i mercati si lasciano qualsiasi paura alle spalle. Altro che la vecchia "Greenspan put", ormai diventata al confronto un gioco per bimbi! e dire che quando scoppiò la bolla immobiliar-finanziaria nel 2008, il "maestro" era stato criticato pesantemente, ma oggi è già tutto dimenticato, e siamo passati alla "Bernanke super put". In presenza di quest'ultima, la formazione di bolle nei mercati fornisce un potente incentivo capace di forzare credenti e non credenti a salire a bordo. Sempre più, il mercato diviene un luogo dove ognuno è spinto ad essere un trader con obiettivi di performance a brevissimo termine, il cui focus principale sia cavalcare la tendenza del momento, non importa se folle o meno. Ignorare il rischio diviene premiante. La FED si conferma così la più grande attizzatrice di bolle speculative mai esistita nella Storia monetaria del genere umano. Assieme alle altre colleghe, ed alle autorità globali, ha modellato un campo di gioco decisamente impari. Una struttura di incentivi distorta ha fomentato adesso un'altra ondata di speculazione e presa di rischio, auto rinforzante. Appena due mesi fa il sistema globale era in preda alla paura, ed immerso nelle dinamiche innescate dal non volersi prendere alcun rischio (risk-off). Il che, in mercati dominati dalla speculazione a leva, significa precipitare in crisi di liquidità, perché tutti cercano di implementare nel medesimo momento strategie per coprirsi dai vari scenari rischiosi. Ma mercati illiquidi non consentono di assorbire la pressione in vendita. Da qui l'ennesima manovra di pompaggio questa volta orchestrata dalla BCE , ma in stretto collegamento con la FED e le altre banche centrali (ricordo il mega accordo per gli swap in dollari di due mesi fa). Non c'è più una via di mezzo, "equilibrio" è concetto ormai mitologico. C'è il risk-on oppure il risk-off, e relative impennate o crolli. Come stiamo vedendo, adesso si è scatenato il risk-on, a conferma della modalità bipolare in cui ci si ritrova, come l'eroinomane (o sta molto bene o sta molto male, nessuna via di mezzo). Per questa ragione le bolle finiscono sempre in lacrime e sangue (overdose).
Le autorità apparentemente si sforzano di evitare un implosione del sistema, ma così facendo creano il contesto per una destabilizzante esplosione speculativa. Alcune delle Bolle più note del passato si sono sviluppate in un ambiente atipico, fatto di politica monetaria espansiva non degenerata in inflazione dei prezzi al consumo. Infatti, nella teoria dominante, l'unico ostacolo ai pompaggi ed ai tassi a zero, viene dall'inflazione; ma se l'inflazione non si manifesta, allora si ritiene di avere via libera. Fu così nei ruggenti anni venti americani, sfociati nel drammatico 1929 e conseguente grande depressione. Fu così durante gli anni 80 giapponesi, sfociati nel disastro del Nikkey e conseguente stagnazione, in permanente trappola della liquidità. In entrambi i casi, una diagnosi sbagliata della situazione creditizia, ed una teoria fallata della politica monetaria, sono state decisive per la creazione delle rispettive bolle. Paradossalmente, più sono gravi i problemi da affrontare, più speculativi diventano i mercati, perché arrivano misure sempre più aggressive dalle autorità. I mercati stanno ora rispondendo al nuovo record di liquidità creata, in una situazione in cui i manovratori ad un certo punto sono divenuti ostaggi dei manovrati. Fatto sta che la paura del rischio è svanita, ed i traders si sono rigettati a testa bassa alla ricerca del massimo rischio possibile. Neanche per un minuto si deve credere che un simile trading drogato possa finire bene. Perché quando, come l'anno scorso, ad un certo punto il mercato si muoverà per implementare strategie di copertura, allora immediatamente si sprofonderà nell'illiquidità con le conseguenze ben note. Di nuovo le autorità interverranno ancora sempre più aggressivamente, ed i mercati capovolgeranno la direzione, smontando le coperture e creando potenti ondate di acquisti/vendite da panico. Ma quanto a lungo può durare questo andamento schizofrenico, che comporta ad ogni passaggio nuovi trilioni di moneta creata dal nulla, senza sfociare (a sorpresa) in iperinflazione? Per ora, siamo arrivati al punto che in brevissimo tempo, mercati pericolosamente illiquidi si trasformano in oceani di liquidità. E non c'è niente come lo spettro delle ricoperture guidate dal panico per rinvigorire il cosiddetto "animal spirit" del mercato. La liquidità agisce nel sistema finanziario come l'abbondanza d'acqua, la temperatura ambiente, e l'aria pulita agiscono in un ecosistema. In queste condizioni le strategie di trading proliferano, si rende possibile una significativa intermediazione, si sprona la crescita dei prestiti e dei debiti, così come dei derivati fino ai più esotici. Invece, un sistema finanziario illiquido è come un ecosistema tropicale trasformato in un deserto. Senza liquidità non è possibile prezzare ( e perfino compra vendere) il rischio di tasso o di credito; così come non è possibile generare carry trades quando la curva è piatta e non vi è alcun apprezzabile differenziale. Ecco dunque il risk-off della seconda metà del 2011, e poi l'attuale risk-on in cui il NYSE Financial Index è già a + 13.6% da inizio anno, Bank of America + 41%, Citigroup +27%, JPMorgan +15%, Morgan Stanley +34%, Goldman Sachs + 30%. Lo S&P500 Homebuilding index + 20.9%. Il Morgan Stanley Cyclical index + 16.0%. Le piccole capitalizzazioni del Russell 2000 + 12.2% , il Nasdaq100 ha chiuso la settimana al più alto livello da inizio 2001. E' una situazione che mi ricorda proprio gli anni 90: il prossimo collocamento di Facebook a 100 miliardi riporta indietro appunto ai tempi della bolla sui tecnologici. Riviviamo le stesse grandi performance dei titoli precedentemente più venduti. All'epoca, la liquidità e le distorsioni del mercato erano canalizzate dall'esplosione degli strumenti debitori in voga a Wally e dalla speculazione a leva. Fannie e Freddie (poi fallite e nazionalizzate) erano lì a fornire liquidità illimitata nelle fasi di stress; la struttura degli incentivi era tutta pro-Bolla, e specie verso la fine della decade, il mercato, galvanizzato dal superamento ripetuto delle fasi di stress, si sentiva invincibile. Sappiamo come è andata a finire, e 12 anni dopo le quotazioni reali (anche nominali in molti casi) sono ben lungi dall'essere state recuperate, per quelle aziende nel frattempo non fallite. Oggi, le distorsioni sono largamente derivate dall'esplosione dei debiti pubblici, con le banche centrali che agiscono come fornitori di liquidità illimitata, per cui i giocatori sono di nuovo sicuri di sé. Sappiamo ,dal confronto storico, che questa fase può durare anche più di quanto si possa immaginare razionalmente. Ma è certo che poi arriverà la resa dei conti, sempre proporzionale all'entità della sbronza. E' affascinante vedere come la mandria obbedisca ai suoi cowboys, e riabbracci enfaticamente il risk-on, avendo già perso memoria del recente passato (perciò è idoneo il paragone con gli animali, privi di memoria storica). Per la mandria è "razionale" obbedire all'istinto della paura quando sente il rumore proveniente da una direzione e correre in direzione opposta; pertanto è possibile per i cowboys manovrarla anche per lunghi e tortuosi percorsi. Finché non finisce nel burrone.
michele.spallino@email.it
1/01/2012
Speciale Sopravvivenza
Speciale Sopravvivenza
Il mercato sta adesso aspettando un catalizzatore per l'implosione. In passato le crisi sono iniziate in posti che nessuno si aspettava. Nell'ottobre del 1929 fu il fallimento della Boden Creditanstalt di Vienna, a far da detonatore alla Grande Depressione. La crisi finanziaria asiatica del 1997, non partì nei grandi centri di Tokyo, Shanghai o Hong Kong ma nella meno conosciuta Bangkok. Fu la svalutazione del baht, a innescare il detonatore di una crisi che a cascata colpì tutti i paesi asiatici inclusi Malesia, Indonesia e Sud Corea. Analogamente l'attuale crisi finanziaria che sta colpendo l'occidente non è partita dai grandi centri di Londra, New York o Francoforte, bensì da Atene. Per inciso, è paradossale, ma la democrazia finisce proprio laddove era iniziata: in Grecia. Così, quale (e quando) sarà il prossimo detonatore che farà scoppiare la bomba finale? Difficile da predire, ma ciò che è possibile fare è prepararsi per sopravvivere a quel momento.
Giusto per avere un idea di come si potranno svolgere gli eventi, immaginate questo "film" a titolo di esempio (date e situazioni puramente casuali):
Alle ore 16:45 del 16 giugno 2012 il governo Monti, già sfiduciato dal parlamento ed in carica fino alle elezioni già convocate per fine settembre, annuncia l'impossibilità di far fronte al pagamento degli interessi ed al rimborso dei titoli di stato in scadenza. Voi siete ancora a lavoro senza possibilità di avere la notizia.
18:00 State lasciando l'ufficio per tornare a casa.
18:30 Siete in macchina, e sulla strada notate un enorme imbottigliamento di macchine, così decidete di deviare e fare un giro più lungo attraverso la periferia.
19:00 La benzina sta finendo, per cui decidete di cercare una pompa: la trovate, ma vi è una fila di circa 100 auto, così rinunciate sperando nella prossima. Passate davanti un supermercato e decidete di comprare qualcosa da portare a casa per arricchire la cena.
19:30 Ma anche davanti al supermercato vi è una ressa, per cui desistete, e puntate verso casa. Nel tragitto passate davanti ad alcuni sportelli bancomat e notate strane file di persone in attesa di ritirare. Che succede?
20:00 A casa, finalmente, e dunque a cena. Come sempre tenete la televisione accesa sul notiziario e vi appare il seguente titolo: DEFAULT ITALIA, MERCATI EUROPEI CROLLANO, EUR/USD A 0.78 FTSE -450, CAC 40 -278, DAX – 435, ATX -207 e ORO A 3980$
CORSA ALLE BANCHE IN ITALIA IN EUROPA E NEGLI USA- DISORDINI PUBBLICI, MORTI E FERITI.
20:30 Iniziate a spaventarvi ed andate a collegarvi su internet per capirne di più, ma le pagine girano con lentezza esasperante. Troppo traffico.
21:00 Obama appare sulla TV americana con Geithner (h.15 locali) invitando alla calma ed assicurando gli investitori che tutto tornerà alla normalità in pochi giorni.
21:30 Il ministero degli interni, per far fronte ai disordini tumultuosi, proclama nelle grandi città il coprifuoco dalle 19 alle 06 con effetto immediato. I cittadini devono stare a casa e non uscire per qualsiasi motivo.
22:00 Breaking News: Viene dichiarata Dal g20 la chiusura delle banche per 5 giorni. Negli USA il DOW JONES ed il NASDAQ perdono il 10% ed il mercato è sospeso. Anche negli USA i bancomat ed i supermercati sono stati svuotati, di contanti e di merce. Panico totale in tutto l'Occidente.
La mattina seguente tocca ai mercati asiatici: Tokyo -900, Hang Seng – 2000, Singapore – 210, Shanghai – 300. Nel frattempo il dollaro perde oltre il 20% sulle valute asiatiche, e USD/YEN crolla a 52,35. Mercati finanziari nel caos totale, compratori assenti, borse sospese per eccesso di ribasso. Le autorità invitano alla calma. Le banche centrali annunciano speciali immissioni di contante alla riapertura delle banche (chiuse per decreto però nei successivi 5 giorni), il caos regna sovrano…..
Ecco un esempio di ciò cui potremmo assistere nel momento in cui vi fosse un implosione sistemica globale. Cioè il default italiano-ma si potrebbero fare altri esempi- non riguarda un singolo paese, bensì l'intero mondo simultaneamente, grazie alla interconnessione finanziaria dei mercati globalizzati. Questo è quello che si sta rischiando, gli sforzi coordinati delle banche centrali sono misure che rinviano ma non annullano la resa dei conti. Il punto di non ritorno è stato superato, non credete a chi dice si troveranno soluzioni: il treno è già partito, ormai nulla può fermarlo, il massimo fattibile è gestirlo in modo che la collisione risulti meno dannosa. Non c'è più soluzione, né con l'approccio keynesiano né con quello della scuola austriaca. Il keynesiano produce effetti panacea solo di breve termine, ma al prezzo di un maggior danno a lungo termine (ed è l'approccio già seguito dai governi nel mondo). L'austriaco produce maggiori sofferenze subito, a fronte di una risoluzione (e/o almeno un minor danno di lungo termine) ma è politicamente improponibile, come ad esempio il ritorno al sistema monetario basato sull'oro (nonostante l'evidente fallimento del sistema basato sulle cambiali dei governi, in primis quello americano, di un ritorno all'oro – gold standard- non se ne sente parlare neanche per scherzo). Invece si sente dire spesso che uno scenario apocalittico quale quello qui ipotizzato, non succederà "perché non conviene a nessuno". Argomentazione apparentemente di buon senso, in realtà basata su due assiomi deboli:
1) si pretende di sapere cosa conviene a quelli che comandano; ma chi lo sa quali siano le convenienze di lungo termine cui si ispirano, e quali "sacrifici" sono disposti ad imporre (agli altri) pur di raggiungerle: Abramo in nome di Dio era pronto ad uccidere perfino il figlio Isacco, dunque non si può essere certi che "una grande guerra non convenga a nessuno". 2) si dà per scontato che chi comanda non possa sbagliare: in realtà tutti possono sbagliare, di esempi storici son piene le fosse (Hitler pensava che la seconda guerra mondiale gli convenisse, invece è stata la sua distruzione; etc.). Inoltre le cose possono sfuggire di mano al di là di quanto programmato.
Dunque il disastro non si può escludere, e nella mia modesta opinione (che però ha un buon pedigree di situazioni previste con anni di anticipo, come può testimoniare chi mi segue dall'anno 2000) arriverà prima o poi, ineluttabile. A noi non resta che prepararci in tempo, perché quando scatterà la sequenza di eventi sopra illustrata sarà troppo tardi per farlo. Sarà più veloce di uno tsunami giapponese, dove a volte ci sono alcune ore di tempo per scappare. Quando avviene il crash di un sistema finanziario globale, non ci sono neanche quelle, tocca ammassarsi nel caos per comprare cibo, acqua, benzina, contanti dai bancomat, con tutti i pericoli immaginabili, per poi scoprire che ogni cosa è già esaurita. Non si può neanche lasciare la città se il coprifuoco è stato imposto, ed in ogni caso avventurarsi tra rivoltosi, sciacalli, etc. non è certo consigliabile.
Pertanto la domanda diviene: come prepararsi , in tempo, ad un eventualità simile? Cosa bisogna fare?
Il mercato sta adesso aspettando un catalizzatore per l'implosione. In passato le crisi sono iniziate in posti che nessuno si aspettava. Nell'ottobre del 1929 fu il fallimento della Boden Creditanstalt di Vienna, a far da detonatore alla Grande Depressione. La crisi finanziaria asiatica del 1997, non partì nei grandi centri di Tokyo, Shanghai o Hong Kong ma nella meno conosciuta Bangkok. Fu la svalutazione del baht, a innescare il detonatore di una crisi che a cascata colpì tutti i paesi asiatici inclusi Malesia, Indonesia e Sud Corea. Analogamente l'attuale crisi finanziaria che sta colpendo l'occidente non è partita dai grandi centri di Londra, New York o Francoforte, bensì da Atene. Per inciso, è paradossale, ma la democrazia finisce proprio laddove era iniziata: in Grecia. Così, quale (e quando) sarà il prossimo detonatore che farà scoppiare la bomba finale? Difficile da predire, ma ciò che è possibile fare è prepararsi per sopravvivere a quel momento.
Giusto per avere un idea di come si potranno svolgere gli eventi, immaginate questo "film" a titolo di esempio (date e situazioni puramente casuali):
Alle ore 16:45 del 16 giugno 2012 il governo Monti, già sfiduciato dal parlamento ed in carica fino alle elezioni già convocate per fine settembre, annuncia l'impossibilità di far fronte al pagamento degli interessi ed al rimborso dei titoli di stato in scadenza. Voi siete ancora a lavoro senza possibilità di avere la notizia.
18:00 State lasciando l'ufficio per tornare a casa.
18:30 Siete in macchina, e sulla strada notate un enorme imbottigliamento di macchine, così decidete di deviare e fare un giro più lungo attraverso la periferia.
19:00 La benzina sta finendo, per cui decidete di cercare una pompa: la trovate, ma vi è una fila di circa 100 auto, così rinunciate sperando nella prossima. Passate davanti un supermercato e decidete di comprare qualcosa da portare a casa per arricchire la cena.
19:30 Ma anche davanti al supermercato vi è una ressa, per cui desistete, e puntate verso casa. Nel tragitto passate davanti ad alcuni sportelli bancomat e notate strane file di persone in attesa di ritirare. Che succede?
20:00 A casa, finalmente, e dunque a cena. Come sempre tenete la televisione accesa sul notiziario e vi appare il seguente titolo: DEFAULT ITALIA, MERCATI EUROPEI CROLLANO, EUR/USD A 0.78 FTSE -450, CAC 40 -278, DAX – 435, ATX -207 e ORO A 3980$
CORSA ALLE BANCHE IN ITALIA IN EUROPA E NEGLI USA- DISORDINI PUBBLICI, MORTI E FERITI.
20:30 Iniziate a spaventarvi ed andate a collegarvi su internet per capirne di più, ma le pagine girano con lentezza esasperante. Troppo traffico.
21:00 Obama appare sulla TV americana con Geithner (h.15 locali) invitando alla calma ed assicurando gli investitori che tutto tornerà alla normalità in pochi giorni.
