6/25/2011

Dalla Nota sui mercati del 12.6

ECONOMIA: puzza di bruciato
Sui mercati creditizi si inizia a sentire puzza di bruciato. Ma prima,
come usuale, è bene “ripassare” il contesto.
Il mondo è nel pieno della più grande e più lunga (ormai ultra
decennale) Superbolla finanziaria della Storia. Un sistema globale
disfunzionale sta operando – essenzialmente- senza meccanismi che
regolino la quantità e la qualità del debito emesso. Il prestito
bancario tradizionale è stato largamente sopravanzato dalla
trasformazione di prestiti in titoli commerciabili, processo noto come
“securitization”, sfociato nella creazione a piramide rovesciata di
una moltitudine di strumenti sofisticati. L’espansione del credito,
pertanto, che prima trovava un limite nei depositi bancari esistenti
ed era regolabile tramite la riserva obbligatoria, non avendo più tale
limite è così potuto crescere esponenzialmente, diventando sempre più
scollegato dalla produzione e dall’economia reale (anzi ha favorito la
deindustrializzazione). Questa, in estrema sintesi, l’origine di tutti
i mali. Di chi la colpa? Innanzitutto della FED che con Greenspan ad
inizio anni 90 ha attizzato il fenomeno, adottando inoltre un
approccio asimmetrico , in cui mentre non faceva niente per frenare le
singole bolle, invece interveniva aggressivamente non appena esse
scoppiavano, ricreandone di nuove. L’espansione massiccia di debiti
accoppiata ad una politica monetaria altamente lassista ha incitato un
enorme speculazione amplificata da leve spettacolari (oltre 100 a 1).
In breve tempo questa patologia sorta negli USA, ha messo radici in
tutto il mondo, a causa del dollaro moneta di riserva
internazionale.
Nel 2008 era suonato un campanello d’allarme forte e chiaro,
concretizzatosi in una devastante crisi di fiducia che ha fortemente
impattato l’economia reale: milioni di posti di lavoro sono stati
persi per sempre. Il fallimento di Lehman in particolare, ha innescato
il panico nei mercati globali del debito, mettendo in crisi le
sofisticate strutture sopra citate. Ma, invece di capire la lezione e
farne tesoro, i governi sono intervenuti a testa bassa con misure
senza precedenti, sconvolgendo l’abc dei principi base del
capitalismo. Trilioni di strumenti debitori sono stati nazionalizzati,
ed al contempo altri trilioni sono stati comprati da FED, BCE e altre
banche centrali, nella più grande monetizzazione di tutti i tempi. Le
perdite delle banche sono state fatte pagare, in un modo o nell’altro,
ai contribuenti ed ai cittadini, presenti e futuri. Si è creata la
nuova grande bolla della finanza pubblica. Nel frattempo, l’enorme
deficit estero USA ed i flussi finanziari derivanti in un sistema di
cambi essenzialmente fissi, ha inondato il mondo, creando eccesso di
liquidità ed espansione dei debiti ovunque. Gli squilibri globali,
crescenti da decenni, si sono avvitati in modo parabolico negli ultimi
anni.
La debolezza strutturale del dollaro ha favorito inoltre il regime
monetario europeo, nonostante l’insostenibilità logica di una moneta
(e tassi d’interesse) comune ad economie profondamente diverse tra
loro e dall’andamento divergente. L’euro è sembrato un alternativa al
dollaro, e poiché di questa alternativa si sentiva fortemente bisogno,
ha avuto successo, anche se l’euro provoca potenti distorsioni
economiche reali, sotto gli occhi di tutti. In particolare ha promosso
eccessi debitori in tutta l’area europea, specie nella periferia (la
Grecia, e gli altri PIIGS, hanno potuto beneficiare di condizioni
finanziarie così appetibili, da spingerli all’iper indebitamento).
Ricapitolando: il dollaro debole e la Fed garante del sostegno
illimitato alla speculazione; l’euro forte e la BCE garante di nessun
default tra i titoli di stato; hanno rappresentato un eccezionale
attizzatoio all’indebitamento senza limiti, alla speculazione ed al
consumo al di sopra delle possibilità.
In un eccesso di indebitamento, c’è un altro elemento analitico da
tenere presente, ed è la differenza tra debito produttivo e debito
improduttivo. Nel momento in cui si crea nuovo debito, può sembrare
una differenza puramente teorica, se esso serve per finanziare un
investimento reale o una speculazione in borsa, perché in ogni caso
viene introdotto nuovo potere d’acquisto. Ma da un punto di vista
sistemico a lungo termine, quando si tratta di rientrare dai debiti,
la differenza è notevole. Durante la fase di boom i mercati non ci
fanno attenzione, specie quando le autorità intervengono distorcendo
le percezioni ed i comportamenti. Ad un certo punto, inevitabilmente,
i mercati iniziano a cercare di capire se il debito in circolazione è
produttivo oppure no. Purtroppo la capacità di sostenere i debiti
improduttivi nell’epoca attuale (finanza globale illimitata, dollaro
malato, interventismo estremo delle autorità, etc.) pone grandi
problemi.
In sintesi: i booms durano troppo, e le politiche seguite finiscono
per colpire il cuore dei sistemi creditizi. Innanzitutto perché
creano una fragile montagna di debito non supportato dalla sottostante
capacità di creazione di ricchezza reale. Inoltre inflazionano
l’economia creando dipendenze sistemiche dagli eccessi speculativi.
Infine, pompano i consumi ed i cattivi investimenti a spese di sani
investimenti in capacità produttiva. Il boom alla fine implode, e la
mancanza di adeguata capacità per generare ricchezza reale assicura
una crisi severa ed un lungo periodo di aggiustamento, quando i
governi perdono (finalmente) la possibilità di perpetuare le Bolle
(come in Grecia, Portogallo, Irlanda, etc.). In quel momento i
mercati si trovano ad affrontare la dura realtà, che fin lì avevano
cercato di ignorare; magari ci vuole tempo per capirlo veramente, ma
poi giungono alla conclusione che gran parte del debito esistente non
è sostenuto da ricchezza reale. Con troppo debito improduttivo, solo
ulteriori enormi addizionali iniezioni di nuova moneta possono
impedire il collasso economico. Ma dal punto di vista fondamentale
questa ricerca affannosa di evitare la resa dei conti , non fa che
aumentare il conto da pagare. Come si sta vedendo con Grecia ed
Irlanda, i costi dei “salvataggi” possono velocemente schizzare a
significative porzioni del PIL.
Come ho scritto da tempo, la crisi greca (e dei PIIGS) sta alla bolla
attuale, come la crisi dei subprime stava a quella ipotecar-
immobiliare. Gli interventi aggressivi dell’ultimo anno (pompaggio
Fed, “salvataggi” europei, monetizzazione globale) hanno ricreato il
contesto altamente speculativo che c’era prima del 2008. Adesso la QE2
della Fed termina a fine mese, ma nel frattempo l’economia USA è già
in ricaduta economica, rischi ed incertezze non mancano, di colpo
potrebbe riproporsi un ondata di riduzione delle leve. La puzza di
bruciato inizia a sentirsi: sul Wall Street Journal , notando la
caduta dei bonds “spazzatura” già si chiede alla Fed di fare la QE3.
Si osserva il deterioramento dei prezzi per una gamma di strumenti
creditizi, inclusi prestiti ipotecari e vari derivati. E’ possibile
stia iniziando a ridursi la propensione al rischio. Ciò avviene
soprattutto negli USA, l’impero del debito improduttivo.
Paradossalmente la montagna di debito del tesoro, priva di assets
sottostanti, viene ancora comprata come “rifugio”: sembra sempre meno
spazzatura dei titoli “spazzatura”, e chi vende questi ultimi si
compra i primi, fino ai ridicoli rendimenti registrati in questi
giorni. Le obbligazioni aziendali godono ancora di una certa domanda,
sull’idea riflessa in borsa che i loro bilanci siano buoni; in realtà
gli utili aziendali sono stati artificialmente gonfiati
dall’insostenibile deficit statale. Si fa fatica a capirlo, così come
prima del 2008 non si capiva la situazione dei mutui subprime. A
proposito, questi ultimi pure avevano beneficiato dell’eccesso
speculativo ricreatosi fino a poco fa. Ma, non solo l’immobiliare USA
continua ad andare male, bensì adesso vi sono problemi di liquidità
per molti di questi titoli: da aprile, i prezzi sono scesi del 15-20%,
e la caduta è accelerata nelle ultime due settimane. La puzza di
bruciato dunque c’è, anche se ancora non si vede nella borsa ufficiale
sostenuta artificialmente dal pompaggio FED (e comunque si scende da 6
settimane consecutive, il Dow sotto i 12 mila, lo sp500 -7,5% dal
massimo di inizio maggio, nasdaq e russell passati in negativo da
inizio anno). Il punto è che il sistema è molto più vulnerabile da
effetti contagio vari, rispetto a quanto si pensi comunemente. Anche
il recupero del dollaro e l’eccesso di rifugio nella carta straccia
emessa dal governo USA, possono stare ad indicare un inizio di
smobilizzo delle leve. Vedremo se dalla puzza di bruciato si passa
alla fiammata vera e propria.


MATERIE PRIME: niente oro a Fort Knox?
Oro -0,7% (+8% da inizio anno), argento +0,4%(+17%), rame -1,9%(-8%),
petrolio -1% (+9%), miste le agricole. L'indice generale CRB -0,2%
(+4,6%).
Un rapporto preparato per Putin dalla FSB (Federal Security Service)
dice che DSK prima di saltare sulla cameriera del Sofitel avesse
scoperto che tutto l’oro USA ufficialmente contabilizzato nelle
riserve di Fort Knox in realtà non c’è più, e dunque questa scoperta
spiegherebbe almeno perchè le autorità americane si siano accanite su
DSK invece di proteggere il potente di turno, come da che mondo e
mondo (purtroppo), se non addirittura perché l’intero episodio del
Sofitel potrebbe essere stato montato ad arte (un trappolone insomma).
Nel rapporto FSB si dice che DSK si sia insospettito avendo visto la
mancata consegna da parte americana delle 191 tonnellate di oro al
FMI secondo l’accordo in essere; DSK avrebbe contattato
l’amministrazione Obama e tramite spie nella CIA avrebbe saputo che
effettivamente gli USA non hanno più oro. A quel punto è scattato il
trappolone, e DSK sarebbe riuscito a fuggire se non fosse stato per
l’errore compiuto quando a bordo dell’aereo francese ha chiamato
l’hotel per cercare di recuperare il suo cellulare, così permettendo
alla polizia di rintracciarlo e venirlo a prelevare a bordo,
screditandolo in caso di rivelazioni sull’oro. Da notare come un
banchiere egiziano, tale Omar, molto amico di DSK (probabilmente messo
al corrente della scoperta sull’oro) è stato anche lui imprigionato
con la stessa accusa di DSK nonostante sia un musulmano di 74 anni.
Putin dopo avere letto il rapporto FSB ha ordinato di mettere sul sito
ufficiale del Cremlino una difesa di DSK, ritenuto vittima di una
cospirazione USA. Si tenga presente inoltre che Ron Paul il deputato
americano noto per le sue battaglie contro la FED, da tempo sostiene
che il governo mente circa le riserve aurifere detenute a Fort Knox, e
le sue richieste di audizioni ufficiali in materia sono state sempre
respinte con la scusa del segreto di stato. Paul ha chiesto, dato
l’enorme debito americano e l’alto prezzo dell’oro , si vendesse parte
delle riserve, ma se l’oro non c’è ….. Infine si consideri che dal
2009 circola l’ipotesi che i lingotti osservabili a Fort Knox siano di
tungsteno, come scoperto dai cinesi nell’ottobre di quell’anno circa
una consegna ricevuta dagli USA a regolamento di una transazione. Si
scoprì non solo che erano di tungsteno ricoperti da uno strato esterno
di oro, ma anche che i numeri di serie erano originali e quei lingotti
falsi erano dunque stati per anni a Fort Knox (si trattava di 5600
pezzi da 400 once ciascuno).
Nel frattempo, notizia dell’ultima ora, è stata aperta un indagine per
scoprire la fonte degli attacchi informatici subiti dal FMI, si
ipotizza che gli hacker abbiano agito per conto di uno Stato che vuole
accesso a dati “sensibili” o che l’azione punti a screditare
l’istituzione ….
Previsione scenario base: rialzo
Posizione asset: 40% terreno agricolo+2,5% opzioni argento


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1/16/2010

Speciale Ritorno all'Oro ?