21:30 Il ministero degli interni, per far fronte ai disordini tumultuosi, proclama nelle grandi città il coprifuoco dalle 19 alle 06 con effetto immediato. I cittadini devono stare a casa e non uscire per qualsiasi motivo.
22:00 Breaking News: Viene dichiarata Dal g20 la chiusura delle banche per 5 giorni. Negli USA il DOW JONES ed il NASDAQ perdono il 10% ed il mercato è sospeso. Anche negli USA i bancomat ed i supermercati sono stati svuotati, di contanti e di merce. Panico totale in tutto l'Occidente.
La mattina seguente tocca ai mercati asiatici: Tokyo -900, Hang Seng – 2000, Singapore – 210, Shanghai – 300. Nel frattempo il dollaro perde oltre il 20% sulle valute asiatiche, e USD/YEN crolla a 52,35. Mercati finanziari nel caos totale, compratori assenti, borse sospese per eccesso di ribasso. Le autorità invitano alla calma. Le banche centrali annunciano speciali immissioni di contante alla riapertura delle banche (chiuse per decreto però nei successivi 5 giorni), il caos regna sovrano…..
Ecco un esempio di ciò cui potremmo assistere nel momento in cui vi fosse un implosione sistemica globale. Cioè il default italiano-ma si potrebbero fare altri esempi- non riguarda un singolo paese, bensì l'intero mondo simultaneamente, grazie alla interconnessione finanziaria dei mercati globalizzati. Questo è quello che si sta rischiando, gli sforzi coordinati delle banche centrali sono misure che rinviano ma non annullano la resa dei conti. Il punto di non ritorno è stato superato, non credete a chi dice si troveranno soluzioni: il treno è già partito, ormai nulla può fermarlo, il massimo fattibile è gestirlo in modo che la collisione risulti meno dannosa. Non c'è più soluzione, né con l'approccio keynesiano né con quello della scuola austriaca. Il keynesiano produce effetti panacea solo di breve termine, ma al prezzo di un maggior danno a lungo termine (ed è l'approccio già seguito dai governi nel mondo). L'austriaco produce maggiori sofferenze subito, a fronte di una risoluzione (e/o almeno un minor danno di lungo termine) ma è politicamente improponibile, come ad esempio il ritorno al sistema monetario basato sull'oro (nonostante l'evidente fallimento del sistema basato sulle cambiali dei governi, in primis quello americano, di un ritorno all'oro – gold standard- non se ne sente parlare neanche per scherzo). Invece si sente dire spesso che uno scenario apocalittico quale quello qui ipotizzato, non succederà "perché non conviene a nessuno". Argomentazione apparentemente di buon senso, in realtà basata su due assiomi deboli:
1) si pretende di sapere cosa conviene a quelli che comandano; ma chi lo sa quali siano le convenienze di lungo termine cui si ispirano, e quali "sacrifici" sono disposti ad imporre (agli altri) pur di raggiungerle: Abramo in nome di Dio era pronto ad uccidere perfino il figlio Isacco, dunque non si può essere certi che "una grande guerra non convenga a nessuno". 2) si dà per scontato che chi comanda non possa sbagliare: in realtà tutti possono sbagliare, di esempi storici son piene le fosse (Hitler pensava che la seconda guerra mondiale gli convenisse, invece è stata la sua distruzione; etc.). Inoltre le cose possono sfuggire di mano al di là di quanto programmato.
Dunque il disastro non si può escludere, e nella mia modesta opinione (che però ha un buon pedigree di situazioni previste con anni di anticipo, come può testimoniare chi mi segue dall'anno 2000) arriverà prima o poi, ineluttabile. A noi non resta che prepararci in tempo, perché quando scatterà la sequenza di eventi sopra illustrata sarà troppo tardi per farlo. Sarà più veloce di uno tsunami giapponese, dove a volte ci sono alcune ore di tempo per scappare. Quando avviene il crash di un sistema finanziario globale, non ci sono neanche quelle, tocca ammassarsi nel caos per comprare cibo, acqua, benzina, contanti dai bancomat, con tutti i pericoli immaginabili, per poi scoprire che ogni cosa è già esaurita. Non si può neanche lasciare la città se il coprifuoco è stato imposto, ed in ogni caso avventurarsi tra rivoltosi, sciacalli, etc. non è certo consigliabile.
Pertanto la domanda diviene: come prepararsi , in tempo, ad un eventualità simile? Cosa bisogna fare?
9/03/2011
Speciale "Bulbi Bonds"
Nonostante la decisione di Standard & Poor's di abbassare il rating USA, i bond hanno messo a segno un rally straordinario, arrivando a rendimenti minimi storicamente da record (2% sul decennale proprio ieri giorno in cui l'inflazione ufficiale è salita al 3,6%), a dimostrazione se ce ne fosse ancora bisogno- di quanto irrazionali possano arrivare ad essere i mercati. Ma questa irrazionalità , come sempre , non arriva da sola. Essa va a braccetto con la follia delle autorità, passate da eccessi di deficit clamorosi, a manovre di austerità lacrime e sangue in meno di tre anni, per non parlare dell'ostinato attaccamento a tassi d'interesse azzerati (e promessi tali con anni di anticipo) ed agli sciagurati acquisti di titoli pubblici da parte delle banche centrali e relativi pompaggi monetari. In questo sfacelo intellettuale, tipico di chi si sente onnipotente, emerge l'incredibile anomalìa di prendere decisioni così gravide di conseguenze, basandosi su concetti contabili a dir poco inaffidabili, come il PIL.
La teoria keynesiana degli stimoli fiscali, in base alla quale la spesa pubblica fa crescere l'economia, si basa su un trucco nascosto: la definizione di crescita economica adottata convenzionalmente , il cosiddetto PIL (Prodotto interno lordo). Dove sta il trucco? A differenza del Prodotto Interno Privato (PIP) che è misurato da ciò che i mercati realmente sono disposti a pagare per qualcosa, il prodotto pubblico è misurato puramente sulla base del suo costo di produzione, e quindi non tiene conto del suo valore di mercato. Un esempio, per chiarire con facilità: se un governo decidesse di spendere 1 miliardo per produrre rottami invendibili, senza alcun valore di mercato, il PIL risulterebbe comunque aumentato di 1 miliardo. Si capisce quindi perché con questo modo di fare i conti, la spesa pubblica appaia superficialmente un fattore di crescita dell'economia. Naturalmente sarebbe ingiusto dire che ogni spesa pubblica sia priva di valore. Ma è certamente vero che molte funzioni governative hanno molto meno valore rispetto al loro costo; se così non fosse, sarebbero fornite dal libero mercato senza alcun intervento pubblico. Ed inoltre le manovre pubbliche fatte per sostenere l'economia durante una recessione tendono ad aver ancor meno valore della media, perché se ne avessero avuto sarebbero già state incluse nei budget annuali. Un altro argomento contro la metrica del PIL è che il prodotto pubblico riflette decisioni politiche più che economiche, così che includere la componente pubblica nel calcolo del Prodotto nazionale oscura i veri comportamenti del mercato privato e dà un quadro erroneo della salute dell'economia. La soluzione sarebbe semplice, basterebbe riferirsi al PIP invece che al PIL, togliendo da quest'ultimo tutto ciò che è statale; nonostante le carenze statistiche sempre esistenti, in questo modo si avrebbe una visione migliore del comportamento dell'economia.Vi sono due opposte teorie sull'effetto dell'aumento della spesa pubblica: quella sopraricordata keynesiana, e quella Austriaca (dagli economisti austriaci come von Mises, Singer, etc.) secondo cui la spesa pubblica leva spazio al settore privato, e così facendo peggiora l'efficienza nell'uso delle risorse, e dunque a lungo andare danneggia la crescita. Se si fa la verifica statistica opportuna, usando il PIP, la scuola austriaca appare più plausibile.
Lo stesso discorso si può fare a proposito di uno degli altri "miti" disgraziatamente imperanti: tenere i tassi a zero e pompare moneta, aumenta la crescita. Già lo stesso Keynes aveva capito che ciò non è affatto sempre vero. Quando ci si trova con tassi bassi e liquidità abbondante, ulteriori manovre in tal senso sono non solo inutili, bensì controproducenti. Se il cavallo non vuol bere, è peggio forzarlo. Inoltre l'errore commesso dalla vulgata imperante è guardare solo all'effetto che il basso costo del denaro avrebbe sui debitori, specie le imprese, da cui dovrebbe venire la spinta alla crescita. In realtà se un operazione industriale è fallimentare, non è azzerando il costo del denaro che si può farla diventare fruttuosa. Anzi, proprio il denaro "gratis" può spingere molti a intraprese assolutamente inefficienti, dunque nuocere all'economia nel lungo termine. Ma occorre guardare anche dall'altro lato della medaglia, cioè considerare l'effetto sui creditori, sul risparmio, che è la fonte di ogni crescita. Svilire il valore del denaro, disincentivarne l'accumulazione via tassi azzerati o addirittura negativi, come in questa drammatica fase storica, vuol dire uccidere la gallina dalle uova d'oro. Quasi me ne vergogno a scriverne, tanto mi sembrano ovvietà. Eppure oggi queste semplici considerazioni non hanno diritto di cittadinanza, basti pensare che tutte le autorità monetarie e finanziarie danno per scontato l'opposto.
Le due concezioni erronee sopra citate, inoltre, si legano fra loro. Dovrebbe essere chiaro ormai che ad esempio la massiccia espansione del debito federale sarebbe stata impossibile senza i tassi d'interesse reali negativi imposti dalla FED, e senza i suoi acquisti superiori ai 3 trilioni negli ultimi 3 anni. Se ci fosse stato il gold standard , i massicci deficit richiesti per gli "stimoli" avrebbero causato indigestione sui mercati di titoli di stato già da tanto tempo, forzando a rialzi dei tassi e a riduzioni di rating . Gli USA avrebbero dovuto perdere la tripla A già a inizio 2007 quando divenne chiaro che Bush stava producendo deficit da 400 miliardi annui al top del ciclo creditizio. Per cui oggi è molto più serio il rating di una sola A dato agli USA dall'agenzia cinese Dagong. La FED ha consentito la futile pazzia degli "stimoli", ed ha esacerbato molti dei loro effetti negative con le sue politiche monetarie estremiste. Lo stesso in Europa, dove la BCE aveva inizialmente cercato di essere solo un po' meno estremista, ma ormai si è totalmente "Fedizzata". Le recenti convulsioni dei mercati stanno certamente evidenziando come la FED abbia sbagliato tutto (ed infatti i membri dissidenti aumentano), anche se non lo ammetterà mai. Il fatto che l'abbassamento del rating sia stato seguito da un forte calo del rendimento dei bond, è un segno chiarissimo che ci si trova di fronte ad una bolla, per portata e stupidità intrinseca, analoga a quella famosa del 1637 sui bulbi di tulipano olandesi. La bolla nei "bulbi-bond" nel giro di alcuni mesi, se non addirittura settimane, scoppierà, ed in quel momento nessun ammontare di pompaggio FED, né nessuna promessa di tenere i tassi azzerati fino al 2100 o fino alla fine dell'universo, potrà impedire un Armageddon. A quel punto gli sforzi della commissione congressuale dei 12 deputati che dovrebbero proporre un modesto mix di tagli alle spese e di aumento delle tasse mentre cercheranno di essere rieletti nelle imminenti presidenziali, si dimostrerà inutile. Il mercato non sopporterà ancora a lungo il deficit, ed i creditori smetteranno di tenere in vita il cadavere dello zio Sam (ecco perché strategicamente al 2% nominale ed al -1,6% reale, vendere il decennale USA potrebbe rivelarsi operazione buona e giusta).
La teoria keynesiana degli stimoli fiscali, in base alla quale la spesa pubblica fa crescere l'economia, si basa su un trucco nascosto: la definizione di crescita economica adottata convenzionalmente , il cosiddetto PIL (Prodotto interno lordo). Dove sta il trucco? A differenza del Prodotto Interno Privato (PIP) che è misurato da ciò che i mercati realmente sono disposti a pagare per qualcosa, il prodotto pubblico è misurato puramente sulla base del suo costo di produzione, e quindi non tiene conto del suo valore di mercato. Un esempio, per chiarire con facilità: se un governo decidesse di spendere 1 miliardo per produrre rottami invendibili, senza alcun valore di mercato, il PIL risulterebbe comunque aumentato di 1 miliardo. Si capisce quindi perché con questo modo di fare i conti, la spesa pubblica appaia superficialmente un fattore di crescita dell'economia. Naturalmente sarebbe ingiusto dire che ogni spesa pubblica sia priva di valore. Ma è certamente vero che molte funzioni governative hanno molto meno valore rispetto al loro costo; se così non fosse, sarebbero fornite dal libero mercato senza alcun intervento pubblico. Ed inoltre le manovre pubbliche fatte per sostenere l'economia durante una recessione tendono ad aver ancor meno valore della media, perché se ne avessero avuto sarebbero già state incluse nei budget annuali. Un altro argomento contro la metrica del PIL è che il prodotto pubblico riflette decisioni politiche più che economiche, così che includere la componente pubblica nel calcolo del Prodotto nazionale oscura i veri comportamenti del mercato privato e dà un quadro erroneo della salute dell'economia. La soluzione sarebbe semplice, basterebbe riferirsi al PIP invece che al PIL, togliendo da quest'ultimo tutto ciò che è statale; nonostante le carenze statistiche sempre esistenti, in questo modo si avrebbe una visione migliore del comportamento dell'economia.Vi sono due opposte teorie sull'effetto dell'aumento della spesa pubblica: quella sopraricordata keynesiana, e quella Austriaca (dagli economisti austriaci come von Mises, Singer, etc.) secondo cui la spesa pubblica leva spazio al settore privato, e così facendo peggiora l'efficienza nell'uso delle risorse, e dunque a lungo andare danneggia la crescita. Se si fa la verifica statistica opportuna, usando il PIP, la scuola austriaca appare più plausibile.
Lo stesso discorso si può fare a proposito di uno degli altri "miti" disgraziatamente imperanti: tenere i tassi a zero e pompare moneta, aumenta la crescita. Già lo stesso Keynes aveva capito che ciò non è affatto sempre vero. Quando ci si trova con tassi bassi e liquidità abbondante, ulteriori manovre in tal senso sono non solo inutili, bensì controproducenti. Se il cavallo non vuol bere, è peggio forzarlo. Inoltre l'errore commesso dalla vulgata imperante è guardare solo all'effetto che il basso costo del denaro avrebbe sui debitori, specie le imprese, da cui dovrebbe venire la spinta alla crescita. In realtà se un operazione industriale è fallimentare, non è azzerando il costo del denaro che si può farla diventare fruttuosa. Anzi, proprio il denaro "gratis" può spingere molti a intraprese assolutamente inefficienti, dunque nuocere all'economia nel lungo termine. Ma occorre guardare anche dall'altro lato della medaglia, cioè considerare l'effetto sui creditori, sul risparmio, che è la fonte di ogni crescita. Svilire il valore del denaro, disincentivarne l'accumulazione via tassi azzerati o addirittura negativi, come in questa drammatica fase storica, vuol dire uccidere la gallina dalle uova d'oro. Quasi me ne vergogno a scriverne, tanto mi sembrano ovvietà. Eppure oggi queste semplici considerazioni non hanno diritto di cittadinanza, basti pensare che tutte le autorità monetarie e finanziarie danno per scontato l'opposto.
Le due concezioni erronee sopra citate, inoltre, si legano fra loro. Dovrebbe essere chiaro ormai che ad esempio la massiccia espansione del debito federale sarebbe stata impossibile senza i tassi d'interesse reali negativi imposti dalla FED, e senza i suoi acquisti superiori ai 3 trilioni negli ultimi 3 anni. Se ci fosse stato il gold standard , i massicci deficit richiesti per gli "stimoli" avrebbero causato indigestione sui mercati di titoli di stato già da tanto tempo, forzando a rialzi dei tassi e a riduzioni di rating . Gli USA avrebbero dovuto perdere la tripla A già a inizio 2007 quando divenne chiaro che Bush stava producendo deficit da 400 miliardi annui al top del ciclo creditizio. Per cui oggi è molto più serio il rating di una sola A dato agli USA dall'agenzia cinese Dagong. La FED ha consentito la futile pazzia degli "stimoli", ed ha esacerbato molti dei loro effetti negative con le sue politiche monetarie estremiste. Lo stesso in Europa, dove la BCE aveva inizialmente cercato di essere solo un po' meno estremista, ma ormai si è totalmente "Fedizzata". Le recenti convulsioni dei mercati stanno certamente evidenziando come la FED abbia sbagliato tutto (ed infatti i membri dissidenti aumentano), anche se non lo ammetterà mai. Il fatto che l'abbassamento del rating sia stato seguito da un forte calo del rendimento dei bond, è un segno chiarissimo che ci si trova di fronte ad una bolla, per portata e stupidità intrinseca, analoga a quella famosa del 1637 sui bulbi di tulipano olandesi. La bolla nei "bulbi-bond" nel giro di alcuni mesi, se non addirittura settimane, scoppierà, ed in quel momento nessun ammontare di pompaggio FED, né nessuna promessa di tenere i tassi azzerati fino al 2100 o fino alla fine dell'universo, potrà impedire un Armageddon. A quel punto gli sforzi della commissione congressuale dei 12 deputati che dovrebbero proporre un modesto mix di tagli alle spese e di aumento delle tasse mentre cercheranno di essere rieletti nelle imminenti presidenziali, si dimostrerà inutile. Il mercato non sopporterà ancora a lungo il deficit, ed i creditori smetteranno di tenere in vita il cadavere dello zio Sam (ecco perché strategicamente al 2% nominale ed al -1,6% reale, vendere il decennale USA potrebbe rivelarsi operazione buona e giusta).