L'Oro ha superato quota 1200 dollari per oncia sul finire del 2009, tra voci di investimenti in oro da parte di varie banche centrali asiatiche, a cominciare dalla Banca del Popolo cinese. Il dollaro, l'euro, la sterlina e lo yen hanno tutte buone ragioni per indebolirsi, ma nell'attuale sistema monetario, ciò non è possibile perchè l'indebolimento di una moneta significa il rinforzo di un altra. Le riserve di valuta estera sono a massimi record, e le banche centrali con disponibilità non hanno niente di solido da comprare. Il che solleva la domanda: stiamo forse per vedere l'inizio della fine del sistema basato su tassi di cambio flessibili non convertibili, prevalso dal 1973? Potrebbe esseci un ritorno all'oro, o almeno ad una specie di gold standard?

sorpresa cinese
E' molto improbabile nel prossimo futuro un ritorno al gold standard vero e proprio, cioè ad un sistema in cui le monete , tramite quella principale, siano pienamente convertibili in oro ad un prezzo fisso predeterminato, così come avveniva fino al 1971 quando le varie valute erano legate al dollaro con un sistema di cambi fissi, mentre il dollaro era convertibile in oro al prezzo fisso di 35 dollari per oncia. Peccato. Comunque potrebbe succedere ci si avvicini ad un sistema simile anche senza raggiungere la destinazione finale. I segnali non mancano, e potrebbe esserci una "sorpresa cinese".Vediamo perchè.

l'esplosione
L'esplosione della liquidità globale nell'ultimo decennio ha portato le riserve delle banche centrali a crescere del 414% tra il 1998 e fine 2009 quando hanno raggiunto quota 7,5 trilioni; sono cresciute ad un tasso annuo del 14,5% più del triplo della crescita registrata dal PIL mondiale, in media del 4,6% annuo. La maggior crescita delle riserve rispetto al PIL ha provocato il passaggio da un incidenza percentuale delle medesime su quest'ultimo pari al 4,2% durante il 1998, ad una dell' 11,1% durante il 2008.Il mondo pertanto è stato inondato di liquidità: Alan Greenspan, Ben Bernanke e in misura lievemente inferiore le loro controparti alla BCE, alla Bank of England, alla Bank of Japan e alla People's Bank of China, ne hanno la piena responsabilità; il risultato è che detenere moneta è diventato sempre meno conveniente. Pertanto non ci si può stupire se gli investitori privati (e perfino le banche centrali stesse) oggi cerchino qualcosa di più solido su cui investire: ad ottobre l'India ha comprato 200 tonnellate di oro dal Fondo Monetario Internazionale, investendo 6,7 miliardi di dollari.

il valore dell'oro
L'oro ha pochi usi pratici, per cui teoricamente potrebbe perdere valore quasi del tutto se nel mondo detenere oro non avesse più senso del detenere vecchi biglietti del bus. Comunque , perfino nel periodo di grande disinflazionamento durante gli anni 90, il prezzo dell'oro non è andato al di sotto di 250 dollari l'oncia, esattamente il costo di estrazione dalle miniere più efficienti. Oggi, esso è salito a 400 dollari per oncia, per cui : è questo livello di prezzo minimo possibile anche in caso di abbandono della funzione monetaria? in realtà, se gli investitori decidessero che l'oro non è interessante, ci sono 50 anni di produzione in giro per il mondo, così non ci sarebbe alcuna necessità di produrne di più, e nessun pavimento di costi estrattivi proteggerebbe il prezzo dell'oro; in questo caso si potrebbe scendere anche a 50 dollari l'oncia (non di meno perchè a quel punto diverrebbe un sostituto di altri metalli per usi industriali), ma è molto diffficile che il mondo sposi la teoria Keynesiana in base alla quale l'oro è una "reliquia barbarica", e l'abbandoni. Come sopra ricordato, anche negli anni 90, gli investitori – incluse le banche centrali – hanno mantenuto una certa porzione delle proprie riserve in oro. E decisioni ideologiche come quella presa dall'allora ministro del tesoro,Gordon Brown, di vendere la metà delle riserve auree inglesi nel 1999-2002, si è velocemente rivelata un fiasco clamoroso, perchè proprio da allora il mondo si è rimesso a comprare oro e non solo contro dollari.

tre modi
Poichè oggi ci si trova in piena deriva monetaria, con indebitamenti fuori controllo e presse di stampa (figurativamente) in piena azione, l'idea che si possa ritornare verso un ancoraggio all'oro, non è peregrina come può sembrare; anzi sarebbe l'unico modo per evitare il futuro iperinflazionistico in agguato.
Ci sono tre modi in cui si potrebbe realizzare un simile ritorno.
Innazitutto, le banche centrali del mondo, particolarmente quelle con le maggiori riserve valutarie come Cina e Giappone, potrebbero aumentare la loro quota di oro. In base ai dati ufficiali del FMI tale quota è scesa dal 13,9% al 9,8% durante il grande incremento di riserve sopracitato avvenuto nel decennio 1998 - 2008, nonostante il prezzo dell'oro si sia più che triplicato nel frattempo. Anche solo il ritorno alla quota (modesta) del 1998 significherebbe acquisti per 8.ooo tonnellate (320 miliardi in dollari), abbastanza da spingere ulteriormente al rialzo il prezzo dell'oro; se poi si andasse a quota 20% (la quota in essere nel 1994) ci vorrebbero acquisti di oro per oltre 20.000 tonnellate, cioè circa 7 anni di produzione ai prezzi atttuali, e quasi il 15% di tutto l'oro esistente(150 mila tonnellate). Questo significherebbe ridurre in misura proporzionale la continua creazione di liquidità addizionale che il deficit USA produce nei paesi in avanzo con cambio fisso(o quasi) al dollaro.
Inoltre, le autorità monetarie mondiali potrebbero iniziare a considerare il prezzo dell'oro un obiettivo della propria gestione monetaria, mantendolo in un range, quindi prevenendo un eccessiva espansione monetaria,ed impedendo un eccessiva fluttuazione dei tassi di cambio. In pratica, stabilito ad esempio un range 900-1100 dollari l'oncia, quando il prezzo si avvicina alla parte alta del range, le banche centrali iniziano a venderlo (drenando così dollari), e viceversa quando il prezzo si avvicina alla parte bassa, iniziano a comprarlo (creando così dollari).Una smile politica avrebbe il vantaggio di non far manipolare direttamente le altre valute (come avviene oggi quando le banche centrali le comprano o vendono per aggiustare il proprio tasso di cambio), e pertanto si minimizzerebbe il rischio di ritorsioni protezionistiche (vantaggio non trascurabile, in fasi di crisi). Naturalmente quando gli USA vendono oro, il dollaro potrebbe anche scendere nei confronti delle altre valute, cioè questa politica non impedirebbe le svalutazioni, ma certamente ne attenuerebbe le conseguenze.
Infine, i popoli potrebbero decidere che creare moneta senza limiti è una cosa completamente sbagliata, e potrebbero quindi imporre restrizioni alle banche centrali, imponendo loro una creazione di tipo meccanica, proprio collegata all'oro, come succedeva con il gold standard. Ai tempi del Gold standard l'aumento della moneta dipendeva dal tasso di estrazione e scoperta dell'oro,e fluttuava lentamente , ad eccezione del periodo della corsa all'oro in California nel 1849 e nello Yukon nel 1896. Oggi l'offerta di oro cresce del 2% all'anno(3 mila tonnellate), e quindi gli inflazionisti che infestano le università, i media e le istituzioni ufficiali, griderebbero alla deflazione; ma un tasso del 4% in linea con una normale crescita del PIL mondiale, potrebbe difficilmente essere tacciato di deflazionismo.

la Cupola non vuole
Naturalmente la gestione di un range di prezzo dell'oro, ed uno standard di crescita della moneta sulla falsariga di quanto succedeva con il Gold standard, sono un utopìa, perchè la Cupola vuole la grande inflazione, e con un ritorno all'oro del tipo qui sopra delineato, applicare la tassa che non perdona, non sarebbe possibile. Ma ci sono i cinesi, i quali si trovano in un grande dilemma, e (forse) hanno ancora l'autonomìa per muoversi a prescindere dalla Cupola.

il dilemma cinese
Il loro dilemma è il seguente:
- se vogliono mantenere il modello di sviluppo basato sui consumi degli altri, in un sistema monetario basato sul dollaro, devono continuare per forza ad accumulare crediti in dollari, mantenendo artificialmente bassi i tassi d'interesse globali, sostenendo il dollaro, importando inflazione, drogando la crescita globale ed acuendo gli squilibri già esistenti. Una strada insostenibile a lungo termine.
- se invece (sempre in un sistema monetario basato sul dollaro) vogliono smettere di accumulare dollari, ed anzi ridurne gradualmente la detenzione, devono rivalutare la propria moneta, provocando la svalutazione del verdone ed il rialzo dei tassi d'interesse globali, e dunque perdendo soldi, esportazioni, e creando crisi economica. Una strada improponibile a breve termine.

lo yaun standard
Ci si può chiedere però se sia proprio inevitabile- a seguito di una eventuale transizione dal modello di sviluppo cinese basato sui consumi degli altri, ad uno basato sui consumi propri - la rivalutazione del renminbi , ed una corrispondente svalutazione del dollaro, una volta mollato l'ancoraggio. Se si passasse dal "dollar standard" allo "yaun standard", vale a dire se il sistema monetario internazionale si basasse sullo yaun invece che sul dollaro, non sarebbero più gli esportatori cinesi a portare alla banca centrale i dollari ricevuti dai loro clienti, per farseli cambiare in yaun, bensì sarebbero i clienti a portare i dollari alle proprie banche centrali per farseli cambiare in yaun da consegnare agli esportatori cinesi. E queste ultime - non avendo yaun tra le proprie riserve valutarie - si rivolgerebbero alla Banca centrale cinese, offrendo le proprie valute. Dunque non cambierebbe nulla ai fini del tasso di cambio: la Banca del Popolo potrebbe scegliere di farlo fluttuare in base alla domanda ed offerta , oppure tenerlo fisso come oggi.

Ma sarebbe diverso se lo yaun fosse anche convertibile in oro?
Sì, perchè si tornerebbe al gold standard, ed in pratica le merci sarebbero quotate in oro tramite lo yaun; chi compra prodotti dai cinesi dovrebbe procurarsi oro oppure yaun, e consegnarlo direttamente agli esportatori, i quali possono poi trasformare l'oro in yaun al tasso di convertibilità. Il surplus commerciale cinese agirebbe sul prezzo dell'oro rispetto alle altre valute (ad esempio salirebbe in dollari), così come un deficit -ad esempio- nella bilancia cina-giappone provocherebbe un aumento dell'oro in yaun ed un calo in yen.