6/25/2011
Dalla Nota sui mercati del 12.6
ECONOMIA: puzza di bruciato
Sui mercati creditizi si inizia a sentire puzza di bruciato. Ma prima,
come usuale, è bene “ripassare” il contesto.
Il mondo è nel pieno della più grande e più lunga (ormai ultra
decennale) Superbolla finanziaria della Storia. Un sistema globale
disfunzionale sta operando – essenzialmente- senza meccanismi che
regolino la quantità e la qualità del debito emesso. Il prestito
bancario tradizionale è stato largamente sopravanzato dalla
trasformazione di prestiti in titoli commerciabili, processo noto come
“securitization”, sfociato nella creazione a piramide rovesciata di
una moltitudine di strumenti sofisticati. L’espansione del credito,
pertanto, che prima trovava un limite nei depositi bancari esistenti
ed era regolabile tramite la riserva obbligatoria, non avendo più tale
limite è così potuto crescere esponenzialmente, diventando sempre più
scollegato dalla produzione e dall’economia reale (anzi ha favorito la
deindustrializzazione). Questa, in estrema sintesi, l’origine di tutti
i mali. Di chi la colpa? Innanzitutto della FED che con Greenspan ad
inizio anni 90 ha attizzato il fenomeno, adottando inoltre un
approccio asimmetrico , in cui mentre non faceva niente per frenare le
singole bolle, invece interveniva aggressivamente non appena esse
scoppiavano, ricreandone di nuove. L’espansione massiccia di debiti
accoppiata ad una politica monetaria altamente lassista ha incitato un
enorme speculazione amplificata da leve spettacolari (oltre 100 a 1).
In breve tempo questa patologia sorta negli USA, ha messo radici in
tutto il mondo, a causa del dollaro moneta di riserva
internazionale.
Nel 2008 era suonato un campanello d’allarme forte e chiaro,
concretizzatosi in una devastante crisi di fiducia che ha fortemente
impattato l’economia reale: milioni di posti di lavoro sono stati
persi per sempre. Il fallimento di Lehman in particolare, ha innescato
il panico nei mercati globali del debito, mettendo in crisi le
sofisticate strutture sopra citate. Ma, invece di capire la lezione e
farne tesoro, i governi sono intervenuti a testa bassa con misure
senza precedenti, sconvolgendo l’abc dei principi base del
capitalismo. Trilioni di strumenti debitori sono stati nazionalizzati,
ed al contempo altri trilioni sono stati comprati da FED, BCE e altre
banche centrali, nella più grande monetizzazione di tutti i tempi. Le
perdite delle banche sono state fatte pagare, in un modo o nell’altro,
ai contribuenti ed ai cittadini, presenti e futuri. Si è creata la
nuova grande bolla della finanza pubblica. Nel frattempo, l’enorme
deficit estero USA ed i flussi finanziari derivanti in un sistema di
cambi essenzialmente fissi, ha inondato il mondo, creando eccesso di
liquidità ed espansione dei debiti ovunque. Gli squilibri globali,
crescenti da decenni, si sono avvitati in modo parabolico negli ultimi
anni.
La debolezza strutturale del dollaro ha favorito inoltre il regime
monetario europeo, nonostante l’insostenibilità logica di una moneta
(e tassi d’interesse) comune ad economie profondamente diverse tra
loro e dall’andamento divergente. L’euro è sembrato un alternativa al
dollaro, e poiché di questa alternativa si sentiva fortemente bisogno,
ha avuto successo, anche se l’euro provoca potenti distorsioni
economiche reali, sotto gli occhi di tutti. In particolare ha promosso
eccessi debitori in tutta l’area europea, specie nella periferia (la
Grecia, e gli altri PIIGS, hanno potuto beneficiare di condizioni
finanziarie così appetibili, da spingerli all’iper indebitamento).
Ricapitolando: il dollaro debole e la Fed garante del sostegno
illimitato alla speculazione; l’euro forte e la BCE garante di nessun
default tra i titoli di stato; hanno rappresentato un eccezionale
attizzatoio all’indebitamento senza limiti, alla speculazione ed al
consumo al di sopra delle possibilità.
In un eccesso di indebitamento, c’è un altro elemento analitico da
tenere presente, ed è la differenza tra debito produttivo e debito
improduttivo. Nel momento in cui si crea nuovo debito, può sembrare
una differenza puramente teorica, se esso serve per finanziare un
investimento reale o una speculazione in borsa, perché in ogni caso
viene introdotto nuovo potere d’acquisto. Ma da un punto di vista
sistemico a lungo termine, quando si tratta di rientrare dai debiti,
la differenza è notevole. Durante la fase di boom i mercati non ci
fanno attenzione, specie quando le autorità intervengono distorcendo
le percezioni ed i comportamenti. Ad un certo punto, inevitabilmente,
i mercati iniziano a cercare di capire se il debito in circolazione è
produttivo oppure no. Purtroppo la capacità di sostenere i debiti
improduttivi nell’epoca attuale (finanza globale illimitata, dollaro
malato, interventismo estremo delle autorità, etc.) pone grandi
problemi.
In sintesi: i booms durano troppo, e le politiche seguite finiscono
per colpire il cuore dei sistemi creditizi. Innanzitutto perché
creano una fragile montagna di debito non supportato dalla sottostante
capacità di creazione di ricchezza reale. Inoltre inflazionano
l’economia creando dipendenze sistemiche dagli eccessi speculativi.
Infine, pompano i consumi ed i cattivi investimenti a spese di sani
investimenti in capacità produttiva. Il boom alla fine implode, e la
mancanza di adeguata capacità per generare ricchezza reale assicura
una crisi severa ed un lungo periodo di aggiustamento, quando i
governi perdono (finalmente) la possibilità di perpetuare le Bolle
(come in Grecia, Portogallo, Irlanda, etc.). In quel momento i
mercati si trovano ad affrontare la dura realtà, che fin lì avevano
cercato di ignorare; magari ci vuole tempo per capirlo veramente, ma
poi giungono alla conclusione che gran parte del debito esistente non
è sostenuto da ricchezza reale. Con troppo debito improduttivo, solo
ulteriori enormi addizionali iniezioni di nuova moneta possono
impedire il collasso economico. Ma dal punto di vista fondamentale
questa ricerca affannosa di evitare la resa dei conti , non fa che
aumentare il conto da pagare. Come si sta vedendo con Grecia ed
Irlanda, i costi dei “salvataggi” possono velocemente schizzare a
significative porzioni del PIL.
Come ho scritto da tempo, la crisi greca (e dei PIIGS) sta alla bolla
attuale, come la crisi dei subprime stava a quella ipotecar-
immobiliare. Gli interventi aggressivi dell’ultimo anno (pompaggio
Fed, “salvataggi” europei, monetizzazione globale) hanno ricreato il
contesto altamente speculativo che c’era prima del 2008. Adesso la QE2
della Fed termina a fine mese, ma nel frattempo l’economia USA è già
in ricaduta economica, rischi ed incertezze non mancano, di colpo
potrebbe riproporsi un ondata di riduzione delle leve. La puzza di
bruciato inizia a sentirsi: sul Wall Street Journal , notando la
caduta dei bonds “spazzatura” già si chiede alla Fed di fare la QE3.
Si osserva il deterioramento dei prezzi per una gamma di strumenti
creditizi, inclusi prestiti ipotecari e vari derivati. E’ possibile
stia iniziando a ridursi la propensione al rischio. Ciò avviene
soprattutto negli USA, l’impero del debito improduttivo.
Paradossalmente la montagna di debito del tesoro, priva di assets
sottostanti, viene ancora comprata come “rifugio”: sembra sempre meno
spazzatura dei titoli “spazzatura”, e chi vende questi ultimi si
compra i primi, fino ai ridicoli rendimenti registrati in questi
giorni. Le obbligazioni aziendali godono ancora di una certa domanda,
sull’idea riflessa in borsa che i loro bilanci siano buoni; in realtà
gli utili aziendali sono stati artificialmente gonfiati
dall’insostenibile deficit statale. Si fa fatica a capirlo, così come
prima del 2008 non si capiva la situazione dei mutui subprime. A
proposito, questi ultimi pure avevano beneficiato dell’eccesso
speculativo ricreatosi fino a poco fa. Ma, non solo l’immobiliare USA
continua ad andare male, bensì adesso vi sono problemi di liquidità
per molti di questi titoli: da aprile, i prezzi sono scesi del 15-20%,
e la caduta è accelerata nelle ultime due settimane. La puzza di
bruciato dunque c’è, anche se ancora non si vede nella borsa ufficiale
sostenuta artificialmente dal pompaggio FED (e comunque si scende da 6
settimane consecutive, il Dow sotto i 12 mila, lo sp500 -7,5% dal
massimo di inizio maggio, nasdaq e russell passati in negativo da
inizio anno). Il punto è che il sistema è molto più vulnerabile da
effetti contagio vari, rispetto a quanto si pensi comunemente. Anche
il recupero del dollaro e l’eccesso di rifugio nella carta straccia
emessa dal governo USA, possono stare ad indicare un inizio di
smobilizzo delle leve. Vedremo se dalla puzza di bruciato si passa
alla fiammata vera e propria.
MATERIE PRIME: niente oro a Fort Knox?
Oro -0,7% (+8% da inizio anno), argento +0,4%(+17%), rame -1,9%(-8%),
petrolio -1% (+9%), miste le agricole. L'indice generale CRB -0,2%
(+4,6%).
Un rapporto preparato per Putin dalla FSB (Federal Security Service)
dice che DSK prima di saltare sulla cameriera del Sofitel avesse
scoperto che tutto l’oro USA ufficialmente contabilizzato nelle
riserve di Fort Knox in realtà non c’è più, e dunque questa scoperta
spiegherebbe almeno perchè le autorità americane si siano accanite su
DSK invece di proteggere il potente di turno, come da che mondo e
mondo (purtroppo), se non addirittura perché l’intero episodio del
Sofitel potrebbe essere stato montato ad arte (un trappolone insomma).
Nel rapporto FSB si dice che DSK si sia insospettito avendo visto la
mancata consegna da parte americana delle 191 tonnellate di oro al
FMI secondo l’accordo in essere; DSK avrebbe contattato
l’amministrazione Obama e tramite spie nella CIA avrebbe saputo che
effettivamente gli USA non hanno più oro. A quel punto è scattato il
trappolone, e DSK sarebbe riuscito a fuggire se non fosse stato per
l’errore compiuto quando a bordo dell’aereo francese ha chiamato
l’hotel per cercare di recuperare il suo cellulare, così permettendo
alla polizia di rintracciarlo e venirlo a prelevare a bordo,
screditandolo in caso di rivelazioni sull’oro. Da notare come un
banchiere egiziano, tale Omar, molto amico di DSK (probabilmente messo
al corrente della scoperta sull’oro) è stato anche lui imprigionato
con la stessa accusa di DSK nonostante sia un musulmano di 74 anni.
Putin dopo avere letto il rapporto FSB ha ordinato di mettere sul sito
ufficiale del Cremlino una difesa di DSK, ritenuto vittima di una
cospirazione USA. Si tenga presente inoltre che Ron Paul il deputato
americano noto per le sue battaglie contro la FED, da tempo sostiene
che il governo mente circa le riserve aurifere detenute a Fort Knox, e
le sue richieste di audizioni ufficiali in materia sono state sempre
respinte con la scusa del segreto di stato. Paul ha chiesto, dato
l’enorme debito americano e l’alto prezzo dell’oro , si vendesse parte
delle riserve, ma se l’oro non c’è ….. Infine si consideri che dal
2009 circola l’ipotesi che i lingotti osservabili a Fort Knox siano di
tungsteno, come scoperto dai cinesi nell’ottobre di quell’anno circa
una consegna ricevuta dagli USA a regolamento di una transazione. Si
scoprì non solo che erano di tungsteno ricoperti da uno strato esterno
di oro, ma anche che i numeri di serie erano originali e quei lingotti
falsi erano dunque stati per anni a Fort Knox (si trattava di 5600
pezzi da 400 once ciascuno).
Nel frattempo, notizia dell’ultima ora, è stata aperta un indagine per
scoprire la fonte degli attacchi informatici subiti dal FMI, si
ipotizza che gli hacker abbiano agito per conto di uno Stato che vuole
accesso a dati “sensibili” o che l’azione punti a screditare
l’istituzione ….
Previsione scenario base: rialzo
Posizione asset: 40% terreno agricolo+2,5% opzioni argento
........
Sui mercati creditizi si inizia a sentire puzza di bruciato. Ma prima,
come usuale, è bene “ripassare” il contesto.
Il mondo è nel pieno della più grande e più lunga (ormai ultra
decennale) Superbolla finanziaria della Storia. Un sistema globale
disfunzionale sta operando – essenzialmente- senza meccanismi che
regolino la quantità e la qualità del debito emesso. Il prestito
bancario tradizionale è stato largamente sopravanzato dalla
trasformazione di prestiti in titoli commerciabili, processo noto come
“securitization”, sfociato nella creazione a piramide rovesciata di
una moltitudine di strumenti sofisticati. L’espansione del credito,
pertanto, che prima trovava un limite nei depositi bancari esistenti
ed era regolabile tramite la riserva obbligatoria, non avendo più tale
limite è così potuto crescere esponenzialmente, diventando sempre più
scollegato dalla produzione e dall’economia reale (anzi ha favorito la
deindustrializzazione). Questa, in estrema sintesi, l’origine di tutti
i mali. Di chi la colpa? Innanzitutto della FED che con Greenspan ad
inizio anni 90 ha attizzato il fenomeno, adottando inoltre un
approccio asimmetrico , in cui mentre non faceva niente per frenare le
singole bolle, invece interveniva aggressivamente non appena esse
scoppiavano, ricreandone di nuove. L’espansione massiccia di debiti
accoppiata ad una politica monetaria altamente lassista ha incitato un
enorme speculazione amplificata da leve spettacolari (oltre 100 a 1).
In breve tempo questa patologia sorta negli USA, ha messo radici in
tutto il mondo, a causa del dollaro moneta di riserva
internazionale.
Nel 2008 era suonato un campanello d’allarme forte e chiaro,
concretizzatosi in una devastante crisi di fiducia che ha fortemente
impattato l’economia reale: milioni di posti di lavoro sono stati
persi per sempre. Il fallimento di Lehman in particolare, ha innescato
il panico nei mercati globali del debito, mettendo in crisi le
sofisticate strutture sopra citate. Ma, invece di capire la lezione e
farne tesoro, i governi sono intervenuti a testa bassa con misure
senza precedenti, sconvolgendo l’abc dei principi base del
capitalismo. Trilioni di strumenti debitori sono stati nazionalizzati,
ed al contempo altri trilioni sono stati comprati da FED, BCE e altre
banche centrali, nella più grande monetizzazione di tutti i tempi. Le
perdite delle banche sono state fatte pagare, in un modo o nell’altro,
ai contribuenti ed ai cittadini, presenti e futuri. Si è creata la
nuova grande bolla della finanza pubblica. Nel frattempo, l’enorme
deficit estero USA ed i flussi finanziari derivanti in un sistema di
cambi essenzialmente fissi, ha inondato il mondo, creando eccesso di
liquidità ed espansione dei debiti ovunque. Gli squilibri globali,
crescenti da decenni, si sono avvitati in modo parabolico negli ultimi
anni.
La debolezza strutturale del dollaro ha favorito inoltre il regime
monetario europeo, nonostante l’insostenibilità logica di una moneta
(e tassi d’interesse) comune ad economie profondamente diverse tra
loro e dall’andamento divergente. L’euro è sembrato un alternativa al
dollaro, e poiché di questa alternativa si sentiva fortemente bisogno,
ha avuto successo, anche se l’euro provoca potenti distorsioni
economiche reali, sotto gli occhi di tutti. In particolare ha promosso
eccessi debitori in tutta l’area europea, specie nella periferia (la
Grecia, e gli altri PIIGS, hanno potuto beneficiare di condizioni
finanziarie così appetibili, da spingerli all’iper indebitamento).
Ricapitolando: il dollaro debole e la Fed garante del sostegno
illimitato alla speculazione; l’euro forte e la BCE garante di nessun
default tra i titoli di stato; hanno rappresentato un eccezionale
attizzatoio all’indebitamento senza limiti, alla speculazione ed al
consumo al di sopra delle possibilità.
In un eccesso di indebitamento, c’è un altro elemento analitico da
tenere presente, ed è la differenza tra debito produttivo e debito
improduttivo. Nel momento in cui si crea nuovo debito, può sembrare
una differenza puramente teorica, se esso serve per finanziare un
investimento reale o una speculazione in borsa, perché in ogni caso
viene introdotto nuovo potere d’acquisto. Ma da un punto di vista
sistemico a lungo termine, quando si tratta di rientrare dai debiti,
la differenza è notevole. Durante la fase di boom i mercati non ci
fanno attenzione, specie quando le autorità intervengono distorcendo
le percezioni ed i comportamenti. Ad un certo punto, inevitabilmente,
i mercati iniziano a cercare di capire se il debito in circolazione è
produttivo oppure no. Purtroppo la capacità di sostenere i debiti
improduttivi nell’epoca attuale (finanza globale illimitata, dollaro
malato, interventismo estremo delle autorità, etc.) pone grandi
problemi.
In sintesi: i booms durano troppo, e le politiche seguite finiscono
per colpire il cuore dei sistemi creditizi. Innanzitutto perché
creano una fragile montagna di debito non supportato dalla sottostante
capacità di creazione di ricchezza reale. Inoltre inflazionano
l’economia creando dipendenze sistemiche dagli eccessi speculativi.