Il punto centrale è che la banca centrale cinese non accumulerebbe più dollari a fronte del suo avanzo netto complessivo, bensì oro, che non è il debito di nessuno. E l'oro non andrebbe riciclato, dunque non altererebbe i tassi d'interesse e la politica economica degli USA nè della Cina. Analogamente gli USA, persistendo nel loro deficit netto complessivo, vedrebbero assottigliarsi le loro riserve auree, e quando le finissero, sarebbero costretti a comprarlo sul mercato, facendo salire il prezzo in dollari e dunque disincentivando le proprie importazioni. Coevamente l'oro accumulato dai cinesi, comprerebbe più dollari, e renderebbe meno costose le importazioni dagli USA. Insomma il meccanismo spingerebbe verso un riequilibrio delle bilance commerciali.

quanto oro
La situazione di partenza è la seguente: nel mondo ci sono circa 150 mila tonnellate di oro, al prezzo attuale pari a circa 6 trilioni di dollari, di cui solo 30 mila detenute da banche centrali (1,2 triloni di dollari) a fronte di riserve valutarie internazionali complessive per 7,5 trilioni. Dunque il combinato disposto di un aumento della quantità dell'oro detenuto, nonchè del suo prezzo (salirebbe per effetto automatico se si mettono a comprarlo) sarebbe sufficiente ad azzerare questo differenziale di 6,3 trilioni , e trasformare tutte le riserve valutarie cartacee esistenti in oro. Si può pensare alla necessità di un accordo generale, dunque non praticabile se la Cupola non vuole.

Invece sarebbe sufficiente i cinesi decidessero da soli di annunciare la convertibilità dello yaun in oro, agendo per realizzarla, per ottenere quanto sopra.
La parte in oro delle riserve cinesi oggi arriva solamente a 1.054 tonnellate, cioè circa 40 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 2% delle sue riserve valutarie, e soprattutto pari ad appena il 2,5% della base monetaria cinese. Si può iniziare a parlare di convertibilità solo quando questo valore raggiunge il 100% della base monetaria. Occorrerebbe quindi che la banca centrale cinese incrementasse le proprie disponibilità d’oro da 1.000 tonnellate a 40.000. Ai prezzi correnti 39.000 tonnellate d’oro corrispondono a 1.560 miliardi di dollari (a fronte di una disponibilità di 800 miliardi di dollari di titoli del Tesoro americano, e di un totale di riserve valutarie cinesi di 2.300 miliardi di dollari, ed un PIl di 4.500 miliardi di dollari). La Cina quindi se lo potrebbe anche permettere ma non è facile trovare 39.000 tonnellate di oro da comprare(quasi il 26% di tutto l'oro esistente, e 13 anni di nuova produzione). Però se la Cina intendesse comprare tutto questo oro, il prezzo del metallo giallo schizzerebbe alle stelle, e già raddoppiando (quindi a 2200 dollari l'oncia), basterebbero 20 mila tonnellate d'oro per coprire la sua base monetaria, ma è probabile basti comprare solo 9 mila tonnellate (3 anni di produzione nuova, ed il 6% di tutto l'oro esistente), ed il prezzo quadruplicherebbe, arrivando in area 5000 dollari l'oncia, e così già con 10 mila tonnellate la Cina diverrebbe la nazione con più oro al mondo (superando gli USA) e sarebbe in grado di coprire la sua base monetaria.

Certo, il benessere della sua popolazione rurale e dei lavoratori migranti non ne guadagnerebbe molto, nell'evidenza immediata. Senza la trasformazione da un modello di crescita trainato dalle esportazioni ad uno basato sul fabbisogno interno, la Cina non potrebbe risolvere i problemi causati da un eccessivo consumo di risorse naturali o dall’inquinamento ambientale o dai troppi investimenti (in capitale fisso, impianti e macchinari) ed insufficienti consumi interni o dal problema nel settore finanziario (le banche cinesi). Ma proprio il raggiungimento di questi obiettivi sarebbe reso ben più possibile dalla creazione di un sistema monetario in cui gli avanzi/disavanzi commerciali vengono regolati in oro (o in moneta in esso convertibile).Che i mandarini arrivino a pensarlo?

p.s.
Invece gli U.S.A. non potrebbero neanche volendo: possiedono 8.300 tonnellate, cioè 320 miliardi di dollari al prezzo attuale, pari al 15% circa della base monetaria. Per tornare alla convertibilità, occorrerebbe che la FED incrementasse le proprie disponibilità d'oro da 8300 a 55 mila tonnellate; ai prezzi correnti 47 mila tonnellate corrispondono a 1.880 miliardi di dollari, che gli USA non potrebbero trovare non stampando altra base monetaria, ed essendo indebitati fino al collo. In alternativa potrebbero però pensare di fissare il prezzo dell'oro a 7300 dollari l'oncia: automaticamente le 8300 tonnellate giacenti a fort knox equivarrebbero alla base monetaria esistente.Ma essendo un paese in deficit, in pochi anni le azzererebbe, quindi gli USA non possono pensare di tornare alla convertibilità, a meno che al contempo non svalutino il dollaro in un modo così massiccio da azzerare il deficit, ma ciò signficherebbe ridurre il tenore di vita del paese di oltre un terzo, ed è dunque impossibile politicamente, a meno non avvenga in concomitanza con eventi geopolitici disastrosi.

9/04/2008

Speciale CANCRO CENTRALE

Speciale Cancro Centrale

La legge naturale
C'era una volta il sistema economico liberale basato sulla legge di attrazione dell'economia, equivalente della legge di gravità nella fisica: la legge della domanda ed offerta. Lasciata libera di interagire forma i prezzi dei beni,dei servizi, e della merce di scambio per eccellenza: il denaro (la legge in sintesi dice che se la domanda aumenta relativamente all'offerta, il prezzo sale, e viceversa; dice anche che al salire del prezzo la domanda tende a scendere relativamente all'offerta; pertanto è un meccanismo autoequilibrantesi).

Il risparmio
In questo sistema il risparmio veniva raccolto da operatori specializzati(i banchieri) che ne prestavano una parte a coloro che dimostravano di volerlo impiegare in attività profittevoli, ed erano disponibili a dividere con loro una parte degli utili pagando gli interessi. A loro volta i banchieri riconoscevano una parte dei ricavi ai risparmiatori, pagando loro un interesse, e stimolandoli così ad affidargli i risparmi che altrimenti avrebbero potuto restare sotto al materasso e tutto il circuito si sarebbe fermato.

I banchieri
Occorre avere chiaro che in un sistema economico normale, la funzione di intermediario(banchieri) tra datori di denaro (risparmiatori) e prenditori di denaro(imprenditori)è una funzione positiva che stimola l'attività economica. In assenza di tale funzione il risparmio resta sotto ai materassi, e le nuove attività economiche possono iniziare solo nella misura in cui l'imprenditore già possiede suoi risparmi.

Il tasso d'interesse
In questa funzione ha un ruolo cruciale il tasso d'interesse, il prezzo di mercato del risparmio, frutto dell'incontro tra offerta e domanda.In un libero mercato non esiste per definizione un tasso d'interesse giusto o sbagliato, alto o basso, esiste solo il tasso che equilibria domanda ed offerta. In un sistema economico libero (senza banca centrale) succede che quando- per vari motivi - aumenta la voglia di intraprendere ed aumenta quindi la domanda di risparmio, il suo prezzo sale, così incentivando l'offerta di risparmio(ciclo di espansione dell'economia); però, salendo il tasso d'interesse, si iniziano a ridurre le iniziative imprenditoriali in grado di generare il profitto necessario per sostenerne l'onere, e la domanda di risparmio inizia a scendere, facendo scendere il tasso d'interesse anche perchè nel frattempo l'aumentata offerta di risparmio agisce nello stesso senso, dall'altro lato. Analogamente, quando - per vari motivi- diminuisce la voglia di intraprendere e quindi la domanda di risparmio, il suo prezzo scende, così disincentivandone l'offerta( ciclo di contrazione dell'economia);però, scendendo il tasso d'interesse, aumentano le iniziative profittevoli in rapporto ad esso, e la domanda di risparmio riprende a salire facendo salire il tasso d'interesse anche perchè nel frattempo si riduce l'offerta di risparmio.

Funziona se libero
La bellezza della legge di attrazione dell'economia è che automaticamente produce il migliore dei mondi possibili, automaticamente aggiustando ogni squilibrio dovesse via via presentarsi. MA per funzionare questo stupendo orologio naturale (e parlo di Natura perchè l'economia è l'attività degli esseri umani, che sono parte della Natura) ha bisogno di un requisito fondamentale: deve essere lasciato libero. Signfica che funziona solo in una condizione di concorrenza perfetta,in cui nessun partecipante ha le dimensioni per poter influenzare domanda-offerta-prezzo.
Man mano che questa condizione si allenta,crescendo il grado di oligopolio e monopolio dell'economia avviene una distorsione, e succede che il sistema si ammala ed inizia a produrre cellule cancerogene che alla lunga uccidono l'organismo.

Il cancro centrale
Purtroppo da fine 1800 ed inizio del 1900, proprio mentre gli economisti formalizzavano la Teoria dell'equilibrio economico generale, la tendenza all'oligopolio e a introdurre monopoli di varia natura si è affermata in modo irreversibile, generando una serie di cellule cancerogene mortali tra cui la creazione della BANCA CENTRALE. Essa, in un sistema economico, rappresenta Il CANCRO CENTRALE, quello incurabile che porta alla tomba se non viene estirpato in tempo.
Vediamo perchè e vediamo come si è arrivati a quest' orribile invenzione che ha distrutto il sistema economico liberale.

Lo Stato
Occorre aver chiaro che quanto fin qui detto vale soprattutto per lo Stato. In un sistema economico liberale il ruolo dello Stato è esclusivamente quello di far rispettare le regole, a cominciare da quelle anti trust, esercitando la Giustizia. E' fondamentale che lo Stato abbia un bilancio in pareggio, e che spenda esclusivamente ciò che incassa dalle tasse. Altrimenti, come purtroppo divenuto la norma da quando il monopolio statale è cresciuto senza limiti durante il 1900,se lo Stato ha un bilancio in deficit (spende più di quanto ricava dalle tasse) per finanziarlo deve assorbire risparmio privato, riducendone la disponibilità per gli imprenditori(sarebbe negativo anche il contrario: con un bilancio in avanzo lo Stato toglie risorse all'economia privata incassando più tasse di quanto poi spende). In un sistema liberale senza cancro (pardon: banca) centrale, il deficit di bilancio produce - coeteris paribus -un rialzo del tasso d'interesse, esercitando un effetto depressivo sull'intrapresa privata,che produce un calo delle tasse incassate, con incremento del deficit medesimo ed effetto sempre più depressivo. Ciò, alla lunga (in un sistema democratico), provoca una forte domanda di eliminazione del deficit, innescando il processo opposto: maggior risparmio disponibile per l'economia privata, calo del tasso d'interesse, ripresa del ciclo economico. Come sempre dunque il sistema tenderebbe a riequilibrarsi spontaneamente.
Purtroppo invece, poichè esiste la Banca Centrale, lo Stato può impedire al tasso d'interesse di salire per effetto del suo deficit: si fa infatti finanziare da un aumento della base monetaria, e dalla conseguente inflazione. Occorre aver chiaro che in un sistema liberale l'inflazione,come la deflazione, non potrebbero essere che fenomeni temporanei, per i motivi menzionati allorchè ho illustrato la meravigliosa legge della domanda e dell'offerta. Naturalmente in un sistema statalizzato, invece, l'inflazione può essere manovrata a piacere da parte di chi comanda e dunque essere usata come tassazione occulta permanente (più o meno accentuata).

I cicli
Per capire come si sia potuti arrivare alla creazione delle banche centrali, occorre anche ricordare che l'attività economica, in quanto fatto naturale, ha inevitabilmente dei suoi alti e bassi, dei suoi cicli, perchè gli uomini non sono macchinette. Ora succede che durante le fasi di espansione, per i motivi sopraricordati, si fanno maggiori profitti (banche, imprese), vi sono maggiori redditi, e lo Stato incamera più tasse. Esattamente il contrario avviene durante le fasi di rallentamento. L'atteggiamento più saggio che tutti dovrebbero avere al riguardo, è quello di sfruttare le fasi di ciclo forte(gli anni di vacche grasse) come fanno le formiche, per poi affrontare con serenità quelle di ciclo debole(vacche magre), accettandole esattamente come si fa con il bello ed il cattivo tempo, senza pretendere invece di imporre alla Natura solo il bel tempo, perchè la Natura poi si arrabbia e manda lo Tsunami.

L'avidità
MA c'è un grande nemico: l'avidità, la sete irrefrenabile di potere e guadagno, un virus che colpisce soprattutto (paradossalmente) i già ricchi e già potenti. Invece di contentarsi, ne vogliono sempre di più. Si sentono onnipotenti. Così cercano di andare contro natura, o meglio di forzare la natura al loro volere. L'obiettivo è dunque diventato l'eliminazione del ciclo economico, avere sempre e a tutti i costi una crescita forte permanente, il più possibile.E questa azione contro natura è stata facilmente imposta politicamente, perchè l'esplosione del consumismo ha coinvolto tutti.

L'interventismo malefico
Per questo motivo a fine 1800 ed inizio 1900 i principali banchieri dell'epoca hanno inventato la BANCA CENTRALE, espandendo il modello fino ad allora esistente solo in Inghilterra (dal 1694), prendendo la scusa da una classica crisi ciclica dell'epoca che aveva portato al fallimento alcune banche. Negli USA, furono Morgan e Rockfeller, che riuscirono nonostante l'apposito divieto costituzionale , a far approvare dai politici l'istituzione della FED nel 1913.
La FED si mise all'opera ed immediatamente creò una grande bolla: quella degli anni 20 , scoppiata come noto nel 1929 e da cui derivò la famosa Grande Depressione. A quel punto i politici presero la scusa della Grande depressione, per far crescere enormemente il ruolo dello Stato nell'economia, ed approfittarono della coperura teorica loro data da un noto economista dell'epoca, Keynes, per spendere più di quanto incassavano dalle tasse. Fu la fine della teoria dell'equilibrio economico generale, e gli effetti di quella fine sono quelli che abbiamo appena iniziato a vedere ai nostri giorni.

La fine del gold standard
Infatti, dopo la seconda guerra mondiale, sia il bilancio in deficit che la manipolazone della moneta, dei tassi d'interesse e di cambio, furono usati con una certa moderazione, perchè resisteva il gold standard: il dollaro, divenuto la princiaple moneta internazionale, era ancora convertibile in oro. Poi dagli anni 60 è stato un crescendo, scatenatosi guarda caso dopo l'abolizione della convertibilità del dollaro in oro nel 1971 e culminato (dopo tutta una serie di bolle al cui scoppio si reagiva puntualmente con manipolazioni sempre maggiori) nella più grande bolla di tutti i tempi, scoppiata ufficialmente nell'estate 2007, che a sua volta ha dato luogo alla peggiore reazione possibile: un ulteriore incredibile accelerazione del processo di statalizzazione dell'economia globale, con sempre più prepotenti manipolazioni dei tassi d'interesse e di cambio (fra un pò si arriverà a fissare anche i prezzi delle case e le quotazioni azionarie per decreto legge; nulla di nuovo - per carità - lo facevano i sovietici, ma non avevano la faccia tosta di considerarsi gli alfieri del "libero mercato").

Il peggio deve ancora venire.
Quello che si è visto finora è solo l'antipasto (e magari anche il primo): la portata forte con i contorni ed il dessert devono ancora uscire dalle cucine. Basti pensare che adesso la salvezza del sistema viene a dipendere dai governi, i quali diventano la vera banca centrale: hanno appena deciso che sono loro il prestatore di ultima istanza delle banche e dell'economia. Ma c'è un piccolo problema di cui ancora nessuno parla:

il Re è nudo
i governi, gli Stati , sono indebitati ed in deficit anno dopo anno; le risorse di cui dispongono le prendono proprio dalle banche e dall'economia(cioè da tutti coloro che comprano le loro cambiali). Dunque è una situazione paradossale che non sta in piedi: risparmiatori e banche dovrebbero prendere i soldi dallo Stato che li prende da loro. Siamo al ridicolo, allo stato puro. Eppure è sotto gli occhi di tutti: riunioni su riunioni, g4 g7 g8 g20, proclami governativi di tutte le nazioni, per dire esattamente questo assurdo.
E cioè : Che i soldi che non ci sono li daranno loro che non li hanno.
Ricorda la famosa fiaba: il Re è nudo, ma nessuno lo dice, tutti fanno finta di credere che sia vestito magnificamente.

Riciclaggio internazionale
Ed è sbagliato pensare che possano tenere in piedi la baracca asiatici ed arabi; essi infatti sono in avanzo e in attivo nel loro commercio estero, ma finora hanno incassato solo e soltanto cambiali emesse da quelli che oggi stanno per fallire. Certo, se accettano di continuare a essere pagati in cambiali, pur di mantenere in vita il cliente, danno un contributo al proseguimento dell'agonìa. Ma questo non farebbe altro che perpetrare un altro degli aspetti essenziali del disastro odierno, quello collegato alla manipolazione dei tassi di cambio e dei rapporti con l'estero (di cui finora non ho voluto parlare per non complicare le idee, anche perchè l'essenza resta quella descritta, anche su scala globale).

Si fomenta il cancro
Assolutamente non vorrei essere pessimista, nessuno più di me sa quanto sarebbe bene pensare positivo. Ma possono esserci speranze in una situazione come questa, in cui invece di capire la lezione per quanto dura ed estirpare il cancro con la più potente delle chemioterapie o con il più drastico degli interventi chirurgici, non si fa altro che nutrirne le cellule cancerogene sempre di più?

L'equilibrio nei bilanci bancari
Ma c'è di più: In un sistema economico liberale, SENZA banca centrale, chi svolge l'attività bancaria deve per forza stare attento a far combaciare le scadenze dei suoi debiti e dei suoi crediti. Questo perchè se si mettesse a raccogliere denaro prevalenemente riscuotibile dai proprietari a breve scadenza, e utilizzasse questo denaro prevalentemente prestandolo a lunga scadenza, si verrebbe a trovare nell'antipatica condizione di non avere il denaro quando i suoi creditori si presentano a richiederglielo. In tal condizione non avrebbe che due possibilità: o trovare qualcun altro che glielo presta, facendo così sostituzione di debito; oppure trovare qualcun altro che si prende in carico i suoi crediti facendolo rientrare della liquidità che gli serve. Naturalmente entrambe queste alternative hanno un costo che verrebbe a ridurre sensibilmente il margine di interesse fin lì teoricamente guadagnato nella differenza tra quanto pagato ai depositanti e quanto incassato dai suoi affidati.
Per questi elementari motivi, in ogni manuale di "scienze" bancarie, la prima cosa che si insegna è appunto l'equilibrio tra le scadenze nell'attivo e passivo del bilancio. Dopo il disastro degli anni 30 si era inoltre provveduto a istituire per legge la differenza tra banche commerciali di deposito (raccogliendo a breve termine, non potevano fare prestiti oltre i 18 mesi), e banche d'investimento (in Ialia gli istituti di credito speciale), cioè quelle banche eroganti prestiti a lunga scadenza: si dovevano finanziare tramite emissioni di obbligazioni anch'esse a lunga scadenza.

Purtroppo però ci sono le banche centrali.
I cui effetti cancerogeni nel sistema economico si esprimono in vari modi, tra i quali spicca la funzione di prestatore di ultima istanza alle banche commerciali. Il che alla lunga ha l'effetto deresponsabilizzante di corrompere queste ultime, del resto aizzate a fare più utili possibili. Ed è chiaro che - essendo i tassi a lungo termine più elevati di quelli a breve (sempre in un mondo normale)- esse sono spinte a infrangere l'equilibrio tra le scadenze "prendendo a breve e dando a lunga" come si dice in gergo. Tanto, in caso di difficoltà, c'è la banca centrale che interviene (figuriamoci se fa fallire la banca incauta). Così questa malversazione ha preso tanto piede da essere di nuovo legiferata: nel pieno della bolla le famose autorità - quelle da cui oggi dovrebbe dipendere la salvezza del mondo - hanno addirittura abolito la distinzione tra banche a breve e banche a lungo: tutti possono fare tutto, evviva la concorrenza. In realtà dietro a questa motivazione ingannevole, c'era invece la sete di utili crescenti: perchè non guadagnare di più se tanto poi paga pantalone (la banca centrale, cioè il governo, cioè la collettività)?

Il cancro si espande
E il cancro si è espanso portando all'accumularsi di posizioni squilibrate con le banche piene di crediti illiquidi, inesigibili, a lungo termine - assolutamente incapaci di far fronte ai propri debiti a breve termine. Da qui l'allarmata discesa in campo dei governi occidentali riuniti che hanno assunto la nota posizione RIDICOLA di prestatori di ultima istanza - garantendo i depositi bancari - pur di evitare che i depositanti si presentassero in massa a richiedere i propri quattrini. In quel caso infatti non c'è alcuna possibilità di poterglieli ridare. Occorrerebbe stampare quantità enormi e si farebbe fatica anche materialmente. Sulla posizione RIDICOLA dei governi ho già scritto: devono decidersi, loro i soldi ce li hanno? tanto da poter garantire tutti i depositi bancari? e allora perchè li chiedono mese dopo mese per poter pagare gli stipendi e fare fronte ai loro normali impegni di spesa? Insomma per essere credibili come prestatori di ultima istanza, non possono essere al contempo prenditori di prima istanza. Scusate se ci sono tornato sopra, ma il fatto che non si legga una riga o non si levi una voce in tal senso per me ha dell'incredibile(come sempre gradite segnalazioni in tal senso, soprattutto in Italia).

La curva dei tassi
Adesso vorrei invece far osservare come l'azione cancerogena, scaturente dal fatto che tutti prendono a breve e danno a lunga, colpisce l'organismo economico. Sempre nel famoso sistema "normale" ,i tassi a lunga sono per forza superiori ai tassi a breve, in quanto non avrebbe alcuna razionalità prestare i soldi a un rendimento inferiore per una scadenza più lunga; ma il cancro centrale riesce anche in questo. Infatti, per effetto della legge della domanda e offerta, se tutte le banche vogliono indebitarsi soprattutto a breve, è chiaro che i tassi a breve tendono a salire (perchè aumenta la domanda di fondi a breve); e analogamente se tutte le banche vogliono prestare a lunga è chiaro che i tassi a lunga scendono (perchè aumenta l'offerta di prestiti a lunga). Ne consegue che la curva dei tassi si appiattisce; e sotto l'azione delle banche centrali riesce addirittura ad invertirsi. Naturalmente tutto questo viene visto di buon occhio dai prenditori di denaro a lunga che vedono scendere il costo del loro indebitamento; e tanto lo vedono bene che aumentano la loro domanda di finanziamenti, perchè più bassi sono i tassi, maggiori sono le iniziative che si possono tentare.Ed il tutto viene esacerbato dalla già illustrata tendenza del cancro centrale di abbassare i tassi il più possibile. Ne scaturiscono le famose bolle, che si creano appunto per abbondanza di credito a buon mercato, in un contesto in cui l'avversione per il rischio viene minimizzata dalla convinzione diffusa che interverrà la banca centrale, in caso di bisogno (azzardo morale).