Infine, pompano i consumi ed i cattivi investimenti a spese di sani
investimenti in capacità produttiva. Il boom alla fine implode, e la
mancanza di adeguata capacità per generare ricchezza reale assicura
una crisi severa ed un lungo periodo di aggiustamento, quando i
governi perdono (finalmente) la possibilità di perpetuare le Bolle
(come in Grecia, Portogallo, Irlanda, etc.). In quel momento i
mercati si trovano ad affrontare la dura realtà, che fin lì avevano
cercato di ignorare; magari ci vuole tempo per capirlo veramente, ma
poi giungono alla conclusione che gran parte del debito esistente non
è sostenuto da ricchezza reale. Con troppo debito improduttivo, solo
ulteriori enormi addizionali iniezioni di nuova moneta possono
impedire il collasso economico. Ma dal punto di vista fondamentale
questa ricerca affannosa di evitare la resa dei conti , non fa che
aumentare il conto da pagare. Come si sta vedendo con Grecia ed
Irlanda, i costi dei “salvataggi” possono velocemente schizzare a
significative porzioni del PIL.
Come ho scritto da tempo, la crisi greca (e dei PIIGS) sta alla bolla
attuale, come la crisi dei subprime stava a quella ipotecar-
immobiliare. Gli interventi aggressivi dell’ultimo anno (pompaggio
Fed, “salvataggi” europei, monetizzazione globale) hanno ricreato il
contesto altamente speculativo che c’era prima del 2008. Adesso la QE2
della Fed termina a fine mese, ma nel frattempo l’economia USA è già
in ricaduta economica, rischi ed incertezze non mancano, di colpo
potrebbe riproporsi un ondata di riduzione delle leve. La puzza di
bruciato inizia a sentirsi: sul Wall Street Journal , notando la
caduta dei bonds “spazzatura” già si chiede alla Fed di fare la QE3.
Si osserva il deterioramento dei prezzi per una gamma di strumenti
creditizi, inclusi prestiti ipotecari e vari derivati. E’ possibile
stia iniziando a ridursi la propensione al rischio. Ciò avviene
soprattutto negli USA, l’impero del debito improduttivo.
Paradossalmente la montagna di debito del tesoro, priva di assets
sottostanti, viene ancora comprata come “rifugio”: sembra sempre meno
spazzatura dei titoli “spazzatura”, e chi vende questi ultimi si
compra i primi, fino ai ridicoli rendimenti registrati in questi
giorni. Le obbligazioni aziendali godono ancora di una certa domanda,
sull’idea riflessa in borsa che i loro bilanci siano buoni; in realtà
gli utili aziendali sono stati artificialmente gonfiati
dall’insostenibile deficit statale. Si fa fatica a capirlo, così come
prima del 2008 non si capiva la situazione dei mutui subprime. A
proposito, questi ultimi pure avevano beneficiato dell’eccesso
speculativo ricreatosi fino a poco fa. Ma, non solo l’immobiliare USA
continua ad andare male, bensì adesso vi sono problemi di liquidità
per molti di questi titoli: da aprile, i prezzi sono scesi del 15-20%,
e la caduta è accelerata nelle ultime due settimane. La puzza di
bruciato dunque c’è, anche se ancora non si vede nella borsa ufficiale
sostenuta artificialmente dal pompaggio FED (e comunque si scende da 6
settimane consecutive, il Dow sotto i 12 mila, lo sp500 -7,5% dal
massimo di inizio maggio, nasdaq e russell passati in negativo da
inizio anno). Il punto è che il sistema è molto più vulnerabile da
effetti contagio vari, rispetto a quanto si pensi comunemente. Anche
il recupero del dollaro e l’eccesso di rifugio nella carta straccia
emessa dal governo USA, possono stare ad indicare un inizio di
smobilizzo delle leve. Vedremo se dalla puzza di bruciato si passa
alla fiammata vera e propria.
MATERIE PRIME: niente oro a Fort Knox?
Oro -0,7% (+8% da inizio anno), argento +0,4%(+17%), rame -1,9%(-8%),
petrolio -1% (+9%), miste le agricole. L'indice generale CRB -0,2%
(+4,6%).
Un rapporto preparato per Putin dalla FSB (Federal Security Service)
dice che DSK prima di saltare sulla cameriera del Sofitel avesse
scoperto che tutto l’oro USA ufficialmente contabilizzato nelle
riserve di Fort Knox in realtà non c’è più, e dunque questa scoperta
spiegherebbe almeno perchè le autorità americane si siano accanite su
DSK invece di proteggere il potente di turno, come da che mondo e
mondo (purtroppo), se non addirittura perché l’intero episodio del
Sofitel potrebbe essere stato montato ad arte (un trappolone insomma).
Nel rapporto FSB si dice che DSK si sia insospettito avendo visto la
mancata consegna da parte americana delle 191 tonnellate di oro al
FMI secondo l’accordo in essere; DSK avrebbe contattato
l’amministrazione Obama e tramite spie nella CIA avrebbe saputo che
effettivamente gli USA non hanno più oro. A quel punto è scattato il
trappolone, e DSK sarebbe riuscito a fuggire se non fosse stato per
l’errore compiuto quando a bordo dell’aereo francese ha chiamato
l’hotel per cercare di recuperare il suo cellulare, così permettendo
alla polizia di rintracciarlo e venirlo a prelevare a bordo,
screditandolo in caso di rivelazioni sull’oro. Da notare come un
banchiere egiziano, tale Omar, molto amico di DSK (probabilmente messo
al corrente della scoperta sull’oro) è stato anche lui imprigionato
con la stessa accusa di DSK nonostante sia un musulmano di 74 anni.
Putin dopo avere letto il rapporto FSB ha ordinato di mettere sul sito
ufficiale del Cremlino una difesa di DSK, ritenuto vittima di una
cospirazione USA. Si tenga presente inoltre che Ron Paul il deputato
americano noto per le sue battaglie contro la FED, da tempo sostiene
che il governo mente circa le riserve aurifere detenute a Fort Knox, e
le sue richieste di audizioni ufficiali in materia sono state sempre
respinte con la scusa del segreto di stato. Paul ha chiesto, dato
l’enorme debito americano e l’alto prezzo dell’oro , si vendesse parte
delle riserve, ma se l’oro non c’è ….. Infine si consideri che dal
2009 circola l’ipotesi che i lingotti osservabili a Fort Knox siano di
tungsteno, come scoperto dai cinesi nell’ottobre di quell’anno circa
una consegna ricevuta dagli USA a regolamento di una transazione. Si
scoprì non solo che erano di tungsteno ricoperti da uno strato esterno
di oro, ma anche che i numeri di serie erano originali e quei lingotti
falsi erano dunque stati per anni a Fort Knox (si trattava di 5600
pezzi da 400 once ciascuno).
Nel frattempo, notizia dell’ultima ora, è stata aperta un indagine per
scoprire la fonte degli attacchi informatici subiti dal FMI, si
ipotizza che gli hacker abbiano agito per conto di uno Stato che vuole
accesso a dati “sensibili” o che l’azione punti a screditare
l’istituzione ….
Previsione scenario base: rialzo
Posizione asset: 40% terreno agricolo+2,5% opzioni argento
........
1/16/2010
Speciale Ritorno all'Oro ?
L'Oro ha superato quota 1200 dollari per oncia sul finire del 2009, tra voci di investimenti in oro da parte di varie banche centrali asiatiche, a cominciare dalla Banca del Popolo cinese. Il dollaro, l'euro, la sterlina e lo yen hanno tutte buone ragioni per indebolirsi, ma nell'attuale sistema monetario, ciò non è possibile perchè l'indebolimento di una moneta significa il rinforzo di un altra. Le riserve di valuta estera sono a massimi record, e le banche centrali con disponibilità non hanno niente di solido da comprare. Il che solleva la domanda: stiamo forse per vedere l'inizio della fine del sistema basato su tassi di cambio flessibili non convertibili, prevalso dal 1973? Potrebbe esseci un ritorno all'oro, o almeno ad una specie di gold standard?
sorpresa cinese
E' molto improbabile nel prossimo futuro un ritorno al gold standard vero e proprio, cioè ad un sistema in cui le monete , tramite quella principale, siano pienamente convertibili in oro ad un prezzo fisso predeterminato, così come avveniva fino al 1971 quando le varie valute erano legate al dollaro con un sistema di cambi fissi, mentre il dollaro era convertibile in oro al prezzo fisso di 35 dollari per oncia. Peccato. Comunque potrebbe succedere ci si avvicini ad un sistema simile anche senza raggiungere la destinazione finale. I segnali non mancano, e potrebbe esserci una "sorpresa cinese".Vediamo perchè.
l'esplosione
L'esplosione della liquidità globale nell'ultimo decennio ha portato le riserve delle banche centrali a crescere del 414% tra il 1998 e fine 2009 quando hanno raggiunto quota 7,5 trilioni; sono cresciute ad un tasso annuo del 14,5% più del triplo della crescita registrata dal PIL mondiale, in media del 4,6% annuo. La maggior crescita delle riserve rispetto al PIL ha provocato il passaggio da un incidenza percentuale delle medesime su quest'ultimo pari al 4,2% durante il 1998, ad una dell' 11,1% durante il 2008.Il mondo pertanto è stato inondato di liquidità: Alan Greenspan, Ben Bernanke e in misura lievemente inferiore le loro controparti alla BCE, alla Bank of England, alla Bank of Japan e alla People's Bank of China, ne hanno la piena responsabilità; il risultato è che detenere moneta è diventato sempre meno conveniente. Pertanto non ci si può stupire se gli investitori privati (e perfino le banche centrali stesse) oggi cerchino qualcosa di più solido su cui investire: ad ottobre l'India ha comprato 200 tonnellate di oro dal Fondo Monetario Internazionale, investendo 6,7 miliardi di dollari.
il valore dell'oro
L'oro ha pochi usi pratici, per cui teoricamente potrebbe perdere valore quasi del tutto se nel mondo detenere oro non avesse più senso del detenere vecchi biglietti del bus. Comunque , perfino nel periodo di grande disinflazionamento durante gli anni 90, il prezzo dell'oro non è andato al di sotto di 250 dollari l'oncia, esattamente il costo di estrazione dalle miniere più efficienti. Oggi, esso è salito a 400 dollari per oncia, per cui : è questo livello di prezzo minimo possibile anche in caso di abbandono della funzione monetaria? in realtà, se gli investitori decidessero che l'oro non è interessante, ci sono 50 anni di produzione in giro per il mondo, così non ci sarebbe alcuna necessità di produrne di più, e nessun pavimento di costi estrattivi proteggerebbe il prezzo dell'oro; in questo caso si potrebbe scendere anche a 50 dollari l'oncia (non di meno perchè a quel punto diverrebbe un sostituto di altri metalli per usi industriali), ma è molto diffficile che il mondo sposi la teoria Keynesiana in base alla quale l'oro è una "reliquia barbarica", e l'abbandoni. Come sopra ricordato, anche negli anni 90, gli investitori – incluse le banche centrali – hanno mantenuto una certa porzione delle proprie riserve in oro. E decisioni ideologiche come quella presa dall'allora ministro del tesoro,Gordon Brown, di vendere la metà delle riserve auree inglesi nel 1999-2002, si è velocemente rivelata un fiasco clamoroso, perchè proprio da allora il mondo si è rimesso a comprare oro e non solo contro dollari.
tre modi
Poichè oggi ci si trova in piena deriva monetaria, con indebitamenti fuori controllo e presse di stampa (figurativamente) in piena azione, l'idea che si possa ritornare verso un ancoraggio all'oro, non è peregrina come può sembrare; anzi sarebbe l'unico modo per evitare il futuro iperinflazionistico in agguato.
Ci sono tre modi in cui si potrebbe realizzare un simile ritorno.
Innazitutto, le banche centrali del mondo, particolarmente quelle con le maggiori riserve valutarie come Cina e Giappone, potrebbero aumentare la loro quota di oro. In base ai dati ufficiali del FMI tale quota è scesa dal 13,9% al 9,8% durante il grande incremento di riserve sopracitato avvenuto nel decennio 1998 - 2008, nonostante il prezzo dell'oro si sia più che triplicato nel frattempo. Anche solo il ritorno alla quota (modesta) del 1998 significherebbe acquisti per 8.ooo tonnellate (320 miliardi in dollari), abbastanza da spingere ulteriormente al rialzo il prezzo dell'oro; se poi si andasse a quota 20% (la quota in essere nel 1994) ci vorrebbero acquisti di oro per oltre 20.000 tonnellate, cioè circa 7 anni di produzione ai prezzi atttuali, e quasi il 15% di tutto l'oro esistente(150 mila tonnellate). Questo significherebbe ridurre in misura proporzionale la continua creazione di liquidità addizionale che il deficit USA produce nei paesi in avanzo con cambio fisso(o quasi) al dollaro.
Inoltre, le autorità monetarie mondiali potrebbero iniziare a considerare il prezzo dell'oro un obiettivo della propria gestione monetaria, mantendolo in un range, quindi prevenendo un eccessiva espansione monetaria,ed impedendo un eccessiva fluttuazione dei tassi di cambio. In pratica, stabilito ad esempio un range 900-1100 dollari l'oncia, quando il prezzo si avvicina alla parte alta del range, le banche centrali iniziano a venderlo (drenando così dollari), e viceversa quando il prezzo si avvicina alla parte bassa, iniziano a comprarlo (creando così dollari).Una smile politica avrebbe il vantaggio di non far manipolare direttamente le altre valute (come avviene oggi quando le banche centrali le comprano o vendono per aggiustare il proprio tasso di cambio), e pertanto si minimizzerebbe il rischio di ritorsioni protezionistiche (vantaggio non trascurabile, in fasi di crisi). Naturalmente quando gli USA vendono oro, il dollaro potrebbe anche scendere nei confronti delle altre valute, cioè questa politica non impedirebbe le svalutazioni, ma certamente ne attenuerebbe le conseguenze.
Infine, i popoli potrebbero decidere che creare moneta senza limiti è una cosa completamente sbagliata, e potrebbero quindi imporre restrizioni alle banche centrali, imponendo loro una creazione di tipo meccanica, proprio collegata all'oro, come succedeva con il gold standard. Ai tempi del Gold standard l'aumento della moneta dipendeva dal tasso di estrazione e scoperta dell'oro,e fluttuava lentamente , ad eccezione del periodo della corsa all'oro in California nel 1849 e nello Yukon nel 1896. Oggi l'offerta di oro cresce del 2% all'anno(3 mila tonnellate), e quindi gli inflazionisti che infestano le università, i media e le istituzioni ufficiali, griderebbero alla deflazione; ma un tasso del 4% in linea con una normale crescita del PIL mondiale, potrebbe difficilmente essere tacciato di deflazionismo.
la Cupola non vuole
Naturalmente la gestione di un range di prezzo dell'oro, ed uno standard di crescita della moneta sulla falsariga di quanto succedeva con il Gold standard, sono un utopìa, perchè la Cupola vuole la grande inflazione, e con un ritorno all'oro del tipo qui sopra delineato, applicare la tassa che non perdona, non sarebbe possibile. Ma ci sono i cinesi, i quali si trovano in un grande dilemma, e (forse) hanno ancora l'autonomìa per muoversi a prescindere dalla Cupola.
il dilemma cinese
Il loro dilemma è il seguente:
- se vogliono mantenere il modello di sviluppo basato sui consumi degli altri, in un sistema monetario basato sul dollaro, devono continuare per forza ad accumulare crediti in dollari, mantenendo artificialmente bassi i tassi d'interesse globali, sostenendo il dollaro, importando inflazione, drogando la crescita globale ed acuendo gli squilibri già esistenti. Una strada insostenibile a lungo termine.
- se invece (sempre in un sistema monetario basato sul dollaro) vogliono smettere di accumulare dollari, ed anzi ridurne gradualmente la detenzione, devono rivalutare la propria moneta, provocando la svalutazione del verdone ed il rialzo dei tassi d'interesse globali, e dunque perdendo soldi, esportazioni, e creando crisi economica. Una strada improponibile a breve termine.
lo yaun standard
Ci si può chiedere però se sia proprio inevitabile- a seguito di una eventuale transizione dal modello di sviluppo cinese basato sui consumi degli altri, ad uno basato sui consumi propri - la rivalutazione del renminbi , ed una corrispondente svalutazione del dollaro, una volta mollato l'ancoraggio. Se si passasse dal "dollar standard" allo "yaun standard", vale a dire se il sistema monetario internazionale si basasse sullo yaun invece che sul dollaro, non sarebbero più gli esportatori cinesi a portare alla banca centrale i dollari ricevuti dai loro clienti, per farseli cambiare in yaun, bensì sarebbero i clienti a portare i dollari alle proprie banche centrali per farseli cambiare in yaun da consegnare agli esportatori cinesi. E queste ultime - non avendo yaun tra le proprie riserve valutarie - si rivolgerebbero alla Banca centrale cinese, offrendo le proprie valute. Dunque non cambierebbe nulla ai fini del tasso di cambio: la Banca del Popolo potrebbe scegliere di farlo fluttuare in base alla domanda ed offerta , oppure tenerlo fisso come oggi.
Ma sarebbe diverso se lo yaun fosse anche convertibile in oro?
Sì, perchè si tornerebbe al gold standard, ed in pratica le merci sarebbero quotate in oro tramite lo yaun; chi compra prodotti dai cinesi dovrebbe procurarsi oro oppure yaun, e consegnarlo direttamente agli esportatori, i quali possono poi trasformare l'oro in yaun al tasso di convertibilità. Il surplus commerciale cinese agirebbe sul prezzo dell'oro rispetto alle altre valute (ad esempio salirebbe in dollari), così come un deficit -ad esempio- nella bilancia cina-giappone provocherebbe un aumento dell'oro in yaun ed un calo in yen.