La disonestà
Dunque la reazione a catena dei danni scaturenti dal cancro centrale non potrebbe essere più devastante. L'aspetto che colpisce maggiormente è il seguente: poichè è molto facile , ed alla portata di tutti, capire questi meccanismi; e poichè è evidente che da un congengo simile vengono fuori quantità di utili enormi puramente parassitari e soprattutto privi di rischio, perchè si sa che le perdite verranno scaricate sulla collettività; allora non possono esserci dubbi sulla malafede e dulla disonestà profonda che ha animato ed anima coloro che - guidando la baracca - hanno innescato il cancro centrale. Vedremo se tutta questa tragedia finirà come alla Bastiglia.

La causa prima
Ricapitolando: La causa prima della degenerazione genetica del sistema economico e finanziario risiede nella tendenza del capitalismo a generare monopoli ed oligopoli non rispettando la concorrenza perfetta, l'unica in grado di esprimere un insieme di prezzi "naturali" frutto della libera domanda ed offerta da cui la tendenza al riequilibrio spontaneo.

L'effetto
Da tale causa discende l'effetto dell'imposizione di un prezzo politico del denaro, effettuato dall'apposito monopolista. Se il tasso d'interesse fosse lasciato libero di fluttuare in base alla domanda e all'offerta, non si potrebbero MAI creare delle bolle devastanti quali quelle che ben conosciamo, perchè il meccanismo si riequilibrerebbe spontaneamente. Se il tasso di cambio fosse stato lasciato libero ed il sistema monetario ancorato a un bene reale(l'oro), non si sarebbe MAI potuta creare una situazione di permanente squilibrio nel rapporto tra consumi e produzione dell'economia più grande del mondo (almeno fino ad ora), consentendo alla sua popolazione di vivere al di sopra dei propri mezzi.Vediamo perchè.

L'azione cancerogena delle banche centrali sull'economia internazionale.
Ricordo che il reddito (o PIL) prodotto in un paese durante l'anno può solo O essere consumato O essere risparmiato. Non ci sono per definizione altre alternative. Se il paese fosse solo al mondo, al massimo potrebbe consumare tutto il reddito che produce, azzerando i risparmi. Sarebbe già una politica imprudente, ma almeno ci sarebbe questo limite. Invece in un contesto di scambi internazionali, il paese può consumare più di quello che produce, perchè quel di più lo può prendere dall'estero, accumulando così un risparmio negativo. In un sistema monetario internazionale basato sull'oro, il paese in deficit potrebbe restare tale solo fino a quando ha delle riserve aurifere da dare all'estero in cambio del suo eccesso di consumi. Esaurito l'oro, si dovrebbe fermare per forza, e ridurre i propri consumi. Inoltre, in regime di gold standard la quantità di moneta e credito nel paese è proporzionale all'oro disponibile; riducendosi questo, si riducono anche moneta e credito, e quindi il paese sarebbe forzaro a ridurre il proprio tenore di vita, cioè i consumi e le importazioni, venendo automaticamente spinto al riequilibrio.

Purtroppo però hanno abolito il gold standard,
sostituendolo con il dollar standard(come se il dollaro fosse oro, ma il dollaro si può stampare a piacimento, l'oro NO). Anche in questo caso già potenzialmente nefasto, se però si rispettassero la domanda e l'offerta, in una situazione di deficit la valuta del paese si svaluterebbe; il che comporta automaticamente un disincentivo alle importazioni (che costano di più) ed un incentivo alle esportazioni(che divengono più convenienti per i partner esteri); inoltre la svalutazione porterebbe a una pressione rialzista sui tassi d'interesse, e quindi anche per questa via si eserciterebbe la tendenza al riequilibrio.

Purtroppo però ci sono le banche centrali.
Le quali decidono di manipolare il prezzo del denaro sia interno che esterno, quindi sia il tasso d' interesse che il tasso di cambio. Per cui invece di vendere la valuta del paese deficitario innescando il meccanismo sopraillustrato, la detengono tra le proprie riserve valutarie evitando la modifica dei tassi di cambio; ed inoltre poichè devono ricavarci qualcosa, la rimandano al paese di origine prendendosi in cambio i suoi debiti ed esercitando quindi una pressione al ribasso sui tassi d'interesse del paese deficitario. Ecco dunque che questa orribile manipolazione, provoca la permanenza dello squilibrio che non solo non si riaggiusta ma addiritttura peggiora. E non finisce qui. Perchè così facendo la banca centrale manipolatrice, aumenta l'offerta di moneta e credito all'interno del suo paese, nella misura in cui non vende la valuta straniera pervenutale(la valuta domestica ai suoi esportatori gliela deve dare). Quindi crea inflazione al suo interno.

La guerra
Così Il cancro si espande a tutti i livelli, e procede indistrurbato, creando le premesse per disastri futuri inimmaginabili. Infatti il paese "furbo" che accumula riserva in valuta del paese deficitario, in realtà accumula una massa di cambiali che non potrà mai incassare. E questo può portare alla guerra.

Sempre sbagliato
Se tali enormi distorsioni (disastrose a lungo andare) si sono potute creare e mantenere crescenti nel tempo è a causa del prezzo politico del denaro, che per forza risulta sempre sbagliato: un basso tasso d'interesse piace agli stati debitori, agli imprenditori, ai cittadini debitori (mutui e credito al consumo), e dunque piacendo a tutti diviene una costante del sistema; ma purtroppo un tasso d'interesse basso produce inevitabilmente delle bolle economiche(svilisce il risparmio) e finanziarie; ed ancora peggio, la gestione politica (tramite banche centrali) dei prezzi del denaro impedisce che possano avvenire riequilibri spontanei, anzi il sistema si avvita al peggioramento, perchè quando le bolle crescono (case, azioni che salgono, ad esempio) tutti applaudono, e solo quando scoppiano tutti si disperano, e come si pone rimedio? abbassando il costo del denaro, cioè riproponendo la causa della bolla, così se ne forma un altra e si passa di bolla in bolla. Fino a quando l'implosione del sistema è simultanea e definitiva.

La crescita drogata
Tra l'altro anche l'eccesso di crescita economica, soprattutto adesso che concerne sei miliardi di persone, è un male da combattere, perchè il sistema ecologico planetario non è in grado di sopportarlo. Si può discutere se il disastro ambientale arriverà tra x o tra y anni, ma è certo che così procedendo arriva, dunque sarebbe molto sensato cambiare modello di sviluppo prima possibile.Ma tale modello di sviluppo "sostenibile" può venire fuori solo dalle forze spontanee del libero mercato, non certo dall'imposizione di un gruppetto di oligarchi. A proposito dei quali vengono i brividi a pensare cosa combineranno adesso nella nuova "Bretton Woods".

Le soluzioni
In realtà, come si evince da quanto fin qui scritto, basterebbe rispettare le legislazioni anti trust, smantellando tutti i monopoli ed oligopoli a cominciare da quelli statali, e lasciare la legge della domada ed offerta libera di funzionare, ripristinando quindi la teoria dell'equilibrio economico generale in concorrenza perfetta, con tre semplici riforme:
1) abolire il dollar standard (ritornando al gold standard)
2) abolire il deficit spending (ritornando all'obbligo del bilancio statale in pareggio)
3) abolire le banche centrali (ritornando all'unicità dei Ministeri del tesoro).
Ma naturalmente non esiste alcuna possibilità che si vada in questa direzione, per cui non resta che prepararsi al peggio.

7/01/2008

La Nota sui mercati (29.6)


ECONOMIA: peggio degli anni 70
L'ho scritto numerose volte in passato: le banche centrali sono state inventate per poter tassare i cittadini senza dover applicare tasse specifiche di cui i governi debbano rispondere agli elettori. Le banche centrali infatti ottengono questo risultato semplicemente producendo inflazione, che viene percepita con ritardo e lentezza; soprattutto, è possibile addebitarne la colpa a fattori esterni, e farla apparire una specie di calamità naturale. Per poter svolgere il loro lavoro indisturbate, e cioè trasferire risorse dai risparmiatori e dai creditori ai grandi debitori (governo e sistema banco-finanziario) tramite l'inflazione, le banche centrali sono state genialmente dotate di un "mandato" che le nomina difensori del potere d'acquisto della moneta. In modo che la massa non possa sospettare che il vero mandato sia esattamente l'opposto.
Quando l'inflazione scappa di mano, come nell'attuale fase, e conquista le prime pagine dei giornali, le banche centrali devono dare il meglio di sè per proseguire nell'inganno, e devono quindi "parlare" contro l'inflazione, e ogni tanto agire via tassi d'interesse, per dare la sensazione che stanno facendo quello che sarebbero deputate a fare. Inoltre, per continuare a produrre inflazione facendo finta di combatterla, è essenziale che alimentino dibattiti fuorvianti sulle origini della medesima. Non a caso, oggi, la massa è convinta che la "causa" dell'inflazione sia il petrolio, come se il prezzo di quest'ultimo fosse salito per una sorta di maledizione divina. Conseguentemente, la massa è anche convinta che non appena il prezzo del petrolio dovesse scendere, l'inflazione tutta rientrerà.
Nel frattempo, si sostiene capziosamente che in questa fase l'inflazione non è poi un male perchè serve a contrastare le tendenze recessive: molti sostengono addirittura che i tassi di interesse reali negativi sono un bene. Si allontana così il pubblico dall'idea che sono proprio i bassi tassi d'interesse e la politica monetaria ad aver prodotto l'inflazione, che a sua volta ha prodotto anche la tendenza recessiva in atto.
Già nel 2001/2002, gli inflazionisti furono pronti a monetizzare l'effetto deflazionistico derivante dallo scoppio della bolla tecnologica, ed inflazionarono il credito ipotecario. Come era facilmente prevedibile, non appena si è consumato il "velo" l'inflazione è emersa in tutta la sua potenza. Ora gli inflazionisti vogliono fare la stessa operazione coprendosi sotto il "velo" depressivo derivante dallo scoppio della bolla immobiliare e finanziaria: arrivano a dire che l'inflazione è una medicina necessaria per evitare che i prezzi degli assets e l'economia reale si avvitino in una spirale recessiva.
In realtà l'inflazione odierna proviene da un periodo di molti anni. La causa principale, prodotta dall'azione delle banche centrali, è l'eccesso di dollari, ed in particolare la bolla creditizia basata sugli assets che ha provocato distorsioni senza precedenti al sistema economico globale. La massiccia creazione di dollari ha aperto il vaso di Pandora da cui è uscita una espansione creditizia globale, ripeto, senza precedenti storici per dimensioni e appunto globalità. E' questa la causa principale del rialzo del prezzo del petrolio, che continuerà ad avere conseguenze economiche, finanziarie e geopolitiche.
I paragoni con gli anni 70, non colgono gli aspetti chiave dell'inflazione odierna.Infatti, vi sono tre dinamiche interrelate che guidano le attuali forze inflazionistiche:
1) Il massiccio flusso di dollari che inonda il mondo; nonostante la svalutazione del dollaro, il credit crunch, e la recessione americana, anche quest'anno gli USA produrranno un deficit di 700 e passa miliardi di dollari che continuerà ad inondare l'economia globale , e specialmente quella asiatica, fornendo risorse che saranno usate per comprare petrolio e altre risorse strategiche.
2) la speculazione incentivata dalle banche centrali tramite i salvataggi in caso di fallimenti, che per sua natura va a caccia di prezzi crescenti.
3)la confluenza del flusso di liquidità globale nei sistemi creditizi nazionali in paesi a cambi "quasi" fissi con il dollaro, che ha esercitato un enorme effetto stimolativo su popolazioni molto grandi (Cina, india) ed ha quindi creato un orientamento inflazionistico di portata senza precedenti per energia, cibo, materie prime in generale.
Come dovrebbe esssere ormai ovvio, l'iperinflazione energetica ed alimentare porta al caos globale. L'attuale orientamento inflazionistico, enormemente peggiorato con le manovre di salvataggio effettuate durante fine 2007-inizio 2008 dalle banche centrali per aiutare i loro padroni banchieri, ha reso normali movimenti dei prezzi altrimenti spettacolari e anomali. La politica monetaria mondiale (di cui sono responsabili le principali banche centrali) che favorisce la trasformazione dei 700 miliardi di deficit USA in una potente arma speculativa globale, sta conducendo al disastro. Come minimo, si può dire che essa assicura ulteriore futura inflazione per beni di prima necessità di cui nessuno può fare a meno; in altre parole, gli sforzi per monetizzare le perdite finanziarie garantiscono una spinta globale a scambiare i dollari in eccesso con beni tangibili ed essenziali.
L'inflazione che ne scaturisce colpisce anche i super indebitati consumatori americani.I tassi di interesse negativi reali producono inflazione e riducono i redditi reali dei consumatori che non sono più in grado di onorare i loro debiti anche se i tassi sono infimi. Può apparire paradossale che proprio i tassi bassi danneggino gli indebitatissimi consumatori, ma è perfettamente logico. Ad esempio, il collasso nei prezzi dei SUV e dei camion , ha portato ad un capitale negativo nei prestiti del settore auto: il merito creditizio delle famiglie è stato dunque colpito direttamente dall'infazione, creando un peso addizionale per milioni di persone che hanno comprato casa nei sobborghi. E a causa di ciò, il costo reale dell'indebitamento ipotecario sta salendo alla faccia dei tassi al 2% della Fed.Soprattutto le famiglie stanno soffrendo ulteriormente a causa dei rendimenti sempre più bassi sui propri risparmi, a cui si aggiunge adesso la tosatura azionaria.
Negli anni 70 salirono i prezzi al consumo, ma anche i redditi, i prezzi delle case. La situazione attuale è invece molto peggio: salgono solo i prezzi al consumo, mentre scendono redditi e case.Lo scoppio della bolla finanziaria a Wall Street sta portando a un grande spostamento nei comportamenti di spesa dell'economia, sta mettendo in crisi salari , redditi e profitti in alcuni settori, mentre altri (pochi) stanno beneficiando. Il fallimento dell'alchimia di Wally ha portato ad un grado di squilibrio e vulnerabilità ben peggiore rispetto all'inflazione degli anni 70 anche se l'inflazione ufficiale non è a due cifre come all'epoca (anche perchè all'epoca non c'era ancora la Cina manifatturiera ).
Chi studia la storia delle grandi inflazioni trova ricorrente il ritornello in cui si chiede ancora un pò più d'inflazione perchè benefica...dunque non stupisce che la massa ritenga appropriata l'azione della Fed che produce "ancora un pò più di inflazione". Invece La Storia lo mostra chiaramente: l'inflazionismo è la strada per la rovina, e questa strada è oggi diventata ben visibile.