Il punto centrale è che la banca centrale cinese non accumulerebbe più dollari a fronte del suo avanzo netto complessivo, bensì oro, che non è il debito di nessuno. E l'oro non andrebbe riciclato, dunque non altererebbe i tassi d'interesse e la politica economica degli USA nè della Cina. Analogamente gli USA, persistendo nel loro deficit netto complessivo, vedrebbero assottigliarsi le loro riserve auree, e quando le finissero, sarebbero costretti a comprarlo sul mercato, facendo salire il prezzo in dollari e dunque disincentivando le proprie importazioni. Coevamente l'oro accumulato dai cinesi, comprerebbe più dollari, e renderebbe meno costose le importazioni dagli USA. Insomma il meccanismo spingerebbe verso un riequilibrio delle bilance commerciali.
quanto oro
La situazione di partenza è la seguente: nel mondo ci sono circa 150 mila tonnellate di oro, al prezzo attuale pari a circa 6 trilioni di dollari, di cui solo 30 mila detenute da banche centrali (1,2 triloni di dollari) a fronte di riserve valutarie internazionali complessive per 7,5 trilioni. Dunque il combinato disposto di un aumento della quantità dell'oro detenuto, nonchè del suo prezzo (salirebbe per effetto automatico se si mettono a comprarlo) sarebbe sufficiente ad azzerare questo differenziale di 6,3 trilioni , e trasformare tutte le riserve valutarie cartacee esistenti in oro. Si può pensare alla necessità di un accordo generale, dunque non praticabile se la Cupola non vuole.
Invece sarebbe sufficiente i cinesi decidessero da soli di annunciare la convertibilità dello yaun in oro, agendo per realizzarla, per ottenere quanto sopra.
La parte in oro delle riserve cinesi oggi arriva solamente a 1.054 tonnellate, cioè circa 40 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 2% delle sue riserve valutarie, e soprattutto pari ad appena il 2,5% della base monetaria cinese. Si può iniziare a parlare di convertibilità solo quando questo valore raggiunge il 100% della base monetaria. Occorrerebbe quindi che la banca centrale cinese incrementasse le proprie disponibilità d’oro da 1.000 tonnellate a 40.000. Ai prezzi correnti 39.000 tonnellate d’oro corrispondono a 1.560 miliardi di dollari (a fronte di una disponibilità di 800 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americano, e di un totale di riserve valutarie cinesi di 2.300 miliardi di dollari, ed un PIl di 4.500 miliardi di dollari). La Cina quindi se lo potrebbe anche permettere ma non è facile trovare 39.000 tonnellate di oro da comprare(quasi il 26% di tutto l'oro esistente, e 13 anni di nuova produzione). Però se la Cina intendesse comprare tutto questo oro, il prezzo del metallo giallo schizzerebbe alle stelle, e già raddoppiando (quindi a 2200 dollari l'oncia), basterebbero 20 mila tonnellate d'oro per coprire la sua base monetaria, ma è probabile basti comprare solo 9 mila tonnellate (3 anni di produzione nuova, ed il 6% di tutto l'oro esistente), ed il prezzo quadruplicherebbe, arrivando in area 5000 dollari l'oncia, e così già con 10 mila tonnellate la Cina diverrebbe la nazione con più oro al mondo (superando gli USA) e sarebbe in grado di coprire la sua base monetaria.
Certo, il benessere della sua popolazione rurale e dei lavoratori migranti non ne guadagnerebbe molto, nell'evidenza immediata. Senza la trasformazione da un modello di crescita trainato dalle esportazioni ad uno basato sul fabbisogno interno, la Cina non potrebbe risolvere i problemi causati da un eccessivo consumo di risorse naturali o dall’inquinamento ambientale o dai troppi investimenti (in capitale fisso, impianti e macchinari) ed insufficienti consumi interni o dal problema nel settore finanziario (le banche cinesi). Ma proprio il raggiungimento di questi obiettivi sarebbe reso ben più possibile dalla creazione di un sistema monetario in cui gli avanzi/disavanzi commerciali vengono regolati in oro (o in moneta in esso convertibile).Che i mandarini arrivino a pensarlo?
p.s.
Invece gli U.S.A. non potrebbero neanche volendo: possiedono 8.300 tonnellate, cioè 320 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 15% circa della base monetaria. Per tornare alla convertibilità, occorrerebbe che la FED incrementasse le proprie disponibilità d'oro da 8300 a 55 mila tonnellate; ai prezzi correnti 47 mila tonnellate corrispondono a 1.880 miliardi di dollari, che gli USA non potrebbero trovare non stampando altra base monetaria, ed essendo indebitati fino al collo. In alternativa potrebbero però pensare di fissare il prezzo dell'oro a 7300 dollari l'oncia: automaticamente le 8300 tonnellate giacenti a fort knox equivarrebbero alla base monetaria esistente.Ma essendo un paese in deficit, in pochi anni le azzererebbe, quindi gli USA non possono pensare di tornare alla convertibilità, a meno che al contempo non svalutino il dollaro in un modo così massiccio da azzerare il deficit, ma ciò signficherebbe ridurre il tenore di vita del paese di oltre un terzo, ed è dunque impossibile politicamente, a meno non avvenga in concomitanza con eventi geopolitici disastrosi.
sorpresa cinese
E' molto improbabile nel prossimo futuro un ritorno al gold standard vero e proprio, cioè ad un sistema in cui le monete , tramite quella principale, siano pienamente convertibili in oro ad un prezzo fisso predeterminato, così come avveniva fino al 1971 quando le varie valute erano legate al dollaro con un sistema di cambi fissi, mentre il dollaro era convertibile in oro al prezzo fisso di 35 dollari per oncia. Peccato. Comunque potrebbe succedere ci si avvicini ad un sistema simile anche senza raggiungere la destinazione finale. I segnali non mancano, e potrebbe esserci una "sorpresa cinese".Vediamo perchè.
l'esplosione
L'esplosione della liquidità globale nell'ultimo decennio ha portato le riserve delle banche centrali a crescere del 414% tra il 1998 e fine 2009 quando hanno raggiunto quota 7,5 trilioni; sono cresciute ad un tasso annuo del 14,5% più del triplo della crescita registrata dal PIL mondiale, in media del 4,6% annuo. La maggior crescita delle riserve rispetto al PIL ha provocato il passaggio da un incidenza percentuale delle medesime su quest'ultimo pari al 4,2% durante il 1998, ad una dell' 11,1% durante il 2008.Il mondo pertanto è stato inondato di liquidità: Alan Greenspan, Ben Bernanke e in misura lievemente inferiore le loro controparti alla BCE, alla Bank of England, alla Bank of Japan e alla People's Bank of China, ne hanno la piena responsabilità; il risultato è che detenere moneta è diventato sempre meno conveniente. Pertanto non ci si può stupire se gli investitori privati (e perfino le banche centrali stesse) oggi cerchino qualcosa di più solido su cui investire: ad ottobre l'India ha comprato 200 tonnellate di oro dal Fondo Monetario Internazionale, investendo 6,7 miliardi di dollari.
il valore dell'oro
L'oro ha pochi usi pratici, per cui teoricamente potrebbe perdere valore quasi del tutto se nel mondo detenere oro non avesse più senso del detenere vecchi biglietti del bus. Comunque , perfino nel periodo di grande disinflazionamento durante gli anni 90, il prezzo dell'oro non è andato al di sotto di 250 dollari l'oncia, esattamente il costo di estrazione dalle miniere più efficienti. Oggi, esso è salito a 400 dollari per oncia, per cui : è questo livello di prezzo minimo possibile anche in caso di abbandono della funzione monetaria? in realtà, se gli investitori decidessero che l'oro non è interessante, ci sono 50 anni di produzione in giro per il mondo, così non ci sarebbe alcuna necessità di produrne di più, e nessun pavimento di costi estrattivi proteggerebbe il prezzo dell'oro; in questo caso si potrebbe scendere anche a 50 dollari l'oncia (non di meno perchè a quel punto diverrebbe un sostituto di altri metalli per usi industriali), ma è molto diffficile che il mondo sposi la teoria Keynesiana in base alla quale l'oro è una "reliquia barbarica", e l'abbandoni. Come sopra ricordato, anche negli anni 90, gli investitori – incluse le banche centrali – hanno mantenuto una certa porzione delle proprie riserve in oro. E decisioni ideologiche come quella presa dall'allora ministro del tesoro,Gordon Brown, di vendere la metà delle riserve auree inglesi nel 1999-2002, si è velocemente rivelata un fiasco clamoroso, perchè proprio da allora il mondo si è rimesso a comprare oro e non solo contro dollari.
tre modi
Poichè oggi ci si trova in piena deriva monetaria, con indebitamenti fuori controllo e presse di stampa (figurativamente) in piena azione, l'idea che si possa ritornare verso un ancoraggio all'oro, non è peregrina come può sembrare; anzi sarebbe l'unico modo per evitare il futuro iperinflazionistico in agguato.
Ci sono tre modi in cui si potrebbe realizzare un simile ritorno.
Innazitutto, le banche centrali del mondo, particolarmente quelle con le maggiori riserve valutarie come Cina e Giappone, potrebbero aumentare la loro quota di oro. In base ai dati ufficiali del FMI tale quota è scesa dal 13,9% al 9,8% durante il grande incremento di riserve sopracitato avvenuto nel decennio 1998 - 2008, nonostante il prezzo dell'oro si sia più che triplicato nel frattempo. Anche solo il ritorno alla quota (modesta) del 1998 significherebbe acquisti per 8.ooo tonnellate (320 miliardi in dollari), abbastanza da spingere ulteriormente al rialzo il prezzo dell'oro; se poi si andasse a quota 20% (la quota in essere nel 1994) ci vorrebbero acquisti di oro per oltre 20.000 tonnellate, cioè circa 7 anni di produzione ai prezzi atttuali, e quasi il 15% di tutto l'oro esistente(150 mila tonnellate). Questo significherebbe ridurre in misura proporzionale la continua creazione di liquidità addizionale che il deficit USA produce nei paesi in avanzo con cambio fisso(o quasi) al dollaro.
Inoltre, le autorità monetarie mondiali potrebbero iniziare a considerare il prezzo dell'oro un obiettivo della propria gestione monetaria, mantendolo in un range, quindi prevenendo un eccessiva espansione monetaria,ed impedendo un eccessiva fluttuazione dei tassi di cambio. In pratica, stabilito ad esempio un range 900-1100 dollari l'oncia, quando il prezzo si avvicina alla parte alta del range, le banche centrali iniziano a venderlo (drenando così dollari), e viceversa quando il prezzo si avvicina alla parte bassa, iniziano a comprarlo (creando così dollari).Una smile politica avrebbe il vantaggio di non far manipolare direttamente le altre valute (come avviene oggi quando le banche centrali le comprano o vendono per aggiustare il proprio tasso di cambio), e pertanto si minimizzerebbe il rischio di ritorsioni protezionistiche (vantaggio non trascurabile, in fasi di crisi). Naturalmente quando gli USA vendono oro, il dollaro potrebbe anche scendere nei confronti delle altre valute, cioè questa politica non impedirebbe le svalutazioni, ma certamente ne attenuerebbe le conseguenze.
Infine, i popoli potrebbero decidere che creare moneta senza limiti è una cosa completamente sbagliata, e potrebbero quindi imporre restrizioni alle banche centrali, imponendo loro una creazione di tipo meccanica, proprio collegata all'oro, come succedeva con il gold standard. Ai tempi del Gold standard l'aumento della moneta dipendeva dal tasso di estrazione e scoperta dell'oro,e fluttuava lentamente , ad eccezione del periodo della corsa all'oro in California nel 1849 e nello Yukon nel 1896. Oggi l'offerta di oro cresce del 2% all'anno(3 mila tonnellate), e quindi gli inflazionisti che infestano le università, i media e le istituzioni ufficiali, griderebbero alla deflazione; ma un tasso del 4% in linea con una normale crescita del PIL mondiale, potrebbe difficilmente essere tacciato di deflazionismo.
la Cupola non vuole
Naturalmente la gestione di un range di prezzo dell'oro, ed uno standard di crescita della moneta sulla falsariga di quanto succedeva con il Gold standard, sono un utopìa, perchè la Cupola vuole la grande inflazione, e con un ritorno all'oro del tipo qui sopra delineato, applicare la tassa che non perdona, non sarebbe possibile. Ma ci sono i cinesi, i quali si trovano in un grande dilemma, e (forse) hanno ancora l'autonomìa per muoversi a prescindere dalla Cupola.
il dilemma cinese
Il loro dilemma è il seguente:
- se vogliono mantenere il modello di sviluppo basato sui consumi degli altri, in un sistema monetario basato sul dollaro, devono continuare per forza ad accumulare crediti in dollari, mantenendo artificialmente bassi i tassi d'interesse globali, sostenendo il dollaro, importando inflazione, drogando la crescita globale ed acuendo gli squilibri già esistenti. Una strada insostenibile a lungo termine.
- se invece (sempre in un sistema monetario basato sul dollaro) vogliono smettere di accumulare dollari, ed anzi ridurne gradualmente la detenzione, devono rivalutare la propria moneta, provocando la svalutazione del verdone ed il rialzo dei tassi d'interesse globali, e dunque perdendo soldi, esportazioni, e creando crisi economica. Una strada improponibile a breve termine.
lo yaun standard
Ci si può chiedere però se sia proprio inevitabile- a seguito di una eventuale transizione dal modello di sviluppo cinese basato sui consumi degli altri, ad uno basato sui consumi propri - la rivalutazione del renminbi , ed una corrispondente svalutazione del dollaro, una volta mollato l'ancoraggio. Se si passasse dal "dollar standard" allo "yaun standard", vale a dire se il sistema monetario internazionale si basasse sullo yaun invece che sul dollaro, non sarebbero più gli esportatori cinesi a portare alla banca centrale i dollari ricevuti dai loro clienti, per farseli cambiare in yaun, bensì sarebbero i clienti a portare i dollari alle proprie banche centrali per farseli cambiare in yaun da consegnare agli esportatori cinesi. E queste ultime - non avendo yaun tra le proprie riserve valutarie - si rivolgerebbero alla Banca centrale cinese, offrendo le proprie valute. Dunque non cambierebbe nulla ai fini del tasso di cambio: la Banca del Popolo potrebbe scegliere di farlo fluttuare in base alla domanda ed offerta , oppure tenerlo fisso come oggi.
Ma sarebbe diverso se lo yaun fosse anche convertibile in oro?
Sì, perchè si tornerebbe al gold standard, ed in pratica le merci sarebbero quotate in oro tramite lo yaun; chi compra prodotti dai cinesi dovrebbe procurarsi oro oppure yaun, e consegnarlo direttamente agli esportatori, i quali possono poi trasformare l'oro in yaun al tasso di convertibilità. Il surplus commerciale cinese agirebbe sul prezzo dell'oro rispetto alle altre valute (ad esempio salirebbe in dollari), così come un deficit -ad esempio- nella bilancia cina-giappone provocherebbe un aumento dell'oro in yaun ed un calo in yen.
Il punto centrale è che la banca centrale cinese non accumulerebbe più dollari a fronte del suo avanzo netto complessivo, bensì oro, che non è il debito di nessuno. E l'oro non andrebbe riciclato, dunque non altererebbe i tassi d'interesse e la politica economica degli USA nè della Cina. Analogamente gli USA, persistendo nel loro deficit netto complessivo, vedrebbero assottigliarsi le loro riserve auree, e quando le finissero, sarebbero costretti a comprarlo sul mercato, facendo salire il prezzo in dollari e dunque disincentivando le proprie importazioni. Coevamente l'oro accumulato dai cinesi, comprerebbe più dollari, e renderebbe meno costose le importazioni dagli USA. Insomma il meccanismo spingerebbe verso un riequilibrio delle bilance commerciali.
quanto oro
La situazione di partenza è la seguente: nel mondo ci sono circa 150 mila tonnellate di oro, al prezzo attuale pari a circa 6 trilioni di dollari, di cui solo 30 mila detenute da banche centrali (1,2 triloni di dollari) a fronte di riserve valutarie internazionali complessive per 7,5 trilioni. Dunque il combinato disposto di un aumento della quantità dell'oro detenuto, nonchè del suo prezzo (salirebbe per effetto automatico se si mettono a comprarlo) sarebbe sufficiente ad azzerare questo differenziale di 6,3 trilioni , e trasformare tutte le riserve valutarie cartacee esistenti in oro. Si può pensare alla necessità di un accordo generale, dunque non praticabile se la Cupola non vuole.
Invece sarebbe sufficiente i cinesi decidessero da soli di annunciare la convertibilità dello yaun in oro, agendo per realizzarla, per ottenere quanto sopra.
La parte in oro delle riserve cinesi oggi arriva solamente a 1.054 tonnellate, cioè circa 40 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 2% delle sue riserve valutarie, e soprattutto pari ad appena il 2,5% della base monetaria cinese. Si può iniziare a parlare di convertibilità solo quando questo valore raggiunge il 100% della base monetaria. Occorrerebbe quindi che la banca centrale cinese incrementasse le proprie disponibilità d’oro da 1.000 tonnellate a 40.000. Ai prezzi correnti 39.000 tonnellate d’oro corrispondono a 1.560 miliardi di dollari (a fronte di una disponibilità di 800 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americano, e di un totale di riserve valutarie cinesi di 2.300 miliardi di dollari, ed un PIl di 4.500 miliardi di dollari). La Cina quindi se lo potrebbe anche permettere ma non è facile trovare 39.000 tonnellate di oro da comprare(quasi il 26% di tutto l'oro esistente, e 13 anni di nuova produzione). Però se la Cina intendesse comprare tutto questo oro, il prezzo del metallo giallo schizzerebbe alle stelle, e già raddoppiando (quindi a 2200 dollari l'oncia), basterebbero 20 mila tonnellate d'oro per coprire la sua base monetaria, ma è probabile basti comprare solo 9 mila tonnellate (3 anni di produzione nuova, ed il 6% di tutto l'oro esistente), ed il prezzo quadruplicherebbe, arrivando in area 5000 dollari l'oncia, e così già con 10 mila tonnellate la Cina diverrebbe la nazione con più oro al mondo (superando gli USA) e sarebbe in grado di coprire la sua base monetaria.