MATERIE PRIME: crudo record
Se la fed avesse alzato i tassi, magari di mezzo punto, riportandoli a un (sempre molto negativo in termini reali) tasso del 2,5%, è praticamente certo che il dollaro sarebbe schizzato e appresso a lui il petrolio sarebbe crollato chiudendo la settimana ben sotto 130 invece che sopra 140. La borsa dopo una prima caduta, si sarebbe ripresa e lo sp500 avrebbe concluso dalle parti di 1350 invece che a 1270.
Errore fed dunque? no, perchè la fed VUOLE produrre inflazione, e non toccando i tassi bensì limitandosi a dichiarazioni di facciata contribuisce ad aumentare l'inflazione facendo scendere il dollaro e salire il petrolio. Questo è il cuore del probema, tutto il resto è secondario. Le varie scuse momentanee,per spiegare il nuovo record del crudo, non reggono: si pensi ai soliti blocchi nigeriani, o a una ipotizzata minor produzione libica, per non parlare delle sconnesse dichiarazioni dell'algerino che presiede l'opec secondo il quale il petrolio arriverà a 170 questa estate se la bce alza i tassi. Sciocchezza clamorosa, motivata secondo questo signore dal fatto che l'euro salirebbe e appresso a lui il petrolio. In realtà il ridicolo aumento che la bce farà (+0,25), sarà ininfluente sul cambio perchè già scontato e quel tapino di trichet si è già affrettato a dire che non sarà l'inizio di un ciclo di aumenti. Certo trichet lo ha fatto per motivi politici, ma il punto è che se l'euro sale è solo perchè il dollaro scende, e ciò perchè c'è un eccesso di dollari nel mondo, e la politica monetaria globale lo amplifica invece che limitarlo. Chi non capisce questo, non potrà mai prevedere gli andamenti di lungo termine delle principali variabili finanziarie.
E' stata quindi un altra settimana di rialzi per tutte le materie prime guidate dal petrolio e , per la prima volta da un pò di tempo in qua, dall'oro(+3%).
Si conclude con : petrolio a 140(agosto) gas naturale a 13,2(agosto) oro a 931(agosto) argento a 17,7(settembre) platino a 2062(ottobre) palladio a 471(settembre) rame a 388(settembre).
Previsione scenario inflazionistico: oro al rialzo
Posizione asset: 40% oro fisico a 14,1 eu/gr. (chiude a 18,90 = +33%)
Posizione trading: nulla

CAMBI: altra caduta del dollaro
L'indice generale del dollaro perde l'1% e scende a 72,3. Il dollaro ha perso contro tutti, a questo giro anche contro lo yen perchè il crollo della borsa ha riportato il blocco dei carry trades secondo l'usuale correlazione che recentemente era saltata. Ciò indica che la paura sui mercati è tornata a farla da padrona, e non a caso si è rivisto il franco svizzero super star.
L'eurodollaro conclude poco sotto 1,58 avvicinandosi alla fascia alta del range(1,60-1,53) in essere ormai da due mesi, nel quale si sta svolgendo la più volte illustrata fase correttiva (abc) alla fine della quale partirà la nuova sequenza di onde in trend. L'eurodollaro, che fino a prima della fed era rimasto sotto 1,56 e che a inizio settimana aveva risentito della sopracitata dichiarazione di trichet,è stato il primo a interpretare il comunicato della fed come un segnale di lassismo a dispetto della esplicita dichiarazione anti inflazionistica, e con il suo salto di circa 1 figura nell'ora successiva ha trainato il petrolio (che dopo le scorte americane in aumento era sceso da 136 a 132) riportandolo a 136, il quale a sua volta ha contribuito alla brusca inversione di marcia dell'azionario (inizialmente salito subito dopo la fed). Il giorno dopo è stato invece il petrolio che ha sparato verso 140 sulle dichiarazioni sopracitate del presidente opec, a trascinare il dollaro al ribasso, facendo arrivare eurodollaro quasi a 1,58 e dando il colpo di grazia alla borsa.
Per ora il giochino delle correlazioni vede dollaro-petrolio-oro- borsa -rendimenti muoversi sempre insieme; l'iniziativa può partire da uno qualunque dei comparti, e poi tutti gli altri gli vanno appresso: nella stessa direzione dollaro -borsa- rendimenti(ad esempio tutti in discesa come questa settimana), in modo opposto petrolio ed oro(in rialzo se gli altri in discesa). E' importante notare che la leadership può cambiare facilmente: può essere il petrolio, ma può essere anche il dollaro o la borsa a muoversi per primo e a trascinare gli altri.
Previsione scenario inflazionistico: dollaro al ribassoPosizione asset : 60% in euro ripartito come indicato nel paragrafo sui rendimenti; Posizione trading: nulla
OBBLIGAZIONI: effetto rifugio
I bot USA a 3 mesi scendono allo 1,66%; a 2 anni -27 cts. a 2,63%; -25 cts. a 5 anni al 3,35%; il decennale -20 cts. al 3,97% -21 cts a 30 anni al 4,52%. I futures sul tasso a tre mesi scadenza dicembre 2009 quotano il 4,07% (-21cts.), il differenziale tra 2 e 10 anni sale a 133 cts..
L’overnight è sopra al target FED (2%); il libor a tre mesi è fermo però al 2,8%(+0 cts). Gli spreads con Fannie e Freddie, si ampliano a 76 cts. in più rispetto al Tesoro. Aumentano gli spreads dei corporate bonds, in rialzo di 3 cts. i tassi sui mutui in tutte le durate.
In Europa il bund decennale è al 4,52%; il differenziale con l’americano è salito a +55 cts. per il bund, mentre il differenziale sulla scadenza a due anni (4,44%)è di 181 cts. I tassi euribor fermi sui massimi: a 3 mesi al 5,01% , ad un mese al 4,5% quelli ad un anno al 5,46%.
E per concludere il decennale giapponese è sceso all'1,62%, mentre sono stati venduti (con un rialzo medio di 16 cts. nei rendimenti) gli obbligazionari dei paesi emergenti, altro chiaro segnale dell'aumento nei premi per il rischio.
Previsione scenario inflazionistico: rendimenti negativi (al netto dell’inflazione)
Posizione asset: 50% al 3,5% netto (bot 15.12.08) +10% al 2,92% netto (deposito iwpower)
Posizione trading: nulla

BORSE: giovedì nero
Seconda settimana di forte ribasso per gli azionari. Il DOWè stato il primo tra i principali indici a fare nuovi minimi assoluti ed è ora a -19% da ottobre 2007. Il settore bancario è tornato ai livelli del 2002. I tecnologici, finora tra i più resistenti, hanno inziato a mollare: qualcuno si è reso conto che anche loro risentiranno della stagflazione incombente.
Andando alla consueta analisi sullo sp500, la settimana si conclude sul livello più basso da tempo qui prefigurato come target per l'onda ribassista inziata a 1440. Purtroppo però, non ne ho approfittato appieno: la confusione creatasi prima della Fed, mi aveva indotto a pensare che il doppio minimo a 1304 potesse essere la fine dell'onda, e ho preferito accontentarmi(+117 punti) uscendo a 1323 . Invece il film prefigurato tante volte si è poi pienamente realizzato e la settimana si conclude a 1278.
Cosa mi aspetto adesso?
Dal massimo di metà maggio a 1440 il ribasso in corso è alla sua sesta settimana, e sostanzialmente appare svolgersi in 5 onde così come successo nei primi due ribassi ( quello concluso a novembre (170 punti) e quello conclusosi a gennaio (250 punti)): ai minimi di venerdì ha fatto 168 punti, e saremmo quindi in linea con quello di novembre, per il momento.
Più nel dettaglio abbiamo avuto una prima onda di 67 punti da 1440 a 1373 a fine maggio, poi una seconda al rialzo fino a 1406, ed una terza al ribasso di 75 punti terminata a metà giugno a 1331. Poi c'è stata la quarta onda al rialzo fino a 1367, ed infine l'attuale quinta onda che ha già superato le altre per entità (95 punti). Se si considera l'intero movimento ribassista fino alla terza onda, si ha un ampiezza di 109 punti (1440 - 1331). Dunque si può ipotizzare per la quinta un ampiezza analoga , che da 1367 ci porta a 1258, livello corrispondente al minimo di marzo e dunque un supporto cruciale.
La complicazione che c'è stata nello sviluppo di questa quinta onda in corso, e che mi ha fatto sbagliare l'uscita, è stata dovuta all'articolarsi negli ultimi giorni di una serie di micronde intermedie : la prima conclusasi a 1304, la seconda a 1336, e adesso la terza che ha toccato 1272(64 punti); quest'ultima ha quindi le dimensioni della prima (63 punti da 1367 a 1304). E' dunque probabile che questa serie di micronde prosegua la prossima settimana con una quarta al rialzo di 30 punti circa che quindi potrebbe far rivedere area 1300, ed infine con la quinta al ribasso fino al minimo di marzo (1256).
La prossima settimana dunque mi aspetto un estensione fino a questo livello e da lì il rialzo, come da tempo qui prefigurato, anche perchè gli indicatori tecnici fanno pensare più probabile la tenuta del supporto.Mi aspetto poi, con il mese di luglio, il ritracciamento in area 1350-1370 (area di reingresso in vendita con l'obiettivo di cavalcare la prossima caduta fino a 1100(agosto-ottobre) e stop a 1450).
In alternativa, è possibile prefigurare lo scenario della rottura del minimo di marzo con estensione fino a 1200. Più in generale, il ribasso iniziato a 1440 potrebbe arrivare ad avere le stesse dimensioni spazio temporali del ribasso da ottobre a gennaio che fu di 300 punti: in questo caso avremmo una discesa fino a 1140 circa entro metà agosto, cui seguirebbe una fase di rimbalzo(1270-1300) ed infine il ritest dei minimi (simile a quella avvenuta tra gennaio e marzo) e che quindi ci porterebbe a metà ottobre sempre in area 1100.
Per i fondamentali di supporto all'uno o all'altro scenario, vedasi le previsioni per la prossima settimana. In ogni caso, il programma dell'asset è chiaro:reingresso durante luglio a 1350-70 nel primo scenario; beneficio sull'oro che si avrà nel secondo scenario, unito alla possibilità di rientrare in vendita sul rimbalzo che seguirà riportando in area 1270 l'indice prima di ritestare i minimi ad ottobre. Ma ci sarà tempo per metterlo a fuoco, se del caso.

Si conclude con Dow a 11346 -4,2% ( -14,5% da inizio anno) SP500 a 1278 -3%(-13%) Nasdaq100 a 1855 -3,6%(-11%)Russell -3,8%( -9%) Trasporti-5,5%( +7%) semiconduttori -3,7% ( -10%) Broker-5,5%( -28%) Banche -5,6%( -33%).Il rapporto tra put e call scende a 1,1 l’indice della volatilità VIX sale a 23,5.
Il Nikkey giapponese a 13544 -3%(-12% da inizio anno), il Dax a 6422 -2,4%(-20,5%) il cac francese a 4397, il footsie inglese a 5530, l’italietta senza la benché minima speranza: spmib a 29198 e mibtel a 22628 (-22% da inizio anno, lancette dell'orologio borsistico nostrano - in termini nominali- riportate indietro di 4 anni).
Tra gli emergenti: Cina -3% (-49% cioè si è dimezzato da inizio anno: qualcuno ricorda come il consensus spingeva a investire in Cina?) India -5,1% (-32%) Brasile -0,4%(+0,5%) Russia -3%(+1%).
Previsione scenario inflazionistico: ribasso generale (al netto dell’inflazione)
Posizione asset: nulla
Posizione trading: nulla

PREVISIONI: tocca alla BCE
Sarà una settimana corta a causa dell' Independence Day festivo venerdì negli USA, ma questo non significa che non ci sarà volatilità. Con i dati sul mercato del lavoro di giovedì (in contemporanea alla conferenza di Trichet e Ism servizi)e quelli sull'ISM manifatturiero e ordini alle fabbriche nei giorni precedenti, nonchè con il fine semestre e l'inizio di luglio, quest'ultima è molto probabile. In base ai recenti annunci di licenziamenti, le buste paga e l'occupazione continueranno a contrarsi, e l'attesa del mercato (-55 mila) è facile risulti delusa, anche se - come noto - trattandosi di un dato facilmente manipolabile dal governo, potrebbe essere usato dal PPT per un intervento a sostegno della borsa e del dollaro.
Più in generale, poichè manca oltre un mese al prossimo meeting della fed, il mercato sa che niente dovrebbe succedere sui tassi ufficiali USA prima di quella data e quindi si focalizzerà sui dati per costruirsi aspettative e sulle altre banche centrali. Giovedì la BCE è attesa alzare di 0,25 ma il dubbio resta su quello che succederà dopo. Trichet ha avvertito che il rialzo di luglio potrebbe restare un aggiustamento una tantum, ma il mercato non sembra crederci (giustamente): con l'inflazione al galoppo i tassi dovrebbero andare almeno al 4,5- 4,75 entro fine anno (quindi altri uno-due rialzi). Ciò nonostante, se il dollaro continua a scendere, è probabile che la BCE cerchi di limitarsi, a maggior ragione se i futuri dati macro europei mostreranno un peggioramento sensibile. Poichè però la fed prima o poi potrebbe capire che le conviene alzare i tassi, questa mossa a sua volta darà altro spazio alla BCE. Dall'attuale 2%(FED)- 4%(BCE), a fine anno potremmo trovarci almeno a 2,5%-4,5%.
Il combinato disposto di dati USA deboli e di un Trichet che lascia aperta la possibilità di altri rialzi, dovrebbe proiettare l'euro a 1,60 e oltre. Tecnicamente, sono passati 3 mesi di consolidamento, esattamente con le stesse onde verificatesi tra novembre e gennaio: potremmo quindi avere a luglio-agosto lo stesso esito già visto a febbraio-marzo. In questo caso, petrolio sempre ancora sù(150) e borsa sempre ancora giù(almeno 1200 di sp500: vedasi scenario alternativo sul medesimo al precedente capitolo), con l'oro verso quota mille.
Viceversa, una manovra a sostegno proprio del dollaro, basata su dati americani migliori e su un Trichet rinunciatario sul futuro, potrebbe far allungare l'attuale fase di consolidamento rispingendo eurodollaro verso 1,54. In questo caso, potrebbe arrivare anche lo storno sul petrolio(130) e l'onda rialzista correttiva sulla borsa(1370 di sp500: vedasi scenario base sul medesimo al precedente capitolo), mentre l'oro potrebbe ritornare verso quota 850.

4/14/2008

Capitalcomunismo e Pluteodemocrazia

ECONOMIA: Capitalcomunismo e pluteodemocrazia
(dalla Nota sui mercati del 6.4)
Le recenti misure straordinarie, prese dalle autorità monetarie e politiche per evitare l’implosione immediata del sistema finanziario, riusciranno a ritardare la Grande Depressione, ma al caro prezzo di un danno ancora maggiore al sistema monetario e all’economia reale. Sono un disastro nel disastro. Invece di riconoscere gli errori che hanno portato al disastro attuale, continuando a ripeterli con forza addirittura maggiore, si assicura matematicamente il disastro futuro, enorme perchè si cumulerà a quello attuale.
Il focus infatti alla Fed e a Washington resta sostenere ad ogni costo, l’immobiliare, la borsa azionaria, e in genere i prezzi inflazionati degli assets, allo scopo di mantenere l’eccesso di consumi di un economia basata sui servizi, chiaramente in bolla. Si crede che salvando scandalosamente (ed illegalmente) la finanza screditata, si genererà sufficiente nuovo credito per evitare la Grande Depressione. A tal fine si produce Iperinflazione e non solo si mettono in azione le tipografie della Fed, ma anche si subappalta la stampa alle varie Fannie, Freddie, FHLB, al sistema bancario in generale : tutti costoro possono oggi emettere “moneta”, cioè debiti con l’implicita garanzia dello Stato.
La strategia scelta, ormai chiaramente emersa, è infatti nazionalizzare la screditata finanza di Wall Street: disperata ed illegale, probabilmente fermerà nel breve termine l’implosione finanziaria. Ma il problema con questo tipo di strategia, è che si riverserà un ancora più grande ammontare di debito, sponsorizzato dal governo, sulle spalle di fragili strutture creditizie largamente dipendenti dai mutui ipotecari.Il disastro che abbiamo visto di recente si è verificato perchè era insostenibile una struttura debitoria basata sullo schema Ponzi (I debiti si ripagano facendo nuovi debiti), che richiede per definizione una continua e crescente quantità di credito speculativo: il giorno in cui quest’ultima è appena decelerata, il crollo è stato inevitabile. E tale giorno non poteva non arrivare perché le sottostanti proprietà immobiliari non hanno la capacità di generare il rimborso dei debiti, all’infinito; si è potuto andare avanti finchè vi è stata la disponibilità ad accollarsi nuovi mutui per ammontari tali da ripagare la montagna pre-esistente, che si è andata accumulando fino al punto di rottura; tale disponibilità non poteva che basarsi sul miraggio di prezzi delle case continuamente crescenti. MA era evidente già da tempo agli osservatori razionali : poiché i prezzi non possono salire all’infinito, appena avessero iniziato a scendere si sarebbero trascinati tutta la finanza sopra costruitavi.
Ebbene le autorità cercano adesso a tutti i costi di far ripartire quel meccanismo. Invece, l’ultima cosa di cui il sistema abbisogna ora, sono nuovi trilioni di debiti ipotecari, anche se ovviamente per un po’ sosterranno il consumo e l’economia dei servizi in bolla (perché consuma più di quanto produce). E’ sconfortante non sentire una sola parola, nella massa di dichiarazioni ed analisi ruotanti attorno alla crisi, che metta a fuoco il vero grande problema dell’economia a stelle e strisce, che è anche IL problema per tutto il mondo:quello intrinseco ad una struttura economica basata su servizi, con eccesso di consumi, e tenuta in piedi da immobili e finanza; e cioè che genera per forza debito eccessivo rispetto alle garanzie reali disponibili e alla capacità di creare ricchezza economica. Per un po’ sembra un “miracolo economico”, poi inevitabilmente si rivela per quello che è: vivere al di sopra dei propri mezzi, lasciandosi alle spalle una struttura estremamente fragile, sia economicamente che finanziariamente.
Ricordo che la teoria economica, in un contesto di libero mercato (quindi concorrenza perfetta e assenza di vincoli politici alla domanda e all’offerta di tutti i beni e servizi a cominciare dalla moneta), prevedeva che in casi del genere, cioè di eccesso di consumi e quindi di deficit estero, si sarebbe generato un riequilibrio automatico, via svalutazione del cambio e rialzo dei tassi di interesse e calo della borsa, i quali avrebbero frenato i consumi ed aumentato le esportazioni. Invece in un contesto di mercato non libero, a pianificazione centralizzata (in cui i tassi di cambio e i tassi d’interesse sono fissati a tavolino senza tenere conto della domanda e dell’offerta) non solo non si può verificare il riequilibrio, bensì si produce uno squilibrio crescente e duraturo. Ciò perché il riciclaggio dei dollari da parte dei creditori esteri, impedisce la svalutazione necessaria e soprattutto provoca tassi di interesse anormalmente bassi (il famoso “conundrum”), che alimentano l’inflazione della borsa e degli assets, sostenendo un livello di consumi eccessivo.
E’ qui il cuore del disastro, MA fin quando l’alchimia finanziaria è capace di creare sufficiente “moneta” per sostenere lo squilibrio, ed il resto del mondo accetta di accumulare crediti in dollari , si può far finta di niente, come si è fatto finora, e come si tenta di fare anche per il prossimo futuro. Onestà e razionalità imporrebbero invece -adesso che non si dovrebbe più far finta di niente-, di riconoscere il cuore del problema e accettare l’inevitabile cura , ridimensionando il tenore di vita, per evitare un disastro di dimensioni sempre maggiori in futuro.Invece con la scandalosa copertura dello Stato ai debiti in essere, sia ipotecari che finanziari in genere, si sceglie di continuare a rimandare il problema; ma così si infierisce un colpo mortale alla fiducia nel dollaro, già fortemente incrinata. La realtà, infatti, è che la massiccia portata di nuovo credito necessario a sostenere l’attuale deficit con l’estero, e i deflussi di dollari che ne scaturiscono, si dimostrerà (come già si è dimostrato) solo ancora più destabilizzante per i mercati e per l’economia reale di tutto il globo terracqueo.Mettere una garanzia statale (per giunta di uno Stato già proiettato alla bancarotta) dietro ai debiti privati, non può sostituire una sana struttura economica. E l’attuale struttura economica USA non riesce a produrre quanto necessario per soddisfare i bisogni interni e generare esportazioni sufficienti a compensare i beni importati e le risorse energetiche a loro volta generati dall’ eccesso di consumi. L’attuale economia “dei servizi” non basta allo scopo. Come si è visto dai dati occupazionali di venerdì, i posti di lavoro manifatturieri persi a marzo sono stati 93 mila che si sommano ai 92 mila di febbraio e ai 69 mila di gennaio, per un totale di 254 mila nel primo trimestre del 2008; nel frattempo , scuola, sanità, ristoranti e bar, hanno aumentato i loro addetti di 178 mila unità (nel primo trimestre): è più che evidente che gli USA hanno bisogno di consumare meno e produrre di più. Nello specifico, hanno bisogno di creare molto meno credito improduttivo (specialmente ipotecario e “asset- based”), e di allocare risorse, a cominciare dai lavoratori, dai bar alle fabbriche. Di questo si dovrebbe dibattere, sotto la sferza della crisi finanziaria. Invece, con il compiacimento generale, si discute solo di trucchi (come quello contabile rilanciato questa settimana, di valorizzare ai costi di carico gli assets in sofferenza nei bilanci delle banche), di farraginose nuove regolamentazioni, e di come far pagare i costi ai cittadini senza che se ne accorgano.
Gli alchimisti continuano dunque ad andare per la maggiore. E la più grande alchimia è quella di trasformare a poco a poco l’Occidente da un sistema economicamente capitalista e politicamente democratico, in un sistema economicamente capitalcomunista e politicamente pluteodemocratico. Ricordo infatti che il capitalismo è basato sulla proprietà privata dei profitti e delle perdite rivenienti dall’attività economica, con la finanza a supporto di quest’ultima; mentre il comunismo è basato sulla proprietà comune dei profitti e delle perdite rivenienti dall’attività economica e finanziaria.Ebbene oggi abbiamo sotto gli occhi un sistema misto, basato sulla PROPRIETA’ PRIVATA DEI PROFITTI e sulla PROPRIETA’ COMUNE DELLE PERDITE rivenienti dall’attività finanziaria nel frattempo divenuta prevalente rispetto a quella economica. E’ il CAPITALCOMUNISMO, cui fa da contraltare un sistema politico in cui comandano Dio e mammona, soldi e religione (pluteocrazia), dando al popolo l’illusione di “decidere”, tramite elezioni formali (democrazia); illusione, perché la scelta è sempre tra possibilità preconfezionate dai pluteocrati (non può concorrere realisticamente alle elezioni chi non disponga di ingenti capitali o di potenti movimenti religiosi).E’ la PLUTEODEMOCRAZIA.Potrebbe non esserci nulla di male. Peccato però che sia ormai evidente: Capitalcomunismo + pluteodemocrazia= distruzione del pianeta. E questo per un motivo ben preciso: perché in un sistema del genere l’avidità di chi comanda non ha contrappesi, e diviene schiavo della crescita continua ed illimitata, in palese contraddizione con l’ambiente, il globo terracqueo, purtroppo limitato.