Certo, il benessere della sua popolazione rurale e dei lavoratori migranti non ne guadagnerebbe molto, nell'evidenza immediata. Senza la trasformazione da un modello di crescita trainato dalle esportazioni ad uno basato sul fabbisogno interno, la Cina non potrebbe risolvere i problemi causati da un eccessivo consumo di risorse naturali o dall’inquinamento ambientale o dai troppi investimenti (in capitale fisso, impianti e macchinari) ed insufficienti consumi interni o dal problema nel settore finanziario (le banche cinesi). Ma proprio il raggiungimento di questi obiettivi sarebbe reso ben più possibile dalla creazione di un sistema monetario in cui gli avanzi/disavanzi commerciali vengono regolati in oro (o in moneta in esso convertibile).Che i mandarini arrivino a pensarlo?
p.s.
Invece gli U.S.A. non potrebbero neanche volendo: possiedono 8.300 tonnellate, cioè 320 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 15% circa della base monetaria. Per tornare alla convertibilità, occorrerebbe che la FED incrementasse le proprie disponibilità d'oro da 8300 a 55 mila tonnellate; ai prezzi correnti 47 mila tonnellate corrispondono a 1.880 miliardi di dollari, che gli USA non potrebbero trovare non stampando altra base monetaria, ed essendo indebitati fino al collo. In alternativa potrebbero però pensare di fissare il prezzo dell'oro a 7300 dollari l'oncia: automaticamente le 8300 tonnellate giacenti a fort knox equivarrebbero alla base monetaria esistente.Ma essendo un paese in deficit, in pochi anni le azzererebbe, quindi gli USA non possono pensare di tornare alla convertibilità, a meno che al contempo non svalutino il dollaro in un modo così massiccio da azzerare il deficit, ma ciò signficherebbe ridurre il tenore di vita del paese di oltre un terzo, ed è dunque impossibile politicamente, a meno non avvenga in concomitanza con eventi geopolitici disastrosi.
9/04/2008
Speciale CANCRO CENTRALE
Speciale Cancro Centrale
La legge naturale
C'era una volta il sistema economico liberale basato sulla legge di attrazione dell'economia, equivalente della legge di gravità nella fisica: la legge della domanda ed offerta. Lasciata libera di interagire forma i prezzi dei beni,dei servizi, e della merce di scambio per eccellenza: il denaro (la legge in sintesi dice che se la domanda aumenta relativamente all'offerta, il prezzo sale, e viceversa; dice anche che al salire del prezzo la domanda tende a scendere relativamente all'offerta; pertanto è un meccanismo autoequilibrantesi).
Il risparmio
In questo sistema il risparmio veniva raccolto da operatori specializzati(i banchieri) che ne prestavano una parte a coloro che dimostravano di volerlo impiegare in attività profittevoli, ed erano disponibili a dividere con loro una parte degli utili pagando gli interessi. A loro volta i banchieri riconoscevano una parte dei ricavi ai risparmiatori, pagando loro un interesse, e stimolandoli così ad affidargli i risparmi che altrimenti avrebbero potuto restare sotto al materasso e tutto il circuito si sarebbe fermato.
I banchieri
Occorre avere chiaro che in un sistema economico normale, la funzione di intermediario(banchieri) tra datori di denaro (risparmiatori) e prenditori di denaro(imprenditori)è una funzione positiva che stimola l'attività economica. In assenza di tale funzione il risparmio resta sotto ai materassi, e le nuove attività economiche possono iniziare solo nella misura in cui l'imprenditore già possiede suoi risparmi.
Il tasso d'interesse
In questa funzione ha un ruolo cruciale il tasso d'interesse, il prezzo di mercato del risparmio, frutto dell'incontro tra offerta e domanda.In un libero mercato non esiste per definizione un tasso d'interesse giusto o sbagliato, alto o basso, esiste solo il tasso che equilibria domanda ed offerta. In un sistema economico libero (senza banca centrale) succede che quando- per vari motivi - aumenta la voglia di intraprendere ed aumenta quindi la domanda di risparmio, il suo prezzo sale, così incentivando l'offerta di risparmio(ciclo di espansione dell'economia); però, salendo il tasso d'interesse, si iniziano a ridurre le iniziative imprenditoriali in grado di generare il profitto necessario per sostenerne l'onere, e la domanda di risparmio inizia a scendere, facendo scendere il tasso d'interesse anche perchè nel frattempo l'aumentata offerta di risparmio agisce nello stesso senso, dall'altro lato. Analogamente, quando - per vari motivi- diminuisce la voglia di intraprendere e quindi la domanda di risparmio, il suo prezzo scende, così disincentivandone l'offerta( ciclo di contrazione dell'economia);però, scendendo il tasso d'interesse, aumentano le iniziative profittevoli in rapporto ad esso, e la domanda di risparmio riprende a salire facendo salire il tasso d'interesse anche perchè nel frattempo si riduce l'offerta di risparmio.
Funziona se libero
La bellezza della legge di attrazione dell'economia è che automaticamente produce il migliore dei mondi possibili, automaticamente aggiustando ogni squilibrio dovesse via via presentarsi. MA per funzionare questo stupendo orologio naturale (e parlo di Natura perchè l'economia è l'attività degli esseri umani, che sono parte della Natura) ha bisogno di un requisito fondamentale: deve essere lasciato libero. Signfica che funziona solo in una condizione di concorrenza perfetta,in cui nessun partecipante ha le dimensioni per poter influenzare domanda-offerta-prezzo.
Man mano che questa condizione si allenta,crescendo il grado di oligopolio e monopolio dell'economia avviene una distorsione, e succede che il sistema si ammala ed inizia a produrre cellule cancerogene che alla lunga uccidono l'organismo.
Il cancro centrale
Purtroppo da fine 1800 ed inizio del 1900, proprio mentre gli economisti formalizzavano la Teoria dell'equilibrio economico generale, la tendenza all'oligopolio e a introdurre monopoli di varia natura si è affermata in modo irreversibile, generando una serie di cellule cancerogene mortali tra cui la creazione della BANCA CENTRALE. Essa, in un sistema economico, rappresenta Il CANCRO CENTRALE, quello incurabile che porta alla tomba se non viene estirpato in tempo.
Vediamo perchè e vediamo come si è arrivati a quest' orribile invenzione che ha distrutto il sistema economico liberale.
Lo Stato
Occorre aver chiaro che quanto fin qui detto vale soprattutto per lo Stato. In un sistema economico liberale il ruolo dello Stato è esclusivamente quello di far rispettare le regole, a cominciare da quelle anti trust, esercitando la Giustizia. E' fondamentale che lo Stato abbia un bilancio in pareggio, e che spenda esclusivamente ciò che incassa dalle tasse. Altrimenti, come purtroppo divenuto la norma da quando il monopolio statale è cresciuto senza limiti durante il 1900,se lo Stato ha un bilancio in deficit (spende più di quanto ricava dalle tasse) per finanziarlo deve assorbire risparmio privato, riducendone la disponibilità per gli imprenditori(sarebbe negativo anche il contrario: con un bilancio in avanzo lo Stato toglie risorse all'economia privata incassando più tasse di quanto poi spende). In un sistema liberale senza cancro (pardon: banca) centrale, il deficit di bilancio produce - coeteris paribus -un rialzo del tasso d'interesse, esercitando un effetto depressivo sull'intrapresa privata,che produce un calo delle tasse incassate, con incremento del deficit medesimo ed effetto sempre più depressivo. Ciò, alla lunga (in un sistema democratico), provoca una forte domanda di eliminazione del deficit, innescando il processo opposto: maggior risparmio disponibile per l'economia privata, calo del tasso d'interesse, ripresa del ciclo economico. Come sempre dunque il sistema tenderebbe a riequilibrarsi spontaneamente.
Purtroppo invece, poichè esiste la Banca Centrale, lo Stato può impedire al tasso d'interesse di salire per effetto del suo deficit: si fa infatti finanziare da un aumento della base monetaria, e dalla conseguente inflazione. Occorre aver chiaro che in un sistema liberale l'inflazione,come la deflazione, non potrebbero essere che fenomeni temporanei, per i motivi menzionati allorchè ho illustrato la meravigliosa legge della domanda e dell'offerta. Naturalmente in un sistema statalizzato, invece, l'inflazione può essere manovrata a piacere da parte di chi comanda e dunque essere usata come tassazione occulta permanente (più o meno accentuata).
I cicli
Per capire come si sia potuti arrivare alla creazione delle banche centrali, occorre anche ricordare che l'attività economica, in quanto fatto naturale, ha inevitabilmente dei suoi alti e bassi, dei suoi cicli, perchè gli uomini non sono macchinette. Ora succede che durante le fasi di espansione, per i motivi sopraricordati, si fanno maggiori profitti (banche, imprese), vi sono maggiori redditi, e lo Stato incamera più tasse. Esattamente il contrario avviene durante le fasi di rallentamento. L'atteggiamento più saggio che tutti dovrebbero avere al riguardo, è quello di sfruttare le fasi di ciclo forte(gli anni di vacche grasse) come fanno le formiche, per poi affrontare con serenità quelle di ciclo debole(vacche magre), accettandole esattamente come si fa con il bello ed il cattivo tempo, senza pretendere invece di imporre alla Natura solo il bel tempo, perchè la Natura poi si arrabbia e manda lo Tsunami.
L'avidità
MA c'è un grande nemico: l'avidità, la sete irrefrenabile di potere e guadagno, un virus che colpisce soprattutto (paradossalmente) i già ricchi e già potenti. Invece di contentarsi, ne vogliono sempre di più. Si sentono onnipotenti. Così cercano di andare contro natura, o meglio di forzare la natura al loro volere. L'obiettivo è dunque diventato l'eliminazione del ciclo economico, avere sempre e a tutti i costi una crescita forte permanente, il più possibile.E questa azione contro natura è stata facilmente imposta politicamente, perchè l'esplosione del consumismo ha coinvolto tutti.
L'interventismo malefico
Per questo motivo a fine 1800 ed inizio 1900 i principali banchieri dell'epoca hanno inventato la BANCA CENTRALE, espandendo il modello fino ad allora esistente solo in Inghilterra (dal 1694), prendendo la scusa da una classica crisi ciclica dell'epoca che aveva portato al fallimento alcune banche. Negli USA, furono Morgan e Rockfeller, che riuscirono nonostante l'apposito divieto costituzionale , a far approvare dai politici l'istituzione della FED nel 1913.
La FED si mise all'opera ed immediatamente creò una grande bolla: quella degli anni 20 , scoppiata come noto nel 1929 e da cui derivò la famosa Grande Depressione. A quel punto i politici presero la scusa della Grande depressione, per far crescere enormemente il ruolo dello Stato nell'economia, ed approfittarono della coperura teorica loro data da un noto economista dell'epoca, Keynes, per spendere più di quanto incassavano dalle tasse. Fu la fine della teoria dell'equilibrio economico generale, e gli effetti di quella fine sono quelli che abbiamo appena iniziato a vedere ai nostri giorni.
La fine del gold standard
Infatti, dopo la seconda guerra mondiale, sia il bilancio in deficit che la manipolazone della moneta, dei tassi d'interesse e di cambio, furono usati con una certa moderazione, perchè resisteva il gold standard: il dollaro, divenuto la princiaple moneta internazionale, era ancora convertibile in oro. Poi dagli anni 60 è stato un crescendo, scatenatosi guarda caso dopo l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro nel 1971 e culminato (dopo tutta una serie di bolle al cui scoppio si reagiva puntualmente con manipolazioni sempre maggiori) nella più grande bolla di tutti i tempi, scoppiata ufficialmente nell'estate 2007, che a sua volta ha dato luogo alla peggiore reazione possibile: un ulteriore incredibile accelerazione del processo di statalizzazione dell'economia globale, con sempre più prepotenti manipolazioni dei tassi d'interesse e di cambio (fra un pò si arriverà a fissare anche i prezzi delle case e le quotazioni azionarie per decreto legge; nulla di nuovo - per carità - lo facevano i sovietici, ma non avevano la faccia tosta di considerarsi gli alfieri del "libero mercato").
Il peggio deve ancora venire.
Quello che si è visto finora è solo l'antipasto (e magari anche il primo): la portata forte con i contorni ed il dessert devono ancora uscire dalle cucine. Basti pensare che adesso la salvezza del sistema viene a dipendere dai governi, i quali diventano la vera banca centrale: hanno appena deciso che sono loro il prestatore di ultima istanza delle banche e dell'economia. Ma c'è un piccolo problema di cui ancora nessuno parla:
il Re è nudo
i governi, gli Stati , sono indebitati ed in deficit anno dopo anno; le risorse di cui dispongono le prendono proprio dalle banche e dall'economia(cioè da tutti coloro che comprano le loro cambiali). Dunque è una situazione paradossale che non sta in piedi: risparmiatori e banche dovrebbero prendere i soldi dallo Stato che li prende da loro. Siamo al ridicolo, allo stato puro. Eppure è sotto gli occhi di tutti: riunioni su riunioni, g4 g7 g8 g20, proclami governativi di tutte le nazioni, per dire esattamente questo assurdo.
E cioè : Che i soldi che non ci sono li daranno loro che non li hanno.
Ricorda la famosa fiaba: il Re è nudo, ma nessuno lo dice, tutti fanno finta di credere che sia vestito magnificamente.
Riciclaggio internazionale
Ed è sbagliato pensare che possano tenere in piedi la baracca asiatici ed arabi; essi infatti sono in avanzo e in attivo nel loro commercio estero, ma finora hanno incassato solo e soltanto cambiali emesse da quelli che oggi stanno per fallire. Certo, se accettano di continuare a essere pagati in cambiali, pur di mantenere in vita il cliente, danno un contributo al proseguimento dell'agonìa. Ma questo non farebbe altro che perpetrare un altro degli aspetti essenziali del disastro odierno, quello collegato alla manipolazione dei tassi di cambio e dei rapporti con l'estero (di cui finora non ho voluto parlare per non complicare le idee, anche perchè l'essenza resta quella descritta, anche su scala globale).
Si fomenta il cancro
Assolutamente non vorrei essere pessimista, nessuno più di me sa quanto sarebbe bene pensare positivo. Ma possono esserci speranze in una situazione come questa, in cui invece di capire la lezione per quanto dura ed estirpare il cancro con la più potente delle chemioterapie o con il più drastico degli interventi chirurgici, non si fa altro che nutrirne le cellule cancerogene sempre di più?
L'equilibrio nei bilanci bancari
Ma c'è di più: In un sistema economico liberale, SENZA banca centrale, chi svolge l'attività bancaria deve per forza stare attento a far combaciare le scadenze dei suoi debiti e dei suoi crediti. Questo perchè se si mettesse a raccogliere denaro prevalenemente riscuotibile dai proprietari a breve scadenza, e utilizzasse questo denaro prevalentemente prestandolo a lunga scadenza, si verrebbe a trovare nell'antipatica condizione di non avere il denaro quando i suoi creditori si presentano a richiederglielo. In tal condizione non avrebbe che due possibilità: o trovare qualcun altro che glielo presta, facendo così sostituzione di debito; oppure trovare qualcun altro che si prende in carico i suoi crediti facendolo rientrare della liquidità che gli serve. Naturalmente entrambe queste alternative hanno un costo che verrebbe a ridurre sensibilmente il margine di interesse fin lì teoricamente guadagnato nella differenza tra quanto pagato ai depositanti e quanto incassato dai suoi affidati.
Per questi elementari motivi, in ogni manuale di "scienze" bancarie, la prima cosa che si insegna è appunto l'equilibrio tra le scadenze nell'attivo e passivo del bilancio. Dopo il disastro degli anni 30 si era inoltre provveduto a istituire per legge la differenza tra banche commerciali di deposito (raccogliendo a breve termine, non potevano fare prestiti oltre i 18 mesi), e banche d'investimento (in Ialia gli istituti di credito speciale), cioè quelle banche eroganti prestiti a lunga scadenza: si dovevano finanziare tramite emissioni di obbligazioni anch'esse a lunga scadenza.
Purtroppo però ci sono le banche centrali.
I cui effetti cancerogeni nel sistema economico si esprimono in vari modi, tra i quali spicca la funzione di prestatore di ultima istanza alle banche commerciali. Il che alla lunga ha l'effetto deresponsabilizzante di corrompere queste ultime, del resto aizzate a fare più utili possibili. Ed è chiaro che - essendo i tassi a lungo termine più elevati di quelli a breve (sempre in un mondo normale)- esse sono spinte a infrangere l'equilibrio tra le scadenze "prendendo a breve e dando a lunga" come si dice in gergo. Tanto, in caso di difficoltà, c'è la banca centrale che interviene (figuriamoci se fa fallire la banca incauta). Così questa malversazione ha preso tanto piede da essere di nuovo legiferata: nel pieno della bolla le famose autorità - quelle da cui oggi dovrebbe dipendere la salvezza del mondo - hanno addirittura abolito la distinzione tra banche a breve e banche a lungo: tutti possono fare tutto, evviva la concorrenza. In realtà dietro a questa motivazione ingannevole, c'era invece la sete di utili crescenti: perchè non guadagnare di più se tanto poi paga pantalone (la banca centrale, cioè il governo, cioè la collettività)?
Il cancro si espande
E il cancro si è espanso portando all'accumularsi di posizioni squilibrate con le banche piene di crediti illiquidi, inesigibili, a lungo termine - assolutamente incapaci di far fronte ai propri debiti a breve termine. Da qui l'allarmata discesa in campo dei governi occidentali riuniti che hanno assunto la nota posizione RIDICOLA di prestatori di ultima istanza - garantendo i depositi bancari - pur di evitare che i depositanti si presentassero in massa a richiedere i propri quattrini. In quel caso infatti non c'è alcuna possibilità di poterglieli ridare. Occorrerebbe stampare quantità enormi e si farebbe fatica anche materialmente. Sulla posizione RIDICOLA dei governi ho già scritto: devono decidersi, loro i soldi ce li hanno? tanto da poter garantire tutti i depositi bancari? e allora perchè li chiedono mese dopo mese per poter pagare gli stipendi e fare fronte ai loro normali impegni di spesa? Insomma per essere credibili come prestatori di ultima istanza, non possono essere al contempo prenditori di prima istanza. Scusate se ci sono tornato sopra, ma il fatto che non si legga una riga o non si levi una voce in tal senso per me ha dell'incredibile(come sempre gradite segnalazioni in tal senso, soprattutto in Italia).
La curva dei tassi
Adesso vorrei invece far osservare come l'azione cancerogena, scaturente dal fatto che tutti prendono a breve e danno a lunga, colpisce l'organismo economico. Sempre nel famoso sistema "normale" ,i tassi a lunga sono per forza superiori ai tassi a breve, in quanto non avrebbe alcuna razionalità prestare i soldi a un rendimento inferiore per una scadenza più lunga; ma il cancro centrale riesce anche in questo. Infatti, per effetto della legge della domanda e offerta, se tutte le banche vogliono indebitarsi soprattutto a breve, è chiaro che i tassi a breve tendono a salire (perchè aumenta la domanda di fondi a breve); e analogamente se tutte le banche vogliono prestare a lunga è chiaro che i tassi a lunga scendono (perchè aumenta l'offerta di prestiti a lunga). Ne consegue che la curva dei tassi si appiattisce; e sotto l'azione delle banche centrali riesce addirittura ad invertirsi. Naturalmente tutto questo viene visto di buon occhio dai prenditori di denaro a lunga che vedono scendere il costo del loro indebitamento; e tanto lo vedono bene che aumentano la loro domanda di finanziamenti, perchè più bassi sono i tassi, maggiori sono le iniziative che si possono tentare.Ed il tutto viene esacerbato dalla già illustrata tendenza del cancro centrale di abbassare i tassi il più possibile. Ne scaturiscono le famose bolle, che si creano appunto per abbondanza di credito a buon mercato, in un contesto in cui l'avversione per il rischio viene minimizzata dalla convinzione diffusa che interverrà la banca centrale, in caso di bisogno (azzardo morale).
La disonestà
Dunque la reazione a catena dei danni scaturenti dal cancro centrale non potrebbe essere più devastante. L'aspetto che colpisce maggiormente è il seguente: poichè è molto facile , ed alla portata di tutti, capire questi meccanismi; e poichè è evidente che da un congengo simile vengono fuori quantità di utili enormi puramente parassitari e soprattutto privi di rischio, perchè si sa che le perdite verranno scaricate sulla collettività; allora non possono esserci dubbi sulla malafede e dulla disonestà profonda che ha animato ed anima coloro che - guidando la baracca - hanno innescato il cancro centrale. Vedremo se tutta questa tragedia finirà come alla Bastiglia.
La causa prima
Ricapitolando: La causa prima della degenerazione genetica del sistema economico e finanziario risiede nella tendenza del capitalismo a generare monopoli ed oligopoli non rispettando la concorrenza perfetta, l'unica in grado di esprimere un insieme di prezzi "naturali" frutto della libera domanda ed offerta da cui la tendenza al riequilibrio spontaneo.
L'effetto
Da tale causa discende l'effetto dell'imposizione di un prezzo politico del denaro, effettuato dall'apposito monopolista. Se il tasso d'interesse fosse lasciato libero di fluttuare in base alla domanda e all'offerta, non si potrebbero MAI creare delle bolle devastanti quali quelle che ben conosciamo, perchè il meccanismo si riequilibrerebbe spontaneamente. Se il tasso di cambio fosse stato lasciato libero ed il sistema monetario ancorato a un bene reale(l'oro), non si sarebbe MAI potuta creare una situazione di permanente squilibrio nel rapporto tra consumi e produzione dell'economia più grande del mondo (almeno fino ad ora), consentendo alla sua popolazione di vivere al di sopra dei propri mezzi.Vediamo perchè.
L'azione cancerogena delle banche centrali sull'economia internazionale.
Ricordo che il reddito (o PIL) prodotto in un paese durante l'anno può solo O essere consumato O essere risparmiato. Non ci sono per definizione altre alternative. Se il paese fosse solo al mondo, al massimo potrebbe consumare tutto il reddito che produce, azzerando i risparmi. Sarebbe già una politica imprudente, ma almeno ci sarebbe questo limite. Invece in un contesto di scambi internazionali, il paese può consumare più di quello che produce, perchè quel di più lo può prendere dall'estero, accumulando così un risparmio negativo. In un sistema monetario internazionale basato sull'oro, il paese in deficit potrebbe restare tale solo fino a quando ha delle riserve aurifere da dare all'estero in cambio del suo eccesso di consumi. Esaurito l'oro, si dovrebbe fermare per forza, e ridurre i propri consumi. Inoltre, in regime di gold standard la quantità di moneta e credito nel paese è proporzionale all'oro disponibile; riducendosi questo, si riducono anche moneta e credito, e quindi il paese sarebbe forzaro a ridurre il proprio tenore di vita, cioè i consumi e le importazioni, venendo automaticamente spinto al riequilibrio.
Purtroppo però hanno abolito il gold standard,
sostituendolo con il dollar standard(come se il dollaro fosse oro, ma il dollaro si può stampare a piacimento, l'oro NO). Anche in questo caso già potenzialmente nefasto, se però si rispettassero la domanda e l'offerta, in una situazione di deficit la valuta del paese si svaluterebbe; il che comporta automaticamente un disincentivo alle importazioni (che costano di più) ed un incentivo alle esportazioni(che divengono più convenienti per i partner esteri); inoltre la svalutazione porterebbe a una pressione rialzista sui tassi d'interesse, e quindi anche per questa via si eserciterebbe la tendenza al riequilibrio.
Purtroppo però ci sono le banche centrali.
Le quali decidono di manipolare il prezzo del denaro sia interno che esterno, quindi sia il tasso d' interesse che il tasso di cambio. Per cui invece di vendere la valuta del paese deficitario innescando il meccanismo sopraillustrato, la detengono tra le proprie riserve valutarie evitando la modifica dei tassi di cambio; ed inoltre poichè devono ricavarci qualcosa, la rimandano al paese di origine prendendosi in cambio i suoi debiti ed esercitando quindi una pressione al ribasso sui tassi d'interesse del paese deficitario. Ecco dunque che questa orribile manipolazione, provoca la permanenza dello squilibrio che non solo non si riaggiusta ma addiritttura peggiora. E non finisce qui. Perchè così facendo la banca centrale manipolatrice, aumenta l'offerta di moneta e credito all'interno del suo paese, nella misura in cui non vende la valuta straniera pervenutale(la valuta domestica ai suoi esportatori gliela deve dare). Quindi crea inflazione al suo interno.
La guerra
Così Il cancro si espande a tutti i livelli, e procede indistrurbato, creando le premesse per disastri futuri inimmaginabili. Infatti il paese "furbo" che accumula riserva in valuta del paese deficitario, in realtà accumula una massa di cambiali che non potrà mai incassare. E questo può portare alla guerra.
Sempre sbagliato
Se tali enormi distorsioni (disastrose a lungo andare) si sono potute creare e mantenere crescenti nel tempo è a causa del prezzo politico del denaro, che per forza risulta sempre sbagliato: un basso tasso d'interesse piace agli stati debitori, agli imprenditori, ai cittadini debitori (mutui e credito al consumo), e dunque piacendo a tutti diviene una costante del sistema; ma purtroppo un tasso d'interesse basso produce inevitabilmente delle bolle economiche(svilisce il risparmio) e finanziarie; ed ancora peggio, la gestione politica (tramite banche centrali) dei prezzi del denaro impedisce che possano avvenire riequilibri spontanei, anzi il sistema si avvita al peggioramento, perchè quando le bolle crescono (case, azioni che salgono, ad esempio) tutti applaudono, e solo quando scoppiano tutti si disperano, e come si pone rimedio? abbassando il costo del denaro, cioè riproponendo la causa della bolla, così se ne forma un altra e si passa di bolla in bolla. Fino a quando l'implosione del sistema è simultanea e definitiva.
La crescita drogata
Tra l'altro anche l'eccesso di crescita economica, soprattutto adesso che concerne sei miliardi di persone, è un male da combattere, perchè il sistema ecologico planetario non è in grado di sopportarlo. Si può discutere se il disastro ambientale arriverà tra x o tra y anni, ma è certo che così procedendo arriva, dunque sarebbe molto sensato cambiare modello di sviluppo prima possibile.Ma tale modello di sviluppo "sostenibile" può venire fuori solo dalle forze spontanee del libero mercato, non certo dall'imposizione di un gruppetto di oligarchi. A proposito dei quali vengono i brividi a pensare cosa combineranno adesso nella nuova "Bretton Woods".
Le soluzioni
In realtà, come si evince da quanto fin qui scritto, basterebbe rispettare le legislazioni anti trust, smantellando tutti i monopoli ed oligopoli a cominciare da quelli statali, e lasciare la legge della domada ed offerta libera di funzionare, ripristinando quindi la teoria dell'equilibrio economico generale in concorrenza perfetta, con tre semplici riforme:
1) abolire il dollar standard (ritornando al gold standard)
2) abolire il deficit spending (ritornando all'obbligo del bilancio statale in pareggio)
3) abolire le banche centrali (ritornando all'unicità dei Ministeri del tesoro).
Ma naturalmente non esiste alcuna possibilità che si vada in questa direzione, per cui non resta che prepararsi al peggio.
La legge naturale
C'era una volta il sistema economico liberale basato sulla legge di attrazione dell'economia, equivalente della legge di gravità nella fisica: la legge della domanda ed offerta. Lasciata libera di interagire forma i prezzi dei beni,dei servizi, e della merce di scambio per eccellenza: il denaro (la legge in sintesi dice che se la domanda aumenta relativamente all'offerta, il prezzo sale, e viceversa; dice anche che al salire del prezzo la domanda tende a scendere relativamente all'offerta; pertanto è un meccanismo autoequilibrantesi).
Il risparmio
In questo sistema il risparmio veniva raccolto da operatori specializzati(i banchieri) che ne prestavano una parte a coloro che dimostravano di volerlo impiegare in attività profittevoli, ed erano disponibili a dividere con loro una parte degli utili pagando gli interessi. A loro volta i banchieri riconoscevano una parte dei ricavi ai risparmiatori, pagando loro un interesse, e stimolandoli così ad affidargli i risparmi che altrimenti avrebbero potuto restare sotto al materasso e tutto il circuito si sarebbe fermato.
I banchieri
Occorre avere chiaro che in un sistema economico normale, la funzione di intermediario(banchieri) tra datori di denaro (risparmiatori) e prenditori di denaro(imprenditori)è una funzione positiva che stimola l'attività economica. In assenza di tale funzione il risparmio resta sotto ai materassi, e le nuove attività economiche possono iniziare solo nella misura in cui l'imprenditore già possiede suoi risparmi.
Il tasso d'interesse
In questa funzione ha un ruolo cruciale il tasso d'interesse, il prezzo di mercato del risparmio, frutto dell'incontro tra offerta e domanda.In un libero mercato non esiste per definizione un tasso d'interesse giusto o sbagliato, alto o basso, esiste solo il tasso che equilibria domanda ed offerta. In un sistema economico libero (senza banca centrale) succede che quando- per vari motivi - aumenta la voglia di intraprendere ed aumenta quindi la domanda di risparmio, il suo prezzo sale, così incentivando l'offerta di risparmio(ciclo di espansione dell'economia); però, salendo il tasso d'interesse, si iniziano a ridurre le iniziative imprenditoriali in grado di generare il profitto necessario per sostenerne l'onere, e la domanda di risparmio inizia a scendere, facendo scendere il tasso d'interesse anche perchè nel frattempo l'aumentata offerta di risparmio agisce nello stesso senso, dall'altro lato. Analogamente, quando - per vari motivi- diminuisce la voglia di intraprendere e quindi la domanda di risparmio, il suo prezzo scende, così disincentivandone l'offerta( ciclo di contrazione dell'economia);però, scendendo il tasso d'interesse, aumentano le iniziative profittevoli in rapporto ad esso, e la domanda di risparmio riprende a salire facendo salire il tasso d'interesse anche perchè nel frattempo si riduce l'offerta di risparmio.
Funziona se libero
La bellezza della legge di attrazione dell'economia è che automaticamente produce il migliore dei mondi possibili, automaticamente aggiustando ogni squilibrio dovesse via via presentarsi. MA per funzionare questo stupendo orologio naturale (e parlo di Natura perchè l'economia è l'attività degli esseri umani, che sono parte della Natura) ha bisogno di un requisito fondamentale: deve essere lasciato libero. Signfica che funziona solo in una condizione di concorrenza perfetta,in cui nessun partecipante ha le dimensioni per poter influenzare domanda-offerta-prezzo.
Man mano che questa condizione si allenta,crescendo il grado di oligopolio e monopolio dell'economia avviene una distorsione, e succede che il sistema si ammala ed inizia a produrre cellule cancerogene che alla lunga uccidono l'organismo.
Il cancro centrale
Purtroppo da fine 1800 ed inizio del 1900, proprio mentre gli economisti formalizzavano la Teoria dell'equilibrio economico generale, la tendenza all'oligopolio e a introdurre monopoli di varia natura si è affermata in modo irreversibile, generando una serie di cellule cancerogene mortali tra cui la creazione della BANCA CENTRALE. Essa, in un sistema economico, rappresenta Il CANCRO CENTRALE, quello incurabile che porta alla tomba se non viene estirpato in tempo.
Vediamo perchè e vediamo come si è arrivati a quest' orribile invenzione che ha distrutto il sistema economico liberale.
Lo Stato
Occorre aver chiaro che quanto fin qui detto vale soprattutto per lo Stato. In un sistema economico liberale il ruolo dello Stato è esclusivamente quello di far rispettare le regole, a cominciare da quelle anti trust, esercitando la Giustizia. E' fondamentale che lo Stato abbia un bilancio in pareggio, e che spenda esclusivamente ciò che incassa dalle tasse. Altrimenti, come purtroppo divenuto la norma da quando il monopolio statale è cresciuto senza limiti durante il 1900,se lo Stato ha un bilancio in deficit (spende più di quanto ricava dalle tasse) per finanziarlo deve assorbire risparmio privato, riducendone la disponibilità per gli imprenditori(sarebbe negativo anche il contrario: con un bilancio in avanzo lo Stato toglie risorse all'economia privata incassando più tasse di quanto poi spende). In un sistema liberale senza cancro (pardon: banca) centrale, il deficit di bilancio produce - coeteris paribus -un rialzo del tasso d'interesse, esercitando un effetto depressivo sull'intrapresa privata,che produce un calo delle tasse incassate, con incremento del deficit medesimo ed effetto sempre più depressivo. Ciò, alla lunga (in un sistema democratico), provoca una forte domanda di eliminazione del deficit, innescando il processo opposto: maggior risparmio disponibile per l'economia privata, calo del tasso d'interesse, ripresa del ciclo economico. Come sempre dunque il sistema tenderebbe a riequilibrarsi spontaneamente.
Purtroppo invece, poichè esiste la Banca Centrale, lo Stato può impedire al tasso d'interesse di salire per effetto del suo deficit: si fa infatti finanziare da un aumento della base monetaria, e dalla conseguente inflazione. Occorre aver chiaro che in un sistema liberale l'inflazione,come la deflazione, non potrebbero essere che fenomeni temporanei, per i motivi menzionati allorchè ho illustrato la meravigliosa legge della domanda e dell'offerta. Naturalmente in un sistema statalizzato, invece, l'inflazione può essere manovrata a piacere da parte di chi comanda e dunque essere usata come tassazione occulta permanente (più o meno accentuata).
I cicli
Per capire come si sia potuti arrivare alla creazione delle banche centrali, occorre anche ricordare che l'attività economica, in quanto fatto naturale, ha inevitabilmente dei suoi alti e bassi, dei suoi cicli, perchè gli uomini non sono macchinette. Ora succede che durante le fasi di espansione, per i motivi sopraricordati, si fanno maggiori profitti (banche, imprese), vi sono maggiori redditi, e lo Stato incamera più tasse. Esattamente il contrario avviene durante le fasi di rallentamento. L'atteggiamento più saggio che tutti dovrebbero avere al riguardo, è quello di sfruttare le fasi di ciclo forte(gli anni di vacche grasse) come fanno le formiche, per poi affrontare con serenità quelle di ciclo debole(vacche magre), accettandole esattamente come si fa con il bello ed il cattivo tempo, senza pretendere invece di imporre alla Natura solo il bel tempo, perchè la Natura poi si arrabbia e manda lo Tsunami.
L'avidità
MA c'è un grande nemico: l'avidità, la sete irrefrenabile di potere e guadagno, un virus che colpisce soprattutto (paradossalmente) i già ricchi e già potenti. Invece di contentarsi, ne vogliono sempre di più. Si sentono onnipotenti. Così cercano di andare contro natura, o meglio di forzare la natura al loro volere. L'obiettivo è dunque diventato l'eliminazione del ciclo economico, avere sempre e a tutti i costi una crescita forte permanente, il più possibile.E questa azione contro natura è stata facilmente imposta politicamente, perchè l'esplosione del consumismo ha coinvolto tutti.