6/09/2007

Economia: particulare versus generale

ECONOMIA: particulare versus generale
Mercoledì 6, a proposito del tonfo della borsa e dell'impennata dei rendimenti, scrivevo che il movimento in essere non sarebbe durato per molto. Ed infatti già venerdì, tutto è rientrato. Gli indici dopo una modesta correzione del 3% hanno recuperato la metà delle perdite in poche ore; i rendimenti idem. Fare questa giusta previsione in tempo reale è stato facile sapendo dove guardare. Nulla è cambiato nella politica monetaria globale: Cina e Giappone continuano imperterrite a pompare liquidità, la Fed non si sogna neanche lontanamente di alzare i tassi, la BCE prosegue i suoi rialzini di facciata a passo di lumaca (ed è parodossale, segno palese della confusione dei tempi, che siano le sinistre-sindacati-etc. a criticare la BCE per il rialzo dei tassi: non capiscono che la truffa ai danni del popolo consiste proprio nel tenere i tassi d'interesse reali troppo bassi avvantaggiando i grandi debitori; ma tant'è...).
In queste condizioni, come dipinto nella Nota di sette giorni fa, lo scenario probabile resta sempre quello lì descritto. All'interno del quale c'è ovviamente spazio per fasi di volatilità acuta ed esagerata, proprio perchè l'iperfinanziarizzato sistema globale si regge su una serie di meccaniche, vulnerabili in fasi di paura innescabili da vari fattori occasionali.
Ad esempio, questa settimana l'impennata del petrolio dovuta al ciclone direttosi sullo stretto di Hormuz avvenuta mentre uscivano dati sulla produttività in calo e il costo del lavoro in rialzo allorchè Bernanke ripeteva il solito mantra di facciata (la crescita riprenderà, più rischi per l'infazione), ha generato paure di rialzo dei tassi USA facendo superare al bond decennale la soglia del 5% di rendimento. A quel punto sono scattate altre vendite di bond, automatiche e computerizzate, che i giganti del credito ipotecario usano per coprirsi dal rischio di tasso (chi ha crediti a tasso fisso, per proteggersi dal rialzo dei tassi , ovviamente vende titoli di stato a tasso fisso), e dati gli importi enormi in questione ed i soliti meccanismi tecnici (stop loss, speculazione che cavalca il momentum, etc.) in poche ore si è registrato un salto di oltre 10 cts. che è poi arrivato fino a un picco max. a quota 5,20 toccato nella mattina europea di venerdì, ed esclusivamente dovuto alle forzature speculative, catalizzate anche dal rialzo inaspettato dei tassi neozelandesi all'8%, che hanno avuto il contraltare non solo sugli indici di borsa arrivati a perdere il 3% da inizio settimana, ma anche sulle commodities e soprattutto sul dollaro che si è involato contro tutti.
Gioco facile quindi per il PPT(protection plunge team) di Paulson intervenire a sostegno delle quotazioni con l'apertura di Wally approfittando del venir meno dei timori sui danni del ciclone nel golfo persico(petrolio giù) e far scattare il movimento contrario durante il pomeriggio, accelerato nel finale: classico segno di trionfo. Così gli indici recuperavano l'1,5% i rendimenti tornavano al 5,1 il dollaro riscendeva anche se di poco, restando fuori dal rimbalzo solo le commdities (lo faranno la settimana prossima).
Tra l'altro, nella logica malata imperante secondo la quale il rischio inflazione ci può essere solo se c'è la crescita (il che non è affatto vero, soprattutto in quest'epoca di iperfinanziarizzazione), quando avvengono queste cadute impulsive per paura di un aumento dell'inflazione, esiste un paracadute automatico: il combinato disposto rialzo dei rendimenti-ribasso della borsa, rappresenta di per sè infatti un depressore della crescita, e dunque si sconta subito che poi ne seguirà un calo dell'inflazione. A maggior ragione nell'economia americana dove il disastrato settore immobiliare non può che peggiorare se il costo dei mutui sale. Insomma con questa logica, per definizione, le crisi si riassorbono subito. Se poi si considera che chi comanda può facilmente scegliere il momento in cui far invertire la tendenza facendo scendere in campo i suoi bracci armati(le varie Goldman, Morgan etc.), costringendo la speculazione ribassista alle ricoperture, e si considera che i rubinetti della liquidità globale restano aperti al massimo grazie a cinesi e giapponesi, si capisce facilmente come non vi sia partita. Solo eventi esterni molto forti, come una vera e propria crisi geopolitica, possono innescare qualcosa di più serio e duraturo.
Naturalmente, come illustrai a suo tempo in un apposito Speciale, chi comanda - per amplificare i suoi guadagni - necessita di fasi "correttive", di tanto in tanto. Essendo i mercati in bolla, scandalosamente sopravvalutati, è possibile che ci sia un estata molto calda, con altri episodi del genere, ma (finchè non cambiano le sopramenzionate politiche monetarie) saranno sempre riassorbiti(anche se ci scappa il fallimento di qualche grossa entità finanziaria).
Chiarito dunque l'episodio della settimana, preferisco insistere invece sulla natura profondamente cancerogena del sistema in essere.
Avendo tradito la regola della libera concorrenza, tanto semplice quanto essenziale, ed avendo distrutto il funzionamento della legge della domanda e dell'offerta nel settore cruciale della moneta, ridotta a mero atto fiduciario e divenuta monopolio degli Stati che guidano dirigisticamente i tassi d'interesse, si è distrutto il principio base della Teoria dell'equilibrio economico generale , che permetteva all'interesse particolare di trasformarsi in interesse generale.
Ormai non ci sono più speranze, le evidenze crescono di giorno in giorno. Si va dal boom delle fusioni ed acquisizioni (che aumenta il grado monopolistico, in costante crescita in sempre maggiori settori), al disprezzo per i danni irreparabili che il mito della crescita continua arreca allo stesso ambiente fisico in cui l'umanità vive. Con un esempio di attualità, basta vedere il ridicolo esito del G8 in materia di misure ecologiche. Emerge proprio con chiarezza come gli interessi particolari sottomettano senza pietà l'interesse generale.
Laddove oggi sarebbe possibile , tecnologicamente, collegarli in video conferenza senza alcun costo, si spendono invece centinaia di milioni di dollari, e si produce un inquinamento pesante addizionale, per una buffonata mediatica in cui si incontrano dei burattini sapendo già che non potranno concludere nulla di serio, se non dare qualche contentino di facciata con prospettive temporali al 2050 (sigh!), facendo cadere qualche briciola dalla tavola da dare in pasto ai cagnolini scodinzolanti di turno (africani) e mettersi la coscienza a posto.
Penoso.

6/07/2007

Flash: scatta la giostra

Al sorpasso di quota 5% sul decennale USA sono scattate le vendite collegate alla copertura delle montagne di operazioni costruite sui mutui, e il rendimento è schizzato al 5,1%. Questo, finalmente è stato notato anche in Borsa, con lo sp500 in caduta a 1500, che a sua volta ha innescato la parziale chiusura dei carry trade soprattutto quelli in euroyen, con il cambio precipitato velocemente da oltre 164 a poco più di 162; infine la caduta dell'euroyen ha trascinato anche l'eurodollaro che ha perso 100tiks rispetto ad ieri, arrivando a 1,3430.
Poichè la causa del movimento è quella meccanica sopramenzionata, a sua volta originata dal fatto che iniziano a fare capolino anche timori di un rialzo dei tassi (favoriti dall'impennata del petrolio), non credo che si proseguirà per molto, anche se - essendo un mercato altamente drogato come più volte scritto - non si possono escludere eccessi innescati dalle stoploss a catena.