L'interventismo malefico
Per questo motivo a fine 1800 ed inizio 1900 i principali banchieri dell'epoca hanno inventato la BANCA CENTRALE, espandendo il modello fino ad allora esistente solo in Inghilterra (dal 1694), prendendo la scusa da una classica crisi ciclica dell'epoca che aveva portato al fallimento alcune banche. Negli USA, furono Morgan e Rockfeller, che riuscirono nonostante l'apposito divieto costituzionale , a far approvare dai politici l'istituzione della FED nel 1913.
La FED si mise all'opera ed immediatamente creò una grande bolla: quella degli anni 20 , scoppiata come noto nel 1929 e da cui derivò la famosa Grande Depressione. A quel punto i politici presero la scusa della Grande depressione, per far crescere enormemente il ruolo dello Stato nell'economia, ed approfittarono della coperura teorica loro data da un noto economista dell'epoca, Keynes, per spendere più di quanto incassavano dalle tasse. Fu la fine della teoria dell'equilibrio economico generale, e gli effetti di quella fine sono quelli che abbiamo appena iniziato a vedere ai nostri giorni.
La fine del gold standard
Infatti, dopo la seconda guerra mondiale, sia il bilancio in deficit che la manipolazone della moneta, dei tassi d'interesse e di cambio, furono usati con una certa moderazione, perchè resisteva il gold standard: il dollaro, divenuto la princiaple moneta internazionale, era ancora convertibile in oro. Poi dagli anni 60 è stato un crescendo, scatenatosi guarda caso dopo l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro nel 1971 e culminato (dopo tutta una serie di bolle al cui scoppio si reagiva puntualmente con manipolazioni sempre maggiori) nella più grande bolla di tutti i tempi, scoppiata ufficialmente nell'estate 2007, che a sua volta ha dato luogo alla peggiore reazione possibile: un ulteriore incredibile accelerazione del processo di statalizzazione dell'economia globale, con sempre più prepotenti manipolazioni dei tassi d'interesse e di cambio (fra un pò si arriverà a fissare anche i prezzi delle case e le quotazioni azionarie per decreto legge; nulla di nuovo - per carità - lo facevano i sovietici, ma non avevano la faccia tosta di considerarsi gli alfieri del "libero mercato").
Il peggio deve ancora venire.
Quello che si è visto finora è solo l'antipasto (e magari anche il primo): la portata forte con i contorni ed il dessert devono ancora uscire dalle cucine. Basti pensare che adesso la salvezza del sistema viene a dipendere dai governi, i quali diventano la vera banca centrale: hanno appena deciso che sono loro il prestatore di ultima istanza delle banche e dell'economia. Ma c'è un piccolo problema di cui ancora nessuno parla:
il Re è nudo
i governi, gli Stati , sono indebitati ed in deficit anno dopo anno; le risorse di cui dispongono le prendono proprio dalle banche e dall'economia(cioè da tutti coloro che comprano le loro cambiali). Dunque è una situazione paradossale che non sta in piedi: risparmiatori e banche dovrebbero prendere i soldi dallo Stato che li prende da loro. Siamo al ridicolo, allo stato puro. Eppure è sotto gli occhi di tutti: riunioni su riunioni, g4 g7 g8 g20, proclami governativi di tutte le nazioni, per dire esattamente questo assurdo.
E cioè : Che i soldi che non ci sono li daranno loro che non li hanno.
Ricorda la famosa fiaba: il Re è nudo, ma nessuno lo dice, tutti fanno finta di credere che sia vestito magnificamente.
Riciclaggio internazionale
Ed è sbagliato pensare che possano tenere in piedi la baracca asiatici ed arabi; essi infatti sono in avanzo e in attivo nel loro commercio estero, ma finora hanno incassato solo e soltanto cambiali emesse da quelli che oggi stanno per fallire. Certo, se accettano di continuare a essere pagati in cambiali, pur di mantenere in vita il cliente, danno un contributo al proseguimento dell'agonìa. Ma questo non farebbe altro che perpetrare un altro degli aspetti essenziali del disastro odierno, quello collegato alla manipolazione dei tassi di cambio e dei rapporti con l'estero (di cui finora non ho voluto parlare per non complicare le idee, anche perchè l'essenza resta quella descritta, anche su scala globale).
Si fomenta il cancro
Assolutamente non vorrei essere pessimista, nessuno più di me sa quanto sarebbe bene pensare positivo. Ma possono esserci speranze in una situazione come questa, in cui invece di capire la lezione per quanto dura ed estirpare il cancro con la più potente delle chemioterapie o con il più drastico degli interventi chirurgici, non si fa altro che nutrirne le cellule cancerogene sempre di più?
L'equilibrio nei bilanci bancari
Ma c'è di più: In un sistema economico liberale, SENZA banca centrale, chi svolge l'attività bancaria deve per forza stare attento a far combaciare le scadenze dei suoi debiti e dei suoi crediti. Questo perchè se si mettesse a raccogliere denaro prevalenemente riscuotibile dai proprietari a breve scadenza, e utilizzasse questo denaro prevalentemente prestandolo a lunga scadenza, si verrebbe a trovare nell'antipatica condizione di non avere il denaro quando i suoi creditori si presentano a richiederglielo. In tal condizione non avrebbe che due possibilità: o trovare qualcun altro che glielo presta, facendo così sostituzione di debito; oppure trovare qualcun altro che si prende in carico i suoi crediti facendolo rientrare della liquidità che gli serve. Naturalmente entrambe queste alternative hanno un costo che verrebbe a ridurre sensibilmente il margine di interesse fin lì teoricamente guadagnato nella differenza tra quanto pagato ai depositanti e quanto incassato dai suoi affidati.
Per questi elementari motivi, in ogni manuale di "scienze" bancarie, la prima cosa che si insegna è appunto l'equilibrio tra le scadenze nell'attivo e passivo del bilancio. Dopo il disastro degli anni 30 si era inoltre provveduto a istituire per legge la differenza tra banche commerciali di deposito (raccogliendo a breve termine, non potevano fare prestiti oltre i 18 mesi), e banche d'investimento (in Ialia gli istituti di credito speciale), cioè quelle banche eroganti prestiti a lunga scadenza: si dovevano finanziare tramite emissioni di obbligazioni anch'esse a lunga scadenza.
Purtroppo però ci sono le banche centrali.
I cui effetti cancerogeni nel sistema economico si esprimono in vari modi, tra i quali spicca la funzione di prestatore di ultima istanza alle banche commerciali. Il che alla lunga ha l'effetto deresponsabilizzante di corrompere queste ultime, del resto aizzate a fare più utili possibili. Ed è chiaro che - essendo i tassi a lungo termine più elevati di quelli a breve (sempre in un mondo normale)- esse sono spinte a infrangere l'equilibrio tra le scadenze "prendendo a breve e dando a lunga" come si dice in gergo. Tanto, in caso di difficoltà, c'è la banca centrale che interviene (figuriamoci se fa fallire la banca incauta). Così questa malversazione ha preso tanto piede da essere di nuovo legiferata: nel pieno della bolla le famose autorità - quelle da cui oggi dovrebbe dipendere la salvezza del mondo - hanno addirittura abolito la distinzione tra banche a breve e banche a lungo: tutti possono fare tutto, evviva la concorrenza. In realtà dietro a questa motivazione ingannevole, c'era invece la sete di utili crescenti: perchè non guadagnare di più se tanto poi paga pantalone (la banca centrale, cioè il governo, cioè la collettività)?
Il cancro si espande
E il cancro si è espanso portando all'accumularsi di posizioni squilibrate con le banche piene di crediti illiquidi, inesigibili, a lungo termine - assolutamente incapaci di far fronte ai propri debiti a breve termine. Da qui l'allarmata discesa in campo dei governi occidentali riuniti che hanno assunto la nota posizione RIDICOLA di prestatori di ultima istanza - garantendo i depositi bancari - pur di evitare che i depositanti si presentassero in massa a richiedere i propri quattrini. In quel caso infatti non c'è alcuna possibilità di poterglieli ridare. Occorrerebbe stampare quantità enormi e si farebbe fatica anche materialmente. Sulla posizione RIDICOLA dei governi ho già scritto: devono decidersi, loro i soldi ce li hanno? tanto da poter garantire tutti i depositi bancari? e allora perchè li chiedono mese dopo mese per poter pagare gli stipendi e fare fronte ai loro normali impegni di spesa? Insomma per essere credibili come prestatori di ultima istanza, non possono essere al contempo prenditori di prima istanza. Scusate se ci sono tornato sopra, ma il fatto che non si legga una riga o non si levi una voce in tal senso per me ha dell'incredibile(come sempre gradite segnalazioni in tal senso, soprattutto in Italia).
La curva dei tassi
Adesso vorrei invece far osservare come l'azione cancerogena, scaturente dal fatto che tutti prendono a breve e danno a lunga, colpisce l'organismo economico. Sempre nel famoso sistema "normale" ,i tassi a lunga sono per forza superiori ai tassi a breve, in quanto non avrebbe alcuna razionalità prestare i soldi a un rendimento inferiore per una scadenza più lunga; ma il cancro centrale riesce anche in questo. Infatti, per effetto della legge della domanda e offerta, se tutte le banche vogliono indebitarsi soprattutto a breve, è chiaro che i tassi a breve tendono a salire (perchè aumenta la domanda di fondi a breve); e analogamente se tutte le banche vogliono prestare a lunga è chiaro che i tassi a lunga scendono (perchè aumenta l'offerta di prestiti a lunga). Ne consegue che la curva dei tassi si appiattisce; e sotto l'azione delle banche centrali riesce addirittura ad invertirsi. Naturalmente tutto questo viene visto di buon occhio dai prenditori di denaro a lunga che vedono scendere il costo del loro indebitamento; e tanto lo vedono bene che aumentano la loro domanda di finanziamenti, perchè più bassi sono i tassi, maggiori sono le iniziative che si possono tentare.Ed il tutto viene esacerbato dalla già illustrata tendenza del cancro centrale di abbassare i tassi il più possibile. Ne scaturiscono le famose bolle, che si creano appunto per abbondanza di credito a buon mercato, in un contesto in cui l'avversione per il rischio viene minimizzata dalla convinzione diffusa che interverrà la banca centrale, in caso di bisogno (azzardo morale).
La disonestà
Dunque la reazione a catena dei danni scaturenti dal cancro centrale non potrebbe essere più devastante. L'aspetto che colpisce maggiormente è il seguente: poichè è molto facile , ed alla portata di tutti, capire questi meccanismi; e poichè è evidente che da un congengo simile vengono fuori quantità di utili enormi puramente parassitari e soprattutto privi di rischio, perchè si sa che le perdite verranno scaricate sulla collettività; allora non possono esserci dubbi sulla malafede e dulla disonestà profonda che ha animato ed anima coloro che - guidando la baracca - hanno innescato il cancro centrale. Vedremo se tutta questa tragedia finirà come alla Bastiglia.
La causa prima
Ricapitolando: La causa prima della degenerazione genetica del sistema economico e finanziario risiede nella tendenza del capitalismo a generare monopoli ed oligopoli non rispettando la concorrenza perfetta, l'unica in grado di esprimere un insieme di prezzi "naturali" frutto della libera domanda ed offerta da cui la tendenza al riequilibrio spontaneo.
L'effetto
Da tale causa discende l'effetto dell'imposizione di un prezzo politico del denaro, effettuato dall'apposito monopolista. Se il tasso d'interesse fosse lasciato libero di fluttuare in base alla domanda e all'offerta, non si potrebbero MAI creare delle bolle devastanti quali quelle che ben conosciamo, perchè il meccanismo si riequilibrerebbe spontaneamente. Se il tasso di cambio fosse stato lasciato libero ed il sistema monetario ancorato a un bene reale(l'oro), non si sarebbe MAI potuta creare una situazione di permanente squilibrio nel rapporto tra consumi e produzione dell'economia più grande del mondo (almeno fino ad ora), consentendo alla sua popolazione di vivere al di sopra dei propri mezzi.Vediamo perchè.
L'azione cancerogena delle banche centrali sull'economia internazionale.
Ricordo che il reddito (o PIL) prodotto in un paese durante l'anno può solo O essere consumato O essere risparmiato. Non ci sono per definizione altre alternative. Se il paese fosse solo al mondo, al massimo potrebbe consumare tutto il reddito che produce, azzerando i risparmi. Sarebbe già una politica imprudente, ma almeno ci sarebbe questo limite. Invece in un contesto di scambi internazionali, il paese può consumare più di quello che produce, perchè quel di più lo può prendere dall'estero, accumulando così un risparmio negativo. In un sistema monetario internazionale basato sull'oro, il paese in deficit potrebbe restare tale solo fino a quando ha delle riserve aurifere da dare all'estero in cambio del suo eccesso di consumi. Esaurito l'oro, si dovrebbe fermare per forza, e ridurre i propri consumi. Inoltre, in regime di gold standard la quantità di moneta e credito nel paese è proporzionale all'oro disponibile; riducendosi questo, si riducono anche moneta e credito, e quindi il paese sarebbe forzaro a ridurre il proprio tenore di vita, cioè i consumi e le importazioni, venendo automaticamente spinto al riequilibrio.
Purtroppo però hanno abolito il gold standard,
sostituendolo con il dollar standard(come se il dollaro fosse oro, ma il dollaro si può stampare a piacimento, l'oro NO). Anche in questo caso già potenzialmente nefasto, se però si rispettassero la domanda e l'offerta, in una situazione di deficit la valuta del paese si svaluterebbe; il che comporta automaticamente un disincentivo alle importazioni (che costano di più) ed un incentivo alle esportazioni(che divengono più convenienti per i partner esteri); inoltre la svalutazione porterebbe a una pressione rialzista sui tassi d'interesse, e quindi anche per questa via si eserciterebbe la tendenza al riequilibrio.
Purtroppo però ci sono le banche centrali.
Le quali decidono di manipolare il prezzo del denaro sia interno che esterno, quindi sia il tasso d' interesse che il tasso di cambio. Per cui invece di vendere la valuta del paese deficitario innescando il meccanismo sopraillustrato, la detengono tra le proprie riserve valutarie evitando la modifica dei tassi di cambio; ed inoltre poichè devono ricavarci qualcosa, la rimandano al paese di origine prendendosi in cambio i suoi debiti ed esercitando quindi una pressione al ribasso sui tassi d'interesse del paese deficitario. Ecco dunque che questa orribile manipolazione, provoca la permanenza dello squilibrio che non solo non si riaggiusta ma addiritttura peggiora. E non finisce qui. Perchè così facendo la banca centrale manipolatrice, aumenta l'offerta di moneta e credito all'interno del suo paese, nella misura in cui non vende la valuta straniera pervenutale(la valuta domestica ai suoi esportatori gliela deve dare). Quindi crea inflazione al suo interno.
La guerra
Così Il cancro si espande a tutti i livelli, e procede indistrurbato, creando le premesse per disastri futuri inimmaginabili. Infatti il paese "furbo" che accumula riserva in valuta del paese deficitario, in realtà accumula una massa di cambiali che non potrà mai incassare. E questo può portare alla guerra.
Sempre sbagliato
Se tali enormi distorsioni (disastrose a lungo andare) si sono potute creare e mantenere crescenti nel tempo è a causa del prezzo politico del denaro, che per forza risulta sempre sbagliato: un basso tasso d'interesse piace agli stati debitori, agli imprenditori, ai cittadini debitori (mutui e credito al consumo), e dunque piacendo a tutti diviene una costante del sistema; ma purtroppo un tasso d'interesse basso produce inevitabilmente delle bolle economiche(svilisce il risparmio) e finanziarie; ed ancora peggio, la gestione politica (tramite banche centrali) dei prezzi del denaro impedisce che possano avvenire riequilibri spontanei, anzi il sistema si avvita al peggioramento, perchè quando le bolle crescono (case, azioni che salgono, ad esempio) tutti applaudono, e solo quando scoppiano tutti si disperano, e come si pone rimedio? abbassando il costo del denaro, cioè riproponendo la causa della bolla, così se ne forma un altra e si passa di bolla in bolla. Fino a quando l'implosione del sistema è simultanea e definitiva.
La crescita drogata
Tra l'altro anche l'eccesso di crescita economica, soprattutto adesso che concerne sei miliardi di persone, è un male da combattere, perchè il sistema ecologico planetario non è in grado di sopportarlo. Si può discutere se il disastro ambientale arriverà tra x o tra y anni, ma è certo che così procedendo arriva, dunque sarebbe molto sensato cambiare modello di sviluppo prima possibile.Ma tale modello di sviluppo "sostenibile" può venire fuori solo dalle forze spontanee del libero mercato, non certo dall'imposizione di un gruppetto di oligarchi. A proposito dei quali vengono i brividi a pensare cosa combineranno adesso nella nuova "Bretton Woods".
Le soluzioni
In realtà, come si evince da quanto fin qui scritto, basterebbe rispettare le legislazioni anti trust, smantellando tutti i monopoli ed oligopoli a cominciare da quelli statali, e lasciare la legge della domada ed offerta libera di funzionare, ripristinando quindi la teoria dell'equilibrio economico generale in concorrenza perfetta, con tre semplici riforme:
1) abolire il dollar standard (ritornando al gold standard)
2) abolire il deficit spending (ritornando all'obbligo del bilancio statale in pareggio)
3) abolire le banche centrali (ritornando all'unicità dei Ministeri del tesoro).
Ma naturalmente non esiste alcuna possibilità che si vada in questa direzione, per cui non resta che prepararsi al peggio.
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